L'estate è rovente,
così la chiamano.
Questa stagione
la conosco bene.
Ne sento il calore,
ma è un'altra fiamma
che attraversa l'anima.
Non viene dal sole,
ma dai giorni
che ci tengono lontani.
La pelle cerca un'ombra,
il cuore
non smette di bruciare.
Tu sei lontana,
e la distanza
incendia i pensieri.
Il sole brucia le strade,
gli uomini cercano riparo.
Aspetto il giorno
che ci restituirà
la stessa ombra.
Trovare la serenità è la cosa più importante,
è qualcosa di prezioso e meraviglioso, quasi sacra,
è un grande bene per tutti, porta gioia,
e fa crescere cose buone, fiori che sbocciano al sole,
trovare la serenità, è qualcosa di puro e intoccabile,
è l’aiuto che arriva proprio al momento giusto,
evento che porta grande fortuna e speranza,
è la condizione di pace che tutti desideriamo!!
La serenità, è la soluzione più comoda,
infonde certezza e aiuta ad indossare sicurezza,
misteriosa, vive nel tempo,
rimedio facile e sicuro,
protegge, e dona pace immediata,
siamo persone mature e perbene,
abbiamo il dovere di tutelar questa serenità,
e di esplorarla insieme,
così da superare situazioni che consideriamo scorrette!!
Il Vecchio Poeta
Immortali su desktop evoluti,
agili passi di donne velate
volti di bimbi solcano onde
l’eco lontano di armi letali
fondi neri su sfondi dorati
frodi fiscali prendono il volo,
cacce all’uomo su sfondi razziali
la coccinella perde le ali
all’orizzonte barlumi di luce
dipinti di voci spinti dal vento,
voli pindarici in volte celesti
a volte un cuore batte più forte.
a volte è necessario che lei lui il passante
guardino il mondo assieme a te
e condividano la tua stessa rabbia
devono balbettare sputacchiare
a volte non devono darti la risposta giusta che non ti faccia andare in galera
a volte non serve la frase zen per allontanare il dolore
a volte lei lui il passato
devono fissare con te la stessa pietra
fino a scoppiarla
devono sognare con te
il fiammeggiante angelo della giustizia
sterminatore delle stronzate
l'antico semidio distruttore dei mezzi termini
altrimenti poi finisce lenta la candela
e disillumini
fisso ancora il tuo sguardo
enigmatico e vivo.
Brillante come una candela,
si scioglie nella cera
fra pallidi lumi dimenticati,
i sepolcri del nostro amore.
M'illudo d'oblio: dame alcoliche,
lucciole invidiose
vorrebbero del tuo sguardo
farne un trofeo.
Ma la notte brama:
sordi boccali,
stridenti urla
che fuggono per le strade
respirando vizio e miseria.
Io fuggo la follia che imperversa
con furia tra i vicoli.
Trasognato, sento il vento
muovermi i capelli,
bagnandomi la fronte. Nell'angoscia
seppellisco i tuoi occhi
prima che l'inverno
salga sopra l'erba fine
e il blu del mio sangue divenga cristallo.
con dentro tanti fiori diversi.
L'altezzosa rosa con le sue spine,
la margherita ballerina,
il tulipano colorato,
il garofano,
il papavero,
il triste e compassionevole
crisantemo,
l'altera orchidea:
quel magnifico fiore che spunta
fra gli interstizi montanari.
Poi ci sono quei fiori
che non vanno nei vasi:
crescono ribelli insieme
a tantissimi fili di tenera erba.
Sono simili a margherite,
ma non sono margherite:
sono fiori,
ma nessuno li chiama fiori.
Non si mettono negli occhielli,
fra i capelli,
nelle pagine di un libro.
Nascono
un po' dove capita:
sulle strade, fra i gradini,
attorno alle fontane.
Emarginati, servili, sottomessi
si affacciano timidamente
al mondo,
ma non lo fanno
perché sono prepotenti:
vogliono solo vivere liberamente,
così...come fanno gli altri fiori.
