L’estate era quasi alle porte ed io e i miei compagni di liceo eravamo intenti a preparare le nostre tesi per gli esami della tanto attesa maturità. I pomeriggi trascorrevano per lo più tra telefonate, messaggi, incontri per aiutarci con le diverse prove scritte e orali simulando ogni sorta di probabile situazione.
Le giornate sempre più ricche di sole rendevano il tutto un po’ meno sopportabile anche a chi come noi si era sempre impegnato con costanza, dedizione e sacrifici per costruire mattone dopo mattone un solido futuro.
Tra una lezione e l’altra impregnate di compiti e interrogazioni riuscivamo però pure a chiacchierare dei nostri sogni e dei nostri progetti, cercando già il modo migliore per realizzarli. Tanti i desideri e le speranze di riuscire, dopo tanto lavoro, a raccogliere già le prime soddisfazioni e i primi successi da usare come appigli nei momenti, invece, austeri o come slanci per affrontare, abbattere, superare le difficoltà che la vita quotidianamente ci poneva o ci avrebbe presentato.
Questo nostro altalenare tra obiettivi e titubanze, chimere e dubbi, divenne alquanto lampante alla nostra professoressa di latino, la quale, nonostante la sua scenica presenza e il suo fare altezzoso, durante una delle sue lezioni dopo averci chiesto di prendere il testo di antologia per esercitarci sulle traduzioni, guardando ogni nostro volto ci disse con tono dolce e ammiccando un sorriso:
<<No, no…non va; non ho intenzione di essere ascoltata da occhi spenti. Riponete libri e quaderni, oggi non si farà lezione di latino, bensì di vita!>>
Aria gelida riempì l’aula. Tra noi scorsero sguardi sbalorditi, quasi spaventati da quella richiesta. Lei, la Tirannica, come la chiamavano tutti nell’istituto (alunni, professori, bidelli…) per la quale era essenziale e prezioso ogni secondo delle proprie lezioni, quel giorno non ne aveva alcuna intenzione! Pensammo fosse una trappola e che ci avrebbe sottoposto ad una delle sue terrificanti interrogazioni o ci avrebbe annunciato un compito “a sorpresa”, come suo solito. E invece no.
Seduta alla cattedra si chinò di lato, prese una bottiglietta d’acqua e ne riempì un bicchiere poi ci guardò nuovamente e tenendolo con mano sollevata chiese: <<Quanto pesa questo bicchiere secondo voi?>>
Noi ci aspettavamo la classica domanda: “Questo bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno?”
Nonostante il nostro pensiero fosse sbagliato, iniziammo comunque ad esprimere il nostro parere e le risposte furono varie, ma nessuna esaustiva.
Dopo un po’ la professoressa ci interruppe: <<Il peso in fondo non è rilevante siccome dipende dal tempo in cui lo teniamo sollevato; più a lungo lo terremo, più il braccio farà male. Il peso sarà sempre lo stesso, ma più tempo terremo il bicchiere in mano, più diventerà pesante e difficile da sopportare. Il bicchiere d’acqua, ragazzi, simboleggia le preoccupazioni, i pensieri negativi. Se ci pensiamo un poco non accade nulla. Se ci pensiamo tutto il giorno, iniziano a farci sentire male. E se ci pensiamo per tutta la settimana, finiremo per sentirci paralizzati e incapaci di fare qualsiasi cosa. Pertanto, dobbiamo imparare a lasciare andare tutto ciò che può farci del male e che ci procura solo dolore.>>

Questa fu solo la prima di tante altre lezioni di vita che la Tirannica, soprannome che alla fine non sembrò più tanto adeguato, ci regalò per affrontare al meglio il futuro che ci attendeva.

