con la maestra erano cavoli amari.
Se quando entrava non mi mettevo eretto,
lei mi guardava in modo sospetto.
Apriva il registro con fare svelto,
tanto il mio cognome aveva già scelto,
di essere interrogato non potevo rifiutare,
e fino alla cattedra dovevo andare.
Domande e quesiti a ripetizione,
le seduta e io in piedi come un pilone.
Ogni compagno seduto e attento,
guai a chi dava un suggerimento,
così si svolgeva un'interrogazione,
che spesso durava un'intera lezione.
Oggi le cose son diverse,
queste usanze si sono perse.
Oggi la chiamano didattica a distanza,
la maestra la vedi comodo dalla tua stanza.
Nessuno si alza più in piedi,
e dell'insegnante solo il viso tu vedi,
lei si perde tra i tuoi compagni sullo schermo,
e tu metti in pausa se non vuoi stare fermo.
E' l'evoluzione che ci vuole come le belle statuine,
tutti quanti in fila su un monitor come le figurine.
Pensando a ciò la nostalgia è aumentata,
e fa niente se ogni tanto prendevo qualche bacchettata.
senza remore
dove sei?
Prigionieri di un sogno,
che era la nostra
vita di prima.
Senza mascherina,
abbracciati agli amici,
cantare e ridere...
Soli tra mura,
il cane o il gatto
con te,
compagni indivisibili
ormai,
anelare corse
e musica insieme...
Ho ritrovato la nostra Polaroid
la prima che abbiamo scattato insieme.
Stai sorridendo, con tutto il volto;
Le tue labbra si incurvano all’insù e
si schiudono appena mostrando i denti.
Le guance lievemente sollevate
mettono in risalto i tuoi occhi color
cioccolato, che sembran neri in foto
e son come senza lenti gli occhiali.
I capelli ti incorniciano il volto.
Prima arrivavano fino alle spalle,
ma ora sono cresciuti e cadono
lisci e morbidi lungo la tua schiena.
Il tuo volto ed un bel ricordo,
impressi nell’istante di questa piccola Polaroid.
Che qualcuno lo rinfranchi, che guarisca le sue pene,
Ma poi ritorna sulla riva e lo sguardo sempre dritto
Verso quell'orizzonte in bilico,
sul filo dell'abisso
Il Pescatore ascolta con le sue rughe impassibile,
Il silenzio che c'è intorno e una lacrima invisibile,
Gli solca lenta il viso ai primi raggi della luce,
Ma nessuno che l'ascolti e il dolore nel profondo, lo ricuce.
Poi ecco all'improvviso un'anima straniera,
È dolce il suo sorriso, è come primavera,
Lei è davvero bella,
Lui cerca di spiegare
Non parla la sua lingua
Ma ha gli occhi del suo amore...
Ed è una fitta al cuore...
Gli stringe la sua mano,
lei se la fa tenere ,
E allora prende fiato ,
e lì si lascia andare,
Salpando per quel cielo,
è come far l amore,
In due facendo a meno
della paura di volare...
Poi ritornati in terra dopo quel volo breve,
Asciugate le lacrime e riposto le sue vele
Lei lo accarezza ancora come per dirgli addio,
Lui che la guarda ancora e ritorna nell oblio...
Vorrebbe dire resta, con gli occhi di un bambino
Ma i suoi capelli grigi lo lascian spento In viso,
Lei lascia la sua mano,
riprende il suo cammino
E quell'alba ora spuntata ,
tramonta In un baleno
Vorrebbe dirle aspetta,
mi ha dato vita e sale,
ma il suo corpo si allontana,
Salendo quelle scale,
Ritorna solo e spento
Lacrima nel mare,
Pensando ora alla morte,
Salpa e lì...
così si lascia andare...
Luna mi serve Grant
in tacchi a spillo e calze nere,
non l’ho chiamata stanotte
per eccitare questo cielo
che soffre d’eutanasia,
un servizio in camera pagato
dalla fantasia che non dorme,
lungo le scale che sorridono
e gonfiano i battiti del cuore.
Luna serve per dormire,
in piedi per sveltire il dubbio
che accenda il silenzio pensatore
o racimoli verdi chicchi d’uva
tra le pieghe di malrossore.
Respira l’innocenza del mattino,
non l’ho chiamata ignaro
per forbire le mie labbra
del gusto di un selvatico fiore.
Sarei in procinto di partire.
Stamattina volevo giocare
a soffiarti sulla schiena…
ti sei stretta nelle spalle,
hai coperto col lenzuolo i seni
e mentre mi perdevo sulla pelle
nel profumo tra il lobo e il tuo
collo mi hai sfiorato l’indice
col dito, lasciandomi l’aquilone
e portando via il filo.
Hai raccolto la gatta e lo spillone
e mi hai fatto l’occhiolino,
e ho seguito le tue forme e ti ho
sentita ancora ridere.
Ho aspettato un momento prima
di raggiungerti per non dartela subito
vinta, anche se amo sia tu a decidere.
Sapevo di trovarti in cucina, e hai
smesso subito di accarezzare la gatta
per scucirmi le labbra e col sapore
del caffè, in un filo di voce
abbiamo guardato i vestiti volare
come aquiloni prima di fare l’amore.
…e non c’è un prima o un dopo
nello spazio di una sagoma
che è tutt’una col suo incastro.
Il cordicino che qualcuno chiama destino
lo teniam stretto al cuore, come un nastro.