Sono fiori come gli altri,
ma per tanti non sono fiori;
eppure si ricoprono
di goccioline d'acqua
e piangono rugiada
come tutti gli altri fiori.
Rassegnati si limitano ad essere
"quelli..." oppure "gli altri."
Vivono ai margini:
ghettizzati, derisi e bullizzati.
Eppure...anche loro quando
vengono calpestati soffrono...
ma nessuno se ne accorge.
Sono fiori...ma a parte i bambini,
qualche animo nobile
e qualche poeta...
solo pochi li amano,
solo pochi li rispettano,
solo pochi li chiamano fiori.
Quinari a rime baciate.
Anedonia,
portali via:
voglio restare
a vegetare
in santa pace.
Se tutto tace
non han scossoni
i miei neuroni.
Potrei dormire
e non soffrire
a tutte l’ore,
senza dolore,
senza pensieri,
senza più ieri…
come i domani
ormai lontani,
anzi scomparsi,
dal vero arsi;
ed il passato
sarà scordato
grazie ad Alzheimer
che ferma il timer
ad un momento
ch’ero contento:
ingenuo infante…
sì, traballante
nel passo incerto
di nulla esperto,
ma ancora al vento
non s’era spento
ogni progetto;
non ero inetto…
o per lo meno
ero sereno
capendo nulla
dentro la culla.
Son circondato
da gran parlato,
provo a sentire…
che vuoi capire?
Solo parole
come pistole
che senza senso
danno scompenso,
fanno paura…
Quale la cura?
Non ascoltarli,
considerarli
solo disturbo.
Un po’ mi turbo:
s’alzano grida,
rabbia s’annida…
Ne son la causa?
Faccio una pausa.
Lo schermo è vuoto,
lento percuoto
tasti consunti
che senza spunti
vanno agganciando
qualche rimando
a spente idee
prosopopee
di già sfuggite,
mal digerite,
evaporate…
dimenticate.
Volan bestemmie,
ricche vendemmie,
ma non le seguo:
io mi dileguo;
qui c’è tempesta
e la mia testa
non regge i tuoni,
sguscio carponi
da quella porta.
Giornata storta.
Come tante altre.
Non sono scaltre
le mie movenze!
Le conseguenze?
Mi sentiranno
e abbaieranno.
05/07/2026
Accigliata la luce che si squarcia
ancora estranea al mondo, in fuga
verso il limite. Coscritti in marcia:
li attende la Moira di biechi araldi.
E’ questo il tragitto, una curva
a strapiombo sul destino. Gli scaldi
inneggianti all’ecatombe, s’incurva
lo specchio, dal fuoco devia l’orbita.
Se resta una speranza come gruccia,
nel crepitio di consumati ceppi,
astrologhi l’epoca che esorbita,
ma altro è il segno che ti cruccia:
il sentore il significato s’inceppi.
14-07-2026 - 10!!!
Sonetto minore (di settenari) a rime alternate abab abab cdc dcd.
Ma spegni quella luce
per non guardarti intorno:
vedere ti produce
soltanto nuovo scorno.
A cosa poi conduce
sognare un nuovo giorno?
Domani già si scuce
la trama e il suo contorno…
Svaniscono illusioni
guardando con gli occhiali;
non quelli da buffoni
ma quelli bifocali
che in tante direzioni
rilevan solo strali.