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Profilo Autore: Veronica Bruno*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 13-04-2021

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Era giunto maggio, l’aria fresca dell’inoltrata primavera accompagnava le passeggiate di noi amici alla scoperta di strade, parchi e monumenti della nostra città; infatti, anche per chi come noi vi era cresciuto, Napoli nascondeva ancora degli angoli inesplorati, dove magari eravamo passati solo velocemente oppure dove non eravamo tuttora stati.
Tra i suoi più antichi vicoli, la città ci abbracciava con i caldi raggi del sole che da sempre la contraddistingueva. Ogni sua viuzza, ogni suo edificio ci raccontava episodi della sua milionaria storia. In fondo era essa stessa un vero e proprio museo a cielo aperto al quale spesso non si dava la giusta attenzione.
Tra i tanti itinerari da percorrere per esplorare nuovi luoghi, scegliemmo quello che da Piazza Dante, dominata dalla statua dedicata al Sommo Vate, ci permetteva di sbirciare tra i libri d’ogni genere e d’ogni dove portandoci alla rinomata Port’Alba che per la sua mole e la sua architettura era da sempre considerata una delle porte seicentesche più belle d'Europa. Essa, ricca di famose librerie, ma anche di bancarelle dove nutrire la nostra cultura letteraria spendendo cifre più modiche, ci conduceva nella vicina Piazza Bellini dove si potevano ammirare i resti di alcune mura greche circondati da antichi palazzi. La bellezza e l’eleganza di questa piazza che di giorno ci aveva incantati, la sera si trasformava e diventava popolata da una scatenata movida.
Fu proprio durante una delle serate di baldoria in uno dei classici baretti di Piazza Bellini che, ad un certo punto da un tavolino, si alzò su di una sedia un uomo.
Capelli brizzolati, viso perfettamente rasato, alto poco più di un metro e settanta, secondo alcuni tra i sessanta e i settant’anni, vestito però in modo casual con jeans in cotone con quattro tasche, camicia in fantasia a righe bianche e azzurre, sneakers in tessuto blu e orologio con cassa in alloy 42 movimento eta quadrante stampato popart.
Col suo bicchierino ben impugnato esordì:《Tra un cicchetto e l’altro vi racconterò d’una storia che pochi sanno: quella della strega Maria la rossa e dell’amor suo ambientata proprio nei pressi di Port’Alba a pochissimi passi da qui chiamata dal popolo dell’epoca “Porta sciuscella" grazie alle piante che si trovavano nel giardino del vicino convento di San Sebastiano. “Sciuscella" nella lingua napoletana è il carrubo, pianta usata spesso per sfamare i cavalli delle scuderie che si trovavano nei pressi.》
Le persone presenti credettero che fosse lo scherzo di un ubriaco perciò iniziarono a ridere all’impazzata. Ma quando il proprietario del bar confermò l’esistenza della storia, tutti tacquero, invitando l’uomo a raccontarla.
E così iniziò.
《Viveva a Napoli, tanti anni fa, all’interno delle mura cittadine, una ragazza molto bella che chiamavano Maria la rossa, per il colore dei suoi capelli, che amava essendo ricambiata un ragazzo di nome Michele, il quale però abitava al di fuori delle mura in modo che i due innamorati non si erano mai potuti abbracciare: grande felicità fu quindi per essi quando aprirono Port’Alba, che il popolo aveva denominato “Sciuscella” per le piante che c'erano nel vicino giardino perché adesso potevano vedersi tutti i giorni. Tuttavia, ogni volta che tentavano di oltrepassare la porta, una forza sovrannaturale glielo impediva, una forza cui non sapevano dare spiegazione, come se si trattasse di una maledizione. Dopo un certo numero di giornate si arresero, continuando però ad amarsi attraverso le mura. Maria cominciò a trascurarsi: non mangiava al punto da diventare pelle ed ossa, gli occhi infossati, intenta solo a leggere e studiare libri di magia cercando il modo di rompere l’orrenda maledizione in cui credette sempre più. La gente, venuta a sapere delle sue ricerche, iniziò a pensare che fosse una strega e allora la rinchiuse in una gabbia appesa proprio sotto l’arco di Port’Alba, finché la donna morì di fame e di sete. Il fantasma di Maria la rossa però è rimasto lì e molte persone raccontano che una volta scesa la notte l’hanno visto in Piazza, per incontrare il suo innamorato.》
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Profilo Autore: Veronica Bruno*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 13-04-2021

