Volatile dubbio si insinua

nel cielo

lacrime d’angelo lavano strade

sporche di detriti di un mondo passato

avanzo di un tempo in cui la malizia

confondeva il senso comune delle cose

l’antico è una tela sfatta di punti incompiuti

e rattoppi alla buona

tessuto logoro che non scalda

nell’inverno presente

la fredda neve verrà assorbita

da nuove trame instancabilmente

intrecciate mai ferme e sempre mutevoli

l’apparenza è perfezione fittizia

inganno che copre la sostanza delle cose

essa si fa vedere agli occhi

solo attraverso uno strappo dell’esistente.

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Profilo Autore: Enrico Barigazzi  

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Ci vuole carattere per barattare la propria integrità

lisciando il pelo a chi da sempre è tuo nemico.

Ci vuole carattere per abbassare il capo a chi denigra

o lusinga scientemente con ignobili intenti.

Ci vuole carattere per mostrarsi diversi da ciò che si è.

Io non ho tutte queste doti e resto ciò che sono,

se non ti vado bene me ne dispiaccio per te

ma, non riuscirei a cambiarmi neppure volendo,

non mi appartiene la finzione innata o programmata.

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Profilo Autore: genoveffa frau*   Sostenitrice del Club Poetico dal 20-07-2021

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Viver tra la gente mi fa male
Non c'è tempo per avere tempo
Non c'è tempo per essere lento
Quando la marea ti assale
E striscia e risale per le vie
Strette della stazione centrale

È tutto così troppo
Che mi sento a mala pena
Come se tutto questo
Rincorrere orari e binari
Gettarsi questo groppo umano
Come droga in vena
Mi portasse lontano ma senza mai metà

Chi brulica qui sono solo fantasmi
Spenti come fiaccole nel giorno
Fiacchi e lenti girando in tondo
Producono solo un suono sordo
Come di suole che si fondono
Raschiate, screpolanti
Tra i gemiti e i miasmi

Ma in fondo tu lo sai e lo so anch'io
Anche noi siamo come loro
Io, tu e loro siamo tutti una cosa
Una massa che non vede e sente
Siamo tutti un tutto
E questo tutto alla fine è niente 

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Profilo Autore: Ealain  

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Io, donna,
speranza senza attesa,
a volte sirena a volte
eterna bambina,
mi sostengo dei gemiti
dei fiori che sospirano
nel silenzio.
Mi nutro di essenza
e acqua che scorre,
mi nascondo dietro
veli che ricoprono
come nebbia.
Anelo al paradiso,
ma ho solo segni
sulla pelle che si
riflettono negli occhi
delle stelle.
Dolce ribelle, fragile vetro,
non dimentico
che io sono...io.

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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

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Delle volte mi soffermo a pensare

alla solitudine degli altri senza comprenderla,

sarà perché con la mia ho imparato a conviverci.

Si lamentano in continuazione per quel male oscuro

che scava nelle profonde radici dell'io incompreso.

Eppure non sono realmente sole, hanno famiglia,

un marito accanto o amici veri che stravedono

e darebbero la vita per la loro felicità.

Insoddisfatte e lamentose cercano altro,

forse evasione o attenzione che pensano di non ricevere

soffrono del male di vivere, eterni insoddisfatti,

ogni appiglio è valido per poter afferrare e comunicare sconforto

scaturito dal loro subconscio in modo errato e amplificato,

in qualche modo cercano di esternarlo al mondo sempre più distratto,

cercando quelle attenzioni di cui avvertono eccessiva carenza.

Insomma persone insoddisfatte di ciò che hanno

talvolta vorrebbero demolirne altre in egual misura.

Allora mi rendo conto che la mia solitudine è buona compagna

e nelle nostre lunghe chiacchierate riesce a farmi riflettere su tante cose.

Sul dolore che ho provato per una mancanza vera,

importante come la luce dei miei occhi eppure, è quella stessa luce

a spronarmi a non arrendermi alle prove della vita,

dandomi la forza di discernere tra realtà e fantasia.

Il dolore non si inventa, solo dopo averlo provato si può esternare

talvolta resta incompreso ma si evincerà sempre

nella percezione trasmessa dall'anima.

Sicuramente ci vuole una forza non comune

per non cedere all'inganno dello sconforto e della malinconia

che potrebbe condurre a gesti estremi.

