Sale il vento in rapida discesa
Nell'amore degli occhi, un cosmo al passaggio
di un temporale scrolla rami penzolanti
è buio pesto, che avvolge, niente rimane
solo briciole di pane, nel giardino dei sogni
di giorni nel sole che brilla brillando
solamente lui. Ombre nel buio dei cipressi
si dettano al mare ed un tempio per pregare,
risale dal profondo mentre il vento tace
triste, tuoni assordanti scuotono rami
infiniti predatori. Nel sipario una danza spenta
nei riflessi riprende le note in giorni cupi
nuvole ammantate di cielo sospeso ed infinite comete
raccolte tra cespugli dimenticati in periferie
del cuore. Cavità sentite
Proprio nel fluire delle notti, scorrono pensieri più vivi
muovere pareti sottili, avverti, un turbamento
è indispensabile chiedersi cos'è
che ti spinge a non sentire il bisogno
per mesi, anni, di cercare
Vorresti che capisse chi si respinge
accettando di buon grado questa decisione
senza insistere, se insiste, costringe a far dire cose
metà vere e metà false
rimproverandosi, d'avere insistito
La cosa che fa malissimo
è non voler capire. Dietro ad una decisione
ci sono motivi profondi, dimensioni lontane
dalle sue, capirsi non potranno, troppa diversità di vedute
per venirsi incontro. Agisce nelle pieghe del mistero
e cammina con lui, rimanendo soffocata
tra le spire buie che l'avvolgono irrigidendosi
ad un vento impetuoso, costruendo dighe
dove l'acqua non si muove
ma scopre rifugi accampati sulle cime
di montagne protettive
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: poesie profonde*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 16-07-2013

Questo autore ha pubblicato 724 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.



Io ti ho capito in quest'istante ti vedo, so quanto ci avresti tenuto in quel tempo a dimostrare la tua estraneità ai fatti. Chiunque avrebbe sofferto, come potevi pensare che avresti potuto farcela con una furia abbattuta su di te senza rispetto che cerca e più lo cerca e neanche a poca distanza lo vede apparire aggrappandosi a scuse non attendibili? Ti rendi conto Isabella, di quello che dici? Adesso dove vai, spiegamelo, vado da un avvocato Clarissa. Mi chiedo che cosa ho fatto di male. Quella sa recitare bene la sua parte cosi il Signore però non l'aiuta questo dovrebbe saperlo. Certo avrò sbagliato nessuno è perfetto ed io avrei voluto sapere tante cose liberandomi da tutto. Volevo che i miei sapessero, la pace mi manca troppo, quella tranquillità che mi sono tolta con le mie stesse mani mi ha devastata. Vorrei andarmene se potessi ma non voglio rischiare. Non andrò da nessuna parte, vedrò solamente di uscire di svagarmi un pò, meno sto in casa e meglio è. Forse è la cosa più giusta da fare Isabella io non ne trovo altre, almeno per il momento. Bene, vado un attimo a rinfrescarmi e poi usciamo insieme, che ne dici, ti va? Certo che sì. Sai, avrei voluto sapere più cose, ma non mi è stato permesso, la vita non me l'ha concesso. Ormai non pensarci Isabella ne è passato di tempo da quando ti sei sposata, quindi basta, mettici una parentesi cambiando discorso. Ok Clarissa lo farò. Spero di poter mantenere questa promessa che ti ho fatto. Come piove, finalmente la pioggia, che ci
rinfresca. Vorrei andare da qualche parte e dopo qualcosa mi trattiene e che cosa, Isabella? La tecnologia, cambiandomi, anche nel sonno. Più di una volta l'avevo passata in bianco. Mi ero veramente spaventata preparando una camomilla forte sperando che facesse, i sonniferi non li ho mai presi e quindi me ne sono guardata bene nel prenderli. Devo darci un taglio, oppure usarla, con un certo criterio. A volte è quasi impossibile Isabella riuscirci, se si è confusi, arrabbiati, che vorresti scaricare la rabbia con il responsabile che te la crea ma devi fermarti, perché non ascolterebbe, soltanto quello che gli conviene. Ci sei andata proprio vicino, come hai fatto Clarissa? Sono finita alcuni anni fa nella grotta che tu sapevi della sua esistenza sapevi dove si trovava mentre io no. Lì mi sono disintossicata e nel giro di due giorni mi hanno trovata. Avevo provato a chiamare ed il segnale è stato raggiunto. Meno male, con me, avevo poco cibo



