E dopo
Ho sfoderato così velocemente
il telecomando da sotto il cuscino
del divano che quella canaglia
pensavo si stesse ancora riorganizzando.
Invece non c’è più il tuo lumicino
sotto i riflettori, ma niente ti può
privare della mente nemmeno
quando chiudi gli occhi…
credo che guarderò il televisore spento
mentre intanto penso all’alieno
maledetto che avevi dentro
con grande diffidenza e con paura.
Mi piace temperare le matite quasi sempre
al buio, ma è in quello degli altri che si ode
il rumore che fanno i trucioli di segatura.
E guardando quei tasti del telecomando
mai usati con altrettanta paura e diffidenza
penserò, forse, la cura per il cancro è latente
chissà in qualcuno che non può permettersi
di studiare… dentro alla testa, in una stanza.
-Rivendico il diritto di parlare apertamente della nostra malattia, che non è esibizionismo né un
credersi invincibili, anzi: è un diritto a sentirsi umani. Anche fragili, ma forti nel reagire.
(Nadia Toffa)
s'è mmiso ncapa 'e fa' sfoggio 'e bbellezze.
Una, ddoje, tre, ciento...mamma quanta stelle!
Una cchiù bbrillante 'e n'ata: che ricchezza!
Si mme riesce m'aggi' 'a levà 'o sfizio
'e cuntarle tutte quante...una a una.
Mò ce provo, aggi' 'a vedè si mme riesce...
ma nun pozzo, me ncanto a gguardà 'a luna.
Stesa ncopp'â rena...nfaccia 'o cielo,
so' affascinata e rrapita a 'stu chiarore.
Troppa bbella 'sta serata 'e luna chiena,
sento ll'addore 'e mare e me nnammoro.
A ll'intrasatto na stella mamma parturisce:
'o cielo se fa chino chino 'e ponte 'e diamante.
Cierti sstelle rimanene appuntate ncielo,
ate se tuffene 'int'ô mare luccicante.
Ammaliata resto ccà a fissà 'o cielo stellato:
si una more...ne nascene subbete mill'ate.
Ncapa nu desiderio: chissà si vengo accuntentata!
Vulesse, ah comme vulesse...ca foss'eterna 'sta nuttata!
Quante orme!
Poi, m’inginocchiai
sull'ultimo centimetro d’asciutto
per catturare la curva dell’onda.
Quanti sogni!
Invece, scarabocchiai
il primo tratto di futuro
immaginando l’uomo che non ero.
Quanta vita!
Così, m’addormentai
al suono falso di sirena stramba
per scopiazzare Ulisse ed altri eroi.
Quanta gloria!
In verità, sognai le stelle,
le stesse sopra la mia testa,
e contemplai la notte danzatrice.
Quanti passi!
Ballava sulla pista dei miei anni,
apriva i suoi chiarori allo scirocco
ma non a me che li aspettavo.
di una giornata uguale
sotto un cielo
dalle nuvole violato
ascoltando una musica
di foglie al vento
e l'incessante accento
delle onde sulla riva
sono un sasso levigato dal tempo
radice strappata alla terra
seduto su una vita di fantasmi
e aspetterò il tramonto
assediato dai ricordi
intrecciando
origami di pensieri
... e in questa imminente notte
muta di parole
sarò l'ospite gradito
del mio silenzio...
guanti bucati e cuore a pezzi.
Sono un vecchio clown dal naso rosso
ed un cappello buffo per far sorridere.
Casco a terra tra capriole goffe,
mi rialzo dinanzi all'allegria ingenua
di bambini che mi guardano ammirati.
Sono un clown dal sorriso stampato
sul volto dal trucco e cerone.
Un pagliaccio dalla lacrima muta,
che scende da dietro, nessuno la vede,
ma la sento io, su questo cuore in pena...
quando tra tanti volti e mille sorrisi
non c'è il mio preferito.
Ma non vi preoccupate, sorridete gente,
è il mio lavoro, povero di ricchezze
ma dietro quel sipario è ricco di vuoti
che nessuno potrà mai riempire.
