Mi sedetti al tavolino numero 13 del bar di Via Rosmini. Era la prima volta che vi entravo. Mi attrasse l'insegna " Soddisfatti o rimborsati" e sorrisi bonariamente.
Il tavolino era molto piccolo, lo spazio utile per una tazza da caffè e un bicchiere d'acqua. Era ad un metro dalla vetrata che mi permetteva di seguire il passeggio dei tanti sconosciuti, così avrei potuto ingannare il tempo. Mi venne incontro la cameriera. Una ragazza dal seno procace e dai fianchi formosi. Il suo grembiule era macchiato, ma sembrava che lei non desse importanza all'opinione dei clienti. Strofinava le gambe, come se soffrisse di prurito, e vidi che le calze erano smagliate e sporche di rosso.
Ordinai un caffè ed una fetta di torta, anche se non c'era l'imbarazzo della scelta. Quando ritornò, posò in modo maldestro la tazzina e il piattino con  il dolce. Non si scusò e meccanicamente asciugò il caffè che aveva versato con uno straccetto lercio. Mi scrutò come se volesse rimproverarmi perché la fissavo. Notai che il proprietario del bar aveva le dita rossastre e collegai il tutto... La ragazza continuò a strofinare le gambe per asciugarle. Avrei dovuto chiedere un rimborso? Pagai senza avere consumato e mi alzai per uscire. La cameriera mi gridò dietro con voce volgare: " Torni a trovarci! ".
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Profilo Autore: Libero  

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Se entri nella mia vita, fallo con garbo ed educazione. Rispetta i miei punti di vista, ascolta ciò che ho da dirti e non sparlare a vanvera di persone non presenti. Se entri nella mia vita, fallo con la massima cautela; perché a me non piacciono le persone che millantano crediti e cadono spesso in trance, in preda a deliri di onnipotenza. Se entri nella mia vita, fallo senza urlare; perché a me non piacciono le persone che alzano la voce, al solo scopo di far valere ragioni che non hanno alcuna ragione. Se entri nella mia vita, sappi che a me piace soccorrere le persone fragili e deboli; perché preferisco aiutare chi sta per cadere. Se entri nella mia vita, non ostentare saccenza, perché a me piacciono le persone umili. Non essere arrogante, perché non mi piace chi crede di ottenere tutto con la prepotenza. Se entri nella mia vita, fallo con garbo e se hai qualcosa da dirmi, fallo con dolcezza. Se entri nella mia vita, non far rumore; perché io amo le basse frequenze: quelle che quando le senti, ti pare di ascoltare note musicali. Se entri nella mia vita, sappi che io come te, ho riso e ho pianto. Se entri nella mia vita, sappi che a me piace tanto ridere; ma se c'è da piangere, condividerò con te, sia la gioia che il dolore. Se bussi alla mia porta ed entri nella mia vita e lo fai con rispetto; io ti darò le chiavi di casa e ti offrirò quello che ho: poco o molto che sia. Se non sei convinto di riuscire a fare quello che ti chiedo, non bussare...ed io non ti aprirò.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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"Non siamo fatti l'uno per l'altra..." disse Dolore a Gioia con occhi tristi.
"Sono sempre di umore tetro, e spesso piango..." continuò a dire.
"Con me perderesti la tua meravigliosa voglia di vivere, il tuo eccezionale entusiasmo per qualsiasi cosa, piccola o grande! Ti rovineresti la vita. Dammi retta Gioia, allontanati da me finché sei in tempo!".

Gioia ascoltava senza parlare le parole di Dolore, guardandolo intensamente negli occhi e sorridendo.
"Ecco vedi" disse Dolore "cosa ne sarebbe del tuo splendido sorriso se tu mi stessi sempre vicino?".
"Dolore, perché hai così poca stima di te stesso? Io ti voglio bene davvero! Voglio essere la tua fedele compagna per sempre! Vedrai che saremo felici insieme!" disse Gioia.
"Ma cosa ci trovi in me Gioia? Come potrei stimare me stesso? Sono debole e depresso! Non reggo il confronto con qualcuno positivo e solare come te! Non posso essere il tuo compagno.".
Dolore a questo punto si era davvero incupito, e cominciò a lacrimare.