A volte la vita va cosi, trovandosi fra l'incudine e il martello, non riuscendo a vivere davvero
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: poesie profonde*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 16-07-2013

Questo autore ha pubblicato 724 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Lei decideva anche per gli altri
ma non capiva che facendo cosi
peggiorava soltanto la situazione
già molto incasinata rischiando di rimanere sola
il suo comportamento non l'aiutava e più il tempo passava
e meno capiva, che quando si sta male bisogna essere buoni
non cattivi, perché solo cosi la speranza non muore
che presto può rivedere la luce del sole
Convinta di fare bene, rovinava i suoi piani
pure di chi avrebbe dovuto comprendere davvero
perché importante era. Lisa si sentiva incompresa
dicendosi, chi ho ammazzato per meritarmi questo destino?
Forse il carattere o quello che ho? Il suo cuore deciso combatteva
La sua testa le diceva di non arrendersi, che meritava una famiglia come molti
Temeva che la vita potesse dirle è la fine, nulla si può fare, se non, aspettare.


Bisogna essere combattivi, ma bisognerebbe esserlo, senza ansia
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: poesie profonde*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 16-07-2013

Questo autore ha pubblicato 724 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Si chiamava Estevania, strano nome, strana lei.
- Guarda un po', lo sai fare? - e si mordeva la lingua, la faceva sanguinare.
La guardavo schifata
- Dai fammi vedere tu!-
Non ce la facevo, mi sentivo una vigliacca.

Si mangiava anche le unghie, le pellicine,
mi diceva - dai questo è facile, prova!-
Io invece volevo cambiare banco neanche il suo odore potevo sopportare.

Un giorno venne a scuola con una grossa novità: - mi sono venute le mestruazioni...-
Finalmente, pensai, sarà sazia di tanto sangue, invece qualche giorno dopo, durante l'intervallo,  mi chiamò in bagno.

Tirò fuori dalla tasca una lametta.
Fammi un taglino qui - e si tirava su la manica del grembiule.
Mi disse che il sangue non usciva subito, potevo scappare - Fifona che non sei altro!-

Fu nell'ora di storia che la maestra, si guardò intorno e chiese - Ma Estevania?...-
In quel momento entrò la bidella senza bussare - Signora Ada! La bambina in bagno... Il sangue...!-

Tutti si alzarono in piedi, ci fu un trambusto generale.
Io restai seduta pensavo al mio nuovo compagno di banco...
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Tea  

Questo autore ha pubblicato 43 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

L’oscurità impetuosa la protegge,

e lei non ha paura

del luogo dove il tempo tutto cura.

 

Avvolta in un mistero come seta,

dal nero suo mantello che profuma,

una stella cometa,

si lancia prepotente sulla luna,

audace come i versi del poeta,

un magico momento si consuma,

fino all’ambita meta

“ingresso alla lussuria” qui si legge.

L’oscurità si espande e più non regge

la notte e la paura

nel luogo dove il tempo si cattura

 

L’argento del suo pizzo che traspare,

mostra con arroganza,

suadente movimento poi pervade,

la nudità si svela nella danza,

fredda rugiada appare,

su calde labbra rosse in abbondanza,

il lussurioso calice all’altare,

tormento di peccato lui si elegge.

L’oscurità profonda è fuorilegge

adesso fa paura

del luogo dove il tempo non si cura,

Le mani son sapienti e son veloci,

danno tedio e ristoro,

un’estasi infinita, si odon voci

di una rossa creatura e un fiume d’oro,

frenetico ora il vortice di baci.

visione incatenata di coloro

che adesso si rincorrono feroci,

nell’estasi infinita che li affligge.

L’oscurità violenta li costringe

a non aver paura

del luogo dove il tempo è una tortura.


