Vorrei essere il tuo mare
quando scende la sera.
Vorrei essere il tuo letto
quando riposi.
Vorrei essere il maestro delle onde
per creare la tua musica più bella.
Vorrei essere il tepore del sole
per riscaldare il tuo corpo.
Vorrei baciarti dolcemente
sotto le luci del tramonto.
Vorrei cullarti sul mio petto
per trasmetterti il battito
del mio cuore.
In questo momento
vorrei amarti fortemente
sotto questo cielo.
Vorrei tanto...
Vorrei ancora essere
il tuo seducente profumo.
Vorrei essere la tua alba,
il tuo sole, il tuo tramonto,
la tua luna, le tue stelle,
il tuo sogno.
Vorrei essere il tuo specchio
per riflettere la tua bellezza.
Vorrei ancora essere
tanto, tanto, per te...
Vorrei essere
tuo per sempre.
Emergesti dalle tenebre del tuo mondo
dopo aver percorso labirinti di pensieri,
fronteggiando maree di orride visioni
e torbide burrasche che ti prostrarono.
Domasti fiamme scomposte
che cercavano di lambire il tuo vascello
e issando spiegazzate vele
ti lasciasti condurre dal vento
affidandogli la tua vita.
Un faro fu la tua salvezza,
lottando con la bruma intorno
lo raggiungesti.
E lei era là, ti aspettava da tempo
una luce dopo l'oscurità,
la quiete dopo la tempesta.
Non dovevi più lottare
il nemico era sconfitto,
eri a casa.
a cancellare ogni antico respiro
incompreso tra di noi,
nelle fredde folate di silenzi
celati dai risentimenti.
Onde gelate a deturpare
tutto ciò che ci circonda
sottopelle in questo mare immenso
nella sua tempesta di pieno inverno,
eppure il suo rumore
non dona sgomento
se ascoltato piano con il cuore
seppur in frantumi,
e la sua forza assume
forma nell'illusione
seppur residua
tra gli scogli della vita.
Oh, se questo mare fosse più calmo!
O almeno per un istante
tra le tue ferme braccia
ritroverei pace, ma ormai
discosta è quella stagione
in cui quiete e felicità
navigavano a pari passo
nel destino dell'anima
intrecciate nelle nostre arterie
portandoci sulla cresta
dell'onda inappuntabile,
quella dell'amore, il nostro amore!
Ormai arenato.
Oh amore, amore spento
da un cielo piombo
ostile ai nostri sogni
spazzati via con un sol colpo
da quel livido vento
tra le mani colme di fuoco
bramanti ed esigenti
dai nostri sentimenti
da donare l'un l'altro.
Oh, se questo mare fosse calmo,
non ascolterei più
il suo fragoroso vocio
mentre mi sottolinea con furore
lampi e tuoni sui nostri sguardi
sgualciti e consumati
dalla nostra fatale fine!
Se solo fosse calmo
questo mare, non ci scaraventerebbe
con inaudita violenza
alla deriva delle nostre bramosie
costringendoci alla infausta deriva
di una amara fine,
tra i nostri confini sconfinati
tra le onde di questo
impetuoso e irruente
tumultuoso mare,
come il nostro cuore
ormai inabissato inghiottito
tra le onde schiumose e veementi
dispersi nei suoi
più profondi ricordi
che solo in questo maestoso mare,
contraddittorio,
può sopravvenire!
è il richiamo della casa di Dio,
Il richiamo arriva da un campanile,
si vede la punta dal mio cortile.
Su di esso svetta una croce,
che parla senza aver la voce.
Il ritmo delle campane è forsennato,
che suonino a festa appare scontato.
Un paio di signore vedi passare,
qualcosa sono intente a raccontare,
poi una si dirige verso la Chiesa,
l'altra non la segue perchè ha in mano la spesa.
Intanto fuori temporeggia il sacrestano,
attende il parroco mani in mano.
Gli uomini in piazza odono il suono con poca attenzione,
di certo non parteciperanno alla sacra funzione.
Ma essi di sicuro sanno bene,
che oggi un buon pranzo allevierà le loro pene.
Nel mio paesello
il sindaco
è pure
la maestra elementare,
e in questo nuovo
anno riaprirà la vecchia
drogheria
Angela, trasferitasi dal mare.
