Perle di sale son le collane,
tintinnii, appesi
alle notti di lampare.
Non rughe, i solchi sulla pelle
ma sentieri scavati
dall’acqua di mare.
Salmastro che scorre
sul freddo che ognuno
porta dentro.
… Siamo gente di mare…
Ascoltiamo urla di tempeste
ne accogliamo la furia
purificatrice dell’anima.
Torniamo caldi amanti
del nostro gigante e
naufraghi stesi sulla rena
asciughiamo sogni bagnati
stretti nei gusci di conchiglie.
E quando tutto tace
respiriamo e vegliamo
il silenzio accattivante
del suo riposo…
La luna
coglie sempre la tua sorpresa
chè cheta, senza un fruscio,
arriva e accende la notte.
Sorride sui tuoi pensieri scuri,
sulla forza che manca,
sui tuoi pianti e i tuoi sorrisi.
La luna coglie impreparati,
nonostante,
quando porta gli anni e
gli sorride: è una vittoria
a cui tu non pensi mai.
Silenziosa, come la morte,
non la chiami, non l’attendi
eppure arriva. A volte,
t’inganna, la luna, perché
sa nascondere un temporale.
Ma, per i pensieri sconnessi,
l’equilibrio di un momento,
sul suo filo appeso al cielo,
le voglie arruffate, la luna
aspetta i tuoi occhi
per sorriderti….
penso a te che sei per me un punto fisso,
cerco te,
ma so che te sei andata via,
resta il tuo ricordo che mi fa più male,
quando penso a tutto il tempo insieme,
era vero amore oppure una bugia.
E ancora sento il tuo profumo che ho sulla pelle,
la tua voce era una musica al cuore,
io vorrei ascoltarla per ore ancora,
ma rimane soltanto il ricordo di allora.
Cerco le risposte ma ho solo domande,
tante le promosse andate infrante,
io che volevo soltanto poterti amare,
più ci penso ma non riesco a capire,
dove questo amore è andato a finire,
quanto mi fa male questa nostalgia.
spero nella cura del tempo che infondo,
possa aiutarmi a rialzarmi ogni giorno,
vorrei cancellarti tu non sei più mia..
sento il tuo profumo che ho sulla pelle, la tua voce era musica al cuore, io vorrei ascoltarla per ore e ancora, ma rimane soltanto il ricordo di allora. Cerco le risposte ma ho solo domande, tante le promesse andate infrante io che volevo soltanto poterti amare...
regali avvolgenti,
scava nel buio,
assorbe paure
che salgono e scendono
in un turbine di tempo.
Incerti i pensieri
con scie pesanti
attaccate al presente.
La primavera piomba
attraverso desideri smarriti,
l'estate avvolge le risate
apertamente libere.
È reale la luce
è necessario opporsi
al gelido sogno.
Tremolanti propositi
si affacciano al mondo,
l'unica certezza
è il sole che fermo resiste.
accompagnata da un profumo di mimosa.
Questa pianta fiorisce alle idi di Marzo,
usata per ornamento e un po' anche per sfarzo.
esco di casa e saluto il custode al portone,
vedo una mimosa in esposizione.
vado al bar a fare colazione,
me ne ritrovo una sul bancone.
Passo a salutare il parrucchiere,
ecco una piccola mimosa in un grande bicchiere.
Vado in comune per un certificato,
una pianta di mimose lungo il porticato.
Al semaforo mi ferma un senegalese,
ha mimose in mano per fatturare bene a inizio mese.
Eccomi al supermercato per comprare qualcosa di facile cottura,
mi ritrovo mimose tra la frutta e la verdura.
Vado dal commercialista,
eccone un'altra in bella vista.
Allora vado in farmacia, ormai ho mal di pancia,
un'altra mimosa campeggia sulla bilancia.
A questo punto temo di aver problemi di vista,
torno a casa per non andar dall'oculista.
Mi siedo sul divano e con sospetto,
mi fermo un attimo e rifletto.
Poi dopo un po' di esitazione,
stupito arrivo ad una conclusione
Non è che oltre alle donne, casomai,
stasera faran festa anche i fiorai?
Tutti i giorni al calar
del sole
esco sul terrazzo per cinque
minuti a scrivere
una frase, o solo poche parole.
Sei in un’ellissi col sapore
del giorno
che non se ne è ancora andato.
Cinque minuti di tempo
in cui torniamo le sagome nel
sogno dove ti ho incontrato.
Di là dal foglio insieme al tuo
c’è il mio sorriso.
Sei quel filo caduto
inavvertitamente a terra
dal mio viso.
Vorrei essere il tuo mare
quando scende la sera.
Vorrei essere il tuo letto
quando riposi.
