C'è un cane randagio che piscia su ogni palo della strada.
E le nuvole basse e lunghe come rosari fanno finta che il tempo sia andato in vacanza.
Qualcosa e niente.
C'è un operaio in bicicletta, rumorosa come uno stomaco affamato,
che fischietta con tutto il fiato quella musichetta pubblicitaria
delle mutandine di seta che qualcuno ha ricamato.
Qualcosa e niente.
Ci sono la madre e il padre a discutere dei figli.
E tante altre coppie lo fanno senza averne.
Ci sono territori da esplorare nel buco del culo della mente da cui nascono speranze.
Alimentate a pane salato solo in superficie.
Del dubbio le incertezze.
Qualcosa e niente.
C'è la scimmia che leva pulci alla compagna.
A volte le mastica con lo sguardo perso nel vuoto.
A volte volta di scatto la testa quando sente un rumore sospetto e distorto.
Qualcosa e niente.
Ci sono bandiere stese alle ambasciate del mondo.
Che non parlano lingue diverse dalle nostre
e senza fretta, oziando, se ne stanno esiliate.
Come me, seduto nel semplice pensiero perso tra i silenzi assenti della gente.
Qualcosa e niente.
Ci sono stipiti stupidi su cui si va a sbattere anche quando non esistono.
C'è la divergente differenza che è la misura delle nostre scarpe.
A cui non basta il passo sicuro per arrivare a destinazione.
Qualcosa e niente.
Ci sono escrementi, muffe e cattivi odori che mai andranno via.
E noi li combattiamo lavando l'apparenza della nostra litania.
Qualcosa e niente.
Ci sono scorciatoie che non portano da nessuna parte.
Imbronciate.
Relegate a misere considerazioni.
Scudi che non offendono le proprie difese
e tessono trame di colorate giustificazioni.
C'è la scia bavosa lasciata da lumache e vecchi sporcaccioni.
Le immondizie indifferenziate che nessuno abbandona
dentro coscienze e incomprensioni.
Qualcosa e niente.
Come lo è questo sfogo di pustole.
Sintomo di emozioni.
Un angolo di muro ancora da imbiancare.
Dove vivono le nostre assurde paure di rimanere soli
tra le onde di questo impietoso mare.
Qualcosa e niente.
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Profilo Autore: Giussani Gianluigi  

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Icone di rinascita (In ricordo delle Torri gemelle)

11 settembre 2001,

solito bar
solite amiche di studio
attorno note melodiche dalla tv
pausa caffè e quattro chiacchiere,
abbracci per noi studentesse universitarie.

Si parlava con impeto e profondità
di libertà e meritocrazia
tra i nostri perché e i troppi però
con tenacia di speranza e possibilità
con determinazione nel voler cambiare
questo mondo che ancora oggi non va.

Chine sui libri per i consueti esami
con sete di cultura in cerca di una cura
per disonestà e povertà d’animo umano
visto come terra non del tutto arida
luogo incolto dove piantare semi
d’amore e onestà, fratellanza e gioiosità.

Fragore irruppe nella musicalità
fermando battiti armoniosi
occhi increduli pieni di perché
neri uccelli d’ali di ferro
suicida su emblemi di vita
laboriosa e florida.

Strida di avvoltoi dal cielo
strade coperte da tappeti di carne
corpi inermi, inceneriti
frammenti di dignità scalfita
brandelli d’orgoglio ferito
sull’asfalto rosso sangue.

La morte ogni elemento lacerò
in cielo e terra con la sua falce
però non tutto portò via
albero di pero spuntò dalle macerie
braccia e corpo suoi dilaniati
ma pur sempre vivo.

Vent’anni sono trascorsi già senza Torri
Ground Zero ora c’è assieme al Survivor Tree
simbolo di resistenza e forza della vita
icone di rinascita per chi s’era visto
messo in ginocchio schiacciato
da supremazia di stolti e meschini.

Acqua pacata in vasche dorate suona
per nomi incisi su tiepide targhe bronzee
col suo lento scrosciare fa da cornice
a voci portate dal vento ad abbracciare
in quel funesto dì che ogni anno torna
occhi che odio non vogliono più guardare.
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Profilo Autore: Veronica Bruno*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 13-04-2021

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Se avessi potuto
fermare il tempo
avrei fermato
ogni istante che
insieme a te
mi ha visto felice,
ogni tuo sorriso
ogni tuo bacio
che mi hai donato.

Se avessi potuto
fermare il tempo
avrei fermato
ogni tuo sguardo
che nei miei occhi
hai fissato.

