come miele d'acacia
dalla bocca al cuore.
Amore mio
dolcezza d'altri tempi,
sei brivido che esplode;
ti sento dentro
ai limiti dei sensi.
Mi cibo avidamente
dei tuoi pensieri,
talvolta audaci,
appartenenti all'uomo che eri
pronto a saziare la mia anima.
Estasiata ti contemplo
come fiammella di lanterna
d'antica locanda;
divampi, ardendo infinitamente
nel mio più grande volere.
Ti appartengo.
che non ha tomba
né litania
Cammina
nell'anima
nel ringhiar
del dolore
Va e cerca poesia
Che come
religione
senza Dio
Strappa
da dentro
la gabbia
dell'io
Va' e cerca
il mugghiare
del mare
la belva feroce
di quegli uomini
appesi alla croce
Cerca poesia
nella strada
solitaria
Fa del verso
la tua meta
e la tua aria
in completo rosso è l'autista di BARTOLINI,
di ZALANDO è arrivato un nuovo pacco,
sarà mia moglie e la sua solita scarpa col tacco.
Non voglio assistere alla sua apertura,
la reazione della mia metà mi fa sempre un po' paura,
allora decido di andare a fare due commesse,
intanto mi arriva un sms di GLS.
Saluto il custode del condominio ormai impazzito,
invia agli inquilini le foto dei pacchi con un solo dito,
c'è anche un signore vicino al cancello , cosa fa?
Mi accorgo che è l'autista blucerchiato della SDA.
Sul prato un ciclista con un cubo sulle spalle,
sembra volare insieme alle spaventate farfalle,
sulla strada un uomo che un po' stanco guida così così,
dalla divisa sembra lavori per TNT.
Sono al semaforo, mi distraggo guardando le stelle,
con il rosso è fermo un furgone canarino di DHL.
Vedo un altro mezzo dai funebri colori che fa commesse,
c'è da stare tranquilli è solo l'autista di UPS.
La bottega dove volevo andare è stranamente chiusa,
vittima purtroppo di un tipo di acquisto che più non si usa.
Ritorno a casa, c'è mia moglie con il pacco proteso,
che un po' delusa mi invita a prenotare il reso.
Le scarpe ovviamente non erano di suo gradimento,
torneranno indietro senza troppo pentimento,
domani un'altra scelta ella potrà fare,
prima o poi qualcosa bene le dovrà pur calzare.
Intanto i corrieri si muovono come le formiche,
per soddisfare chi butta i soldi alle ortiche.
Con un click ormai si solleva il mondo tra le vie,
se ci fosse Archimede dovrebbe riformular le sue teorie.
senza pioggia però...
Quanto durerà?
Oltre la primavera
errano pensieri,
tra aspre realtà.
Il rosa ed il giallo
della natura
cozzano con il
profondo grigio
di anime spente,
tra nero e rosso
di rabbia a
sprazzi.
Primavera
ridacci il
tuo incanto...
Oh Sicilia
come posso scordarti
scordare i tuoi cieli
e i tramonti
quando il sole
prima di tuffarsi nella notte
indora il tuo mare.
E come posso scordare
Segesta e Selinunte
dove ancora vive
antica la storia
e Piazza Armerina
lo stupore dei suoi mosaici
ricamati dalle mani
di chi ha inventato la bellezza.
E del maestoso Etna
così amato e temuto
che illumina la notte
sputando in cielo
la sua anima di fuoco
come mi posso scordare.
E dei tuoi dolci e della cucina
e dei vini raffinati
benedetti dal Dio Bacco
che a Marsala si è ubriacato.
E come posso scordare
l’amicizia vera
della gente siciliana
la sua ospitalità
che fa tua la loro casa.
No non si può scordare
ciò che si ama e fa pulsare
e quello scampolo di cuore
che della tua terra vive e respira.
Il vialetto di ghiaia e il tetto spiovente
le risate sulla panchina mentre leggo un racconto
c’è Silvana che ride di gusto, proprio
un quadretto idilliaco. Lo zodiaco
qualcosa ha raccontato, di un amore
scritto nelle stelle, di pelle a contatto
col piacere, di sere a parlare d’amore
in versi, di un curvarsi di rami sparsi
e d’intarsi di gemme bianche al mattino.
