e i miei tormenti,
fino a perdere la ragione.
In una stanza,
le luci di una candela
come fiamme,
e i nostri respiri,
diventano calore,
dentro un'oasi
proibita dei sensi.
Viaggiamo in un delirio,
che accarezza la nostra pelle,
donandoci brividi infiniti.
Le nostre bocche,
sono pronte a varcare
ogni sentiero,
mentre il profumo inebriante
della passione,
ci desidera
e ci accarezza.
Chiudiamo gli occhi,
ascoltando questo richiamo,
assieme al nostro profondo amore,
che ci porta in un
tumulto d'emozioni.
Dal tramonto
alle luci dell'alba,
siamo noi la vera follia!
Apro gli occhi di lato
vedo una pietra illuminata dal sole
ascolto il vento leggero e fresco
che porta una scia di voci silenziose
tutto ciò mi basta per richiudere gli occhi
non vedo non ascolto spengo l'interruttore
e riparto per il mio viaggio tutto da scrivere .
concentrati in spire di fumo,
portali all'esterno del mio essere povero.
Asciuga e rendi arida la fontana delle mie lacrime,
così io possa gridare il tuo amore.
Succoso miele.
Possente nell'aria si espande
e contamina ogni cosa.
Parla con i tuoi occhi seri e quasi stanchi,
mi dicono...
Li ascolto beata e incredula,
che parlino proprio a me,
a questa donna,
unione d'universi estremi da amare,
solitudine da riempire.
Varrà solo il restituir di un sorriso
o l'abbraccio di un amplesso?
Sono linfa che scorre nel tuo cuore.
in un bicchier di vodka
ai petali del dolore.
Ricuciresti le carezze
di un sole inscatolato
in grani di rugiada
che ciondolano come lanterne
sul diario dei nostri sogni?
Poesia le nostre mani
su acquerelli d'amore,
regalami il tuo sguardo
sulle terrazze dell'anima,
lontano sarà questo cielo
vestito silenzioso d'inverno.
Io non ho paura del buio,
delle ferite,
di cangianti stagioni venute
a trasformarmi il cuore.
Ho pelle di camaleonte
Occhi che mutano nel sole,
dalla cecità totale
alla visione improvvisa.
Sono la notte e il giorno
in un amplesso impossibile.
Sono loto e fango.
Palude e giardino.
Sono macchia e candore.
Ogni cambiamento
mi veste di crescita.
Mi sveste di antichi timori.
Il serpente che lascia
le sue scaglie vecchie
per lo splendore delle nuove.
L'uccello che perde piume consunte
per una nuova livrea di luce
nel suo volo spiccato dagli inferi.
Sono la fenice arsa
che ritrova la vita.
La vittima sacrificale smembrata
che risorge splendida e perfetta
oltre il suo stesso sangue.
Se non fossi mai invecchiata,
non avrei mai conosciuto
l'esaltazione della giovinezza,
se non avessi mai amoreggiato
con la colpa
non potrei abbracciare la purezza,
se non morissi ogni giorno,
non vivrei neanche un minuto.
Sicuro si muove anche nel giorno
avanza impeccabilmente e osserva silente
il fluire del tutto tra le intercapedini dell’animo umano, nelle pieghe del tempo…
fallacea a volte è la percezione del profano
che mosso incosciente da fili invisibili avanza sopito nei pensieri passanti
che come nubi stagnanti, offuscano i raggi del sole
lasciando quel tetro, che raffredda l’anima…
d’altro canto chi attinge senza indugi alla fonte della luce
senza evitare l’incontro notturno
o fremiti d’ira in cerca di terreno fertile ove attecchire…
non è perturbabile e ben bilanciato vibra su frequenze diverse
si lascia oltrepassare dalle cose o eventi
tralasciando consapevolmente il futile
conservando solamente ciò che gli serve…
il suo percorso è chiaro, nitido anche nelle notti più buie
incrollabile è la sua persona
si flette seguendo i flussi e non si spezzerà
colui che vede nella notte
mai perso sarà.
dà una sferzata d'energia,
passeggiata veloce
o corsa in compagnia
sulla strada che costeggia
il lago piatto e calmo.
Il cinguettio degli uccelli,
accompagnano l'inizio
di una frizzante giornata
all'aperto.
Sotto i cespugli,
lungo la costa,
oche e papere appollaiate,
si godono timidi raggi di sole.
Sulla spiaggia del lago,
ombrelloni aspettano
bagnanti che arrivano
alla spicciolata
con zaini a tracolla.