E non c’è carezza che non sia desiderio
o desiderio che disfi l’aquilone.
Lui, vola…
tra una goccia di pioggia sul mio corpo
ed una lacrima sul tuo s'avvinghia
addosso a noi, tra di noi scivola.
Appare silenzioso
il raggio di luna
disteso sul mare…
Le onde addormentate
cullano dolcemente
i miei pensieri erranti.
Laggiù lontano nel tempo
torna prepotente
la tua immagine…
mi prende per mano
giocando allegramente
con le ombre
di una voce
assente
ma ancora
amica…
Forse le lacrime di ieri
si trasformeranno
in leggere carezze
trasportate in alto
dal vento.
nella tasca dei sogni,
e gelido tuono irrompe
nei pensieri
di un cuor ferito
da una triste bugia,
nel ciel di quell'addio,
sussurrato solo con labbra
ma rinnegato dal cuor.
Brivido cieco
lungo la schiena
a raccontarmi lacrime
di sangue sulla tela della
tua nuda anima,
dalle ali di farfalla
e un bel pungiglione
di scorpione.
Su raccontami anima
mia amata,
raccontami come accartocci l'amore e le carezze
buttando tutto via
dietro alle tue spalle,
e che fino a ieri
come gabbiano d'oro
nel mondo delle emozioni volavi e vivevi incondizionata
respirando tutte le sensazioni del cuore,
dimmi cosa nasce
nel tuo io che ti vuol
così lontana da me?
Sacrificando
amore per carriera,
calpestando amore
per la maledetta fama,
che tanto lontana
ti vuol da me!
Sommerso nelle acque
della cruda tempesta
di questo sfumato amor
annego vinto piegato
in due dallo schiaffo possente
della delusione quando
il volto mi ha tinto
di pallido dolore,
cancellando ogni
barlume di straccio
di sentimento dal tuo cuore
che ormai quando votato
al prestigio e alla carriera,
seppellendomi nel passato
felice stella brillante
ti ha resa bella!
Ma... lasciami ancora
fili di stelle nella tasca
dei sogni cosicché
nella notte più scura,
quella della nostalgia
lì faccia sfavillare
accanto alla spina luna
ricordandoti come
meteora speciale che...
orbita lontano lontano
via dal mio cuor
e dalla mia essenza, fragranza dispersa nel tempo
della rassegnazione unta
di disperazione per il suo
perduto amor.
gli amori di carta
composti di legature
enjambement
e sillabe
incrociano rime
che in origine
erano rami
tronchi
- ora, tronche parole -
“Ah… allora sì
che erano felici
esuberanti chiome
frustate dal vento
comprese dai boschi
e tutti uniti erano una potente
forza… “
Ora
Rimangono parole
Abbandonate agli occhi
Che li ha cresciuti
Amati
E poi visto morire
Lentamente
Svaniti nell’inchiostro che sfuma
Sparisce
Resta
un dolore
un ricordo
a ferire
quello che ti piace di più
perchè il tempo è tiranno
di te si preoccupa poco
e se sei malvagio ti getta per terra
cercando di farti morire
ucciderti senza pietà
buttandoti nella forca
ritrovandoti nel buio di una grotta
ove sentirai delle urla arrivare
dall'oltretomba, che rideranno
provando gusto a vederti marcire
negli inferi dell'inferno.
Sprofonderai nessuno ti salverà
ed il tuo cuore piangerà
mentre cenere diventi
con il resto dei giorni
andati in fumo
ove la pazzia miete
nel disordine dei pensieri muti
risvegliati da ombre grigie
invadenti, che non capiscono
quanto possono nuocere
a chi desidera stare solo
i soliti discorsi, i troppi timori
che è insopportabile
un essere che non sa
di provare soddisfazione
se non è assillante
e se si, accogliere il distacco
Eccola.
Un cigno bianco bianco entra in scena.
Le sue braccia ondeggiano sinuose
e si muove sul palco
a piccoli pas be bourrée.
Il violino risuona con lei:
Insieme, scivolano sognanti
sul lago che risplende al chiaro di luna.
Volteggia leggiadra,
Sembra stia per spiccare il volo…
Però, le ali, delicate, sono sempre più stanche
E le gambe, stremate, tremano
come le corde del pianoforte.
Ma non vuole fermarsi e continua,
Continua a seguire
la melodia che la trasporta lontano.
Ancora il violino risuona con lei:
Ancora insieme scivolano sognanti sul lago, che
Ancora risplende al chiaro di luna.
D’un tratto si ferma:
Elegante, cade a terra
E con dolce nostalgia,
guarda un’ultima volta il suo lago.
Il suono del violino si fa flebile,
Il pianoforte leggerissimo,
Ed infine
Scompare ogni suono.
Il poeta, taluno, tenendo un verso
in ventre tocca la carta con la mano
sinistra e con la destra aziona
la penna; e si desta quando è notte.
Con lo strumento ad arco il musico,
in grembo, tocca le corde con la mano
sinistra e con la destra aziona l’archetto.
Mi ricorda i suonatori di crotte.
Il poeta, talaltro, tenendo gli occhi
al cielo tra la striscia bianca lasciata
da un aereo di linea e quella sul tavolo,
fissa un verso sulla ricevuta della spesa.
Fisso un verso sul banco con la morsa
e limo di raspa strisce come di segatura.
Dorme il poeta… uno sbadiglio
si appoggia sulla candela ancora accesa.