Nota: poesia scritta in metrica su autorizzazione dell'autrice Anais che ringrazio
per avermi permesso si lavorare sul suo testo per creare una mia versione della
sua bellissima poesia "Lussurioso calice"

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Aug94  

Questo autore ha pubblicato 41 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Eqqueqquà

L'obnubilamento serotino di tipo omofobico sesquipedale si caratterizza sorprendentemente in una sorta di agglutinamento gastroduodenale proteiforme,stranamente virato seppia, con indubbia consistenza onomatopeica cuneiforme, decisamente senza conservanti e assolutamente gluten free.
Ciò detto, è lapalissiano che la cesura ortoplastica dell'incunabolo dodecafonico sottocutaneo, privato della sua componente solanacea postprandiale, mal di coniuga con la più esacerbante fitocoltura rinofaringea fortemente persecutoria pregna, altresì, di insolite sbavature mitocondriali di notevole consistenza subliminale metempsicotica.
Sono stato chiaro o no!
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

Questo autore ha pubblicato 156 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Le gocce d'acqua riempivano di grigio lo sfondo della vecchia ferrovia.
Tutto era vecchio, tutto era malandato. Locomotive di vent'anni , con i loro sbuffi di fumo nero , si alternavano sui binari freddi e incrostati di ruggine rossa. Il treno per Versailles delle dieci e venti era in arrivo sul binario uno della stazione di Parigi. Poche persone attendevano quel treno e tra queste vi era un ragazzino sui dieci anni, Philippe.
Solo , appartato in un angolo , seduto su una grossa valigia avvolta da cinghie strappate, mangiucchiava un pezzo di pane duro e tra un morso e un altro , sbuffi di vapore uscivano dalla sue labbra infreddolite e secche. Indossava un paio di guanti neri di lana senza dita ; le scarpe rotte sulle punte lasciavano intravedere la presenza di calzini ricuciti un po' alla meglio; un lungo cappotto marrone di un paio di taglie più grande lo avvolgeva come una coperta ; il bavero alzato lo proteggeva dal freddo mentre da una coppola nera fuoriuscivano i suoi capelli biondo platino. Diverse persone gli passarono accanto ma nessuna rivolse lo sguardo verso di lui. Era solo sì , ma soprattutto invisibile agli occhi di tutti.
Il treno era in arrivo e si poteva scorgere da lontano la lunga colonna di fumo. La pioggia si fece più intensa e i passeggeri con i loro ombrelli si preparavano sul ciglio della banchina. Il ragazzino diede un ultimo morso al pane , si alzò, trascinò la sua valigia anch'egli verso la banchina, diede un occhiata alla locomotiva , guardò la fitta pioggia venire giù dal cielo che come una sassaiola lo colpiva senza pietà e lo inzuppava dalla testa ai piedi.
Nel frattempo il mezzo che stava per entrare in stazione , emise un lungo e stridulo fischio. Il ragazzino portò fuori dalla tasca un vecchio orologio da taschino ramato, lo aprì , al suo interno vi era una foto in bianco e nero un po' sbiadita dei suoi genitori. Lo richiuse e lo strinse nella mano destra, poi diede uno sguardo ai suoi piedi, alle dita che fuoriuscivano dalle scarpe, ai guanti consumati , al cappotto di suo padre. Diede uno sguardo alle altre persone tutte in tiro con i loro ombrelli pregiati in mogano bianco. Pensò fosse strano che persone così diverse potessero coesistere sulla stessa linea della banchina . Come potevano, mondi così estranei gli uni dagli altri , trovarsi sullo stesso filo e condividere la stessa meta? Erano tutti lì davanti a lui, ridenti e felici ma perché? Perché mostrarsi così proprio quando lui era circondato da un alone nero di tristezza che come il cappotto lo avvolgeva togliendogli il respiro? La vita , la sua almeno , gli sembrò una macchina imperfetta , cattiva e crudele e la odiò per questo.
Il treno era entrato in stazione , era a pochi metri ormai , la gente già si accalcava verso le porte , un gran vociare si univa allo stridio dei freni del treno che non accennava ancora a fermarsi. Philippe era fermo e immobile dinnanzi al vuoto dei binari mentre il treno accorreva verso di lui. Lo sguardo basso e vitreo , le braccia longitudinali al corpo come paralizzate, le gambe e i piedi uniti in modo perfetto , una raffica di vento fece volare il suo pesante cappello inzuppato di pioggia , i capelli biondi ormai fradici erano di un colore scuro così come il suo volto impreziosito da alcune lacrime che si mischiavano alla pioggia. Ad un tratto alzò i talloni , si protese in avanti come un tuffatore olimpionico dal trampolino, le braccia rimasero attaccate al corpo. Solo il suo sguardo si girò in direzione della locomotiva in arrivo. In quell'istante vide nei due fanali i volti dei suoi genitori sorridergli , così anch'egli sorrise e cadde sui binari pochi secondi prima del passaggio del treno in frenata.
Nessuno si accorse dell'accaduto.
Il macchinista si concesse due minuti per sorseggiare un caffè con il capostazione , il tempo di scambiare due chiacchiere e risalì pronto alla partenza.
Un fischio , il rombo dei motori accesi e pian piano il treno ripartì in perfetto orario per Versailles.
La stazione ora era ritornata vuota . La valigia di Philippe , rimasta da sola sotto la pioggia , venne notata dal capostazione che andò a controllare. Controllò se vi era qualche nome , qualche iniziale , ma niente. La prese per portarla nell'ufficio degli oggetti smarriti ma la cinghia strappata che l'avvolgeva cedette e la valigia si aprì. Il vuoto. Non vi era nulla al suo interno. Alzò gli occhi e solo allora notò , guardando da sotto l'ombrello , che sui binari giaceva un abito arrotolato. Si avvicinò e vide la mano del povero Philippe senza vita che fuoriusciva dalla manica del cappotto.
Stringeva ancora tra le dita il vecchio orologio...
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Fabrizio  