Intorno una cintura
verde che si estende
nel bosco.
In lontananza arroccato
su una montagnetta
svetta il paese di Castel Gandolfo,
dimora estiva del Papa.
In mezzo al lago,
canoe scivolano lentamente
disegnando scie ipnotiche.
Sul marciapiede un tappeto
di bancarelle che offrono
oggetti curiosi.
É iniziata la bella stagione
pian piano si risveglia
la voglia di uscire
di rilassarsi
di lasciarsi alle spalle,
il freddo torpore
dell'inverno.
Tu hai il ricordo di lui, la
vostra storia…la tua vita.
Io sono solo stanco, stanco di
rivisitare un’estate svanita.
Basterebbe poco a stravolgere
un equilibrio, così poco…
basterebbe la tua voglia
a rimettere tutto in gioco.
Abbracciare te che dormi,
addormentarmi sulla tua spalla
ha risvegliato la mia voglia
di mantenere ogni cosa a galla.
Ma tu hai ancora lui,
la tua storia…una vita.
Io ho solo il ricordo
di te, di una persona ferita.
Basterebbe stravolgere il senso
che hanno le storie, e la vita
…ti è bastato starmi
così vicino, su me assopita.

Io che amo stare su una nuvola è bello adagiarsi e rifugiarmi qui tra sole e stelle.
Ritrovo le mie emozioni piu' belle quelle che mi rendono felice.
Io figlia del cielo, che brillo e luccico sotto ai suoi raggi mi inebria il suo calore.
Ho deciso rimango qui a riposare, a farmi avvolgere da questa nuvola così morbida e soffice.
Intanto guardo e osservo la bellezza del creato, della natura io sono una dolce creatura.
Mi nutro di aria pulita, di fiori profumati ascolto il canto della primavera.
Delle giornate fresche e amo le nuvole e il cielo azzurro, che mi protegge e mi dona la mia energia.
Rimango qui in questo luogo incantato ad ammirare , le nuvole a respirare e ad osservare questo luogo speciale e originale.
mi assale
di avere nelle tasche
l’eterno fuggente, numeri
di un’infinita serie peggio di ombre molli
scivolare via per le gambe.
Comprese le rincorse per l’oggetto amato
in un tramonto in cardi neri,
compresi i nomi delle minutaglie
bottoni erosi a penetrare il petto
come gli occhi di assenti dietro le stazioni.
Vorrei risillabare i pappi che allontana il vento
è quello il rarefarsi
dei miei bambini- favola.
Saranno rastrellate ciocche di crisantemi
e io, madre d’autunno
soffoco l’ultimo lembo di appartenenza
in terra -e di un monolito di provenienza ignota
farò il mio dio scientifico, da pregare a pelle.
mi divora, profana e dissolve.
Ma come mostro
ciò che, un mostro, si cela nei punti
di cui non si ha facoltà?
Lo ascolto e lo sento, che pronuncia
socchiuso e tenace una stella
di abbracci e di canti,
di lune e di urla,
di un soave soffio di suono
spinto.
Non esce dal cesto
portato da un bimbo.
Soffocato dallo spazio troppo vasto
che lo schiaccia pur senza scalfirlo.
Quella stella che soffia
il cui vento interrompe l'ardita via.
Un suo simile arriva,
distorce la via
e ne disperde la scia.
Non posso mostrarti
ciò che hai disperso
con il tuo oro
ed il tuo alloro.
La mia stella di foglie, dispersa.

Ti penso qui in riva al mare, tra le onde di questa passione che mi doni.
Solo tu sei in ogni mio gesto in ogni mio pensiero.
I tuoi baci appassionati, quando mi stringi e mi dici che mi ami.
Tu il mio sole il mio raggio di vita, io la tua stella che brilla nel tuo cuore.
Noi un amore tenero e delicato, da tenere e proteggere come un fiore profumato.
Così è questo sentimento che è appena sbocciato, ti penso anima mia in ogni attimo in ogni istante.
Accenti di stelle
accesi dal mare
feriscon l’anima mia
di narcisi e d’infinito,
come spiagge di marzo
imperlate d’addio.
Siederemo ad un crepuscolo
di nuvole e speranze?
Chiacchiera di noi
questo spicchio di cielo
e mai smarriremo
l’indirizzo del silenzio,
amami amor mio,
siam la chiave nascosta
in questo furto d’universo.