"Perché piangi Dolore?" gli chiese Gioia.
"Piango perché è così facile farmi piangere! E poi...anche io ti voglio bene, un bene dell'anima, ma sono costretto ad allontanarmi da te, per il tuo bene!".
Dolore tentò di andarsene, ma Gioia afferrò la sua mano per trattenerlo.
Calde lacrime continuavano a scendere degli occhi tristi ma pieni di amore di Dolore.
Gioia portò la mano di Dolore alla bocca e la baciò.

"Vedi Dolore, io senza di te non potrei neanche esistere!" esclamò Gioia.
"Ma cosa stai dicendo?" chiese Dolore stupito.
"Se non ci fossi tu, se il dolore non esistesse, che senso avrebbe la mia gioia? Se si fosse sempre gioiosi, non si potrebbe neanche apprezzare la felicità. Se si fosse sempre allegri e senza mai problemi, non si potrebbe neanche dire di essere vivi. L'essere umano ha bisogno anche di soffrire. Le difficoltà, i problemi da risolvere, i dolori, aiutano a diventare più consapevoli e maturi, e ad apprezzare le cose belle che la vita ci offre, piccole o grandi che siano, proprio come faccio io!".
Gioia mentre parlava aveva gli occhi lucidi, ma non per tristezza, era commossa per l'emozione e la felicità di parlare al suo amato Dolore.

"Gioia, tu mi fai sentire amato per la prima volta nella mia vita! Ma forse mi stai sopravvalutando. Vedi, anche ora sono triste, mentre sono vicino a te e ascolto le tue parole benevole, mentre stringi la mia mano e percepisco il tuo amore per me! Dovrei essere felice, ma la mia natura me lo impedisce! Tu non mi vedrai mai sorridere, te ne rendi conto?".
"E tu non mi vedrai mai triste e infelice!" esclamò Gioia con un raggiante sorriso!

"Dolore, io e te siamo i compagni perfetti. Abbiamo bisogno l'uno dell'altra. La natura ci vuole insieme. Siamo fatti per compensarci a vicenda. Io rappresento il tuo opposto, ma so capirti e apprezzarti come nessuno può fare! Per te vale la stessa cosa nei miei confronti! Io ti amo e tu mi ami, non potrebbe essere altrimenti!".
Dolore restò in silenzio per qualche istante. Ormai aveva compreso. Gioia era davvero la sua compagna!
Si abbracciarono stretti stretti, e si incamminarono mano nella mano sul sentiero della vita.
Gioia sorrideva, e Dolore piangeva.
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Profilo Autore: poetessalibera  

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Nulla è come sembra: ogni verità ha sempre una sua piccola finzione. In fondo siamo tutti attori: ognuno ha la sua parte da recitare, ognuno ha la sua storia da raccontare. Sulle tavole di questo enorme palcoscenico, cerchiamo applausi e consensi. Spesso inventiamo storie mirabolanti, per impressionare la platea, a volte dimentichiamo le battute e proviamo imbarazzo. Troppo spesso facciamo salti troppo grossi per le nostre piccole gambe e così ci ritroviamo piagnucolanti e con il sedere a terra. Talvolta camminiamo carponi e facciamo fatica a rialzarci; ma poi seppure doloranti è acciaccati, ci rimettiamo in piedi. Anche se spesso prendiamo più calci che carezze, non ci fermiamo mai. Quando siamo felici e ci pare di volare, ci viene chiesto di stare con i piedi per terra. Quando corriamo ci dicono di frenare, perché potremmo farci male. Se stiamo fermi, ci chiedono di correre, perché a stare fermi non si va da nessuna parte. E noi andiamo...e spesso senza sapere dove. Ci invitano a fare cose mai viste e noi andiamo, anche se spesso brancoliamo nel buio. Ci chiedono di fare cose che non capiamo e noi lo facciamo senza neanche chiederci il "perché." Quando poi cala il sipario, ognuno si toglie gli abiti di scena e si ritrova con sé stesso...e intanto che aspetta, prepara il copione per affrontare l'indomani un nuova commedia: così è ogni giorno...finché non si esce di scena. Che grande farsa è la vita: anche se non sei un grande attore...la tua parte la devi per forza fare. Non serve a nulla essere abili a recitare: il copione va continuamente riscritto...bisogna solo sapere improvvisare.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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La perifrastica passiva calcioresistente, propedeutica ad una sorta di asservimento catalitico stroboscopico decisamente compulsivo rispetto ad un acriticismo hegheliano fortemente condizionato da un contesto massimalista pseudoreaganiano, si autoregola, senza dubbio alcuno, soltanto attraverso una coagulazione eburnea paucisintomatica, priva però di tracce di glutammato monosodico, glutine e olio di palma, come riportato analogamente nel bugiardino aggiornato del VixVaporub.
In conclusione, lo scardinamento piroclastico dell'avifauna del cretaceo superiore si compenetra fisiologicamente in una sorta di bruxismo orodentale finalizzato, senza tema di smentita, ad una spettacolarizzazione scenografica degna della migliore cinematografia dei cineclub della Corea del sud con sottotitoli in thailandese maccheronico...azz..forse è meglio non esagerare con la peperonata di sera.. sssallve!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Che vvo' chesta lunella birichina,
c'accumpare dint'ô scuro 'e notte.
'E matina sta ncielo annascusa,
po' s'appresenta verzo mezzanotte.
Mmiez'ô cielo splennenno s'affaccia,