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Ricordo quell'attimo al quale rifiuto dare una risposta al "Paranormale.” Ancora mi fa accapponare la pelle quello strano incontro, avvenne una sera d’agosto, la mia stanza era buia e sull’uscio della finestra, mi apparve immobile un fantasma in penombra con un cero in mano intento a osservarmi. Terrorizzata, mi chiesi mentalmente cosa potesse volere da me, all’improvviso mi sentii spinta a sedere con forza anomala su una sedia a dondolo; paralizzata, non riuscivo più ad alzarmi. Alle mie spalle, sentii avvolgermi da due possenti braccia l’addome, avvertendo il suo respiro  mio collo; tentai di immaginare il suo volto, mentre invece vidi limpidamente, le sue braccia giovani e possenti con le maniche della sua camicia bianca risvoltate, che tentava di trascinarmi via con sé: ricordo un brivido gelido lungo la schiena.
D'improvviso con tutta la mia forza, d’impeto partì dentro me la ribellione, così cominciai a rifiutarlo, dapprima chiedendo chi fosse e poi finalmente ripetendomi che tutto questo non esisteva, era solo tutto frutto della mia immaginazione, continuando nell’urlargli di lasciarmi stare, con gran determinazione m’imposi di non fantasticare, finché subito poco dopo, tutto scomparve.
Aprii gli occhi e alla finestra il cielo azzurro si presentava limpido e luminoso.
Lesta scappai via da quella stanza, scesi le scale in fretta e furia, incrociando lo sguardo di mia madre che mi trasmise da subito quiete, ma allo stesso modo, con il volto preoccupato mi domandò cosa mi fosse accaduto per avere quello strano pallore in volto. Tra la confusione e lo spavento preso, senza darle risposta, le chiesi che ore fossero: mi replicò che erano ormai le dieci del mattino. Senza proferir parola continuai la mia scesa sino al piano terra dove incontrai una delle mie sorelle seduta al divano, anche lei mi parve spaventata, e nel vedermi arrivare sgranò i suoi bellissimi occhi, chiedendomi di raggiungerla silenziosamente in bagno per parlarmi.
Chiusa la porta alle nostre spalle, sussurrando mi chiese se anch’io mi fossi imbattuta in quell’essere, il mio stato di agitazione tornò impetuoso chiedendole come facesse a sapere anch’essa di questa strana entità. Terrorizzata nello sguardo e ancora tremolante, iniziò a raccontarmi della sua disavventura, descrivendomi, che dopo essersi seduta su quella sedia a dondolo, si sentì afferrata per le caviglie e trascinata sino alla ringhiera del balcone. La sua reazione, fu nelle parole, come la mia, in primis, la sua non esistenza e successivamente gli intimò ad andar via e lasciarla in pace. Entrambe ci confidammo e raccomandammo di non parlarne con nessuno per non essere prese per pazze, e subito ci balenò alla mente che tutto quello che per noi era avvenuto realmente, spaventandoci a dismisura, era stato solo un sogno. Preferimmo dimenticare, che dare un senso a ciò che a noi stesse e per gli altri, sarebbe risultato insensato.
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Profilo Autore: Pietrina Lorito*   Sostenitrice del Club Poetico dal 20-11-2020

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Le sere d'estate, incantate da sghigni di risa che molte anziane signore non amavano ascoltare, ma lo sapevano tutti che erano le nostre, si, noi eravamo un bel gruppo di amici coetanei che s'incontravano sempre allo stesso posto: il muretto difronte casa mia.
I primi ad arrivare, nell’aspettare gli altri, ascoltavano silenziosamente i racconti delle "Sciure" del paese, che ci rapivano facendoci immergere nella loro magia di gioventù, nostalgicamente sfumata.
Tra una lacrima e una risata, si facevano largo le gomitate appena accennate tra noi, che invece vivevamo, di spensierata allegria. Eravamo tutti armati del necessario per sconfiggere quelli che ironicamente denominavamo gli "Aerei," che in picchiata si gettavano a mitragliare le nostre gambe, e come unica difesa avevamo lo zampirone, contro gli zanzaroni della “Lanca.”
Un piccolo laghetto creatosi in modo del tutto naturale, dopo la rabattata da una sponda all’altra di Mezzana, dovuta a una memorabile inondazione del fiume Po, che dopo il rientro alla normalità, prese un nuovo corso. Da questa leggenda, nacque così il nome del mio paese, Mezzana Rabattone che prese il posto di Oltre Po Pavese.
Ed ecco arrivare chi, io con ansia aspettavo, la mia amica del cuore "Nadia." Compagna di mille e una avventura, dotata d'intelligenza sopraffina, l'ho sempre ammirata ma soprattutto, ci abbracciava una forma di bene naturale, come fossimo sorelle.
Quella sera per noi era speciale, perché il giorno dopo sarei partita per la terra natia dei miei genitori; Sicilia, andando via per sempre. Parlammo tantissimo finché arrivò il momento di doverci definitivamente salutare. Con il dolore negli occhi ci guardammo intensamente, tenendoci per le mani ormai tremolanti, ci abbracciammo commosse nel nostro indimenticabile attimo intenso, dove come una pellicola a bianco e nero, ogni singolo passaggio di vita insieme, attraversava la mia mente, che mi lasciava lo strascico di una triste paura, quella di non doverla più rivedere.
Da qui, la promessa che un giorno ci saremmo rincontrate proprio lì, in quel punto, a due passi da casa mia.
Dandoci poi le spalle piangendo, a voce alta ci ripetemmo:
"Ci vediamo al muretto."
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Profilo Autore: Pietrina Lorito*   Sostenitrice del Club Poetico dal 20-11-2020

