dai fili d'argento sulla tua chioma,
che il cielo li accarezza e poi li colora.
Sfioro la tua pelle delicata al tocco...
non ci sarà segreto più prezioso,
di ogni mia fantasia con te.
Percepisco, con brividi, questo contatto
dalla mia pelle al tuo respiro...
sento il sapore della smaniosa voglia
di mordere le tue vellutate labbra,
che sulle mie, perfettamente, s'incastrano.
Cerco di non pensarci...
di distrarmi da quel che è stato
e che vorrei ci fosse ancora...
un impavida emozione.
A indagare, seppi di te
solo scialbatura,
una luna calante monca,
senza l’ombra di una sciammacca
che ammorbidisse la tua seccaggine.
Le parole erano ridotte trinci
e brindelli con voce appena udibile,
ma trovasti udienza al buio.
Indossavo un ulster ruvido
per coprire le notti fredde,
il viso unto di uno sterile sorriso.
Con la forza del tuo cuore
regalavi di te un vastaso giullare
con forti accenti di battuta
in danza franca di mazurca.
E non ridevo della tua commedia
frutto leggero di satira e intrigo.
Bevevo alla mia festa un liquore vespigno
color giallo oro,saliva della mia mordenza.
E spazzai poi dall’aia i vigliacci,
semplice giudice delle tue spighe.
assai vicina
a ciò che vorrei
In quel luogo, pareti nere.
Gli anelli mi penetrano i polmoni
e mangio la Luna,
mentre legge uno straniero
il pensier mio
Salvezza alcuna
per chi vede in me.
Si chiudono oscuri portali
al mio cospetto.
Gocce acide a seguir del nulla
disintegrano il bagliore, tanto noto
Vergogna, che chiaror donavi
al covo di piantine
malato e zoppicante
che con firme sentenzia.
La tua opra solenne
sarìasi svolta in tempi ormai fecondi,
per error tuo di percezione
O per un gioco ostile e saccente
di chi trascura i fili,
pur essendo adorato
nel covo di piantine
Potrei ora, cortesemente, parlare?
Hai il cielo nelle mani
il vento nei capelli
il sangue che fluisce
sei un fiore fra i più belli
e cresci come l’erba
quando c’è tanta pioggia.
Hai il tempo che t’aiuta
il sole e poi la luna
goditi il tuo tempo amore
sei figlia delle stelle
ed il buio non fa paura.
Vai e non ti fermare
senza voltarti indietro
fai come ti va di fare
tanto alla tua età si può sbagliare
ed hai tempo per ricominciare.
Hai il cielo tra le mani amore
non lo dimenticare
ed in quel cielo ci sarà sempre
la tua piccola nuvola...
Per mia figllia...
di opache stelle
ho l'anima liscia
come soglia
di marmo consumata
mentre incessante scorre
Il fiume lento della vita
e come satrapo infelice
di un regno ormai perduto
sgrano rossi melograni
come fossero rosari
in questo autunno scalzo
pieno di noia antica
Così seduto al tavolo
di uno squallido bistrot
giro memorie usate
dentro un torbido Pernod
... mentre stancamente seguo
l'ultima scia bagnata
di un giallo taxi di città...
Due calici,
intrighi e passione...
sguardi mai persi, afferrati.
Inebriati noi...
con stille d'emozioni perverse.
Incatenati noi,
un solo corpo,
un sol respiro,
un solo istante...
per perderci nel sempre,
che s'impossessa di noi,
chiusi nel nostro unico affanno.
Immortalati noi...
nella stampa di un panorama
oltre confine, fin dove
l'immaginazione si perde
ancora una volta
nei calici di un amore casto.
E’ un momento magico
mentre distende le gambe.
Ci volle un attimo
a trovare le parole
nelle tasche della giacca.
Mai visto una cosa del genere,
ansimai sbigottito.
Fissavi il cielo,
in uno spazio di assenza,
gli occhi grigi alla luce.
Feci un primo passo,
cercai allora nella testa
un tono deciso.
Non sto scherzando,
mi precedette.
Le porsi una mano
che, senza dire niente,
prese il suo posto.
di uno scialbo sentimento
scivolato su scoscesi sentieri
dentro sterminati silenzi
di stanze soffocanti
... straccio sogni stantii
nello scorrere stanco
di sospiri sopiti
... seguo solo segnali
nella segreta speranza
di svolte sicure
Nel mondo menomale
che non esiste solo il male,
ma c'è gente impegnata nel sociale
che dobbiamo ringraziare.
E ringraziare coloro che
un tempo eroi di patria furono,
e coloro che ancora oggi
la vita per gli altri sacrificano.
Come si può vedere,
gli angeli sono terrestri
non celesti.
Ti desidero come qualcosa che va via,
e più si allontana più prende forma.
E ho percorso al buio le tue forme
…ogni volta perdendomi un po’.
E poi mi piace stupirti,
perché se ti lascio a bocca aperta
nel coraggio di un tulipano
potrei anche riuscire a baciarti…
Per tutte le stagioni della vita
si ripercorre sempre ugual sentiero.
Di qua, roseti a dire è primavera,
di là, azzurri a replicar l’estate.
Alla strettoia, a fine valle e corsa,
l’aria si snoda alle prime piogge
e dopo un po’ si accuccia essa stessa
per darti avviso dell’intenso freddo.
Se amor non muore, così come si spera,
avrai la voglia di inventarti un nome
che definisca il tuo mutar del tempo
nella stagione in cui nulla trapassa.
Tra la fumosa incoerenza e la onnipresente spavalderia
sapevo che ti mancava l’aria - inadatto io-
e usavi le tue arti femminili per una prova costume
piatta e fusiforme senza ombra nel vano della porta.
Avrei voluto soppesarti con braccia senza muscoli,
tu ti spogliavi come petali di margherita,
ansimavi sin dentro alle cavità del cuore .
I globuli stagnavano, le arterie tue vuote si arrendevano…
a me che ero un’isola orlata di squali.
il paesaggio buio
graffiando il cuore,
giardini decorati
da farfalle colorate a macchie,
come delle ferite d’amore.
Passeggiando nei boschi,
fra piante e alberi,
ubriaca del tempo che passa,
del sole che trasforma la giornata.
La vita mi invita a capire
qual'è la strada da prendere,
mi invita ad aprire gli occhi
indicandomi la speranza di accettare.
Prima o poi forse senza un motivo
mi dimenticherò di esistere
in quella strada di passaggio
senza possibilità di cambiare rotta.