quanno 'o nniro ogni lluce s'agnotte.
Si 'a fisse pare ca te guarda nfaccia,
te fa ll'occhiolino e nu vaso te votta.
S'avvanta 'sta lunella spucchiosa,
orgogliosa s'appiccia e s'allumma.

Cu nu gruosso penniello pittato argiento,
votta ragge 'int'ô mare, dint'ô sciumme.
Quanno ê bbote se mette 'e travierzio
va scutulianno 'e vvele d' 'e vvarche.
Sbrunzulea 'e rrezze d' 'e marinare,

quacche ppesce curiusanno se mbarca.
Che ddice 'sta lunella appassiunata,
quanno 'int'ô scuro te porta n'ammasciata.
Te vene a ddicere cose che nun hê sentuto,
te parla e quacche ccore 'nnammurato.

Che vvo' 'sta luna ntristita e spirciusella,
ca se ncupisce quann'o tiempo è bbrutto.
Se mette nfaccia nu gruosso farzuletto,
po' manu mano 'e llacreme s'asciutta.
Che vvo' 'sta luna a fforma 'e cunnulella:

fa 'a ninna nanna pe se fa vucà da 'e stelle.
Che vvo' 'sta luna timmida e scurnosa
ca se fa rossa quanno 'o sole tramonta.
Se fruscia, comme si fosse 'a cchiù bbella
e sse nne va nun appena 'o sole sponta.

Che vvo' sta luna tonna e 'mpurtante,
bussola de 'o marenaro e de 'o navigante.
Sott'â luna barcullanno n'omme mbriaco,
surzianno se guarda na grossa bbutteglia.
Tutt'attuorno pare tutto triste e ssulagne,

pe ttramento 'a luna guarda e vveglia.
A ll'intrasatto ogni ccosa se raddoppia...
...e 'o mbriaco cu ll'ombra soja fa coppia.
Nun è ssulo e nun penza cchiù 'a sfurtuna:
pe ccumpagne tene cielo, mare e ddoje lune.