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Sento il rumore del vento fuori dalla mia finestra.
Le tende sembrano danzare così dolcemente, portate dalla brezza estiva.
Sto seduta sul mio letto, silenziosa, scrutando il vuoto della stanza.
Un filo di luce illumina una parte del mio viso, portando un calore/gelido alla mia pelle.
Ogni attimo sembra sfuggire dalle mie mani, il tempo sembra lento ma in realtà sta fuggendo via.
La vita è fuori, non in questa stanza.
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Profilo Autore: Child  

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Passo giornate infinite a non fare quasi nulla, se non studiare. Sono giovane e dovrei essere piena di sogni, di vita invece mi sento morire. Una morta che cammina, senza gioia e senza dolore, apatica da morire. Svegliarsi da un momento all'altro all'interno di un mondo che già vacillava, adesso durante la pandemia mi sento morire. Impotente davanti alle leggi, spesso contraddittorie, si sa che al mondo c'è chi ha troppo e va avanti, e chi invece è dimenticato da tutti  muore e a nessuno importa. Sono giovane, ero una ragazza semplice piena di speranze, amavo la vita. Adesso invece sono solo un'altra morta che cammina.
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Profilo Autore: Child  

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Il Contadino lavorava costantemente la sua amata terra però le sue mani non erano mai sporche di terriccio, poiché esso curava il giardino del suo cuore affinché nè errori di parassiti nè falle di pericolose intemperie potessero contaminarlo fino a trasformarlo in aride zolle senza sentimenti! Non aveva timore che le più gravi siccità potessero essiccare il nocciolo della sua coscienza, perché di luce delle proprie lacrime colme di pure emozioni che nascevano dalla foce del cuore sensibile alle percezioni della vita, irrigava quel suo giardino dagli alberi adorni di frutti profumati e deliziosi al sapore delle sue opere! Non temeva neppure i suoi convicini quando nelle loro schernie beffeggiandolo con sguardi austeri provocavano la sua dignità nella sua pazienza lenta all'ira, ma larga alla perseveranza del perdono! Amava contemplare il suo faustello nel segreto del suo essere, lavoro fatto con passione non per essere realizzato davanti agli occhi degli uomini, neppure per sé stesso, ma solo davanti allo sguardo di Dio! No, non era un santo era semplicemente un uomo che sceglieva ogni giorno di percorrere la strada della vera saggezza per amore della pace nel bene dell'umanità! Non considerava mai contando le cadute che non erano mai troppe, e neppure le vittorie che egregiamente raggiungeva, gli ostacoli che aveva imparato a scavalcare poiché nonostante fosse un buon contadino che amava prendersi cura del terreno della sua anima affinché fosse sempre fertile e feconda all'insegnamento del suo Signore, era anche un bravo e onesto soldato che senza lamentarsi per la troppa fatica sapeva combattere ogni giorno per il suo raccolto affinché fosse sempre prospicuo non per gli occhi degli uomini, né per sé, ma per lo sguardo di Dio!
Era semplicemente uno in mezzo a tanti con una salda volontà votata e riflessa all'immagine e somiglianza di Dio, quel Dio che non amava a parole poiché fin troppo spesso e facilmente quelle volano via nel vento col tempo, ma amava col cuore e con l'anima attraverso le sue gesta vera essenza gradita che eleva ogni angelo figlio di Dio nel suo di giardino, per abitarvi per sempre circondato dalle sue di meraviglie in una particolare situazione di non più contadino ma concittadino in quel regno che solo i veri valorosi soldati della pace e dell'amore del bene, sanno meritare fin da questa terra!
Terra che fin troppe volte sporca le mani inquinando l'animo col suo terriccio sterile e avvelenato dal male, che incontrastato contamina chi lo sovrasta!
Ogniuno di noi è fondamentalmente contadino nella vita, se sa essere un vero soldato nelle battaglie tra il bene e il male sul suolo del giardino dell'anima, e il suo olezzo è nella volontà delle nostre mani, a noi la scelta se renderle pulite o sporche colme di fango!
No, non per gli occhi degli uomini, né per sé stessi, ma solo per lo sguardo di Dio che non tutti sanno accettare e amare nella propria vita, no non a parole, ma con le gesta dell'anima l'essenza del cuore quando vive la pace di essere figlio di Dio.
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

