- Un fiore
- è un frammento di cosmo,
- un battito arboreo,
- un’intesa che non serve spiegare.
- È la superficie dove i tuoi occhi si riconoscono.
- È la mia mano che disegna il confine del tuo volto,
- l’alchimia delle parole ancora intrappolate nel respiro
- e di quelle che resteranno pudore.
- È l’omaggio fragile alla tua esistenza,
- lo stupore che mi semini nel petto,
- la scossa di non trovarsi soli,
- la radice stessa dell’amore.
- Andrà così,
- continuerò a sognare ad occhi aperti
- e a invocare i tuoi nomi
- finché il buio non si farà denso,
- fino a quando il sogno non ti prenderà in prestito
- e sarai puro incanto nelle mie vene.
- Al mattino sarai luce cruda che taglia le lenzuola
- e un filo di nostalgia,
- poi inizierò a cercarti nell’aria, mia complice,
- incanto che aleggia nel soffio del vento,
- e a sera, arreso,
- lascerò che il tuo sussurro disseti la mia anima.
- Poi tornerò a cercarti
- finché la notte non si arrenderà,
- fino a quando nel sogno sarai di nuovo il mio magico destino.
A te che sei una mamma
A te che sei l'amore
A te che sei la famiglia
A te che sei la compagna di vita
A te che sei la ragione di vita
A te che sei l'universo
A te che sei la passione
A te che sei il motore del mondo
A te che sei un'ispirazione
A te che sei la luce del cammino
A te che sei la regina
A te che sei il senso della vita
A te che sei qualsiasi cosa di sensato
Ma soprattutto
A te che sei donna, grazie di esistere.
e i marmi silenti,
l’amor si cela,
maestà di torbide correnti.
È la gemma preziosa
sulla conchiglia antica,
raro soliloquio di luce,
propizia e amica.
Come vetro increspato
in specchi di mercurio,
vibra nel petto l’anima
in una danza siderale.
È il fosforo nascosto
in cremisi grovigli,
un soffio d’alfabeto
nell’indomito fluire degli orgogli.
L’amore, fuliggine d’avorio,
mai del tutto dissolta,
stringe la fede,
note di pergamena inespressa.
Incensato ardore
di candeliere arcano,
intessuto in fitte trame
di silenzio sovrano.
Come l’ostia che si frange
nell’alba d’ottone,
brilla il vincolo,
indissolubile consacrazione.
Isola d’onice
nel mare aureo del fato,
risplende senza crepe
il patto consacrato.
E tuona, fragore d’alghe
nel gorgo ancestrale,
l’epopea d’un cuore
invulnerabile e immortale.
sul perimetro del mio sguardo
il colore del tuo sorriso nascosto
nel velo della tua disillusione,
il tuo palpito d'amore annaffiato
da frammenti di vetro annega
nel cremisi desiderio che scoppia
di olezzi di passione che neghi
nell'imbroglio della nostalgia
che finge maschere di ragnatele.
Si tinge di silenzi il mantello
in cui mi cingi l'anima senza virgole,
piange, piange il sangue
senza impulso di incontrarti
tra pareti assetate di beltà
della giovinezza che cavalca orizzonti
senza ago e filo che ricuce antichi riti.
Il sapore asciutto sulla lingua punge
e ogni bacio mai nato fiorisce
nel deserto del segreto
che si spoglia.
Infrangendo l'astio del dubbio
ti prendo per mano e ascolto il cuore,
e ogni barriera è fremito di clessidra
che non conta più nomi
nella voce del tempo,
ogni laccio, ora, è parola che punisce
radici di rancore
e un unguento per la morte
che rinasce
occhi di innocenza d'infante all'amore.
Mi riservo il diritto di tacere
se non taccio saranno le parole a piangere
al posto del Maestro degli Uccelli
alla domanda: chi ha sistemato le cose
gli astri alzano le spalle
quando parlo di te
sembro una domenica avvelenata
nessuno volta il viso quando suonano le campane
il mio amore vestito di bianco attende
il cavaliere della tredicesima costellazione
trascino il mio vestito come i rettili
sempre più a nord
i tramonti bollono bellissimi, sempre
il cielo posa un uccello sulla tua spalla
mi lascio
unica donna
ho bisogno di un'altro viso
per esser sconosciuta.
Ma so che non riesco a toglierti dalla testa.
E so che non posso svegliarmi
e pensare che sia stato un sogno.
Non c'è nessuno che ti sostituisca
e mi faccia guarire dalla confusione del mio cuore,
dalle mie illusioni,
dalle mie emozioni.
di un’alba oscura,
si ode il gelo d’un cuore tradito,
come vento che frantuma
fiori innocenti
nel giardino d’un mito.
L’ombra del rispetto,
tra veli di nebbia,
si dissolve nell’ira,
e l’eco d’onore
si perde nelle spire
d’un’alma che sospira.
Come stelle cadute
in un cielo tradito,
le parole d’affetto
disfanno il velo,
e il volto nudo
del tradimento ardito
trafigge la notte
di un mesto duello.
Oh, dissepolto affronto,
fredda lama,
che ancora morde l’anima
e non concede pace;
scolpisci nel petto
la tua squallida trama,
finché l’anima, attonita,
rinsavita, muore e tace
nel perdono che non sa tessere.