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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Un bel giorno mi ero Mallarmé  per una notizia che mi sembrava poco Verlaine: che sia diventato Rimbaud tutto in un colpo?
Già ero pieno di Hemingway per i fatti miei che non mi ci voleva proprio questo Balzac al cuore!
Per calmarmi mi presi due pastiglie di Mauriac e mi addormentati continuando a Rousseau tutta la notte facendo uno strano Sontag, di un tizio col naso Camus che con un Brel sotto la pioggia e sopra una Montaigne , stava mangiando un bel pezzo di Zola. Stranamente mi risvegliai con il Pennac in tiro... che mi venga un Cocteau!
Ah, che Baudelaire! Ho già Dumas grossi così!
Sapete che vi dico? Ho deciso di Voltaire pagina e per finire in bellezza questa Bataille, me ne andrò a Beauvoir un bel Hugo al bar Apollinare e buon Sartre a tutti!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Leggero e invisibile nemico silente avanzi nelle nostre vite senza bussare alle porte dei nostri cuori, i sentieri sono afflitti dal pianto e lo stridore dei denti ora è malinconica melodia che aleggia nelle nostre menti
dove ogni nostra fiducia si scioglie nel fango delle tenebre nel momento in cui si spegne pian piano la vita segnando i tristi destini irrimediabilmente
in chi ha perso la battaglia, e non restan altro di loro che un numero che li identificano nelle memorie di quel registro ospedaliero segnato con l'inchiostro della necrosi. Dimmi chi sei veramente? Per lungo e in largo le tue scure orme hai impresso nelle nostre anime, lacrime amare a sorpresa
ci hai lasciato e lene speranze accendi negli angoli delle nostre case a riscaldarci di gelida psicosi fasciata da inquietudine.
Dimmi chi sei veramente? Dimmi chi sei veramente?! Ferrigno e
ben corazzato percorri la tua redola senza considerar la fragilità della nostra vita. Dimmi chi sei veramente? Dimmi chi sei veramente?Ma sappi o guerriero di questo tempo così periglioso di cui vuoi intingerlo di dolore
che spacca le viscere della pace, noi uomini donne e bambini siamo una umanità dalla quale di tutto puoi privarci tranne la speranza che mai nessuno può estinguere sul volto della terra, ossia quell'amore immenso
per la vita che mai nessuno potrà placare, neppure dopo la morte. Ma non si può neppure restare indifferenti allo sguardo del male quando ci sceglie sue predilette vittime, non puoi non tentare di osteggiarlo poiché è in noi la
fiamma della folgorante speranza mentre ci indica la strada della sua espugnazione.
Lui scenderà e scaverà fino in fondo al nostro più remoto essere per provarci e stancarci fino all'estremo, ma risaliremo se sapremo esser previdenti e circospetti in ogni sua mossa perché di pura speranza è
formato il nostro plasma mentre scorre positivo nelle vene. Lui invece così forte e superbo si fa sentire nell'anima quando i suoi abbracci avvolgono la vita dalla sua crudele morsa per farci suoi martiri nel suo preciso obbiettivo di defraudarci dagli affetti più cari, dai sorrisi sinceri di chi
amiamo debellando nell'intimo quanto è più prezioso per la nostra vitalità, protraendoci nel tunnel del supplizio ove non molte anime sapranno combattere le sue insidie. Sarà dunque una gran lotta e su una gran moltitudine di gente la sua ombra estenderà diventando loro imponente patrono, ma mai nel loro e nostro cuore noi che ancora siamo al sicuro! Perché proprietà sublime di quella luce fatta di vita ossia l'immortalità della speranza dentro l'anima che resterà in eterno in noi. Dunque dimmi chi sei o guerriero salito dall'inferno col mantello fatto di particelle untuose e avvelenate che al tuo scuoterlo ci allontani dalla libertà sconvolgendo ogni nostra libera scelta e stile di vita! Dillo chi sei perché noi ci siamo identificati! Ma sappi anche che sulla tua meditata rivincita su noi, sappi che saremo più preparati che mai a giocarci la partita perché incredibilmente audaci saremo nella vittoria, e finalmente tu sarai Covid-19 nella scaletta dei sconfitti e archiviati negli scaffali delle memorie del tempo di questo mondo per sempre.
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

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Il suo zucchero a velo ancora caldo, roseo, perlato, svolazzava nella brezza lungo la Senna.
Il castano chiaro dei suoi capelli copriva le mie screpolate labbra.
Il sapore di balsamo e il profumo di smog parigino si fondevano nel mio olfatto contaminato da lei.

Sorrideva, guardando le giostre in lontananza fare capolino, tra le luci nascenti della città.
Il sole era ormai annegato nelle acque torbide, e nei suoi occhi rifletteva gli ultimi raggi.
Sentivamo un sassofono strillare sulla passerella, tra i viandanti smarriti.

Tese la mano verso di me e questa, sporca di zucchero, s’appiccicò alla mia.
Sotto la luna dell’innamoramento.
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Profilo Autore: Ruben Londero  

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No, non la vogliamo un’altra èra, se questi momenti sono miracoli miracolati e… quel giorno, che appariva ai nostri sensori come mite, ci stava regalando qualcosa di magico; la tua leggerezza e il mio innamoramento: momenti irripetibili.
Il tuo, il mio distacco dalla madre terra era così lieve che le mani quasi tremavano; mentre le luci cambiavano calore. I battiti dei nostri cuori incantavano ogni metronomo per la nitida simbiosi: l’un per l’altro, ad oltranza: un ticchettio odoroso di primule.
Ascoltavamo, abbandonati agli argini, quel brusio di stelle, che il cielo ci preparava come calda coperta; la notte avrebbe avuto la sua escursione ma i nostri corpi si sarebbero difesi con inesauribili abbracci: di quelli che penetrano ogni orgasmo, saturando gli aliti in dolci afflati.
Tu, se vuoi, sarai per sempre la mia èra ed io, se vuoi, resterò disteso sul tuo morbido ventre.
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Profilo Autore: sasha  

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