Questo autore ha pubblicato 27 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Grandi luci la stazione.
Le ruote si mossero appena.
Il pavimento cominciò a vibrare d’emozione.
Stava partendo, ci era riuscita e non ci credeva. Sembrava quasi anonima nel pullman se non fosse stato per quel suo cappello di paglia. Osservò tra la folla. I suoi occhi da bambina li scrutarono tutti. Nessuno sembrava conoscerla ed uno strano senso di felicità parve impossessarsi di lei. Sentiva tutta la fatica di quell’ultimo anno abbandonarla. 
Accanto a lei sedeva un ragazzino di 15 anni, barbetta abbozzata, capello lungo ma curato, canotta nera dalla quale traspariva il suo fisico atletico, pantaloncini e infradito.
Il pullman, con un ampio giro, salutò la stazione e si immise in tangenziale. Non pareva che andasse a velocità sostenuta eppure a lei la strada appariva come inghiottita. Con essa tutti i problemi e le preoccupazioni fino a quel momento. Entrati in autostrada, finalmente, si rilassò nel suo posto.
- Dove si va, allora? Me lo dici adesso? - domandò il ragazzo. 
- Rilassati tesoro, non guida la mamma questa volta! Musica? - gli porse uno degli auricolari dell’iPhone.
- Si, ma la scelgo io! -
Lei guardò la notte fuori dal finestrino.
La notte rifletteva la sua immagine sul vetro e le piaceva quello che vedeva. Pensò che lei e la meta si sarebbero incontrate con la complicità di quella notte. Aveva chiesto solo informazioni, infatti, sugli orari di partenza con il pullman più comodo. Del resto è quando la strada non ti conosce e tu non conosci lei che comincia il viaggio.
Brown eyed girl in sottofondo…

All’autista, invece, era bastata un’occhiata per capire che musica le piacesse.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Lilith50  

Questo autore ha pubblicato 11 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

A passo lento ripercorro il passato cercando di disimparare vecchie abitudini,

concentrandomi su ciò che sarò in grado di compiere da quest'attimo in poi.

Non penso d'avere dipendenze, le sigarette sono un lontano ricordo,

mio accertato difetto, scrivere, indispensabile come cibo per il corpo,

nutre la mia anima e non fa pesare la solitudine, mia compagna da anni.

Ho imparato ad entrare in sintonia con ciò che mi circonda cercando sempre

il lato positivo delle cose, allontanando le negatività del mondo sempre più ostile

verso le umane debolezze.

Le nuove percezioni mi inducono a dare ascolto alle intuizioni sbloccando l'ego

che le imbriglia, lasciano spazio al mio sentire che difficilmente sbaglia.