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All'improvviso il rumore della porta d'ingresso la fece sobbalzare dai suoi sogni che la trasportavano lontano nel tempo, quegli interminabili tuffi dell'anima nei ricordi del passato, quando l'amore era ancora in fiore nella sua vita sotto un bel ciel sereno senza nubi in circolo illuminato dal suo raggiante sole, quel che fu il suo adorato e perfetto uomo! Quando quella porta si chiuse con un click lasciando dietro di sé un'incessante pioggia di pieno inverno, in un pomeriggio decisamente rigido, Lisa trasalì per l'improvviso accaduto e di certo non si aspettava che qualcuno potesse varcare la soglia della porta di casa sua da padrone, un attimo dopo dal corridoio giunse un consistente rumore di stivali tipo alla cowboy sul pavimento di legno massello di un'abitazione dallo stile rustico ma romantico , che accoglieva intimamente chi vi entrava in quell'atmosfera calda e rassicurante in cui sentirsi a proprio agio in quell'ambiente confortevole e genuino nella sua semplicità. Mentre lei era ancora inchiodata sul divano in pelle di bufalo color marrone sulla quale era adagiata per potersi leggere in pace il suo libro preferito, e non mancava molto per terminarlo solo altri due capitoli , sì chiedeva chi potesse essere nel lasso di tempo in cui le mancavano alcuni battiti di cuore a dar vita alla giovane donna, soprattutto quando riuscì a concepire chi poteva aver potuto aprire la porta di casa sua con un mazzo di chiavi, poiché due erano le copie e quella mancante dall'appendichiavi da parete era in possesso del suo.... O meglio ex Leo. "Impossibile!" risolse scioccamente fra sé, i passi si fermarono per qualche istante all'altezza della camera da letto come se cercassero qualcuno o qualcosa di fortemente intimo e personale, poi ripresero a gran passo spediti verso il salotto quando nel contempo Lisa dopo che la paura iniziò a padroneggiare intrufolandosi nelle sue vene inducendo il suo respiro ad affannarsi, di scatto si alzò lasciando scivolare via dalle sue mani il libro che con cura maneggiava, e guardandosi intorno con un bel nodo in gola tinto di paura cercava un qualcosa da usare come arma di difesa, e il suo sguardo non mancò più di un minuto a posarsi non molto lontano, cadde su un vaso cinese che poco c'entrava con l'arredo di casa, lo afferrò sensa esitazione in gran fretta per poterlo spaccare addosso all'agressore, certo perché questo credeva la povera Lisa mentre fissava il vaso che tempo addietro gli aveva regalato il suo Leo, in un viaggio d'amore in Cina.Era certa che stesse per accadere l'impensabile per lei, doversi difendere da un ladro per direttissima adoperando la violenza che odiava da morire! E quando la presenza inquietante non era ancora nel raggio visivo della donna, quest'ultima era già pronta per scagliarsi di sorpresa al visitatore, ma ecco che all'improvviso il suono rauco della voce di Leo, si proprio lui in carne ed ossa di fronte a lei diede timbro vocale diffondendosi per tutta la stanza, fecendo si che il vaso cadde per terra frantumandosi in mille pezzi, piuttosto che addosso all'ospite indesiderato! Lisa fece per gridare colta da assordante sconcerto e attonimento mesti a tanta stizza e disappunto, incorniciati da una rara emozione che mozzava l'aria impedendo di respirare liberamente, ma proprio in quel momento la collera ebbe il sopravvento su tutto quel grosso groviglio di sentimenti. Esplose verbalmente punendo severamente chi di certo non avrebbe voluto vedere dinanzi a sé, soprattutto senza alcun tipo di preavviso! Ma Leo non si scoraggió, anzi al contrario deciso come non mai prese coraggio accorciando la distanza che separava i corpi dei due ex amanti, e con un sol saldo abbraccio cinse la vita di lei attirandola a sé contro i suoi possenti pettorali, stringendo quel corpo esile e delicato per sentire quel contatto fisico, quel contatto di cui Leo aveva bisogno poiché gli era mancato da morire, e che aveva sognato di riavere ogni notte trascorsa senza lei. Racchiuse quell'impulso naturale in quel momento con un'unica parola, la sola che poi riuscì a pronunciare dato che anche in lui l'emozione si faceva sentire nel profondo inducendolo a dirle "Ascoltami! ". I loro occhi si incontrarono, serrati e lucidi in preda all'imprevedibile, vi susseguì un momento muto in cui Leo ricordando rammaricandosi in cuor suo per come l'aveva bruscamente accusata nella maniera più cruda, poiché lei in passato aveva accusato Leo di averla tradita con Sandra un'amica di famiglia di vecchia data, difatti Lisa mancò di fiducia verso Leo ingiustamente però, mandando all'aria il loro rapporto felicemente consolidato, diversamente dal canto di Leo che si dichiarava innocente e fedele solo a lei la sua unica gioia, sostenendo sempre che in realtà erano stati vittime di un crudele e freddo tranello teso da Sandra, l'eterna falsa amica dalla faccia pulita e dal cuore sporco di nequizia.Infatti era segretamente innamorata di Leo sin da bambina e non sopportava l'idea di vederlo felice accanto ad un'altra. Infatti tentò di distruggere la loro relazione seminando zizzania tra loro riuscendoci alla grande raccogliendo i suoi frutti, separazione, lacrime e dolore! Finalmente recentemente Leo era venuto a conoscenza della verità grazie alla confessione della medesima, l'autrice di quella trappola tesa alle loro spalle poiché il rimorso fece capolino nel suo minuscolo impassibile cuore!Proprio lei Sandra, che fu complice di chi originó quella telefonata anonima fatta a Lisa la quale lasciava intendere che vi era tra i due una relazione segreta ed era giusto che Lisa ne venisse a conoscenza, e quando fu il momento di affrontare Sandra a viso scoperto per un confronto, Sandra non negò anzi al contrario affermò colma di gelosia e invidia mascherate a dovere, che era tutto vero, ferendo a morte Lisa! A nulla servirono le parole di Leo per difendersi da quello che accadde in seguito alle rivelazioni che vennero alla luce dei fatti, e per salvare la loro storia tentó di tutto ma trovó solo un muro insormontabile da abbattere, Lisa non gli credette e si sfiló l'anello d'oro coi diamanti per lanciarlo dalla finestra, che gli fu regalato dal suo fidanzamento ufficiale con Leo, lanciandogli contro inoltre tutto il suo disprezzo! Ed ora che anche Lisa sapeva tutto, lentamente si spoglió di quello che la sua amareggiata anima vestiva e non appena fu completamente priva da ogni sentimento di rabbia, delusione e rancore, esplose di gioia incontrollata e i suoi occhi si illuminarono come stelle scintillanti per la consapevolezza che il suo Leo non l'aveva mai tradita, ma allo stesso tempo soffriva perché all'epoca non gli aveva creduto! Il calore dei loro corpi si fuse in un solo abbraccio sprigionando tanta tenerezza in quelle lacrime liberatorie, che oppressatamente aspettavano di scivolare copiose sui loro visi inarcati da sorrisi di pura gioia, per poi guardarsi scrutandosi negli occhi per dichiararsi tra mille infiniti emozioni che facevano a gara per esprimere tutto l'amore che provavano, tra i nodi in gola per la troppa letizia che impedivano quelle parole mancate da troppo tempo a dar nota d'amore, anche se era passato solo un anno ma per loro era un secolo! I loro cuori pulsavano amore allo stato puro, le loro carezze si fecero più intense esplorando ogni parte del corpo e il loro ardore sempre più marcato nei loro animi in preda al turbamento, che impaziente divampava consumandosi in quei baci così profondi e passionali quando tremava il suolo sotto i loro piedi, o meglio, erano loro tremanti soggiogati dalla sensualità dei movimenti dei loro corpi ormai riscoperti l'un per l'altro, per ripromettersi ancora una volta in quelle parole magiche che le loro orecchie finalmente quasi incredule potevano riascoltare tra infiniti brividi e trepidazioni, che esalavano dal cuore inducendo ambedue a gridare quel "Ti Amo" tanto sospirato a polmoni pieni sull'apice della loro passione che sigillava il loro tempo col loro sentimento ormai riconsolidificato , firmando la loro storia nel filmato del loro destino nuovamente intrecciato sulla pelle delle loro vite, per non sciogliersi mai più!
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

