come colombe
gaie e gioconde
nel ciel del serafico
dopo la guerra
del tempo,
le nostre emozioni
di vittoria
sul nemico invisibile
dal volto senza indulgenza,
quando la speranza
di una nuova
rifioritura interiore
ci aizza
a spiccar in volo
per riconquistare
la vita.
Orsù prima
che la tua vita muoia,
ricorda di nascere
nei tuoi sogni
ogni qualvolta
il tuo cuore
crea le sue opere
sulla tela
della vita,
senza scordar mai
il peso del fardello
che in un eterno momento
imprigionando la libertà,
in realtà
la riformava
più audace di prima.
si ritrae c'è un piccolo
pezzo di vita
lo stringi a te
ti auguri che non ti sfugga
lo senti tuo e persa per lui
raggomitoli pezzi di lana
che caldi ristorano i pensieri
dimentichi un ferro arrugginito
l'acqua evaporata
ha cancellato ogni traccia
ma i desideri no
quelli sono rimasti indelebili
e nei pensieri più veri
si nascondono parole
che non sono servite
a placare un vento rumoroso
sempre indeciso nel suo fare
un rubinetto perde ancora
forse si chiuderà
se altrove guarderai
il mare dalle onde serene
Tu sei in una risata
in quelle sazie, fragorose.
Negli echi di parole
interminabili,
nelle attese di primavere
che mangiavano il tempo.
Sei tra le righe di una favola
nella rima di una poesia,
ironica, come il nostro cuore,
come noi, anime burlone.
Tu sei la malinconia degli anni
corsi troppo in fretta.
Sei una pila di sogni
strappati alla vita per sempre
e che hai portato via,
in volo con te…
Dove vuoi arrivare
puledro ferito,
percosso, sfregiato,
compagno dei miei giorni?
Ostacoli ostinati, incontri,
sul tuo percorso difficile;
ma forse sogni, ancora,
traguardi importanti.
Si spegne la fiamma
di olimpiche gesta
e i ricordi non sanano
ferite profonde.
Dalle nuvole di parole,
mai dette,
scende grandine di verità,
che può far male.
Mi si offusca la vista.
Sul mio mondo si stende
un sottilissimo velo che trema.
Nessuno attorno a me
si accorge delle gocce
di cristallo miserabili
che, negli occhi, trattengo al sicuro
da sguardi troppo distratti e ignari.
Si annebbia la ragione:
mi trascina il fiume dei ricordi e
mi strattona ora contro morbidi ciottoli
ora inesorabili macigni.
Sono come dentro un uragano
Che non mi vuole più dar pace
ché ogni attimo mi procura nuovo tormento.
E vorrei diventare piccola piccola
E restare sola a cullarmi
Con le mie lacrime di cristallo.
ai quali esso tendeva le onde
e il senso di quiete dell’amicizia?
Quel pezzo d’angolo comune dove
i sentimenti erano condivisi
e dov’era il caleidoscopio di colori
che componeva ogni abitante?
Respirammo i venti della novità
l’entusiasmo nutrì i cuori
e ci furono guerre
e singole battaglie
e l’avventura si scrisse da sola
nel mare della poesia
Ora dov’è quel tempo?
E dove sono gli uomini
che popolavano quel mondo?
«Lenta va una barca senza remi
sul mare della vita,
trasportata da correnti sconosciute
in cerca d’approdi
che i dolori curino
in cerca di spiagge dorate
e soli infiniti,
lenta se ne va immemore di se stessa
sola e dispersa
nel quotidiano
che brucia
che uccide.»
Rimase ricordo
in angoli remoti
e vociare d’Amore
e gesti d’amici
e sincerità vera
e ogni giorno
il tempo
era quello della poesia
«E vedo risacche di cadaveri
e desolati paesaggi
di sterpi e rovi secchi
e uomini curvi su se stessi
immemori del loro passato
memori d’un domani
dal sapor di tempo inventato»
Una barca va
per mari e terre
e porta vite e anime
che descrivere non so,
porta sorrisi
spenti e inceneriti
e cuori
inariditi
che dei sogni
mai più
conobbero l’esistenza...
sono immuni i freddi inverni
visioni interne migrano nascendo
in nubi di vapori
evaporano nelle sacche del cielo
dove si attende di sapere
i minuti e le ore
che separano dal tempo
nuove prospettive si evolvono
non sappiamo ignari
del futuro allo sbaraglio
ci attenderà la luce
o il buio pesto che guarderemo
con terrore? Camminiamo
su tavole instabili
movimenti di pensieri
perduti. Si spera di trovare
un riferimento sicuro
che ci faccia salpare
in un' isola sperduta
assente da punti, interrogativi
solamente, certezze
NB: Tutti in balia delle onde
Sciuscia u ventu e nall'occhi
mi tira la rina.
Accussì pari ca chianciu
ma nunn' è veru.
Ammatula ca stu suli
s'annia dintra allu mari.
Nun provu risfiziu
nun sentu duluri.
Tantu lu sacciu ca dumani arritorna
e mancu na goccia si pigghia di l' acqua.
Iddu, ca inveci s' innìu u fici pi sempri
e si ni futti se u munnu si rumpi.
Si senti friscu comu nu rappu di racina
cu l' allammicu di centu lapuna.
Nun lu sapi ancora di comu fannu mali
li pungigghiuna; e mancu vogghiu ca la sapìri.
Ca ci ristassi puru stu risu ntà la vucca!
Se stu ventu ci la finissi di sciusciari
Puru io accabbassi di lacrimari...
indovina quel minuscolo vagare
Stanca si faceva la luce e
tagliente l'ansia dell’attesa.
Rosseggiava il tramonto
sul dolore della carne, poi
fu l’urlo della vita, il vagito,
improvviso e prepotente...
E fu notte e tu le sorridesti.
Tu, preziosa perla, dono unico
come il ventre che t’accolse.
Caro destino,
se succede di scrivere a qualcuno
che non conosco se non é di fama,
questa scrittura piega e si colora
al garbo che in questi casi impera.
Ti chiederò dove ti trovi ora,
se il tuo viso é corrucciato o no,
quale sorriso accendi la mattina
e quanto vale un tuo cenno su di me.
Per non rischiare troppa confidenza
dovrei smettere di darti questo tu
ma gli anni che hai contaminato
sono già tanti e quindi rischio un po’.
Sarò gentile ma nel frattempo, tu,
non t’intromettere domani e dopo
nei sogni che vorrò ancora fare
nei quali amore cerco e amore do.
Ti prego, tu che non sai chi sei,
non disturbarmi in quelle belle notti
che mi vedranno da aspirante eroe
vestire l’aria di leggenda e mito.
Non presentarti da avversa dama
tra le pedine che allora muoverò.
Lascia vuota una casella bianca
dove assestare l'agognata sfida.
Quasi tuo,
Aurelio
Pensi di aver dato un’idea
e un’immagine della tua vita,
come cassetto di mobile antico,
ricca di incastri artigiani,
resistenti nel tempo.
Oggi t’accorgi, invece, di aver usato
colla superflua, e inefficace,
a far reggere e connettere
intricate connessioni familiari








