Ci sono momenti
in cui mi ritrovo in silenzio
davanti a un paesaggio
che sembra ascoltare
più di quanto io sappia dire.
Il cielo si allarga,
il vento passa leggero,
e dentro di me
qualcosa si scioglie piano.
In quella quiete
i pensieri diventano più veri…
e quasi senza accorgermene
finiscono sempre
per riportarmi a te.
Nonostante il tempo
e le distanze,
c’è ancora un luogo nel mio cuore
che si accende
quando ti penso.
Non è nostalgia che punge,
né attesa
di qualcosa che deve tornare.
È uno spazio semplice, sereno,
dove il tuo ricordo
non pesa
ma scalda.
Un angolo silenzioso
che non ha mai sentito
il bisogno di cancellare,
solo quello
di custodire.
Ed è questo che mi sorprende:
la dolcezza
con cui continuo a volerti bene.
Senza rumore,
senza pretese,
senza chiedere risposte
al destino.
Solo con quella tenerezza quieta
che resta
anche quando tutto cambia,
e che mi ricorda
che certe emozioni
non hanno bisogno di spiegazioni
per essere vere.
Nasci lieve sovrappensiero
svolazzi sul bianco, leggero,
sei arabesco, viola del pensiero
agile dondoli come un veliero
un giro veloce con la biro
decori le pagine di un papiro,
ti accendi nell’arco di un respiro
evapori nel mentre di un sospiro
ghirigoro ghirigoro
non sei capolavoro
non sei telelavoro
sulla carta io ti coloro.
Tracce di profumo tra le braccia,
frecce tricolori tra le nubi,
tracce di cipolla sulla faccia,
trecce di focaccia tra le labbra
trecce di neve sulle rocce,
gocce di pino sul cuscino,
facce di tolla in giardino,
trecce di pizza con la provola
tracce di trecce sul tuo viso,
torce di fuoco all’improvviso,
sboccia un ironico sorriso,
trecce di tracce senza avviso.
Su vetri appannati riveli il tuo stato,
invisibile incanto sospeso nell’aria,
sei corto in corsa ed affaticato,
rimani strozzato tra mani tremanti
a sbuffi esprimi rabbia e rammarico,
buffo mistero una vita a perdifiato,
sei fiato sprecato in un muto parlante,
sei trattenuto in un cane senza fiuto
sfilato ti esprimi solenne in musica
da un flauto rinasci in dolci melodie,
se manchi un istante sei sconcertante,
in un clarinetto sei voce suadente.
In un mondo pieno di rumore,
tu sei il mio silenzio preferito.
Con te ogni cosa si calma,
anche quando tutto intorno
corre veloce.
Non servono parole
quando ci sei tu:
bastano i tuoi occhi
per sentirmi a casa,
il tuo abbraccio
per sentirmi al sicuro.
Sei la quiete
che il mio cuore cercava
senza saperlo,
il silenzio che parla
più forte di qualsiasi suono.
E in quel silenzio,
io scelgo te.
Avrei voluto non scriverti,
ma arrivare da te,
bussare alla tua porta
e perdermi nei tuoi occhi
Portarti via senza domande,
magari verso il mare,
dove l’orizzonte confonde i pensieri
e il tramonto illumina il tuo volto.
Avrei voluto non scriverlo,
ma guardarti
e dirti soltanto
quanto sei
importante per me.
l’esatto mio sentir la vita e il senso.
Non cerco cieli d’alta poesia,
speciali effetti per aver consensi,
o d’ode un canto da pensare eterno.
Questa scrittura è solo liso specchio.
Soltanto, vado a caccia di parole,
le più giuste per scriver d’un enigma.
Se non ci fosse morte a sconquassare
persino i sogni che eludono arcano,
direi che - sì - la vita avrebbe un senso.
Ma come dirlo in verso che mi appaghi?