Dell’acquitrino che sarà bonificato col vino
delle valli e dell’orizzonte che nell’aprirsi
al primo raggio di sole ci nasconde –è un fatto-
la rotta della lontananza e persino il dolore
di un tempo. E se accelera il battito cardiaco
quando ti guardo, in questo esproprio
del fiato, scorgo le luci delicate del tramonto,
nella nudità di corpi legati in un abbraccio rovente.
Sembra di poter scorgere
il fiato morbido di un lume,
nell'attesa di notti e scalini.
Lasciasti ci coprisse una scia
lunga una vita o una notte
sola, gradevole di gelsomini.
Sussurrasti con il ruscello su
barche di giornale il mio e poi
il suo nome, noi ti stavamo
ad ascoltare in fondo alla via.
Tremavi flebile, sola agli occhi
del lume… lei ed io c’eravamo
nelle notti bagnate di silenzi
e brina versate su quelle mie
d’inchiostro, le sue rosse d'albe.
Posso scorgere dalle tue finestre
aperte uno scalino più su, il buio.
Ricorderemo i passi nelle gambe.
voli colomba,
porti con te
un bocciolo
di rosa,
per la mia
Caterina.
Figlia adorata,
perduta in
un incendio.
Anche se
sono passati anni,
il dolore
è sempre forte
e solo sulle
ali della colomba,
trovo pace,
tracce di te
nell'infinito.
si tratta sempre di acqua
la stessa acqua che pulisce, lenisce
carezza, schiaffeggia, massaggia
tormenta, rigenera...
lo stesso fluido
nel quale abbiamo galleggiato
per nove mesi
cullati e protetti
A volte ci accompagna
a volte ci ostacola
a volte ci affoga
e poi ci sostiene
anche morti
Sogni sospesi.
Sogni rivestiti di te
che ti aspettano
nel silenzio,
guarda la terra,
dal suo profumo che emerge
raccolgo lacrime di gioia
nell'emozione di vivere.
Cammini stanca ormai
nella continua ricerca
di quella felicità nascosta,
dal cemento non può nascere un fiore
se non ci semini il cuore.
Ti guardo sfilare il passo
che brucia sul mondo in cui credevi,
la tua musica sfiora il mio ascolto,
in quelle verità mi ci trovo anch’io
Insegnami a sognare.
Insegnami a vivere sospeso.
Insegnami a rivestirmi di me
a superarmi ora che ci sei
tra le pieghe delle tue mani
saremo in due
saremo noi due
il mio posto è accanto a te
senza dimore con mille storie da raccontare.
Delle tue corse racconterò,
che mi hanno insegnato ad amare
ciò che meglio ero capace di concretizzare
senza mai riuscirci.
Mi hai insegnato ad amare
il peso che dentro, quel passo che brucia,
crea terra fertile sul cemento
bagnata da lacrime miste di gioie e dolori
l’aver seminato il tuo cuore.
è come se sentissi un soffio di vento,
ad esso sono attratte le mie dita,
come fa il ferro con la calamita.
Mi avvicino con compostezza,
spinto da una certa naturalezza,
lo apro e intravedo la tastiera,
accecato dai tasti servirebbe una visiera.
Il profumo di ebano arriva al mio olfatto,
e dall'odore vengo preso di soppiatto.
Ci son più tasti di un'astronave,
ora non mi sposterei neanche se cadesse una trave.
Pollice , medio e mignolo suonano i primi accordi,
e con essi affiorano mille ricordi,
Ora alla vista e all'olfatto si aggiunge l'udito,
il quale anch'esso appare stordito.
Sembro seduto su uno sgabello,
ma viaggio nel cielo come un uccello,
le dita scorrono ormai veloci,
le corde vibrano in armonia come buoni soci.
Ormai anche il tatto appare sopraffatto,
sul piano mi muovo come un gatto,
tra tasti bianchi e tasti neri,
nella testa ormai non ho più pensieri.
Solo il gusto non sono riuscito ancora a soddisfare,
ma di certo questo pianoforte non lo potrò mica mangiare!