Vorrei essere il maestro delle onde
per creare la tua musica più bella.
Vorrei essere il tepore del sole
per riscaldare il tuo corpo.
Vorrei baciarti dolcemente
sotto le luci del tramonto.
Vorrei cullarti sul mio petto
per trasmetterti il battito
del mio cuore.
In questo momento
vorrei amarti fortemente
sotto questo cielo.
Vorrei tanto...
Vorrei ancora essere
il tuo seducente profumo.
Vorrei essere la tua alba,
il tuo sole, il tuo tramonto,
la tua luna, le tue stelle,
il tuo sogno.
Vorrei essere il tuo specchio
per riflettere la tua bellezza.
Vorrei ancora essere
tanto, tanto, per te...
Vorrei essere
tuo per sempre.
Emergesti dalle tenebre del tuo mondo
dopo aver percorso labirinti di pensieri,
fronteggiando maree di orride visioni
e torbide burrasche che ti prostrarono.
Domasti fiamme scomposte
che cercavano di lambire il tuo vascello
e issando spiegazzate vele
ti lasciasti condurre dal vento
affidandogli la tua vita.
Un faro fu la tua salvezza,
lottando con la bruma intorno
lo raggiungesti.
E lei era là, ti aspettava da tempo
una luce dopo l'oscurità,
la quiete dopo la tempesta.
Non dovevi più lottare
il nemico era sconfitto,
eri a casa.
a cancellare ogni antico respiro
incompreso tra di noi,
nelle fredde folate di silenzi
celati dai risentimenti.
Onde gelate a deturpare
tutto ciò che ci circonda
sottopelle in questo mare immenso
nella sua tempesta di pieno inverno,
eppure il suo rumore
non dona sgomento
se ascoltato piano con il cuore
seppur in frantumi,
e la sua forza assume
forma nell'illusione
seppur residua
tra gli scogli della vita.
Oh, se questo mare fosse più calmo!
O almeno per un istante
tra le tue ferme braccia
ritroverei pace, ma ormai
discosta è quella stagione
in cui quiete e felicità
navigavano a pari passo
nel destino dell'anima
intrecciate nelle nostre arterie
portandoci sulla cresta
dell'onda inappuntabile,
quella dell'amore, il nostro amore!
Ormai arenato.
Oh amore, amore spento
da un cielo piombo
ostile ai nostri sogni
spazzati via con un sol colpo
da quel livido vento
tra le mani colme di fuoco
bramanti ed esigenti
dai nostri sentimenti
da donare l'un l'altro.
Oh, se questo mare fosse calmo,
non ascolterei più
il suo fragoroso vocio
mentre mi sottolinea con furore
lampi e tuoni sui nostri sguardi
sgualciti e consumati
dalla nostra fatale fine!
Se solo fosse calmo
questo mare, non ci scaraventerebbe
con inaudita violenza
alla deriva delle nostre bramosie
costringendoci alla infausta deriva
di una amara fine,
tra i nostri confini sconfinati
tra le onde di questo
impetuoso e irruente
tumultuoso mare,
come il nostro cuore
ormai inabissato inghiottito
tra le onde schiumose e veementi
dispersi nei suoi
più profondi ricordi
che solo in questo maestoso mare,
contraddittorio,
può sopravvenire!
è il richiamo della casa di Dio,
Il richiamo arriva da un campanile,
si vede la punta dal mio cortile.
Su di esso svetta una croce,
che parla senza aver la voce.
Il ritmo delle campane è forsennato,
che suonino a festa appare scontato.
Un paio di signore vedi passare,
qualcosa sono intente a raccontare,
poi una si dirige verso la Chiesa,
l'altra non la segue perchè ha in mano la spesa.
Intanto fuori temporeggia il sacrestano,
attende il parroco mani in mano.
Gli uomini in piazza odono il suono con poca attenzione,
di certo non parteciperanno alla sacra funzione.
Ma essi di sicuro sanno bene,
che oggi un buon pranzo allevierà le loro pene.
Nel mio paesello
il sindaco
è pure
la maestra elementare,
e in questo nuovo
anno riaprirà la vecchia
drogheria
Angela, trasferitasi dal mare.
Così dopo un funerale capita
magari che fuori dal transetto
il parroco si metta a fare il caffè.
E si trattenga con noi a fumare.
Tornando a casa al crepuscolo
con la bicicletta, tra il barbiere
che finisce sempre
le gomme da masticare
e il caccia e pesca
da poco appigionato
dopo lo stagno all’inizio
della strada rurale,
mi fermo a sentire
il profumo del frumento
inebriarmi
piano
simile, dentro la foto
che tengo nella
tasca della giacca, ai suoi occhi.
Lassù traversa i vespri un biplano.