Non riuscirò mai a conoscere del tutto i segreti del mondo e a comprenderlo, essendo un pozzo di sorprese;

nel silenzio riesco a comunicare i miei, ne ho tantissimi da custodire e reinventare con la fantasia,

senza lasciar spaziare la noia che con me non riesce ad abitare.

Ogni giorno mi rinnovo per star bene con me stessa, il mio sguardo cattura,

la mente immagazzina per poi trascriverlo bloccando l'attimo, rendendolo immortale.

Come questo momento tutto mio, col canto dei grilli ininterrotto che funge da concerto

e qualche piccola o grande falena che corre incauta verso la luce, restandone intrappolata

come zanzara, lasciando quella scia di bruciato che rallegra e intristisce allo stesso modo.

Non esistono confini alla solitudine come non esiste dominio agli elementi della natura,

 sempre ci sorprendono tra dolori e rancori incrociando destini e talvolta scompaginando l'esistenza.

Gli abbagli son sempre nocivi, la cautela non è mai obsoleta in ogni frangente della vita.

Dopo tutte queste sciocchezze trascritte, vado a nanna con quest'afa insopportabile,

riuscirò comunque a riposare... con gli agi del progresso.

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: genoveffa frau*   Sostenitrice del Club Poetico dal 20-07-2021

Questo autore ha pubblicato 342 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

- Non senti che la campana suona, Addolorata?
- Sì, mamma, ho sentito. E allora?
- Come? Non lo sai che dobbiamo andare alla messa delle sei? Che ti passa per la testa?
E poi perché ti sei vestita come se devi andare alla processione di Sant'Onorato?
- Uh, mamma, non l'ho dimenticato! Ma ora non ho voglia di ascoltare la messa, mi sono scocciata!
- E no, bella mia, tu mi devi spiegare questa improvvisa decisione! Come mai? E se ti vestisti così, dove devi andare allora? A passeggio per la via maestra, da sola, come una ragazza civettuola?
-E va bene! Mi vestii con l'abito azzurro perché mi aspetta in piazza Sofronia, la figlia di donna Prudenzia. Ci siamo messe d'accordo per passeggiare e andare a prendere un cono gelato. C'è qualcosa di male, mamma?
-Di male ce n'è assai! Tu in chiesa devi andare a pregare il Signore che ti faccia la grazia di sposare Onofrio Galantucci. Non ti piace più, ora? Sei una svergognata dopo che ti sei concessa a lui! Con lui ti devi sposare perché ti ama e farebbe follie per te! Ti ci porto io in chiesa, anche se dovessi trascinarti per la tua trecciolona.
-Mamma, finitela di scocciarmi! E poi per una messa! Che casino che state facendo!
Io ora esco e m'incontro con Sofronia. Passeggiamo per la piazza e ci pigliamo un bello gelato. Poi, se incontro Onofrio, lascio che mi faccia la corte, perché si deve decidere a chiedere a Voi la mia mano. Lo devo tenere a bada perché quello dice di amarmi, ma fa il cascamorto con tutte le ragazze.
- Addolorata, ma tu stai pazziando? Hai troppi grilli per la testa e so io come si chiamano sti grilli! A te ti piace u figlio di donna Rosetta e speri di incontrarlo per fare la svenevole con lui. Ma tu a bottana non la fai, mi hai capito?
- E che ci fa, se mi piace Cosimo Lupacola? Hai visto quanto è bello, che fisico che tiene? Lui è meglio di Onofrio che ha pure la gobba e i denti guasti. Perché mi devo sposare con lui?
-Il fatto è che tu ti metteresti con chiunque, con qualsiasi maschio che ti frughi in petto e tra le cosce! Sei svergognata e immorale! Che male ho fatto ad avere una figlia come a te? Tu devi pensare ad un matrimonio riparatore perché non sei più vergine, disgraziata! E siccome facisti l'amore con Onofrio, bello o brutto che sia, te lo devi sposare! Capisti, Addolorata?-
- Mamma, ora ti accompagno in chiesa e pregherò che il Signore mi faccia la grazia. Se mi sposerò con Onofrio, poi deciderò se frequentare ancora Cosimo... È così bello!

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Arcibaldo  

Questo autore ha pubblicato 7 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.