delle foreste dove fremono pudichi
silenzî. Con quali voci e accenti
bisbigli i segreti più antichi?
Raccontami, luna, dei vasti mari
ove ammiccano le costellazioni,
ciocchi scintillanti sugli alari.
Quali inauditi, profondi suoni
vibrano nel buio fra le grotte?
Illustra la sinopia dei destini,
quando imperscrutabile la notte
si spezza in anfratti fra scogli e pini.
Non celare il volto dietro il sipario
delle ombre. Illumina il percorso
che compio mesto e solitario,
nel respiro del tempo trascorso.
Ma tu resti sfingea, muta. Invano.
Si erra smarriti senza un responso.
Ogni giorno il senso è più lontano.
L’universo è un libro intonso.
06-10
Sono ospite qui nell’ampia tenda.
Solo ho attraversato il Sahara,
ho patito una sete tremenda,
però la vita non mi è discara
poi che sento la verità vicina.
Lungo, ambrato il filo del tè
nel nappo. Ora l’ombra sconfina
sulle dune, fumo di narghilè.
Si accende il fuoco e nei neri
occhi delle donne luce la virtù
di antenati sapienti, alteri.
Lampi sui veli degli uomini blu.
Assaporo l’infuso della morte
e vivo generazioni lontane.
Sono forme evanescenti, sorte
da luoghi pristini, ere arcane.
Bevo il tè della vita: è dolce
il profumo, gradevole il sapore,
l’animo infiacchito soffolce
il divino nettare dell’amore.
Nel cielo interminato il pulviscolo
oro della Via lattea: ammiro
gli astri, i pianeti, il diafano disco
della luna, le rapide sfere nel giro
perenne… D’improvviso scompare
la suprema visione. Spira il ghibli
sul deserto, silente, eterno mare
ove aleggiano i demoni di Iblis.
Poi si placa il vento: sull’arena
si disegnano glifi indecifrati,
si snoda lassù un’anfesibena.
Sono questi gli universi svelati…
Ora quieti dormono i dromedari.
Invano cercai il senso, l’Assoluto,
indagando segreti millenari.
Al cospetto di un dio assente, muto.
0-3 EE!!!
Oh, lapislazzuli
di beltà splendenti
inclini ad un gerundio
di frivole baccanti
Forcine impenitenti
da poco avvezze al crack
si saziano di selfie
con dei pallidi cow boys
Esperti scalatori
sulle cime del Gran Sasso
intonano coretti
coi ragazzi di via Pal
Inseguiamo solo sogni
senza sesso sopra i sassi
né plutocrati o fascisti...
supercalifragilisti!
Siam poligrafi mormoni
senza strofe né cannoni
tra giocate e terni al lotto
sulla nave di Giasone
Ho incontrato un dì sul porto
un ammiraglio un poco sordo
è salito sulla lancia...
gli è venuto il mal di plancia
Ambarabaciccicicò
...meglio un uovo sul comò!
sgradito ai benpensanti
Algoritmo impertinente
intaccato dalle tarme
Granchio gravido di grilli
ridotto in salsa verde sopra piatti di Limoges
Ricordi roboanti intrisi di anisette
irrompono sgraditi nei discorsi da talk show
Ho sciolto semi secchi di semola cinese
tra geometri svedesi assunti dall'Ikea
per progetti fantasiosi di conigli con rotelle
e antenne per WiFi concesse dalla Tim
Maligni malintesi su merluzzi dissalati
azzardan giochi estremi
tra sedute di burraco
Orgoglio sadomaso
di un'alga spirulina
ridotta a mal partito
dai seguaci di Ferrè
Ciao, ciao, armadilli pretenziosi
con le borse in vera pelle di Gucci e di Vuitton
... lasciate ogni speranza
voi che avete la Green-card
mangiatevi una pizza e
scordatevi Grupon...
In un piccolo bar per uomini solitari
Dipinto da Magritte
E tu mi baci, col sibilo della musica che piove nei corridoi e scorre nella stanza
Poggiandosi sensuale sul pavimento illuminato dalla luna
Io, intanto, perdo il conto dei giorni
Li scordo, nelle sere calde di Maggio
E cerco il tuo volto senza trovarlo
Coppe tenute piene di scotch
Glendronach Revival invecchiato 15 anni
In un piccolo bar per uomini solitari
Mi svegliai in un sogno
Con la testa soffice
Poggiata sul bagnato
Una vecchia chiamava
Su di me si fionda, grida
Alla chiesa, al mercato
Che il pesce è fresco!"
E in viuzza i pescatori
E le donne in vesti di vela di barca
Fragili fantasmi, senza corpo, a passeggio
Sembrano le strade sol di chiese
E il mare si siede
Abbraccia le casette
che cosa mi è accaduto oggi,
un sole d’alba muta che sfondava
un cielo mai così visto sereno.
Avevo smesso di guardare fisso
le onde calme stiracchiarsi tutte
quando i miei già vispi occhi
posare li dovetti sulla spiaggia.
