sui tuoi figli agnelli sei sacrificio e dolore.
Sei immenso amore.
Annulli la tua anima, soffochi i singhiozzi,
e lasci uscire solo il caldo sorriso.
Porti in grembo il frutto della vita,
anche se a volte è solo rubato,
sotto il peso delle rinunce sai rialzare la testa.
Madre in festa...
Mai dimentica, ti profusi con il bene e dai.
Aspiri il loro odore che ti esalta.
Madre... a volte vana,
del tuo grembo sterile,
sai accettare quel mancato amore.
Ma quel seme non nato nulla toglie.
Madre nell'anima... ti colmi.
A Betlemme malattie e deformazioni
stavano come cani dormienti innanzi alle porte
per le strade, sotto gli occhi di chiunque.
Erano ovunque… ma, ironia della sorte,
quella notte tutto correva verso una stalla.
Nessuno guardava, nessuno si accorgeva
degli altri; c’era una nascita
da festeggiare: un bambino cieco voleva
con tutto il cuore salutare la creaturina,
e narrano che seguì il suono forte
delle campane delle greggi fin sotto
la cometa… mancavano solo i cigli delle porte.
E’ mezzanotte anche stanotte che
è Natale, che farò gli auguri alle stelle
e brinderò con l’ultima sigaretta: hai
messo sul tuo albero, amico, le campanelle?
Se mi chiedessero
Macchie nere su di un manto
candido: abbiamo deciso di tenerla
quando è mancato mio padre.
Io e mia sorella; lei è una cucciola vispa che vive
in un giardinetto sul retro della casa… farla stare
dentro mi è impossibile, ne ha fobia mia madre.
Papà la trovò, abbandonata
alla festa del paese…
Macchie nere su tanto pelo
bianco: l’abbiamo tenuta
quando è morto nostro padre.
Mia sorella e io: è una cagnetta vivace che abita
in un piccolo giardino dietro casa… la sera
attende sulla soglia papà, con le orecchie tese…
farla stare dentro non mi è possibile,
ne ha fobia nostra madre.il blu del tuo colore
quando il canto perduto
roco diventa e la sirena
si adagia smorta
sullo scoglio astioso
concatenato ai tigli
e gli altri spogli rami
della macchia antistante.
Solo, allora, mi perdo
nel gurgite tuo vasto
navigo meglio a vista
senza alzare le vele
statico fermo immobile
sulla parete rocciosa.
Sabbia ciottoli e ghiaia
ne erodono la base
a mo’ di solco battente.
Cimiteri di parole
quelle poesie d'amore
senza amore,
ritornelli triti e vuoti
che non sopporto.
Ci ritroveremo
a recitare veri versi
lontano dai palchi.
La carne, il dolore, la passione
sono quello che voglio
il foglio lacerato
come pelle ferita
e l'urlo nello strapparlo.
L'ingenuità del poeta
che non sa di essere tale
(un giorno glielo diranno
quando lo capiranno,
lui riderà forte di loro):
E intanto spettri
nel fuoco dei giorni
donano sillogi al vento.

Sei tu nel mio cuore ,
io che ti amo perdutamente con tutto il mio ardore,
solo tu cuore mio sei nella mente e nella mia anima.
Solo tu il mio unico ardore,
il mio risveglio tra baci appassionati e carezze audaci,
solo noi
e il nostro sentimento
che ci porta nel paradiso della felicità.
Appoggiato ad un grosso vaso di creta
per dar sollievo alla gamba zoppa,
un uomo dagli occhi, solo
e dal viso scontroso, capace ancora
di accorgersi di un fiore
cresciuto in un tombino di scolo,
sentiva forte il desiderio di portare
anche lui un dono al bambinello.
Come i magi col loro ricco forziere.
Povero, ma creso dei suoi sentimenti
e della sua arte, fece l’unica cosa
che sapeva fare: il giocoliere.
Le palle colorate e i volteggi
fecero ridere tanto il bambinello,
e da allora… accanto alla porta
ognuno addobbi il suo albero con
palle e palline di vetro; plexiglass
o plasticaccia, poco importa.
Paese mio
impigliato nel tempo
muti le nuvole in stelle e
disperdi lo sguardo
in ogni crepa e in ogni risalita.
Hai il colore gentile della sera
anche quando fuori piove e
ogni portale rimane in preghiera .
Senza voce sui sentieri colmi di brezza
pizzichi fiori allegri ad una manciata di more in pendio
a metà tra i chiaroscuri vigneti , limoni in fiore,
uliveti sparsi a macchia e infiniti battiti del mare.
Un piccolo rignagnolo tra le case e il cielo
passa come una cantilena
è musica in volo il Campanile
quando ritocca ogni ora .
-
Montepaone (CZ)

Il destino, beffardo e sinistro,
Chiederò allo spaventapasseri
di portarmi oltre la maggese
per giocare alla contadina
un tiro scortese.
Perché come il fantoccio, anche
io ho le braccia aperte a tutti
fino a che non mi stancherò
di osservarli, solo, i frutti.
Quando la contadina vedrà i
pennuti intenti a banchettare
si accorgerà tardiva che da molto
era ormai giunto il tempo di arare.
E perché esattamente come lui
io ho smesso i panni degli altri,
ogni volta che la vedrò, guarderò
compiaciuto le orme dei miei passi scaltri.
Ma le impronte delle mie scarpe
sul terreno del suo podere
finiranno per cancellarsi col
passare inesorabile delle sere.
Anche il campo della padrona con il
suo humus ricco di particelle organiche
ha più che mai bisogno, oltre all’aria e
all’acqua, del sole con le sue doti benefiche.
Perché senza la vanga e la semina negli
anni, senza la raccolta e l’irrigazione
la terra sarà sempre più arida, con lo
spaventapasseri verso la riconciliazione.
Ma se come nella favola di Hesse mette
le radici ai piedi, tra gli uccellacci
la villana non potrà che guardarli pungolare,
inerme… come l’uomo fatto di stracci.
Come una piantina che non trova linfa,
se mette le radici al suo passo scortese,
muore… morirà nel cuore trovandosi
tracotante, abituata; abbandonata a maggese.
sul vuoto dei
pensieri.
Scorrono i minuti
lentamente.
Ingoio aria,
scendono lacrime,
silenziose
ma roventi,
Sbatte una finestra,
il vento è feroce,
sbatte,
non cancella
l'immagine,
le tue labbra
sulle sue.
In un frenetico bacio.
Io di ghiaccio,
gli occhi fissi,
un tonfo allo stomaco
rende tutto reale.
Un raggio di sole
spacca la penombra,
sono già lontana.
Scappo via
dal dolore.
Si blocca la mente
non funziona.
Sono vuota,
sono persa,
vorrei sparire
da me stessa
troppo dolore.
Vedo solo le tue
labbra sulle sue e
mi sento in un
baratro,
senza fine.
Cadevano sul tuo viso
gli occhi volevano
un perché
ma le ragioni si son perse
nei rivoli dei giorni
persi per capire
l'esistente passa
i sentimenti guardano
al passato che poteva essere
e noi bagnati di lacrime
siamo rimasti senza sogni
inerti nell'addio
appesi al sussurro del vento
portati via come foglie
che vagano per altre stagioni.











