Mezzanotte. Cammino sotto l’arco

delle stelle e scruto le nere forme:

le imponenti magnolie del parco

sono larve. Lungi la città dorme,

 

tra le esitanti fronde s’apre un varco

dove si scioglie un pensiero informe.

La luna tesa nel cielo, grande arco,  

l’eco cupa dei passi nelle orme.

 

In me muore l’intero universo,

fra il pitosporo e il lauroceraso

riflessi profumati di agonia.

 

Cercavo un senso, ma trovai il caso.

Mentre percorro la solitaria via,

sgomento intuisco che mi sono perso.

17-01-2026

 

00-12 EE 

 

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Profilo Autore: Oudeis  

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Ci sono giorni dell’infanzia  
che non finiscono quando cresci.  
Cambiano solo forma.  
Non fanno più male come allora,  
non urlano,  
non chiedono attenzione.  
Restano.  
Restano nel modo in cui entri in una stanza,  
nel tempo che impieghi prima di parlare,  
nel bisogno di capire l’aria  
prima di fidarti.  
Da bambini non sappiamo difenderci:  
assorbiamo.  
Il corpo impara prima delle parole  
cosa è permesso  
e cosa no.  
Alcuni freddi non sono stagioni:  
sono insegnamenti.  
Ti mostrano come stare fermo,  
come non chiedere troppo,  
come diventare piccolo  
senza scomparire.  
Poi cresci.  
E credi di aver superato tutto.  
Ma basta una voce più dura,  
una porta chiusa troppo in fretta,  
e qualcosa dentro  
torna a trattenere il respiro.  
Non è debolezza.  
È memoria che non ha trovato giustizia.  
Con il tempo impari a portarla meglio:  
non la chiami più ferita,  
la chiami attenzione.  
Non la chiami paura,  
la chiami misura.  
E capisci che ciò che ti ha fatto soffrire  
non ti ha reso fragile,  
ti ha reso capace  
di riconoscere il silenzio negli altri,  
di non passare oltre  
quando qualcuno resta indietro.  
Alcune cose accadute troppo presto  
non se ne vanno.  
Diventano un modo di stare al mondo:  
meno rumoroso,  
più vigile,  
più vero.  
E forse guarire  
non è dimenticare,  
ma imparare a vivere  
senza tradire  
ciò che il bambino  
ha capito prima di noi.
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Profilo Autore: Alex Pramix  

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Scrivo poesie      
non per essere visto,      
ma per non perdermi.      
Le parole nascono      
quando il silenzio pesa,      
quando qualcosa chiede forma      
prima ancora di essere capita.      
Non cerco applausi      
né consenso.      
La poesia, per me,      
non è un ponte verso gli altri,      
ma una stanza      
in cui posso respirare.      
Condividerle,      
a volte mi pesa,      
perché ogni sguardo esterno      
sposta il senso,      
trasforma ciò che era vero      
in qualcosa da spiegare.      
Scrivo per me,      
per restare fedele      
a ciò che sento      
quando nessuno ascolta.      
Di ciò che pensano gli altri  
tengo la distanza giusta:  
abbastanza vicina  
per restare umano,  
abbastanza lontana  
per restare vero.  
Se una poesia arriva a qualcuno,    
bene.    
Se resta solo mia,    
va bene lo stesso.    
Perché, prima di essere letta,    
ogni parola    
deve saper    
preservarmi.
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Profilo Autore: Alex Pramix  

Questo autore ha pubblicato 30 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Voci assordanti,
una sopra l 'altra,
tutte che vogliono
aver ragione.

Poche cercano 
silenzio,
pet dare spazio
a pensieri,
cancellare 
confusione.
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Profilo Autore: Grazia Savonelli  

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Tra i veli della mente,
fantasticherò
per rintracciare
giorni sereni in un mondo
che non ne concede.

Costruirò
castelli in aria
dove poter abitare
e perdermi dentro
infinite stanze.

Nei cieli d’inverno
accenderò una luce
per illuminare
e scaldare
fredde notti.

Nei cieli eterni
scriverò con le nubi
desideri sopiti
affinché vengano
esauditi.
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Profilo Autore: Maria Luisa Bandiera  

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Non temo il peggio, temo il banale.
Mal che vada solcherò il mare
fin dove si congiunge con l’orizzonte,
poi mi disperderò oltre i confini dell’infinito
e rinascerò stella:
un’esistenza senza rischio
è un viaggio mai iniziato.

