Chiedo aiuto! Si può bloccar sé stessi
senza fare poetica astinenza?
sol restare bloccati o disconnessi
quando sorga un’abietta dipendenza?
Un demone m’è entrato in un recesso
tra cerebrali circonvoluzioni
sicché il cervello è preso da un ossesso
che s’esprime in deliri e possessioni.
non tace mai, mi tira per la giacca
per farmi pubblicar ogni poesia
che sia sublime oppur valga una cacca.
che tra tutti vuol essere il più bello,
un demone d’applausi questüante
che capovolto porge il suo cappello.
mi bacia un dito e poi morde la mano,
è un demone che veste in modo angelico
ma ben presto dimostra un cuor profano.
e lo sospendo allor per giusta causa,
ed ecco che lo trovo nella stanza
e non intende darmi alcuna pausa
ad espletare l’ultimo mio parto,
distòcico magari e senza aiuto,
tal da farmi rischiar pur un infarto.
E non potendo io esorcizzarlo
né usando le preghiere né la brace,
qualcun mi spiega come fo a bloccarlo?
Riedizione, con minime modifiche, di un testo pubblicato altrove. Nessun riferimento ad Autori di Club Poetico. Mia nuova esperienza col romanesco, che amo ma non padroneggio, con la revisione di un vecchio amico emigrato negli USA, di cui premetto una sua autopresentazione....
So' Peppino er burino der Bruklino, quer de NuYorke, ch' a Roma so' nato e mo' ciò solo de li parenti. L’Internètte me l’ha spiegà n’amico mio, quello che je piace de spigne li pietroni insù, che mo' me sta a mette ’n mezzo co' sta fregna de volè fa er poeta. Vole provà a scrive 'n romanaccio, che lui è dell’altItalia. Chi mejo de me je po' dà na mano? Però je l’ho detto solo pe' ddì come se disce a Roma, ché de le fregne sue nun vojo sape' gnente.
È ora che me chiedo de pecchè
ve sete 'ncaponiti su de me
e su d’antri che se lamenta ‘nzeme
e che sparpàja de discordia er seme.
De stà su le classifiche m’attizza
e chi nun ce compare un po’ se stizza,
ch’aritornano sempre quei fregnoni
che pur de compari’ fanno i furboni.
Tutti voremmo vive ner trionfo.
Avoja! qui se rischia de fa’ un tonfo,
che quann’io tronfio pe' li mi talenti (*)
m’arimbarza ch’adopro ji espedienti. (**)
Me stanno a rosicà, me vie' l’accìdia, (***)
e a quelli do la corpa de l’invìdia.
Ma rosicà de che? D’un poveraccio
che pe’ fa’ o ride o piagne fa er pajaccio?
S’er monno intero disce che so’ stronzo,
da lùscido, ’mbriaco o tutto sbronzo,
drento de me guardo 'a coscenza mia
ch'è mejo fanne 'n po' d'autoironia,
pe' ddi’ che fòrsi ho rotto li cojoni
artrochè de tastiera li leoni,
e mo' che me sto a fa' l’autocoscenza
nun me lagno e sto muto in penitenza.
(*):”io tronfio” pe' di' che "io trionfo", che se no me se disce che c'è troppa mettrica.
(**): “m’arimbarza” pe' di' che me rembalza 'ndietro, che me responnono.
(***): Accìdia: quella che me ven l’accidità de stomaco.
Likko, rilikko e biascìcco
lo spezzatin nel mio becco,
meglio di pesce un caciucco,
ma analfabeta all’attacco
sempre fo verso farlocco.
Di puntaccapo son ricco
ma rima far non ci azzecco
ch’esser mi par mamelucco
oppur poeta bislacco
ché se verseggio mi sbrocco.
In assonanza m'impicco,
ritmo qualsiasi lo stecco,
se no ci resto di stucco
come se fosse uno smacco
aver osato bel tocco.
Dirmi poeta è dir micco,
com’oro dir princisbecco
per alemanno dir crucco
di grand’hotel dir bivacco,
ché d’idiozie mi balocco.
dopo il NO del Canadà,
vuol per sé la Groënlandia.
S’è o si fa non lo si sa,
folle nel global villaggio
che con Putin e Jinpin,
ch’han più nobile lignaggio,
vuol spartir ogni confin,
ché di lor non ha paura
perché autocrati pur loro.
Quel ch’ei teme è la cultura
di democrazïe in coro
che paventa dell’Europa,
che gli par qual bella donna
che non vuol dargli la topa
e le strappa allor la gonna.
Gli va ben russa Ucraìna
d’ogni accordo ricompensa,
che Taiwan vada alla Cina
un po’ men, poi ci ripensa.
Così il biondo pistolero
cui sol manca la stelletta,
"sheriff" è del mondo intero,
grand’uccello e mente stretta.
