circondato da un paio di sponde,
una culla sembrava avessero formato,
non mi illusi che bambino sarei tornato.
Su di me un orologio dalla duplice lancetta,
un paio d'ore erano passate in fretta,
bip uditi a ripetizione,
medici che corrono con apprensione.
Ogni tanto sento qualcosa gonfiare,
è un congegno che la mia pressione vuol misurare,
d'improvviso una scia di vento,
è qualcuno che passa molto veloce e poco contento.
Sono immobile, fisso, inerte,
solo le palpebre prima chiuse e poi aperte,
intanto arriva una signorina che dal sudore gronda,
abbassa la sponda e toglie qualche sonda.
Le sussurrai: " Vero che non morirò?"
Rispose: " Non fino a quando di turno io sarò".
Pensai che fosse più portata a far punture,
molto male le riuscivano le freddure.
Ma lei si allontanò veloce,
richiamata da una dolente voce,
intanto arrivò un uomo che con mestiere,
mi prese e mi portò via come fa un corriere.
Corridoi lunghi e curvi dagli angoli smussati,
segno che altri letti li avevano urtati,
ad un tratto anche il mio letto sentii strisciare,
contestualmente timide scuse udii sussurrare.
Quella scossa in quel preciso momento,
certo non mi fece molto contento.
Ma penso che seppur avesse recepito il mio lamento,
non avrebbe cambiato il suo incerto andamento.
Lungo il tragitto gente dallo sguardo prono,
mi guarda come se fossi il Santo Patrono,
finalmente intravedo la mia sospirata stanza,
e il corriere mi lascia lì portando via con se la sua tracotanza.
Auguri
a tutti i papà.
Auguri a chi lo è,
a chi lo sarà
e a chi lo è stato
e continua
ad esserlo.
Auguri
a chi come un’ombra
segue i suoi figli
senza lasciarli mai.
Auguri ai papà
che si fondono ai figli
e diventano con loro
una sola anima.
potesse
indossare
un abito,
indosserebbe
l'unico
elegante
abito
che il mondo
possiede,
la tua anima
e io
ti indosso
con onore e rispetto
perché tu sei
la mia esistenzialità.
Se la poesia
potesse vedere
con i miei
occhi
l'immensità
del tuo amore,
dotta maestra
diverrebbe
per gli occhi
di chi l’amore
pensa
di conoscerne
l’essenza.
Bizzarrie
di fatto tremende.
Avrei potuto
essere un gabbiano libero
re nella foresta
un giorno da leoni
gradasso da paura
un dittatore.
Forzuto
come una formica. Atomica.
Tessere trame
e intrappolar nelle mie tele.
Supereroe.
Carrasca di lecina
platano picchiatore
castagno della nave.
Caspio …
il nilo.
Everest. Eternit.
Acciaio di ultima generazione
un computer.
Acqua, aria, vento.
Terra semplice.
Polvere.
Avrei potuto …
Ma appena affacciato
le trame del fato mi hanno squadrato
e lui si è fermato
prima di quel mio poter essere di più.
E mi ha fatto solo uomo
di pregi e difetti munito.
Non un beone
gradatamente grasso
e nemmeno troppo didattico.
Ma meno male che Dio esiste
… non mi sarebbe piaciuto
un mondo di soli aironi rosa
e nessun fenicottero.
Schizzichea, niro s’è fatto ‘o cielo
e ‘sta campana, ca luntano sona
‘o core mje fa scuro. ‘A vita
è ‘o tiempo e ‘na stagiòna,
passa ambressa. E’ sciore
ca schioppa a primmavera
è ll’estate quanno tjen’
‘e man' chjene ‘e giuventù. Po'
accummincia a chiovere e
mesta se fa ll’aria e ll’anima toja.
E, se saje ca vierno tuoje
s’avvicina, ‘nu penziero scuro
sfarfallea pe’ dinto ‘a capa.
Ma songo sulo nuvole,
‘ncoppo a ‘stu cielo.
Schizzichea ancora,
ma je saccio ca tra poco
accumminciarà
a chiovere a zeffunno
int’all’anima mja…
Pioviggina, nero è il cielo
e questa campana cupa
che suona lontano
mi fa triste il cuore.
La vita è una stagione, passa
troppo presto. E’ fiore
che sboccia a primavera
è estate quando le mani hai
piene di gioventù.
Poi, comincia a piovere e
mesta si fa l’aria e l’anima
e, se sai che anche
il tuo inverno s’avvicina
un pensiero triste comincia
a farsi strada. Ma, sono solo
nuvole, ora, in questo cielo.
