Scucite nell'orlo del fare.
Mare e tramonto.
Rendimi il remo per la riva.
Toglimi di dosso la sabbia.
Scucite allora sono le scarpe
e non fanno
non sanno
dove nel cammino vanno.
Non sanno dove porre orma sull'acqua
che mai di loro rimane umana traccia.
lasciandoti crescere
e ti baciano quando dormi.
Le madri ti aspettano,
sono sempre vicine a te
anche quando non le vedi,
ti lasciano maturare.
Le madri vivono per te,
senza mai chiederti niente,
sanno sempre perdonarti e amarti.
Le madri camminano nella tua vita senza farsi sentire,
sanno proteggerti
perché per loro sei un dono prezioso.
Le madri sanno guardarti,
aspettarti per tutta la loro vita
e silenziose sanno andarsene
senza che tu te ne accorga
e ti sentirai solo.
Avevo un padre,
come altri.
E una madre anche.
Come tutti.
Mio padre a uno dei tanti
incroci ha preso la via
che porta al Signore.
Qualcuno li chiama lutti.
E mia madre non so dire
quando, indossato l’abito
dell’astenia ha chiuso la porta.
Lo chiamo uno di quei giorni brutti.
di vedute e valenze
che appaiono oro
in un abbraccio di grigio
ed e'un saggio Venerdì
che si illude
di raccolte e fruscii
negli anfratti
d'un Maggio
che di sale e ritorni
ne nasconde ogni essenza
Dal seguito
appassito di grazie
si adornano piazze
in un continuo orchestrare
volteggiano
memorie di voci
e s'adombra
anche il Cielo
per un bene rapito !
e li trovo te,
pronto ad abbracciami
con tutto il tuo calore.
I tuoi occhi mi guardano
con dolcezza
e io mi sciolgo sempre più,
dentro un meraviglioso mare
di passione e amore.
Stretta a te,
sento i miei brividi
e anche i tuoi,
dentro carezze pure,
che ci avvolgono
e nei nostri baci travolgenti,
che sono zucchero infinito.
Bacio dopo bacio,
sogno ad occhi aperti,
perché i tuoi occhi
sono la mia isola felice.
Le tue labbra
il mio miele.
Tu,
il mio dolce
e travolgente amore.
orme nuove
si incastreranno
e nel vederli intrecciati
con fili spinati
in sentieri frantumati
prenderemo scorciatoie
più lontane che vicine
e tra ombre scure
incatenate scopriremo
dettagli di piogge
ingarbugliate
dove i passi sono corti
Accogli gli uragani
con il massimo riserbo
cullata da ombre opache
tu dormire vorrai
nei respiri che affannosi
come il mare soffocato
dalle lune
sentirai sospirare
una debole voce
che ti chiamerà

La pelle profuma di noi,
ho baciato
e assaporato ogni emozione
e l'ho tenuta tra i petali di passione
e di desiderio speziato,
ho creato
il nostro profumo ambrato.
Estasi e furore
sento ancora il tuo odore,
tra i petali che ho lasciato
e l'estasi che mi hai dato.
Ora baciami
stringimi a te
e la magia di quel profumo
sulla pelle.
Carezze delicate
e le mie fantasie realizzate.
L’angoscia e la paura
camminano sull’asfalto,
sono a piedi nudi
come nei girotondi dimenticati.
Vestirebbero ancora di bianco
il viso e il corpo strappato
alle carezze di mamma
ma Alice ancora sogna!...
Sogni bambini sconsacrati
e negati da disegni peccaminosi
da sguardi sporchi di lussuria
che crocefiggono e lasciano
lo spirito in catene.
Il corpo sfilato dal diamante,
profanata è la vita e l’innocenza,
amputata l’anima, per sempre.
Alice vorrebbe la sua favola,
braccia di un solo uomo a cingerla
e un vento di giustizia.
Riposo, per le mani bambine stanche
e libertà, aquiloni in volo
nel suo mondo di purezza.
Tutti i sorrisi dal mondo
per le infinite ferite e i sogni
lasciati nella casa delle bambole.
Sogna Alice, per non morire!...
Se tu mi blocchi
si spezza il fuoco
anteriore esiliato profilo di un altro!
Fumo gelata l'esistenza
tra i rituali di attese e celebrate scadenze
accartoccio errori equilibristi incendiarsi
oltre l'oscuro nembo!