Se avessi potuto
davvero
fermare il tempo
avrei fermato
l’attimo in cui
il destino
ti portava
via da me.
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Profilo Autore: Veronica Bruno*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 13-04-2021

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Ti vesti di celeste
per mostrare il mare
di serenità in cui vivi,
mentre, invece,
dentro hai
un oceano di dolore.

E se prima pregavi
affinché ogni tuo sogno
diventasse realtà,
e se prima pregavi
purché la vita con lui
cambiasse in meglio...

ora preghi
di poter mettere fine
a quei sogni
diventati ormai incubi,
chiare allucinazioni.

Ora preghi
di trovare l’attimo
per terminare
ciò che ormai
è, da troppo,
sopravvivenza.

E preghi…
preghi...

mentre la tua anima affoga
in un mare di amarezza
il tuo cuore annega
in un oceano di sofferenza.
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Profilo Autore: Veronica Bruno*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 13-04-2021

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Nell'albero più alto

intrecciando erbette

con pazienza e amore

un nido costruii.

Per sfuggire alla sventura

lo abbandonai.

Volai lontano

dove fichi fiorivano

viti davano frutti

campi non erano aridi

come quelli che lasciai

senza voltarmi.

Avidità dell'uomo

rese sterile e spoglio quel luogo,

calpestò valori e provai timore.

Da profugo

cibo e valori ritrovai,

nuovo nido ricostruii

al riparo da gelo e tirannia.

Penso spesso

al vecchio nido lontano,

abbandonato all'incuria,

ma... dove una lacrima cade

una spiga germoglia.  

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Profilo Autore: genoveffa frau*   Sostenitrice del Club Poetico dal 20-07-2021

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La tristezza la riconosci al volo,
se anche te ha toccato,
con quel suo tocco improvviso
e greve.
Come una coltre, gelida, ti avvolge
e ti protegge, dalla felicità.
La tristezza la incontri
negli occhi cerchiati e stanchi,
di chi senza vedere guarda avanti.
In quegli occhi, dove lacrime
antiche, come un mare in risacca,
trascinano parole attese, carezze mai provate, baci perduti, come gusci di conchiglie vuote, e non c'è spiaggia dove approdare.
La tristezza, quando la riconosci,
è schiva e sfugge, perché non sa farsi
consolare.
E quasi si vergogna d'essersi fatta vedere.
Cade goccia dopo goccia nel cuore
unico luogo dove si lascia andare.

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Profilo Autore: Marina Lolli  

Questo autore ha pubblicato 121 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

I bar sono sgabuzzini pieni di speranza,

quelli che puzzano di piscio,

soprattutto.

Le notti sono stracolme di parole,

futili come un sasso volante

in una finestra sfondata.

L’anima è come una perdita d’acqua,

quella singola goccia cadenzata,

fa la differenza,

per sempre

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Profilo Autore: Demonius  

Questo autore ha pubblicato 47 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Nell'afrore del mattino là sulla vigna
rimirai succosi frutti tanto cari a Bacco
tra granitici solchi colmi di gramigna.

Perbacco dissi, si prospetta meno dura,
nello stupore verdi pampini sfiorai
eppur quell'annata  faceva cosi paura.

Anche il pensiero, un tempo agro forte
s' addolcì e più non temette la mala sorte
d'inacidire seppur dentro una vecchia botte.

Travolto e rapito nell'incanto in loco restai
pavoneggiandomi come vero allocco
nel cerchio della nuova luna mi ritrovai.

Non so come a quel regno giunsi lesto
a tratti oscuro e luminoso, guardai in basso
vidi un corpo, giaceva nella piana mesto.

Chiesi di tornare e a salutare m'apprestai
mille stelle raggiavano quel mondo.
Tra polvere sbracciando, dal sogno mi destai.


A farlocche stelle volentieri rinunciai
acini gustosi rilucevano sorridenti
la mia modesta vigna più non lasciai.
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Profilo Autore: genoveffa frau*   Sostenitrice del Club Poetico dal 20-07-2021

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 Rintanato nel suo involucro

secerne filamenti programmati

a sviluppare odiose manovre

atte a colpire per puro diletto.

Non osa abbandonare il suo rifugio

poiché la luce del bene lo dissolverebbe,

il male è la sua forza e il fetore immondo

impregna il suo habitat ossigenandolo

per generare abomini distruttivi.

La sua vita è concepita nel loculo

incurvato e rugoso selezionando

nell'oscurità del suo ristretto mondo

le vittime prescelte, esaltando il suo ego.

Eteronimo riesumato, non potrà accedere

al regno dei giusti, vivrà come zombi,

ingabbiato, il bozzolo sarà la sua tomba,

avvolgendolo come una seconda pelle

decreterà la fine di un'esistenza dedicata

alla completa autodistruzione dei valori

inutilmente rincorsi senza mai intaccarli.