Così dopo un funerale capita
magari che fuori dal transetto
il parroco si metta a fare il caffè.
E si trattenga con noi a fumare.
Tornando a casa al crepuscolo
con la bicicletta, tra il barbiere
che finisce sempre
le gomme da masticare
e il caccia e pesca
da poco appigionato
dopo lo stagno all’inizio
della strada rurale,
mi fermo a sentire
il profumo del frumento
inebriarmi
piano
simile, dentro la foto
che tengo nella
tasca della giacca, ai suoi occhi.
Lassù traversa i vespri un biplano.
La malinconia volgeva il suo sguardo
ai giorni appassiti dietro di noi
troppi erano i pensieri che si perdevano
come sassi caduti su ciottoli bagnati
da lacrime nostalgiche
non voglio andare avanti verso
l’inumanità di un’assenza
ipocritamente nascosta
da simulacri di povera vita
né tornare indietro al vizio di forma
da dove inizia l’incubo
oltre semplicemente oltre
le tristi cime della follia
oltre la barriera del non senso
dell’ipocrisia del non detto
sarò oltre se vorrai raggiungermi
mia dolce passione.
Prima della neve, e di incontrare mamma
il mio cuore aveva sofferto come un cane
fuori al freddo alla catena,
senza cibo e acqua per settimane.
Qualcuno ti amerà come ama i fiori
prima di strapparli… l’abete stropiccia
gli occhi e aspetta come ombra sulla tela
le campane a Natale.
L’agrifoglio alla finestra rimanda
il respiro della candela.
L’amore non ti farà morire, ma ne morirai.
E non sarà la fine del mondo, solo del tuo.
Con le braccine sollevate, ora fai la nanna.
Vado a portare una carezza sotto il vischio
e dell’acqua fresca a Schiaccianoci,
con i resti della cena… ora c’è la mamma.
la senti tra vento
che soffia su
boccioli,
fronde di tenero
verde.
Ma sarà il raduno
delle farfalle,
laggiù,
sul porticato,
leggere e smaglianti
nei loro colori,
a dare inizio
a questa stagione,
dove forse saremo
meno tesi,
più aperti agli altri...
Tocco con il dito
il contorno della luna
e penso al tuo sguardo
così lontano…
Passo dopo passo
ricostruisco le tue parole
non dette
ascolto la voce del vento
che trascina lentamente
le nostre vite…
Quale magia può trasformare
queste acque turbolente
in placidi specchi
di laghi montani…
Quale magia può
regalarci quei
fili trasparenti
che legano insieme i
nostri pensieri segreti…
Scorre il tempo
accarezza
i nostri sogni
e ogni tanto
per caso una luce
improvvisa
si accende.
Lieto sia
chi ben sa
triangolar l’amore
su strade
che percorre
in teoremi
castelli ai lati
e, agli angoli
fior di loto
oltre la passione
l’intimità
e l’impegno
ché il tempo
a l'amore dedicato
tutto sommato
è completamente
al dolor sottratto.
Sento ogni cosa lontana e me ne dolgo,
sbircio dalla finestra aperta sul passato
e butto giù un malinconico sorriso.
Così forse era scritto da tempo
e nel tempo.
Lascio libere le espressioni,
rattoppo quel mio vecchio fagotto
e me ne vado ramingo
col bastone e la stoffa ben legata.
Chissà dove andrò.
E sarò solo,
nel passo verso l’orizzonte
che si tinge di rosso
e ogni cosa appare lontana
e io sono lontano.
Triste è sentire le tristezze
che s’ammucchiano addosso
a far peso all’anima.
Un’anima delusa,
che va oltre
forse ancora disperatamente illusa.
Liberati
gridava il mio cuore
Segui l’amore
e non voltarti
Le gocce del sole
scendono come rugiada
sul mio volto
dove la morte annichilisce sgomenta
accetto le conseguenze di una tormenta
Solamente la mia ombra
oscurerà il cammino
non l’eterno o il divino
Questa immutabile energia
muove l’essenza umana
Imperturbabile si diffonde
e grezza l’accolgo come schiuma fra le onde
Che l’egoismo implori perdono
e l’odio subisca la mia collera
mentre l’amore sconfina
nella notte del mio animo.









