il rosso vivo, ancor pulsante.
Conficcate spine di rovi
emergono selvatiche...
molestano l'udir di lupi
dal canto cullante alla luna.
Nebbia tra lapidi infette...
affligge il respiro affannoso.
Foschia tra rami invecchiati
percuote occhi di veleno.
L'attesa, gli istanti, son fermi...
il tempo nel limbo non esiste.
da motivi tremendi.
Schiacciati da un ingranaggio
che non serve a niente.
Sorrisi, colori
la voglia di volare,
diritto al gioco
sensa pensare.
Il buio scende
senza preavviso
oscurando allegria
spegnendo ogni sorriso.
Il bello, l' innocenza
come un tatuaggio,
son lucciole di ricordi
racchiuse in un
Importante messaggio.
Anche se son partiti
per un luogo lontano,
son rimasti nel cuore
e non può cancellarli
nessuno.
Ho tenuto in serbo per te
una trappola tra le lenzuola
di questo letto ormai disfatto
e da disfare mille volte ancora.
E quindi te lo ordino...
"da qui non te ne vai".
Concessa a te, mi hai posseduta,
fino all'estremo del mio essere,
come nessun altro ha fatto mai.
Sei stato mio... oh... si!
Finalmente sei stato mio!
Or posso avere la pretesa che,
tu da qui non te ne vai.
Un laccio all'anima ed uno al corpo,
un nodo alle mani e una corda ai piedi,
ma tu da qui non te ne vai.
Tramuto questo letto,
allestendolo come altare,
ceri accesi, incenso e devozione,
vizio l'aria ed anche te.
Rassegnati, tu... da qui... non te ne vai!
I bambini sognano
di essere un’astronauta e un calciatore,
e la ballerina con un cigno sul cuore.
O un cavaliere, da grandi.
Io da piccolo volevo fare il poeta,
quando di sera avevo paura.
Invece in cortile cercavo una fessura
nelle corazze dei ragazzi, quelli giusti.
E sognavo d’essere un maniscalco
per poter stare come chiunque altro,
con le mie paure che mi tremano contro,
tra le loro dame almeno nella mascalcia.
E’ meraviglioso “correre scivolando
sull’acqua”, e smettere di avere paura
e dire a qualcuno oltre l’armatura
quanto ti sia mancato e ancora ti manchi.
“Alzare anche se con difficoltà le ali”
e coprirti di qualcosa come un pensiero
il volto e col braccio, collo di cigno nero,
avvolgerti dove iniziano tutte le mie paure.
-le frasi tra virgolette sono parole di Pablo Neruda, il titolo è un pensiero di Arturo Graf
Ho giocato a canasta
con un tipo un po' "rasta"
mi ha fregato di brutto
e mi ha fatto anche un rutto
ma ho scoperto il suo trucco
e l'ho lasciato di stucco
e col suo basco di lana
l'ho spedito all'Avana
L'ho rivisto un bel giorno
In un programma in tivù
che parlava di "reggae"
e di riti "voodoo"
ma per colpa del rum
e una serie di "canne"
era stato arrestato
con la macchina in panne
L' han rinchiuso in galera
ahimè che disastro !
dovrà chieder la grazia
al buon Fidel Castro
e la sua senorita che
aspettava piangendo
or non vuol più sposarlo
e si ritira in convento
... chi di "rasta" ferisce
di "rasta" perisce..
... me ne andrò a Varadero
a scolarmi un "Pampero"...
Raccolgo soffi di cristallo,
bugie d’infinito,
avanzi di un tempo coniugato
baciato dai silenzi tuoi.
Sull’orlo del mattino
inimicai petali di cielo,
l’alfabeto della mia casa
più non lacrima
fra prigioni di neve
ed un dipinto d’anima
arreda il perimetro sensoriale
d’una battigia d’inverno.
Ed il cuor mio
è un vecchio stanco
lasciato su una panchina
a bussar alle stelle,
un papavero accartocciato
dal profumo della sera,
un naufragar di vita
scordato nel ricordo
degli occhi tuoi.
su queste tue labbra
che hanno il segno
di un morso di passione.
E nella fantasia
di questi corpi,
afferrati per i gemiti
continuo a perdermi.
Non ricordo più
nemmeno un senso,
che coi pensieri,
s'accendono
in balia dei tuoi.
Poi… scopro che...
è divino, aver puntato
i tuoi occhi...
dove l'agonia
di un sol sospiro,
straccia via,
cuore, pelle, mente...
ritrovando me,
in te, ora, qui.
Lì, dove sorgono piccoli paesi diroccati
vive la prole di quei luoghi
che lavora la terra
con mani esperte e pazienti,
solcate dalla fatica,
che neppure le macerie d’un tempo
hanno avuto la forza di scalfire.
La natura è assopita
dal crudo inverno, tanto
da far apparire quei luoghi
un unico paesaggio
che si risveglierà
con il tepore del sole
e con il cullar della luna
donerà i suoi frutti.
Giardini d’ulivi, viali di vigneti,
boschi di castagni e noccioleti
vestono codesta terra
con mosaici
di profumi e colori…
Figlio mio, se l'Altissimo sei pronto a servire
nel tempo della seduzione
non ti devi mai smarrire,
ma sia sempre retto il tuo cuore
e non separarti mai dal Signore.
Paziente tu sia sempre se la tempesta
contro di te si riversa;
dopo il temporale
esce sempre il sole
a riscaldarti il cuore.
Abbraccia sempre il Signore
come se abbracciassi il tuo amore,
sempre alla Sua Parola credi
ed Egli la tua salvezza sarà.
O muse solite alla bellezza
conoscete la volontà mia
e il fuoco che voglio rubare.
Parlatemi, che io scriva...
Non per gioco sentivo
la carità fra queste mani d'ombra
- mani d'uomo -
e nel petto sussultava
questo cuore di cenere.
Gli amici e gli inganni
la fede e le donne,
son giochi come di bambini;
O cuore, non t'affanni
il pensar troppo questo museo di farfalle
e di bruchi...
Una insegna all'ingresso dice:
"Prestate silenzio, fuori i fuchi!"
tra violette e il canto delle cicale,
la montagna ci apre il suo cuore.
Case fatte di pietra,
con antichi davanzali,
fan ricordare i tempi passati,
fatti di semplicità.
L' uomo intagliava la legna,
mentre la moglie casalinga,
aspettava il suo ritorno,
in una giornata di pioggia o sole.
Guardo il cielo
che prende forma di un cuore,
l' acquazzone è appena passato.
E se fossimo romanzo
della stessa aurora,
stessa poesia sulla labbra
perduta in un campo di grano?
Ed i tuoi occhi
son navigli di luna,
ed i miei sguardi
tramonti su Venezia,
ed ora tremano i nostri cuori
seduti a questo appuntamento
d’anima e silenzio.
E se fiorissimo in un abbraccio
come i ciliegi in Giappone
distratti da un giorno di pioggia,
così mangerei con te
apostrofi di stelle
per esser battito d’infinito
spicciolo d’amor
che m’abita la pelle.









