Ti avrò per dar forza a queste braccia.
Per dar vita a questi miei occhi... io ti riavrò!
Andrò per ricchezze e te le porterò...
ori, diamanti e danaro, qualsiasi costo
io lo pagherò e finalmente io ti avrò.
Isabel*
Ti aspetterò, poiché mai vita è vita senza te.
Con cuore in speranza e anima in pena
io ti aspetterò... dovessi farlo fino ai grigi capelli.
Ti aspetterò e contrasterò il destino, con l'oblio
di tutti gli abbracci mancati... io ti aspetterò!
Juan*
Ecco, ho attraversato mari rossi e follie umane,
guadagnando il costo della felicità tanto bramata.
Quella felicità ha il tuo nome e sulle mie labbra
ha il suono soave dell'amore di due innamorati.
Ma il tempo infame ha combattuto contro di me.
Isabel*
Le mie labbra desiderano ancora le tue
e le lacrime sono un fiume dentro l'anima,
che uccidono cuore, mani e occhi ormai concessi
a chi non ha il tuo nome, a chi non da il tuo amore.
Bramo le tue labbra... ma rinnego il tuo bacio.
Juan*
Non ci sono parole ne atti per tanto dolore,
non ci son respiri, ne più ragione che mi trattenga
in questa vita e nell'infame destino scritto per me.
Taccio... dinanzi allo sguardo triste e tanto amato.
Taccio... e metto fine al bacio chiesto e mancato.
Vado via da te, dal mondo e dalla vita.
Isabel*
Colpa d'anima... sepolta mia, insieme alla tua.
Dove sei vita mia, in quale inferno t'ho mandato?
Dove sei cuore mio, in che oblio mi hai lasciata?
Esplode nel petto il rimpianto e lenta m'avvicino,
sfioro la mano fredda, mi chino a baciarti, alzo il velo
col cuore piangente ma si ferma e si spezza in due.
*Amanti di Teruel*
Nel cammino della vita, ci siamo amati e persi.
Il tempo tiranno, l'umanità travalica d'odio...
noi due non abbiamo mai avuto un "noi"
La morte ci unisce ora che... più non siamo.
Solidi corpi, testimoni, raccontano...
di tramonti e albe, di persecuzioni e inganni
che nei secoli ancora ci perseguitano.
E queste mani... che quasi si sfiorano...
lasciano sospiri che non sono respiri,
per queste vite passate e mai vissute.
e soffochi il silenzio nel petto
distruggendo te stesso,
per non ferirmi con quelle
parole bastarde e taglienti.
Asciugo i pianti nella mente,
lasciando il freddo a gelarmi,
stringendo il tempo nelle mani
per non uccidermi lentamente.
Muoio e fingo che mi ami ancora...
E nell'intensità di un pensiero
straccio le lenzuola dai corpi,
sfilo la cravatta dal cielo,
chiedendoti di assomigliare
ad un amore ormai impazzito.
Immagino te... ancora accanto.
che non mi hai lasciata da sola,
a perdermi tra discorsi muti.
Ti ripagherò con amore infinito...
senza chiedere nulla in cambio.
Non sapevo di aver così tanto bisogno di te
ma tu eri lì, tra un lampo e l’altro ed io non potevo vederti
per quanto tu fossi carica di quella luce dorata e asciutta al tempo stesso
imperfetto, io, non avevo braccia capienti per l’arsura ed il gelo
e tu eri viva, sin dentro al cuore di ogni piccolo granello disperso
- tra l’inquietante solitudine e la fuggevole bramosia
di me, che ti amo da impazzire -
Da qualche parte del mondo
la vita scorre come si deve.
I bambini rimangono bambini per tanto tempo
le bambine lo stesso, anzi di più.
Negli stagni nuotano le rane
e nel mare tutti i pesci
anche quello più strano.
Né muri né gabbie né catene,
da quella parte nel mondo,
così il lupo allatta l’agnello
il coccodrillo si tiene la pelle
l’ostrica la sua perla.
della verità dell'eclissi
nella vacuità del Cielo
dal suo dolce crollare
Tra arie e deserti
confido a se il nome
nel tuono
che strazia tempeste
Rinnegato
il consiglio del simbolo
inganna
la profondità delle rose
nei tuoi giovani
lì dove le galassie
fanno tremare
la ragione
di parole mai dette !
Gioco coi colori
di orchidee e rose
le scuoto... le lego.
Le mani si appassionano
tra corde e polvere.
Piccole gioie malinconiche
fanno sorridere
alcune parti dell'anima.
E si ritorna infantile,
in un giardino gentile dove
basta il bacino di una mamma
a far guarire
la puntura di una spina.
una stanza tale fatta di ore
di gente rude e introversa, studiando
del profilo il vizio fragile e poi
dagli zigomi riderne
cercando lo spregio per gli anni
per una ruga che non riesce
a stirarsi in felicità.
nessuno che asciughi la brina
dei nostri occhi affondati
anche se un giovane oggi
forse un creativo
portava un pistillo di sole
mi sfregava sul fianco
odore di pioppi e wisteria.
Mi narrarono di un sovrano giusto
che visse credendo nella pace tra i popoli
e nell’uguaglianza tra le genti.
E ancora di un cavaliere che imparò
a credere in tutto questo, che andò contro
il suo re per gli occhi di una donna…
finchè i suoi non gli furono spenti.
Le leggende non raccontano però
di un uomo che affrontava le insidie
fino a che di detrattori non ne restava
da combattere neppure uno,
e che quella notte nel fruscio brandiva
la penna sguainata e credeva di sentirsi
perduto… non aveva di fronte nessuno.
Per quanto tu possa essere razionale, ci sarà
sempre una favola alla quale finirai per credere
… io lo so come si raccontano, in ginocchio
e guardandoti a uno a uno i pensieri nelle pause.
Significa: ci credo, come te… da bambino, sai
credevo non tanto alle favole, ma a chi me le leggeva.
Tuttora è così… ti dono il suono del batacchio
delle campane al tramonto che amerai guardare.
Trattalo bene, mi appartiene.
E se mi regalerai un’altra notte, ricorda solo che
ti ho raccontato una fiaba bellissima mentre dormivi.
Non c’erano cavalieri e re.
C’eri tu con i tuoi pensieri.
C’eri tu che senza pause mi ascoltavi.
Andrò ancora sul sentiero di sempre,
a destra il mare pronto ad ascoltarmi,
a manca il resto, la vita mia compresa.
Del sale odorerò il profumo antico
e, gli occhi chini, chiederò perdono
se mai non riuscissi a confessarmi.
Là, dove nasce l’ennesima mia alba.
In memoria di Sorek
che la guerra pose triste
- al cui popolo rei guaiste -
sia il canto come stèl.
Lodi la poesia
il suo amor di sapere,
capace di prevedere
pace su quella babèl!
Un uom straordinario...
...altro semplice eroe
...raro profum di benzòe
di questo mondo crudel.
La sapienza che serve
è primariamente mite
parla con voci romite:
“...altro vanto d’Israel.”









