Nota a “La guerra”
Questa poesia nasce dal bisogno di dare voce a ciò che spesso viene taciuto: il peso silenzioso della guerra su chi la subisce, non su chi la dichiara. Non ci sono eroi, né bandiere, solo corpi, nomi cancellati, madri con la voce spezzata.
Ho scritto questi versi pensando a tutte le città i cui muri portano ancora i segni delle esplosioni, e a tutti i bambini che contano i secondi tra un boato e l’altro come se fosse normale. La guerra non discute: ordina, divora, cancella. Eppure, anche tra le macerie, qualcosa resiste — un fiore, una voce, una mano che ricuce.
Questa poesia è un invito a non restare spettatori distratti. Perché mentre scorriamo notizie come briciole, da qualche parte qualcuno muore ancora con la parola “pace” sulle labbra. E quella parola, forse, è l’unica arma che ci resta.
La guerra
La guerra ha il passo pesante,
solleva polvere e pianto,
attraversa case vuote
e lascia grida
senza ascolto.
Cammina sui campi verdi,
li trasforma in cenere,
cancella nomi,
spezza le mani
che seminavano pane.
Non ha bandiere,
ha corpi stesi sull’asfalto,
porte sfondate,
occhi che non riescono
più a chiudersi.
Non ha eroi,
ha madri
con la voce spezzata,
bambini che contano i secondi
tra un’esplosione
e l’altra.
La guerra non discute,
ordina,
divora,
cancella.
Scrive la sua lingua
sui muri feriti
delle città.
Eppure,
tra le macerie,
qualcosa resiste,
un fiore ostinato,
la voce di un bambino,
una mano
che ancora ricuce.
Perché la guerra
può rubare i giorni,
ma non spegne
la sete di pace.
E noi,
spettatori distratti,
scorriamo notizie
come briciole,
mentre da qualche parte
qualcuno muore ancora
con la parola pace
sulle labbra.
Endecasillabi canonici piani a maiore inframezzati da settenari tronchi, rimati in schema AAbbA.
A mascherar la propria sciatteria
si mescola con poca fantasia
pretesa libertà,
vuota modernità,
con tanti strafalcioni… … … è Poesia?
20/09/2026
ORA PIANGENDO
ORA RIDENDO
ERA IMPAZZITA
LUI L'AVEVA LASCIATA
TRA LACRIME GRIDA
SOSPIRI E PAROLE TACIUTE
ERA INIZIATO IL SUO DECLINO
DA DONNA INVIDIATA
ERA DIVENTATA L'OMBRA DI SE STESSA
PERSA A RINCORRERE FANTASMI
NASO - 20-09-2026
Si addormenta la sera
sulle spoglie del giorno,
tra luci che tremano piano
e silenzi di ritorno.
Le lampadine si spengono,
una ad una,
le finestre si chiudono
come palpebre mute.
E allora, piano, si aprono
le porte del sogno,
dove il tempo si perde
e si dissolve.
Se la vita è parentesi breve,
un inciso tra il nulla e l’ignoto,
la notte è promessa infinita,
un respiro più vasto e profondo
che assorbe pensieri dispersi
e li scioglie nel vuoto
senza nomi né direzioni.
CHE DENTRO CERCA DI
NASCONDERSI DALLA REALTA'
E MENTRE IL TEMPO PASSA
DIVENTO PIU' CERTO DI QUELLO
CHE VOGLIO PER ME
NON LASCIO NULLA AL CASO
E NON VOGLIO CHE SIANO
LE CIRCOSTANZE A DECIDERE
E' L'ORA DEL RISVEGLIO
DOPO UN SONNO LUNGO
E TRISTE
NASO - 19 -09-2026
Ci vediamo presto
Struttura da limerick. endecasillabi canonici inframezzati da settenari rimati in schema AAbbA, ma contenuto non abbastanza allegro per potersi fregiare della definizione di limerick.
Ma se non fossi allergico al dolore
non avrei più bisogno d'un dottore:
tre blisters, acqua, un rutto
e già si spegne tutto,
non più dottori, debiti od amore.
19/09/2026
si fanno profonde
il giorno
declina lentamente
mentre il tuo abito raccoglie
la memoria dei campi
che il sole
ha reso dorati
Cammini
con il cuore colmo di promesse
una voce solleva appena il velo
come se anche dal cielo
potesse riconoscerti
Per A.V.
Ti ripenso e esplode la memoria:
la villa in Corso *** ***,
la vita al principio della storia.
Amica, erano con te lievi i pesi
di un’adolescenza solitaria.
La finestra ad arco, il giardino
donde austera guarda l’araucaria.
Là per un istante il tuo destino
si confuse col mio e lo accese.
Rivedo i candelabri d’argento,
l’affresco con Giàsone e le imprese.
Per noi allora il cielo è spento
o resta qualcosa di quegli anni,
delle tetre gioie fra ombre serene,
di vaghi sogni e dolci inganni?
Rivedo i marmi lucenti, le vene
dorate, i lampadarî a stille.
Oh, vorrei rileggere le poesie,
immergermi nelle tue pupille,
sentire quelle inquietudini mie,
rivivere i silenzi, i mutui sguardi
che univano sodali separati.
Ma comprendo che ieri è già tardi…
Già più non scorgo i soffitti voltati,
gli stucchi e le cornici di gesso.
Dilegua la luce ambra, velata.
Niente e nessuno sarà più lo stesso.
Il tempo è una porta sbarrata.
EE 0-1
NASCOSTO TRA I ROVI
ACCOLGO QUESTA PIOGGIA
LEGGERA CHE BAGNA
LE MIE PIUME
STO QUI SOLITARIO
ED ASPETTO CHE RITORNI
IL SOLE PER POTERE
VOLARE NEL GIARDINO
DI UN AMICO A MAGIARE
UNA BRICIOLA DI PANE
LO TROVERO' LI'
SULLA COLLINA TRA LE CASE
POCO ABITATE DEL PAESE
DOVE I VECCHI STANCHI
SI SIEDONO SUI BALCONI
A GUARDARE LE MACCHINE PASSARE
TRA UN PO' E' TEMPO DI VENDEMMIA
SI RIEMPIRA' IL PAESE
DI CONTADINI E GENTE DI PASSAGGIO
GLI ACINI DELLE UVE SPREMUTE
SARANNO UNA DELIZIA DA GUSTARE
SUI TETTI TRA I COLOMBI
CHE VOLANDO GIU' FINO A TERRA
SENZA TIMORE