*
Roma, 14/01/2026
Dedicata a Piero Colonna Romano con il quale spesso si parlava di questo tema e con il quale spesso avrei voluto continuare a parlarne. Ciao Amico caro…
Quando il sole scivola piano
oltre l’orizzonte,
e il cielo si accende
di fuoco e malinconia,
ogni colore
sembra sussurrare
il tuo nome.
In quell’istante sospeso,
dove la luce
abbraccia il silenzio,
il tempo smette di correre
e resta lì, immobile.
Come se volesse concederci
un ultimo momento
solo nostro.
Un attimo eterno,
in cui i nostri cuori
si cercano ancora,
sotto lo stesso cielo
che si spegne piano,
ma non smette mai davvero
di brillare
per noi.
Ci sono giorni in cui basta un saluto,
una parola lasciata andare come un petalo nel vento, per sentirsi ancora parte di qualcosa che non c’è più.
Sono quei momenti in cui il cuore si accende da solo, come se riconoscesse una musica che non suoniamo più, ma che vive ancora da qualche parte dentro di noi.
E in quello scambio lieve, quasi invisibile agli occhi del mondo, succede qualcosa di dolce: non torniamo al passato,
ma lo sfioriamo con la punta delle dita,
come si accarezza un ricordo amato.
Non è bisogno, non è mancanza.
È amore che ha imparato a stare in silenzio,
ma non ha dimenticato come si sente.
Perché certe storie non finiscono davvero:
semplicemente cambiano forma,
restano aria, luce, battito.
Restano in quel modo in cui, a volte,
basta una parola per ricordarci
che un pezzo di noi ha conosciuto la meraviglia.
Questa notte
mi è parso di udire la tua voce,
ma era solo un desiderio.
Di vedere il tuo sorriso,
ma era solo un miraggio.
Mi è parso di sentire il tuo profumo,
ma era solo un’illusione.
Di ascoltare il tuo cuore
battere più forte del mio,
ma era solo il rumore
dei miei pensieri.
A volte chiudo gli occhi
e mi lascio trasportare
dall’illusione che nulla sia cambiato.
Ci sono mattine
in cui mi sveglio col sorriso
al pensiero di quanto sarebbe bello
ricominciare da capo.
Come se il tempo si azzerasse
e io potessi ritrovarti
come la prima volta,
corteggiarti di nuovo,
ma stavolta con la consapevolezza
di quanto vali davvero.
La vita sa sorprenderci,
soprattutto quando smettiamo
di tenerla stretta.
Il futuro non si prevede,
si crea.
Un passo alla volta,
con chi sa camminarti accanto,
anche quando la strada si fa incerta…
ma porta comunque
dove il cuore desidera arrivare.
come una ruota che non si ferma mai…
porta con sé sogni realizzati
e altri rimasti sospesi.
In questo girare
perdiamo occasioni,
lasciamo indietro giorni
che non torneranno…
Ma c’è sempre qualcosa
che ci tiene saldi:
l’amore.
L’amore dà senso al viaggio,
trasforma il tempo che fugge
in tempo vissuto,
e ci ricorda
che non sono le perdite a definirci,
ma ciò che custodiamo nel cuore.
E io, nel mio,
custodisco ancora
una scintilla
che parla di te.
Latore di missive nelle vie
sulle spalle un borsone a tracolla,
col sorriso pacioso al portone
messaggero di affetti lontani
portalettere depositavi sospiri
palpiti di cuore in cassetta,
magiche e trepidanti attese
in bici portavi baci nella buca
eri toponomastica vivente,
campanello solista sulla porta,
ora lasci bollette e raccomandate
spariti gli abbracci in cartolina.
Ce l’ho, mi manca, seduti su una panca
un panino sulle labbra, figurine tra le mani,
palla avvelenata e palla prigioniera
in cortile, per strada, in primavera
trottolano trottole tra i ciottoli,
il tiro alla fune lungo il fiume,
sulle candide ali di una mosca cieca
vola la fantasia di una bimba in pineta
biglie sulla sabbia scivolano tra conchiglie,
tappi di bottiglie in pista con un dito,
non si scorda il salto con la corda,
una bambola di pezza finge di esser sorda.