Una figura azzurro trasparente
intenta era a radunare armi,
essenze, creme d’ogni varietà,
cuori di pietra e muscoli a gogò
in un falò a ridosso della duna
senza improvvisati chitarristi,
senza amori da fare innamorare
e di brillanti stelle testimoni.
Mi accostai molto incuriosito
e giunto ch’ero al suo cospetto,
dietro di me il mare in apnea,
gentile, domandai chi fosse.
Sparì, l’anello dal mio lobo.
Lo vidi sciogliersi nel grande fuoco
in mezzo all’ultimo Manuale,
quello d’oggi, dei valori nuovi.
Ed ora che sapete questa storia,
di certo tutti vi domanderete
chi era quell’azzurro trasparente.
Vi dico che rassomigliava a Dio!
«Un cavaliere imprigionato nel tempo inesistente
narra alla sua spada d’amori, battaglie e perdute muse
e il vento del nord ascolta con loro
mentre le lacrime della notte
sbarrano l’ingresso alle grotte del mai…»
«Mia Iscandar non guardare al grigio delle rocce
che circonda i nostri cuori ma ascolta le mie storie
e sogna ancora una volta del nostro tempo»
Inebrianti profumi salirono da sperdute grotte.
Echi di silenti note invasero anfratti inesplorati.
Chiamai per nome il dolore,
attesi ninfee osservando acque di smeraldo.
Porsero a me dorati omaggi.
Schiusero mani per donare amore.
Nel fango morirono,
in attesa della passione.
Pianse il re Sole la perduta amante,
venne notte e i fiori di loto si schiusero,
senza essere visti.
Venne luce e corolle s'aprirono
a coprire segreti.
Mesto destino adornò bianche vesti
di fanciulle figlie della luna.
Nessuno ascoltò più i lamenti,
lamenti ascoltarono il canto del trapasso.
Dormirono ninfee nel profondo,
un sussurro alzò sabbiose dune.
Un vento lieve mosse trasparenze
e tutto s'acquietò in attesa del buio.
In attesa di lei...
«Dove sei mia Hydrusa,
di saggezza incontaminata fonte.
Di bellezza indomito corso.
Fa' che io veder possa gli occhi tuoi
per il trascorrere libero dell'anima tutta.»
Oh mio bosco di profumate tamerici,
lascia andare purezza.
Lascia immergere nei verdi flutti
la coppa delle meraviglie,
per dissetarmi dell’immagine sua
nel brindare con te all'eterna giovinezza.
Del tuo profondo in mistica posa
vanno di mimose gli arbusti
a perdersi in tormentato suo corso.
Tremule e pesanti le mani,
cedono i passi miei.
«Ma io verrò,
inseguendoti Hydrusa.»
Verrò verso il mare.
Senza concedere tregua
e dormirò nella grotta dei giganti
un immaginifico sonno.
Ascolterò l'inascoltato parlare
delle nebbie del mattino.
Sentirò risvegliarsi gli dei,
dall'alte rocce dei silenziosi dubbi.
Dai venti assaporerò
l'odor dell'isola di Zante.
Sarò tempesta e poi chete
donata alla tua sete d’amore.
Volerò nell'oscura danza delle falene.
Sarò Kalispera nel morire del giorno.
«Sagapò mia Hydrusa.»
Brezze fredde or portano lontano,
dal mio perduto sguardo.
E tu,
se ancora mi puoi sentire.
Dammi luce del tuo incanto
che calme brillino
le onde del mio pianto.
Vedo i bagliori del tempo
accarezzare le tue gote,
mentre l'oscurità scende
sull'inganno dell’esistenza.
Se questa è fine...
Sarò agognata fine,
tuffandomi dal promontorio
delle memorie impossibili.
«Sarò fine
in volo senza ali,
verso te
oh mia amata Hydrusa.»
«Mio signore ma dov’è Hydrusa ora»
«Fedele Iscandar ella è ovunque e in nessun luogo»
«Sorrise in silvestre luogo
il canto di lucenti raggi.
Mai trovò amore perso.
Mai il colore della passione
si svelò al crepuscolo della vita.
Tra ombra e chiarore
s'imprigionò l'essenza
e vite s'inseguirono
senza mai raggiungersi...
Nel comune destino
del non trovarsi.
E mai destino fu più crudele»
Ottenere la svolta spostando a poco a poco la molla che muove le cose,
credere che lasciare la vita libera dal fuoco, sia cosa onesta e giusta,
partire per andare
faticare per avere e mangiare le cose che il mondo lascia in parte per noi
creare rabbia e fatica per cose che l’uomo non capisce,
perdonare le cose per la loro scarsità,
mandare fuoco nelle vene per spargere aloni di mature parole di giustizia
non c’è luogo e cosa che ti calmi da questa ansia di perfetta densità latente
non si muore, non si cura, non ci sono le parole per spiegare ma la gentilezza è falsa,
dura e cruda la realtà, non si ferma contro i muri, li abbatte a spintoni per passare,
è forte,
è pura la natura