 

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Profilo Autore: genoveffa frau*   Sostenitrice del Club Poetico dal 20-07-2021

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Abbiate coscienza...
Salmodiate i canti al Signore...
 - così parlava il nunzio -
ed ora che è sera chi canterà
delle glorie passate che passano
degli sforzi che sono sudore
e con essi divengono più
ma quegli sforzi che sono solo sudore
e peggio con ego e dolore
che ne valgano ancor alla terra
di tanto orrore?
Poco e nulla, ma forse conviene,
cantar e salmodiare ed il Nunzio
che lo fa sa perché sa che se lo fa
grande il suo premio sarà.
E voi nunzi della sera
uomini belli e mortali
ricordate che il tempo cagiona
conoscenze, fatevi savi.
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Profilo Autore: Fone  

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Abitiamo un pulviscolo
di dolore
E altro mai niente
Anzi sì altro ma dolore:
Guerra e fame
ma per la stupidità 
Della gente.

Quando cammineremo
Su questo orticello
Trasfigurato
 dalle mani del fato
Vedremo quanto era bello
Amarci senza aver il fratello
Disprezzato.

Allora varrà quel fucile
che abbiamo infranto
Quel fratello protetto 
Da quel manto
Aver cucinato sotto quel tetto
E quel bacio della buonanotte
Dato al nostro pargoletto




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Profilo Autore: Fone  

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Specchio, rifletti occhi
che sono profondità
di notti senza luna,
e ritorni di echi
soffusi.
Rughe leggere attraversano
la fronte, come sentieri
lineari e incerti.
E la bocca carnosa,
con velato rossore
di porpora, giace
socchiusa tra un inizio
di sorriso quasi antico.
Riflesso di volto,
che un tempo era fresco
e quasi ingenuo,
ora, sembra spento
su un amara realtà,
e ritrova tutte le incertezze
e le paure, di un lento
morire come foglie d'autunno.

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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

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Perimetri vigilati

sorvegliano zombi.

Senza idee ciondolano

fissando il vuoto

in attesa del miracolo

che cambi la loro vita.

Non sanno pregare

Dio non lo conoscono

non l'hanno mai visto

forse mai lo vedranno.

Intanto aspettano,

smanettando il cellulare

in cerca di qualcuna/o

che gliela faccia vedere.

Cosa? potreste chiedere

lo sapete di sicuro voi

che cercate in rete,

dimenticando un particolare,

un'inezia, moglie e figli

eppure andate al pascolo

in cerca di erba fresca

mentre altri fottono a casa vostra.

Rinunciate all'assistenzialismo

non siete invalidi, lavorate

dedicatevi a qualcosa, spazzate strade,

raccogliete il marcio dalle vie

prima che vi sommerga il tanfo e l'incuria.

Alzate gli occhi al cielo e

osservate le stelle, brillano per tutti.

Ritrovate il gusto di vivere,

condividere e dialogare

fuori dal recinto sorvegliato,

riconquistate la vostra identità.

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Profilo Autore: genoveffa frau*   Sostenitrice del Club Poetico dal 20-07-2021

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Alla sera quando il cielo si tinge di rosso

e il sole troneggia nel suo imminente declino,

ombre invadenti s'apprestano a occupare spazi.

Tracciando netti confini tra cielo e mare

disegnano varchi che non si possono cancellare

e l'animo mio si fa piccolo, innanzi a sì tanta bellezza

creata appositamente per chi sa osservare

senza gettare ombre del giudizio, disseminandole come reti

nell'oceano dell'ipocrisia che alberga nell'animo dei vili.

E immortalo l'attimo, con l'emozione del momento,

facendolo mio, con sfumature di nuove fantasie.

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Profilo Autore: genoveffa frau*   Sostenitrice del Club Poetico dal 20-07-2021

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Da dove siam venuti, me lo dici?
Perché io ho sentito il volteggio delle tende
Che piantano picconi nelle segrete radici
E la terra solcata il loro chiodo fende

Le notti sono inquiete
Con la polvere che ci fora le scarpe
Non abbiamo acque con cui estinguere la sete

Cara, le talpe che trivellano i terreni
Le frasche calurate sotto cui impigriamo
In questo campo inquinato dai benzeni
Questo siamo, e dunque che faremo?

In attesa tra un bagno scassato
E il puzzo di inestinguibile sudore
Ho sentito le voci degli angeli e del Creatore
Passeggiare di notte pregando
Quando io mi lamentavo
Dei ciottoli sotto la mia schiena

E quando l'ho incontrato, lui, cercando
E urlando "se ci sei, prendimi adesso"
Lui mi disse "non essere fesso parlando
Tu non sai quanto questo campo
Ti avrà da ospitare
Perché sei di passaggio
come i fiumi verso il mare
Sei profugo in questa vita
Ma per il tuo soggiorno fugace
Ti dico di non tacere
La vita è breve e senza me non s'ha da fare"

È per questo, cara
Che ti parlo
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Profilo Autore: Ealain  

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Sotto le nostre espressioni
 stupefatte
C’è sempre il cranio,
il vuoto impenetrabile. Mentre
Il sole lento ruota nel cielo.
La partita a scacchi prosegue.
Un rumore di forbici
da parrucchiere nei cespugli.
Il sole ruota lento nel cielo.
La partita a scacchi
si interrompe sul pari.
Nel silenzio
di un arcobaleno.
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Profilo Autore: Fone  

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Qualunquistica esposizione

per tuo conto evidenziata

conteggia dissensi nei sensi

intenzionalmente intesi.

