Hai avuto tutto,
ma non sei mai stato felice.
Qualcuno ti ha ammonito:
“Per esser felici, bisogna essere, non avere”.
Mentiva: è necessario non essere.
Versione in latino:
Ṓmnĭă grā́tă fŭḗrūnt: fḗrvōr, glṓrĭă, vī́ta;
nū́mquām fḗlīx ḗtsi‿ī́tĭnĕrḗ făcĭlí.
"Bḗătĭtū́do‿īn pḗrcĭpĭḗndōst, nṓn ĭn hăbḗndo":
ā́lĭquĭs ṓppŏsŭī́t. Mḗndăcĭum:‿ī́n nĭhĭlóst
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Dove l’oceano australe sprofonda
nell’abisso incognito, estremo,
mentre pulsa sulla chiglia l’onda,
si tuffa Idra nel mare come remo.
Lontano dal mondo, il naufragio
del tempo, ora che il polo ruota
su rotte perdute, fra il presagio
del nulla e il ricordo di un’alba vuota.
Immergersi in spazi digradanti
nell’oblio. S’eclissa Canopo
sul sipario di tenebre sanguinanti.
Io, la vita senza meta né scopo.
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Metro: versi liberi
Il taglio netto
preciso di un addio
Inesorabile il buio
profila gli incubi
Nel giro nero dei giorni
impari che il nulla
è l’unico appiglio
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La vita è solo un ininterrotto transito da una bolgia infernale ad un’altra più profonda. (Oudeis)
Ci perdiamo nel groviglio di voci.
Ordini un caffè, mi guardi il polso
curiosa. Da anni vivo anni atroci,
un inferno senza fiamme. Bolso
il discorso, la morte sullo schermo.
Provi insofferenza, forse timore.
Ora il mio sguardo è vitreo, fermo
sul meccanico battito del cuore.
Fisso la primula sul tavolino:
sta appassendo. Trascorro anni bui.
Ammiri l’anello con il rubino
che per le nozze ti regalò lui.
Uno s’accalora per la partita,
altri credono che scoppierà presto.
Ogni istante che passa, la vita
si decompone. Il conto, il resto.
E già scende la sera su Venezia,
i canali s’accendono di pagliuzze
amaranto. La laguna si screzia
d’oro, echi e passi nelle viuzze.
La luna è alta ormai, imperla
le cupole e i campanili svelti.
Oh, la mia cara speranza riaverla!
Ma gli anni più belli sono divelti.
I raggi sono intarsi su calme acque,
orlano le atre gondole laggiù.
Perì il mio sogno quando nacque:
ed io non sono io. Chi sei tu?
Ti saluto. Non ti rimpiangerò:
come tutti, come Lui, non ascolti.
Fili d’ombra impigliati nel bersò.
Ritorno nel nulla, fra vuoti volti.
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Sulla brughiera corre, agile veltro,
il vento. Scrosci di pioggia, marosi
sulla falesia. Colore del peltro
l’orizzonte, tra fulmini nervosi.
Gridio di gabbiani, voli spezzati,
la tempesta frusta le eriche viola,
impazza sui campi inseminati,
infuria e strepita a squarciagola.
Ed io vorrei essere astro che muore
nell’ombra profonda della tormenta.
Vorrei estrarre la spina del dolore
che fiero, spietato mi tormenta.
14-03-2026
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E voi cipressi, alti obelischi
che frastagliate il cielo di nero,
i merli lo crivellano di fischi,
mentre sorvolano il cimitero.
Una voce nel vento errabondo
ci racconta di epoche lontane;
e gli uomini, prigionieri nel mondo,
fremono per una meta inane.
Il pianto della resina sui tronchi,
crepe nelle cortecce per l’arsura,
semivivi a vegliare i morti.
Ora graffiano il viso i bronchi.
Giorni storpi, la vita si frattura,
suoni e colori vibrano distorti.
02-03-2026
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EE
Nel cielo il volteggio della colomba
nel mare il greggio prende fuoco,
non è un gioco è molto peggio
sul pianeta la pace è un miraggio
l’intelligenza in colonne di fumo
artificiale l’intelligenza sui droni,
esplosioni e boati nella notte
di giorno non si vede l’orizzonte
il gufo osserva con pazienza
il golfo in un attimo infiammato,
diritto internazionale bruciato
la guerra preventiva infiamma.
Ḗgō nḗc
sĭnĕ tḗ
nēc tḗcum‿ēxcḗdĕrĕ pṓssum.
sā́nguēn ī́n mănĭbū́s flṓrĭbŭs ā́b vĭtrĕís
Traduzione libera:
Né con te né senza te posso morire.
Le mani sanguinano: hanno colto fiori di vetro.
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Se mai passerai da queste parti
Ti riconoscerò,
stai certo
e tu ti fermerai un po' con me,
ti prego
ci saranno echi come di festa
e rideremo insieme,
lo giuro.
Zitta zitta ascolterò storie
di guerra,
di boschi
di orti
poi saprai cose di me
non vedrai il mio squarcio, nemmeno mentre ti accarezzerò,
e sarai contento di me quando ti alzerai per andare.
Mi racconto come si faceva
una mattina di freddo, insieme seduti sul muro
bastava, diceva
alzarsi
e voltare alla prima curva
quella con gli alberi segnati dal gesso
alzarsi
e camminare come per andare.
Con i capelli sugli occhi si alzò e lascio vuoto il muro vicino
camminò come per andare voltando alla prima curva.
……………………………………………….
Continuarono gli operai che lavoravano ai margini della strada.
Continuarono i giochetti stupidi, i luoghi comuni, le frasi fatte, i sorrisetti di convenienza
Finii di cercarlo
Finii di immaginarlo voltare
e disfarsi nella pelle sdrucita dal freddo
rimasi lì
col racconto spezzato
a guardare
la fine dei lavori