Il male soccomberà nella sua oscurità

il bene risorgerà e sarà per sempre Luce.

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Profilo Autore: genoveffa frau*   Sostenitrice del Club Poetico dal 20-07-2021

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Sono confusa, non sai quanto

i miei occhi dall'aria tranquilla

aprono e chiudono celando pianto

ma osservando te, iride sfavilla.

Diventi piccino sul mio petto

ferisci con lusinghe e inganno

inietti veleno come un insetto

mi fai male e mai ti condanno.

Ora sei qua sfacciato irridente

un falco pronto a ghermire

la preda senziente e gaudente

che ahimè s'appresta a morire.

Poi tutto finisce e vai lontano

planando ritorni al tuo nido

disertando come un villano

lasci nel campo solo feriti.

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Profilo Autore: genoveffa frau*   Sostenitrice del Club Poetico dal 20-07-2021

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Mi guardo attorno
ma non so più
dove posare gli occhi.

Il mio guardo è stanco
di osservare affetti
dietro lamine di vetro.

Cerco nel vuoto
quel senso
che ha dato inizio
a questa dura distanza
ma di esso
non vi è traccia.

Vado girovagando
con la mia mente
invano senza meta
senza sapere
dove andare
dove poter arrivare.

E ripenso
ai giorni andati
momenti in cui
si desiderava vivere
ogni sentimento,
ogni libertà
ma vinti
da ozio e ostilità
si dava spazio
a pigrizia e banalità.

Rinchiusi
in quattro mura
in compagnia solo
di forzata solitudine
con nostalgia
ritorniamo a quei giorni
passati
ma in fondo
non tanto lontani.
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Profilo Autore: Veronica Bruno*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 13-04-2021

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Chiudo gli occhi.

Chiedo al vento di portare
via con sé ogni inutilità.

Stanca di bagagli pesanti
come macigni

terrò con me solo tesori
che riempiono
le tasche del cuore.
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Profilo Autore: Veronica Bruno*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 13-04-2021

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Tronfi e creduli

nemmeno più

proponiamo ipotesi.

Arenati nel facile

ci teniamo bubboni.

Indolenti …

a non pensarci.


Mai visti sinistri

in violazione semplice

dei limiti, ma troppi

al contrario

nel creato pericolo

di una velocità

figlia degenere

di una vita caotica e

d’impegnata ipocrisia.


Mai vista privacy

andare a canestro

quanto abusi - per specie -

recarsi in lunetta

senza nessuno

a contrastare.


E visti poveri

pagare tasse.

Dovere del fesso.

E ridere ricchi

gustando il diritto

del privilegio concesso.


E altro da chiudere

o sbarrare gli occhi

naso, orecchie, bocca

e sentimento.


Senza pensieri.


Sinché sanzione

oppure overdose infiammi

con pus a scoppiare

in faccia ad altri


perché

preoccuparsi?

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Profilo Autore: ING BOWLING  

Questo autore ha pubblicato 426 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Al solitario merlo
Lo svolazzar in lembo di cielo è solingo,
se pur gaio è lo zufolar.
Non concepisti, dal primario volo,
l’emigrar dalle natie radici
e tra le fronde
della vegliarda magnolia
ogni sera sei a riparti.
La Natura, che sa essere beffarda,
il sapere non fu a donarti
di terre all’altrove, come a me
armi non fornì
per l’addio all’amata tana.
Inconsapevole amico di sorte,
di tanto in tanto vedo
che sei a soffermarti
sulla ferrea balaustra,
volgendo un fugace sguardo
a una vita che non t’appartiene,
se pur sei
a condivider con essa
il quotidiano tempo
e il solitario circoscritto girovagar.
Se sol tu potessi
cogliere il mio dialetto
codeste parole
sarei a proferirti: se il domani
fosse a portar a me novella
del divenir pellegrina
l’indole tua
e del repentino andar
ad esplorar stranieri orizzonti
sollazzante il ricordo mio
sarebbe dello spiegar le ali
tra l’oro del sorgere…
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Profilo Autore: Vincenzo Patierno  

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Vorrei essere il vento, per spazzar via i cattivi pensieri;
Vorrei essere il fuoco, per bruciare i brutti ricordi;
Vorrei essere la neve, per coprire gli errori;
Vorrei essere la pioggia, per lavare i peccati;
Vorrei essere il sole, per riscaldare i cuori;
Vorrei!
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Profilo Autore: Vincenzo Patierno  

Questo autore ha pubblicato 28 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
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