Non mi spaventa la tempesta,
ma l’acqua ferma che non ricorda il vento.
Non la caduta,
ma il passo che non osa staccarsi da terra.

Preferisco una ferita luminosa
a una quiete senza tracce,
un errore vivo
a una perfezione
che non ha mai respirato.

Se devo perdermi,
sia almeno in direzione del cielo.
Se devo finire,
sia nel punto esatto
in cui nasce una possibilità.

Perché vivere non è restare integri,
ma consumarsi cercando luce.
E chi non rischia di diventare stella
resta per sempre
ancorato al porto del mai.
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Profilo Autore: Alex Pramix  

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Il rosso e l’oro
sono sempre stati, per me,
tinte di un sipario calato,
un’eco stanca.

Non ho mai sentito il coro della gioia:
la festa era un’ombra,
non una promessa.

Ricordo il collegio,
gli anni delle elementari.
Il Natale aveva il freddo della pietra:
non luci, non doni,
ma incenso, passi contati, silenzi lunghi.

Le suore.
La chiesa gelida.
L’obbligo della Messa
al posto di un abbraccio.

Ogni Bambin Gesù
sembrava in attesa di un giudizio,
non di una carezza.

Così la festa, spogliata d’incanto,
seminò un pianto muto:
un’allegria imposta
che non sapeva di casa.

Poi arrivarono i vent’anni
e il mondo si fermò.
Il vuoto improvviso,
l’assenza di mia madre.

L’albero spezzato.
Il cuore senza più riparo.

Per anni ho guardato il Natale
da dietro un vetro:
gioia e abbondanza altrove,
in me solo distanza.

Uno scudo alzato
contro canti e luci,
un astio silenzioso
diventato abitudine.

Finché si è aperto un varco.
Non con clamore,
ma con i tuoi colori.

Sei arrivata tu,
luce discreta,
a fendere quel grigio.

Non hai preteso gioia,
non hai chiesto entusiasmo:
solo un posto accanto,
una presenza vera.

Ora il Natale
ha i colori del tuo focolare.

Non è più il convento,
non è la messa fredda,
non è il pentimento.

È un tavolo condiviso.
Un rito gentile.
Una famiglia che accoglie
senza chiedere nulla in cambio.

L’amore qui
non pesa: ristora.

Il vuoto non scompare.
La ferita resta.
Ma per un momento
accetta di farsi meno.

Non è estasi.
Non è guarigione.

È una tregua.

La tua mano nella mia.
Un dicembre che smette di ferire.
Un amore che, finalmente,
mi ripara.
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Profilo Autore: Alex Pramix  

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Un nome si spegne
tra i solchi del silenzio
e resta un peso
più duro della voce.

Dal vuoto affiora una figura:
ombra nell’acqua che si posa
e si piega
al tempo che manca.

Ma nella terra scura,
resiste un seme
che si aprirà,
al canto del domani.

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Profilo Autore: Orazio Minnella  

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 Ora naviga acque tempestose

la nave mia  e i demoni dei venti

lampeggiano ogni notte dalle nuvole

e tuonano minacce fino all’alba.

**

Addio mari di prima gioventù,

dolce malinconia dei primi amori,

quando prendevo il largo

col vento nelle vele e una canzone.

**

Addio! E  grida pure al tradimento,

lancia maledizioni anche alla luna,

ma sta pur certo che la giovinezza

che viaggiava con il soffio della brezza

è un ricordo lontano.