Giungeva il tempo
da troppo privo d'attenzioni
Polcevera ammalato
... collassava.
Sotto polveriera scorreva
ora ancora
ne raccoglie le ferite
- cocci, parole e sogni -
feritoie da cui osservare
sfollati e feriti
ad aiutare intenti
quei predestinati
quarantatre ...
volontari involontari
che sullo stesso punto
stan costruendo il ponte
nuovo, non più Morandi
ma Brooklyn, il sogno
non solo americano
ponte dell'esperienza
e della grande speranza
viadotto attenzione
che conduce a rispetto
han detto:
- anche domani.
dopo un Natale di luci,
di paste e di neve leggera;
è la vigilia di ferragosto:
una sera calda e allegra, che in ogni dove
è posto a Elena un ricordo caro;
Il cuor solerte mi parla:
"Che ricordo quando andavo a scuola....
ricordo ancora...mancava poco per rivederti!
Ti avrei riamato ancora?"
di un amara follia d'amore,
dove tutto era magico ma...
tutto è svanito nell'infinito.
Ho trovato segni di squilibrio
che mi hanno portata
ad esser consapevole di
attacchi di passione,
che hanno lasciato lividi
sulla pelle e sul cuore.
Ho provato a non pensarci,
tralasciando i sentimenti
che una volta mi rendevano
viva in tutti i sensi...
ma sono solo morta dentro.
Quando le persone che amo
sognano al sicuro,
il poeta può lasciare
l’umano essere di un corpo che
necessita di dormire, e nello scuro
raggiunge le impressioni
che scricchiolano sulla candela
accesa e i pensieri che profumano
di buono, appesi alla matita.
Quando si smorzano
e abbassano le palpebre anche le ultime
finestre, e le tenebre fan quasi spavento
chiudo gli occhi per trattenere
la genialità della fiamma,
che spegnerà per sua indole il vento.
Le parole si impadroniscono della testa
come un demone dal facile eloquio,
e scorrono dalle vene alla carta drenate
come da un catetere attraverso la matita.
Poi torna il buio.
Il ricordo è felice
Però mi fa male
Stringe una vite
Una morsa fatale
Il ricordo è perfetto
Però mi distrugge
Mi sdraio nel letto
La vita mi sfugge
Il ricordo è un oasi
Però mi disidrata
Ti manco? Forse si
In questa sera sfumata
Il ricordo è acqua fresca
Ed io ho molta sete
Allungo la testa
non riesco a bere
Il ricordo è dolce
Però è doloroso
Pensiero feroce
Mi sento da solo
Nodo alla gola
Ti ho lasciata sola
La felicità è una parola
Me ne accorgo solo ora
E questa notte vienimi a trovare
Questa notte di sospiri e luna
ti aspetterò
sull 'uscio delle mie ciglia chiuse
dietro quel buio così nero
Che mai luce stellare ha rischiarato
In questa notte fredda di parole
Ti aspetto qui seduta nell angolo pulsante del mio cuore .
Nell'aria
brivida di stelle e luna,
in questa nebbia che si avvicina
nera è la notte dagli occhi chiusi
ma io ti aspetto e trattengo il fiato
fin quando d'improvviso
Sei svanito
e strano a dirsi
non e te che voglio.
Stendo la mano,
allungo il braccio
e il mio pleddino mi da un caldo abbraccio.
Piano nel sonno infine mi rannicchio
Il sogno ricomincia
E buona notte al secchio.
Sia la luna
il dolce carillon
dei tuoi sogni,
ed i tuoi piccoli passi
aquiloni colorati,
ed ogni tuo sorriso felice
rugiada sulle margherite.
Ed avrai scarpette blu
come il mare d’agosto,
filastrocche da cantare
fra i giochi in cortile,
un tenero papà a sussurrar
fiabe e ninne nanne
e stelle da spedire
al cuore di tua madre.
Sia sempre la tua vita,
l’abbraccio al mondo
più bello che ci sia.