Pioviggina, ma io so che
tra un po’, pioverà
a scroscio, nell’anima mia.
nel cuore della notte,
respiri affannati mi accompagnano
nei sogni notturni
risvegliarmi in ciò che realmente
non voglio neanche sognare...
e vivere in una nuvola carbonizzata
dai nostri oscuri segreti
tenuti nel nostro più lontano cuore
che abbiamo dentro di noi
sapessi la mano realmente
prendere un'altra mano
senza la paura...
la paura che oramai è per sempre
Poesia dedicata al giorno della memoria 18 marzo
e resta inerme
al danzare delle voci
che intralciano il passato
in un anno volato
aspetta di vedere il sereno
allontanandoti da chi ti soffoca
che vivere non ti fa
per i suoi errori commesi
anche se tu sei estraneo a ciò
alle sue decisioni, che ha preso solo lui
Prega perchè si allontani
fallo con tutta la forza che hai
perchè diritto di star tranquillo hai
tu che vivi senza far male desiderando quetare
non soffrire, perchè innocente sei
Ascolta il cuore per non farti travolgere
dai capricci dalla prepotenza
e dalle offuscate indecisioni
di vite sballate davvero infinite
che guardano il naso senza domandarsi
chi hanno di fronte che pretendono
di scorgere il meglio solamente la facciata
il dietro no, perchè comodo gli fa
senza preoccuparsi degli altri
egoismo assoluto, pretendendo lo stesso
il rispetto, una vita bellissima
che non la merita e pensa
che essere cattivi lo porta su una buona strada
Chi fa del bene a chi è meno fortunato
si sarà guadagnato il paradiso
ma se è sempre malvagio, l'inferno
Scritta tre mesi fa
Chiudi gli occhi spirito
osserva la carne nel tuo riflesso
Lo senti quel battito sordo?
È il mio cuore.
Quel richiamo alla natura
chiarisce chi sei e chi eri.
Al presente giunge la vita
di chi è morto per la tua,
di tutti gli esseri
che in te fioriscono,
come una stella nella notte
rivendica la tua esistenza.
Io sono qui e ora
e tu sei con me
nel fulcro di questa sola, inestimabile vita.
Amo il modo che hai
di sfiorare i miei sensi
tra sussurri imbevuti
dal tuo unico tocco,
ineguagliabile,
impudente.
Mi lasci ammaliata
sprofondando
quasi ingenuamente
nel luccichio rifratto
dei tuoi occhi scuri,
il tuo profondo abisso.
Sciogli il piacere infinito
nella dolce melodia
del suono emesso,
gemiti eterni…
nostri i corpi
suonati come abili maestri,
stremati, abbracciati,
nella coda
del nostro concerto.
Amore ti respiro
tra le note di labbra
socchiuse.
Quando improvviso stupisce
fiore denso di colore sbocciato
prima degli occhi dell'aurora
che profuma di luce il pensiero
degli infiniti canti sui rami alati
regina di primavera sorgente
tra le mani la pelle è memoria
dolce di piccola lacrima gioiosa,
tu.
maneggiando col cuore
Una mano si posa nella sua meraviglia
senti d'averne bisogno
di farne senza non puoi
ti scalda, una storia sconosciuta
bisognosa d'ascolto ti prende
desiderando leggerla tutta d'un fiato
Il finale insegui, desideri conoscerlo
incuriosisce molto, prima delle parentesi
Chi è l'assassino, qual è il movente
di un delitto efferato?
Il motivo che ha spinto a farlo qual è?
E' stata la gelosia, il denaro, sentimento e avidità?
Due moventi combattuti, che accendono fuochi
interrotti dai lampioni romantici impegnati a raccontare
trame che utilizzano inventandosi
finzioni parti di copioni con atmosfere interessanti
ove uno scenario inquadra i protagonisti del manoscritto
avvincente veramente, appassionato
dove le scene prendono fiato
respirando note melodiose, in riccioli d'oro
che non va sotto il divano,
si muove veloce oppure lento,
invita a fare movimento.
Se tu sopra ci vuoi stare,
devi saperci camminare,
per un momento di distrazione,
la testa sarebbe sul termosifone.
Senza andare tra le vie,
ti aiuta a bruciare le calorie,
Si usa con o senza scarpe,
ma guai a metter delle sciarpe.
Mentre cammini stai sempre fermo,
Dante lo avrebbe messo nell'Inferno,
per tutti quei dannati che van di fretta,
e alle cose importanti non danno retta.
Persone che passo dopo passo,
avrebbero subito la legge del contrappasso.
Ma questo è un attrezzo dei giorni nostri,
che modifica la natura a tutti i costi,
il piacere di una passeggiata,
barattato con una realtà alterata.
Verrà usato fino a quando ci sarà la scoperta,
di come sia bello stare all'aria aperta,
ma quel giorno, ahimè appare ancor molto lontano,
e intanto mentre scrivo mi tengo alla barra con l'altra mano.
La folata sulla rena
la ricordi?
E quel pizzo
sulla pelle
assetata di un’estate
che sapeva di buono.
Dettagli per nutrirmi d’infinito.
E ricordo il maglione a rombi
di lana, e il mare in febbraio.
I tuoi piedi freddi nei calzettoni
tra le mie mani, la brezza.
Un brivido, un bacio, un tuono.