Col cul stretto e il fallo duro,
per portargli via il petrolio
ha rapito Nick Maduro,
così aumenta il monopolio,
tutto in nome della pace.
Sa che c’è tal Nobel premio,
meritarlo si compiace
e lo vuol pur quand’è astemio.
Così il Board of Peace ha fatto,
ovviamente a pagamento,
così appresso al mentecatto
ci si siede a piacimento.
Son tant’altre le avventure
che vedrem sul nostro schermo,
Sono tante le sciagure
che a predir non mi soffermo.
Questa è un’àrtica freddura
forse ancora prematura,
dacché appéte Groenlandia
Scrooge MacTrump della Culandia.
Per sollazzo aver (sintetico!)
fate pur autosolletico.
Un salto evolutivo del linguaggio
pare determinarsi in questi giorni
indotto da mediatico messaggio
nel Paese del “sì” e suoi dintorni.
Guardando d’assicurazion registri
ho visto, dei due ultimi trimestri,
che il termine han cambiato di “sinistri”:
I danni da incidente or sono i “destri”.
osservan la discesa sulla neve
d'ognuna sveglia in sé quella bambina
scoprendone un'anima assai lieve...
subito in Rete ordina quel che occorre:
di lor si scopre l'anima giuliva
se sullo slittino felice corre!
Le rughe svelano l'età che avanza
la sorpresa dà gioia e luce agli occhi
intesse ciò nei cuori la speranza
che all'arrivo non dolgano i ginocchi!
In chi guarda suscita tenerezza
la scena di vederle sì felici:
se le gambe accusan insicurezza,
lo Spirito non teme sacrifici!
Tintinnano i bicchieri
tentennano le idee
fotosintesi di brindisi
tra calici piangenti
cincischia l’indeciso
con un mistico sorriso
cinguetta la cinciallegra
triste e senza fretta
un tappo salta allegro
festeggia pure il puledro
prosecco un po’ frizzante
nel naso all’elefante
un cin cin a Cincinnati
ai bambini appena nati
cin cin alla salute
a chi è senza paracadute.
Un testo sarcastico pubblicato da Iviola il 24/12/2025 con titolo «103-Corso avanzato di poesia contemporanea» mi ha ispirato questo commento che ho aggiunto in calce al suo testo ma che spero risulti divertente riportare anche qui, credo sia lapalissiano il senso a prescindere dal testo che l’ha ispirato.
Fu fonte di grand'illuminazione
seguire questa chiara spiegazione
che… ma, perdiana, già sin dalla prima
quartina sto inciampando in qualche rima!
Lo riconosco, sono inadeguato,
legato ad un concetto ormai passato,
ma senza Plus¹ caratteri n'ho mille,
provo a limar in cerca di faville:
è stata sorgente di grande illuminazione
leggere codesto preciso chiarimento
e già dalla strofa iniziale sto attento
a non rimare;
ora mi sento poeta moderno,
non più schiavo di ritmi e melodie
ma cinquecento e passa caratteri m'avanzano
e quindi cerco di migliorare ancora:
sorgente
illuminazione
di grande
chiarimento
preciso
codesto
strofando
norimico;
lodatemi
moderno
Vate
libero
ruzzolante
nonplussizzato
indi
trecento
giovani
forti
chilammorti,
ancora e ancora e ancora ottimizzo:
likkommentando luce chiara qui ritorna ritornello intorno rimando rammendi arimici aritmici canto Profeta impunteggiato con ancora più di cento libertà
cap
ite
mi
anal
fa
beta
caro
te
ne
né
n'è
neh!
¹: opzione che in quel sito consente agli abbonati di disporre di duemila caratteri per il commento invece che mille come nel mio caso.
24/12/2025
tra gli animali già gira una voce,
un'aria frizzante, quasi 'na festa,
par che s'apra un Ristorante alla Foce!
Così Lupi e Orsi scendono al fiume
ad aspettar che vengano serviti,
a bocca spalancata tra le spume,
i Salmoni che sono risaliti.
S'uniscono gli Uccelli al gran banchetto,
cauta Volpe alla riva s'avvicina,
col pesce ci voleva lo spaghetto:
nessuno pianta grane alla Cucina!
Quando, satolli, tornano tra i ghiacci
pensar mi piace, quale diversivo,
che tra loro dispensin baci e abbracci,
sorseggiando magari un digestivo!
In virtuale fattoria, ia ia o,
è bestial mia fantasia, ia ia o,
quand’è in crisi, crisi, cri- cri- crisi
quel mio grillo di poesia.
Ma l’IA tutto può!
Ahi mia vecchia poësia, ia ia o,
ho il cervello in avaria, ia ia o:
son ’na capra, capra, mee mee, capra,
bélo allor nuova poesia
quale l’IA belò.