04/07/2026
Oscar era un piccolo elfo dal cuore sensibile e spesso triste. Il suo sogno più grande era quello di vivere nel futuro, un futuro felice fatto di pace, dove tutto poteva essere creato con l’immaginazione e nessuna cosa brutta sarebbe più potuta accadere. Un giorno Oscar trovò un passaggio segreto e dopo averlo attraversato si ritrovò catapultato in un mondo veramente mozzafiato. Pur non avendo un paio d’ali come gli angeli si accorse che poteva passeggiare fra nuvole di caramelle senza cadere, assaggiare grattacieli di cioccolata senza avere mal di pancia, annusare prati sconfinati di patatine fritte e riposare su un letto di irresistibili ciambelle. “Hey, piccolo elfo! Sono l’hamburger taxi! Benvenuto nella città della Luna col Pigiama, ti va di conoscere insieme a me il resto della fantastica Galassia X6LG2?” Il piccolo elfo accettò con grande entusiasmo, sopraffatto da tanta meraviglia. Quello era proprio il mondo che aveva sempre immaginato! L’hamburger taxi volò allora lentamente fra pianeti di palloncini colorati, case di ombrelli per riparare dalla pioggia le stelle stanche, fiori fatti di meteoriti, farfalle ad abitare in grotte di pizza, libri come specchi giganti per le fate un po’ vanitose. All’improvviso però, qualcuno comparve dallo stivale di ghiaccio, interrompendo il volo dell’hamburger taxi e del suo piccolo insolito passeggero, arrivato lì per caso da un mondo sconosciuto e lontano. Era Mister Astrid, l’alieno dal cuore di ghiaccio, che subito, con tono nervoso e minaccioso domandò: “Chi sei tu?! Non lo sai che il re della città della Luna col Pigiama sono e sarò sempre e solo io, l’immortale, l’insostituibile, il famigerato Mister Astrid, l’alieno dal cuore di ghiaccio?!” Il piccolo elfo lo guardò di stucco per qualche secondo, intimorito dal tono non proprio accogliente e dalla vista di quel personaggio insolito, dalla pelle di mille colori come l’arcobaleno. “Oh mio re”, esordì con un briciolo di coraggio il piccolo elfo, “Non sono qui per rubare il tuo trono, ma solo per scoprire come si vive in un mondo completamente nuovo! Sai, io abito sul Pianeta Terra e nel mio cuore, anche se sono solo un piccolo elfo, vivo con grandissimo dolore tutta la sofferenza che la crudeltà degli uomini provoca ai propri simili. Come può un essere umano all’apparenza così intelligente, divertirsi a scatenare guerre, stragi, violenze, a far morire di fame, di sete e di freddo i suoi simili, senza risparmiare nemmeno i bambini? Come può un essere umano all’apparenza così intelligente, distruggere con bombe e missili potentissimi persone, case, ricordi, scuole, strade, intere città, ospedali? Oh mio re, il mio Pianeta sta praticamente spazzando via il suo passato, il suo presente e soprattutto il suo futuro!”, disse scoppiando in lacrime il piccolo elfo. L’alieno dal cuore di ghiaccio lo guardò commosso e decise subito che doveva fare qualcosa per lui e per il suo Pianeta. “Tieni”, aggiunse Mister Astrid, strappandosi dal petto quel cuore di ghiaccio. “Portalo con te sul Pianeta Terra e spargine un pezzetto in ogni continente, ma senza che nessuno ti veda, mi raccomando! Se avrai nuovamente fiducia negli esseri umani vedrai che ogni frammento di questo piccolo cuore di ghiaccio darà lentamente vita ad un albero enorme in ogni continente. Chiunque mangerà i suoi strani frutti di mille colori, sentirà nascere nel suo petto un piccolo cuore di ghiaccio, proprio come questo. Solo così potrai salvare l’uomo da sé stesso, proteggendo l’umanità intera e il tuo bel Pianeta.” I due si strinsero commossi in un lungo abbraccio e la profezia di Mister Astrid si avverò: ora il piccolo elfo non piangerà mai più per le sofferenze del suo pianeta e avrà per sempre un nuovo amico in più!
da questa frangia di vita a tempo
dal passo traballante
tra i vecchi sentieri dell' oblio.
Lampi,
sprazzi di memorie senza ricordo
che disegnano immagini mute,
è questa la risacca che ci riporta
a quegli spazi già nostri,
a quella certezza che non sai
ma pulsa
come marchio indelebile nell' anima








