Sono pensiero
nella tua notte.
Sono cera sciolta nella ciotola dell'oblio.
Ascolta di me il mio lieve muover
nella brezza dei tempi.
Potrò sfiorare il tuo volto,
fendere il tuo corpo come mille lame,
bruciare i tuoi occhi in rivoli di fuoco.
Ascolta e capirai.
Ma non saprai.
Mi sentirai vicino quando sarò lontano.
Sarà polvere la tua pelle
nel cercarmi.
Sarà luce nel pozzo dei morti
la tua misera luminescenza.
Sarò nenia dolce
o letale veleno nelle tue vene.
Sarò sempre
dove tu non vorrai,
nelle parole,
nei versi.
Sarò pietra d'argilla che da lontano
veglia sui tuoi inconsistenti stornelli.
Sarò al di là del mondo,
demone dei tuoi sogni.
ma non dov'è adesso.
Cadono le voci lontane, che ti chiamano,
come acqua silvestre dalle fiamme dei cipressi.
Passa un vecchio con l'ombrello,
una raffica turbolenta
di un vento che non doveva più esserci
a primavera.
Dov'è il tuo corpo? Poco importa.
È una fossa comune questa vita.
È un numero troppe volte dato per sfortunato.
Dov'è la tua anima?
Sparsa e mescolata al tarassaco.
I falsari del sole, quest'anno,
faranno affari.
Sembra uno scherzo allineare sguardi
su soglie di luce, se a un tratto
sfioccano dintorni
e la scena si fa verticale
farfalle, stazionate su scure cortecce
non hanno memoria di legami con marzo
quando anche noi si mimava
la gioia pazza del vento

I suoi capelli raccolti come un fiore,

Quel foglio con righe scritte a mano,
un ricordo antico.
Lettere scritte piene di amore,
frasi piene di sentimenti veri.
Bei tempi,
righe colme di passione di sensazioni delicate.
Quelle lettere uno scambio fitto di parole,
che toccavano l'anima arrivavano dritte al cuore.
Ora sono lì in quel cassetto,
come in uno scrigno di ricordi
e la carta è un po' ingiallita.
Ma quelle parole sono ancora nel cuore,
quelle sensazioni ancora vivono dentro di noi.
Lettere un sapore un'antica emozione,
che teniamo ancora con noi.
presi all’improvviso
oppure, ormai finiti
trasportati in quel cielo
che spesso ci appare buio, freddo
o altre volte azzurro, gonfio di luce ma
… lontano, infinito…
e loro, lì
a vivere un’altra vita
- quella migliore -
Noi, ognuno dal nostro inferno
occupando un mondo ingannevole
compassionevole
ci consumiamo nel dolore
nell’abbandono, nella mancanza
immaginandoli piangenti
E se ci avessero raccontato frottole, sulla vita
ed invece fosse tutto l’opposto
e i morti siamo noi (?)
Muove deciso dall'esterno verso l'interno
tu non la conosci
io non l'ho mai vissuta.

Dal Web
Ho un alterco col telefono,
così tutto il giorno.
Lo aborro, e forse esecro anche
le lasagne bruciate nel forno.
Per telefonarti le ho obliate,
e ho un terribile mal di schiena.
Mio malgrado chiamerò il ristorante
e ti porterò fuori a cena.
Appena arrivi… sono lasso
e vorrei tanto librarmi di primo mattino
da tutti quei tuoi concetti pudici,
da te che hai bisogno di qualcuno vicino.
Quel qualcuno non al pari mio dissoluto
che non provi acredine per l’abbottonatura
del tuo reggiseno a me inviso quanto
a te astrusa nei miei versi la scapigliatura.
Dici che sono troppo precipitoso, ma
gradirei quasi mi reputassi una figura lappola.
Se solo immaginassi il mio livore verso
i tuoi sms, antitetici a qualsivoglia mia epistolaincapaci di premere il freno
a raccontarci i nostri silenzi
senza mai guardaci.
Alle volte interrogo il soffitto,
ti manco? Ti manco mai?
Tu non rispondi mai
perché, io, non ho il coraggio
di farle quelle domande,
di ricucire quei vasti varchi fra noi.
Vorrei aggiustare l'atrio del cuore
che ho lasciato distruggere
dalle tue parole vuote e superficiali.
Ti penso sempre,
e se non sei un pensiero constante,
resti una scintilla inesplosa nella sera.
Uno accanto all'altro,
giurandoci fedeli promesse
che verranno spazzate via
dalle nostre - le mie - bianche sporche bugie.
Alle volte mi ritrovo sdraiata
fra le pieghe delle mattonelle
e penso a tutte le cose che vorrei
dire, sussurrare di notte,
strillare a pieni polmoni
a te, che non mi ascolti mai.
E penso che mi manchi talmente tanto
che ti odio solo i fine settimana.
Ti voglio bene,
lo sussurro sempre in punta di piedi
nell'incavo del tuo collo.
Ti voglio bene,
lo sussurro così ti sforzi per sentirmi,
così ti ricordi che ci sono anch'io
fra le sfumature di blu
in cui affondo senza riuscire a salvarmi.
Vorrei mormorare che mi manchi,
ma è sabato, così rinuncio alle carezze
per vecchi, dimenticati ed uggiosi rancori.
Tu mi vuoi bene?
Tarda la sera ad arrivare
il tempo scorre lento
di un ticchettio monotono
pesante e quasi macilento.
Gli ultimi raggi del sole
s'accostano a baciar la terra,che,
ingorda amante
nel tempo di un istante,
lo fa suo per sempre,
e silenziose ombre
s'apprestano ad allungar le dita ai rami.
Sembra d'inchiostro la sera,
che scrive con livide nubi
del giorno passato i pensieri,
e i sogni del tempo ormai andato.
S'appresta la notte, e tu dormi
tra ciglia socchiuse e ricordi,
sussurri parole lontane
e dici che ancora mi ami.
Lo scantinato trasuda
buio e silenzio.
Ogni cosa sepolta
giace quasi dimenticata
Credo adesso potrei trovarvi
anche qualche resto di noi,
del tempo buttato via
come un vecchio vestito lacero
indossato poco e male
e il vino imbevibile di una bottiglia
che non può donare
nemmeno una finta allegria,
su uno scaffale assediato
dalle ragnatele
nel lavoro annoiato e preciso
di chi le ha tessute.
Solo pochi metri più in là
qualche brandello di cuore.
Appartato...
radice divento,
s'insinuano nel ventre per essere seme,
i miei arti, rami protesi,
chiamano la pioggia,
e scorre la linfa, sangue verde.
Madre degli alberi,
t'innalzi al cielo e aspetti il vento
che porta all'anima mormorii e promesse.
Sorriso caldo del sole
fa nascere il tuo abito di foglie nuove.
Ora occhi più non vedono dentro al cuore
s'ode un canto in lontananza,
frullo d'ali, ora diventi rifugio.