Cimentato in sonettino, ia ia o
mi par d’esser un ciuchino, ia ia o,
l’asinello, -nello, hi-ha, -nello,
raglio allor nuova poesia
qual l’IA mi ragliò.
Se poeta a notte sballo, ia ia o
mi risveglio come un gallo, ia ia o,
e da gallo, gallo, chi-chi, gallo
canto all’alba poësia
qual l’IA mi cantò.
E se il verso rima invoca, ia ia o
io starnazzo come un’oca, ia ia o,
come un’oca, oca, qua-qua, oca
così quaquo in poësia
come l’IA quaquò.
Nel far ritmi come un matto, ia ia o
clicco il mouse ovvero il ratto, ia ia o,
come il gatto, gatto, miao miao, gatto,
caccio il topo in poesia
qual l’IA miagolò.
Se compongo un madrigale, ia ia o
grufolando fo il maiale, ia ia o
il maiale, iale, grugn- grugn-ale,
scrivo allor la poësia
quale l’IA grugnò.
Col maiale, unta e grassa, ia ia o
sta la scrofa e se la spassa, ia ia o
pardon: STROFA, strofa, mia la strofa,
nuova strofa che fo mia
che fu d’IA però.
Poetando a più non posso, ia ia o
sono un can che morde un osso, ia ia o
sono un cane, cane, bau bau, cane,
nuova abbaio poësia
quale l’IA abbaiò.
Addio vecchia mia poesia, ia ia o
or c’è nuova un’alchimia, IA IA (oh!)
D’animale, -male, (ben o male)
nuovi versi in fattoria
pubblicar si può.
Io mi trovo sempre
Casa, lavoro
Palestra, il massimo che mi concedo
Com'è utile la routine!
Salvo a perdermi in un mare
di parole leggere, grammatiche e sintassi
Poi ci sono le carezze, le mie
Lì ci sono tutta
...
Qual era il titolo?
Ho pelato patate a palate e
parato palle a"pelota"ma
pulendo una pipa in opale,
impilata su un'elica a pale,
ho potuto potare poponi
al di sotto di un ponte a piloni.
Non potendo spolpare una pera,
ho spellato una suola di para,
tutta piena di porri di Piera
tra una pila di polli da fiera.
Alla fine, togliendo ogni orpello,
ho spostato il processo in appello
del fratello gemello di Otello
per il furto di un vecchio cammello.
Che bello!
Demenziale intelligenza artificiale
appari breve in una clip surreale,
tra tik tok e instagram che shock,
grottesco e virale, poco chic
nonsense originato da un prompt
riporti un po' di sense al tramont,
clip fulminante tra limpidi cieli,
post ironic nel mare ionic
alfabeto della generazione Alpha,
il significato del nulla nel web,
caos e leggerezza allo stato puro,
skibidi boppy il sorriso dei pioppi.
pervasivo quand’anche usato invano,
e contagioso pur nella pochezza
d’ognun che compiacendosi l’apprezza.
Quel sussurro sentir detesto: “uau!”
ch’è per me come il ringhio d’un babau
che il cuor sgradevolmente mi spaventa
e comunque il buon gusto mio tormenta.
Lo dicono studenti e pur massaie
colletti bianchi e pur classi operaie
comun massimo denominatore
espression d’entusiasmo o di stupore.
Appare quando meno te lo aspetti
nei tanti spot, assilli maledetti,
lo si vede perfin detto in labiale,
qual coretto a chi recita in vocale,
una vocetta tacita ammiccante
messaggio analfabetico strisciante
invasivo ancor più di quell’occhèi
che io se fossi Trump sopprimerei.
Lo so, mi ritenete stronzo e snob,
radical chic cultor di Joan e Bob (*)
che pur mai si sarebbero sognati
d’esprimersi talmente omologati.
E poi che dire ancor? Sono italiano
quindi del bel parlar sono guardiano:
in questo irrefrenabile esultare,
cazzo o figa è difficil esclamare?
(*): Bob Dylan e Joan Baetz, mitici cantanti dei miei anni ‘60
Voglio stare in cima alle classifiche
per avere uno sguardo panoramico
su sorti progressive e non magnifiche
di chi rival vuol essere dinamico
nell’insidiar le sorti mie mirifiche,
ché sol io rendo amore poligamico
a chi espressioni m’offre assai munifiche
per l’anima mia farmaco balsamico.
Qual d’infante che sta sul seggiolone
likki e lecchi per me sono balocchi
che incoraggian la mïa lallazione,
ch’esprimo in sussiegosi scarabocchi.
E se qualcun mi nega l’attenzione
da me s’aspetti solo bizze e blocchi.