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Reminiscente ricordo di proverbi, perle di saggezza:
"La lingua non ha ossa, ma taglia carne e ossa."
Verità assoluta che colpisce soprattutto le anime sensibili.
M'è capitato d'incontrarne tante ma, come quella lingua al veleno dai fari molto simili a serpente, mai prima.
Viscida s'insinuava ad ascoltare ma non a capire; conversazioni tra amiche.
Subito come per magia in paese, stile: "Don Camillo e Peppone", notizia non veritiera inizia a girare.
La donna mieteva vittime e sorrideva, "Io di quest'acqua non ne voglio bere, non si dice mai", questo finché non toccò a lei.
Mirò stavolta disgraziatamente una comarella dai modi e fari peggiori dei suoi, ed eccola di nuovo: insinuò per il paese un brutto fatto di "corna", che la fece cacciar di casa dal marito.
La vittima promise quindi di fargliela pagare, perché il fatto non era vero, così un giorno chiese ad un suo amico di aiutarla a compiere la sua vendetta.
Il piano che aveva messo in atto, vedeva l'intrufolarsi dell’uomo in casa della vipera, prima che rincasasse il marito.
Questo avvenne e quando la donna fece per coricarsi, trovò l'amico dell'altra in mutandoni nel suo letto.
Urlò la donna spaventata e nel frattempo, entrò il marito.
Aperta la porta, subito pensò l'avesse tradito.
Immediatamente la buttò fuori di casa.
Giustizia fu fatta facendo felice la comarella.