****************

Ore 12,27

Martedì 18 novembre 2025

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Profilo Autore: ilcielosuberlino  

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Dai sei agli undici, un tempo senza rive,
cinque inverni murati, cinque estati cieche.
Il collegio: una nave ferma tra le ortiche,
dove le ore imparavano a essere pesanti.
Le feste comandate arrivavano come un’eco,
rossi sul calendario, vuoti nello stomaco.
Mentre altri partivano con borse e promesse,
restava il refettorio, vasto e disumano.
Eravamo fantasmi tra lenzuola inamidate,
a contare le travi, ad ascoltare il vento
che portava l’odore di tavole lontane,
di luci accese altrove.
L’estate era un castigo azzurro e infinito:
giardini deserti, sole sulle sbarre,
mentre il mondo fuori srotolava canzoni
e noi restavamo con la malinconia in mano.
Ricordo il silenzio denso dei corridoi,
il fruscio delle suore in preghiera,
l’infanzia chiusa in una cornice severa,
in attesa di un ritorno che non era per noi.
Cinque anni incisi come vetro nella pelle,
una distanza tra me e il calore di un abbraccio.
E la domanda muta, fedele compagna:
dove è finita la mia fanciullezza?
Ora il ricordo è quieto, ma non si scioglie.
Resta come un’ombra che cammina accanto,
sa cosa vuol dire attendere senza risposte
e imparare a esistere
senza un luogo dove tornare.
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Profilo Autore: Alex Pramix  

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Scivola via il tempo,
ha percorso strade antiche
e ne porta con sé gli odori.

Scivola via, scorrendo tra dita strette,
mentre gli ultimi secondi
svaniscono come luce stanca.

E rosse foglie invernali lo trasportano,
custodi fragili
di colori ormai sbiaditi.

Scivola sul brillìo di onde infrante,
sui raggi deboli
di un gelido sole.

Attesa silenziosa,
lenta, paziente e fiduciosa,
accompagna il suo passaggio.

Scivola il tempo a rinnovar le stagioni,
e presto Zefiro, gentile dio,
s’affaccia tiepido e primaverile.

E ancora scivola il tempo,
accarezzando i volti,
portando profumosi fiori
a risvegliare la terra.
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Profilo Autore: Marina Lolli  

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CUMULI DI SABBIA IN BALIA DEL VENTO
QUASI MACERIE
RITORNI AGLI OCCHI COME FUMO NEL BEL MEZZO D'IMPERTERIE
NULLA DI STAGIONE
TUTTO TORNA
PRIMA BOZZOLO POI EMBRIONE
COSE AFFRONTATE VUOTI DI PASSIONE
LIVELLI PERICOLOSI FRATELLI DELL'OSSESSIONE
RIMANDATI PENSIERI A CERCAR MOTIVAZIONE
TUTTO TORNA
FINANCHE I RESPIRI NON COME PRIMA
PROFONDI AFFANNATI QUASI VAMPIRI
PESI INTERIORI PRIVI DI GIUSTIZIA
PENE LONTANISSIME AL LIMITE DI AVARIZIA
VEDERE GUARDARE OSSERVARE
NULLA DA SALVARE
TUTTO TORNA
I GIORNI NUOVI
QUANTO PROVI
PICCOLI RICORDI SE TI MUOVI
ANCORA TI COMMUOVI
I SOLITI SOTTERFUGI
MESCHINI RIFUGI
TUTTO TORNA
A COLPIRE
FINANCHE COSE PESANTI
CHE DA TEMPO ERAN STATE MESSE A DORMIRE
 

 

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Profilo Autore: Valerio Foglia*   Sostenitore del Club Poetico dal 28-02-2024

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Mi si resetta l'anima al rattopparmi velo
Asole, com'occhi, a richiudere
sfregio in tessuto ocra

ed è così che vo' tessendo anni
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Profilo Autore: Aita Carla  

Questo autore ha pubblicato 248 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Se un goccio d’acqua
buca un guscio
ed un falò
sfida la pioggia,
o ancora
una radice
spaccherà la roccia,
dunque è l’amore
quell'esile potenza
che piega l'impossibile?
Se Tu mi guardi,
anche il silenzio si fa ponte
e con il Tuo respiro
cammino,
scalzo,
sulle spine,
che la vita
ha seminato.
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Profilo Autore: Orazio Minnella  

Questo autore ha pubblicato 5 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
DISTACCO
Scivola l’anima
dal freddo corpo senza voce,
come un soffio che varca
il velo dell’ignoto.

L’ultimo battito
si tende come corda d’arco
e il respiro
scocca nell’ altrove.

Le mani;
ombre di un gesto che non torna,
si staccano dal tempo
e gli occhi,
chiusi al mondo,
si aprono al mistero.
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Profilo Autore: Orazio Minnella  

Questo autore ha pubblicato 5 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
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