Ipocrite reazioni attese

scivolano disattese

nel vortice della ragione.

Non puoi dileggiare chi scruta

vetrine in disuso da tempo.

Ulteriori convincimenti

rafforzano decisioni adottate

spazzando via colpe presunte

o pressioni psicologiche continue

intenzionalmente scagliate.

Subire nell'inerzia con illusoria attesa

che il tempo ripari presunti torti

subiti o perpetrati, è una favola

trascritta solo per Pinocchio.

Chi nasce e nuota nel fango

prima o poi ci affoga dentro.

Il male che consuma dentro

è meno infido delle parole.

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Profilo Autore: genoveffa frau*   Sostenitrice del Club Poetico dal 20-07-2021

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Ogni luogo pare deserto.
Le parole mute parlano,
poco si deve all'altro.
S'erige muro
in ogni dove.


Basterebbe un soffio,
Uno solo
per capire le meraviglie.


E ancora tace
quel tiglio giallo
che spande ridondanti profumi.
Ancora nell'istinto dell'io
ama morire quella mano
che non sa aprirsi.


E tacciono persino i gesti
defessi da idiozie d'egoismo.


E taccio io
che nulla sono
se non un bruscolo
di vecchia malinconia.

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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‘86

«Avevo te.
Sputavo formiche sui tavoli,
vestivo al buio con paillettes rosse
e del wiskey facevo un bicchiere vuoto di notte».


Avevo un cane bianco
e una coppa d'oro
colma di sangue coagulato
e righe di siringhe
riempite col veleno che cura.


La mia benzina era senza piombo
e dormivo di giorno nelle bettole
fra verdi biliardi

che puzzavano di porto.

«Avevo una Lancia marrone conficcata al centro dei ventricoli.

Era il tempo delle mele cotogne, i cinema si vestivano alla superman e i pidocchi rubavano i peli ai cani per rivenderli ai negozi dei parrucconi.

Nessuno parlava di cose buone o cattive abitudini, nessuno parlava di nessuno e tutti di qualcuno.
Le assemblee sociali si sciacquavano la bocca con le società dei bastardi benpensanti e mal pagant

ma alla fine nemmeno esse pagavano un cazzo»


Sul marciapiede posavo lo zaino vuoto dei colmi,
tagliavo il vento di grecale attraversando ponti e porti
e le mie lacrime gonfiavano le ruote degli autobus,

Paperino guidava ancora tenendo un litro di vino rosso

come tacca del sedile.

Le fermate erano a discrezione del conducente e se l’alcol

era finito non si fermava.

Nelle feste appendevo i muri di pietra sotto le scale

e le puntine dei giradischi suonavano solo Dylan.


Palazzi grigi e figli di puttana alti tre metri mi precedevano nel mio cammino,
vatussi del cazzo che mangiavano struffoli e piccioni nel sacchetto del panificio.
I gettoni telefonici erano per le porte del Paradiso, gli squilli erano uomini borderline che ti aprivano le porte delle cabine e io gettavo nei tombini le “gingomme del ponte”.
Avevo vestiti di paillettes e cappelli di paglia rossa e labbra colorate, tre soldi in tasca e Dante era morto prima d'esser condannato al rogo per aver condannato egli stesso.


«Ora non ho più nulla e faccio il vegetale da balcone nelle ore assolate, nella solitudine di città morte d’uomini e vive di morti.

Talvolta vivo pure nei bidoni della spazzatura e la gente mi digrigna la bava addosso quando scoperchia il vaso di Pandora per defecarci i propri egoismi.

Sono il piscio nero che scorre sotto un palazzo grigio e quando la luce della notte si fotte i lampioni un brivido mi prende e trascino le budella lasciando sull’asfalto sapore d’escremento».


Avevo un cane bianco,
tre soldi in tasca
E una busta di sogni
che nessuno imbucherà più nella cassetta postale.

«E spegni quel cazzo di climatizzatore che voglio sudarmi la pelle mentre mi fumo l’ultima cicoria di campagna che ho trovato al mercato»

Pubblicità regresso

«La carta igienica “Tallevio” non verrà fornita per il blocco delle piantagioni di cotone da parte dei bruchi avvelenati»

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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