Son cresciuta a pane e proverbi, nel caso specifico vi do la morale: “Meglio è, non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te.”
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Profilo Autore: Pietrina Lorito*   Sostenitrice del Club Poetico dal 20-11-2020

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Il suo respiro si fece affannoso, mentre dentro di lei un panico sempre più intenso faceva a gara di intensità con un'incredulità istupidita, sapeva che a breve l'avrebbe incontrato dopo quel brusco litigio che determinò la loro separazione. Ma l'idea di poter rivedere i suoi occhi scuri e riascoltare la sua profonda voce, le faceva traboccare il cuore d'amore sul suolo d'asfalto! Per non parlare della voce grondante dal cinismo della sua coscienza che le martellava continuamente la mente, urlandole che sarebbe stato un'incontro puramente spinto dalla pietà di lui unicamente per potersi lavare la coscienza, per averle tanto onta nella sua irruenta impulsività, ma mica per regalarle delle rose rosse e profumate come segno di pace, e anche se fosse stato così sarebbero state delle bellissime rose tempestate di spine pungenti, a farle sanguinare nuovamente le sue emozioni .Non le restava altro che attendere quel momento cinta di ansia che le fuoriusciva da tutti i pori della pelle, e abbracciare ciò che il destino serbava in seno ancora una volta per lei.
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

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