Tracima l'astro opaco, esita,
dalla sanguinante luna
io di follia muoio
esausta!
Tornò a svegliarsi nel tempo delle lucenti spade,
una stirpe d'immortali eroi. Non vi furono più scuri antri che custodivano
segreti impenetrabili.
Folate di vento dal nord vennero a portare via i sussulti d'una generazione.
Gesta e antiche battaglie si persero nella memoria degli uomini.
Si svuotarono le vite di molti e il filo sottile che legava la fantastica visione
si fuse con storie incredibili d' ancestrali burattini.
Iniziò una nuova esistenza lontano da secolari foreste.
Arrivò la consapevolezza d'essere soli nell'universo delle paure.
Cosa era rimasto dei tempi di gloria, alcuno mai potrà saperlo.
La risposta rimase per sempre scolpita fra le tempeste notturne
che nei cuori avevano regnato per lunghi anni.
“Lassù,
smisurati spazi,
lontano dal mondo.
Eterno silenzio nell'oscurità.
Sbiadite immagini osservarono il vuoto.
Volti di roccia risero.
Esaltazioni irreali si volatilizzarono nel tempo.
Dolci occhi illuminarono la notte.
Sguardi lontani,
sorrisi perduti s'avvicinarono.
Tornò la vita a cavalcare l'alato Pegaso
fra le costellazioni d'amore”
Cercasti di trovar te stesso, eppur già ti conoscevi.
Sapevi dove andavi , ma non riuscivi a capire perché.
Eri te stesso, ma non sempre allo stesso modo.
Cercasti il tuo mondo senza muoverti.
Un grande sogno e poi...
poche righe, poche parole,
tristezza, gioia d'esser vivo.
“Note d'un viaggio vissuto due volte,
percorso fra le infinite tegole rosse
del cuore.
Cucito con le lacrime di pupazzi
che nelle stellate notti sognarono.
Note d'un viaggio che terminarono
prima di iniziare.
Note stonate che assomigliarono a un pianoforte
dimenticato in un ripostiglio dello spirito.
Note d'amore intinte di sangue,
versate in catini che nessuno volle più riempire.
Note d'un pianto solitario,
note soltanto note e null'altro rimase
d'un sentimento inseguito sulle ali
della fantasia.
Sognato più di tutti quanti i burattini
sciolti nell'azzurro eterno dei
tuoi occhi”.
Eravamo fatti della stessa ragnatela che avvolgeva le anfore dei nostri giardini.
Ci incontrammo nuovamente ognuno chiuso nel suo cesto d'emozioni,
ci incontrammo ma non capimmo il perché.
Le ore che composero i nostri passi lasciarono il posto all'apatia,
le lancette degli occhi tracciarono itinerari diversi,
si inseguirono ma non si raggiunsero mai.
Erano differenti , in un mondo composto da identiche emozioni.
Sempre furono parte degli artefici creati dalla loro stessa natura.
Chiesi delle linee che solcavano la monotonia delle tue mani,
ma questo non mi aiutò a capire i miei errori.
Chiesi d'esser con te ,
chiesi di morir tra le tue braccia,
ma esse svanirono
e io in terra caddi
a piangere un'anima non mia
Dov’è quel posto dove tu nascondevi i tuoi sogni,
il dolore e tutti i più arditi pensieri.
L’album della memoria l’hai riempito di fotografie
che con il tempo sono divenute delle sfocate nostalgie.
Quante parole pensate hai soffocato nel nascere,
brucian ancora in gola come l’acre fumo di una sigaretta
che spegnevi bevendoti bottiglie di birra
e vuote posavi sul comodino,
tra i santini e la statuetta della Mater Nostra.
Posi ancora i tuoi sguardi tra i mille dubbi,
facce d’un mondo tutto uguale
e non resiliente ai tuoi occhi
che si riempion di vento, frutto d’una vita pigra
persa continuamente nei giorni di ieri.
Toccar con mano la realtà non sai più fare,
la voglia di cambiare hai incerottata
come fosse un’inguaribile ferita.
Piaceri camuffati di futuri e gratificanti eventi
che esistono solo nella tua mente,
in quel posto deve nascondevi i tuoi sogni.











