Chi nasce cu 'a cammisa,
oppure ggià miezo acciso.
Chi nasce acciurtato,
bello e mprufummato.

Chi nasce niro comm'a pece,
chi russo, chi paunazzo.
Chi nasce dint'ô castello,
chi dint'a nu bbello palazzo.

Chi nasce figlio 'e zoccola,
chi figlio 'e pascià o 'e rrè.
Chi nasce senza ggenio
e senza manco 'o vvulé.

Chi nasce figlio 'e nisciuno,
o sotto ô chiaro 'e luna.
Chi nasce figlio 'e ntrocchia,
o dinto a na parrocchia.

Chi nasce pe sbaglio
e cchi miezo cacaglio.
Chi nasce senza peccato,
comm'ô giglio mmaculato.

Chi nasce affurtunato
e nun prova maje mbarazzo
e cchi vene vummecato
comme fusse sputazza.

Comm'è, comme nun è...
sarrà come sarrà...ma...
na fella 'e bbona ciorta,
ogneduno ll'avess'â pruvà.

E ppo' sarranno mazze 'e rose,
mazze 'e scopa, mazze 'e carte.
Sarranno cape sciacquere,
carte 'e tressette, mbrattacarte.

Na sola cosa è ccerta;
o si' bbravo o faje 'o pazzo ..
dint'â vita pe ccampà bbuono,
...nce vo' 'o mazzo.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Nota a “La guerra”

Questa poesia nasce dal bisogno di dare voce a ciò che spesso viene taciuto: il peso silenzioso della guerra su chi la subisce, non su chi la dichiara. Non ci sono eroi, né bandiere, solo corpi, nomi cancellati, madri con la voce spezzata.

Ho scritto questi versi pensando a tutte le città i cui muri portano ancora i segni delle esplosioni, e a tutti i bambini che contano i secondi tra un boato e l’altro come se fosse normale. La guerra non discute: ordina, divora, cancella. Eppure, anche tra le macerie, qualcosa resiste — un fiore, una voce, una mano che ricuce.

Questa poesia è un invito a non restare spettatori distratti. Perché mentre scorriamo notizie come briciole, da qualche parte qualcuno muore ancora con la parola “pace” sulle labbra. E quella parola, forse, è l’unica arma che ci resta.

 

La guerra

La guerra ha il passo pesante,

solleva polvere e pianto,

attraversa case vuote

e lascia grida

senza ascolto.

Cammina sui campi verdi,

li trasforma in cenere,

cancella nomi,

spezza le mani

che seminavano pane.

Non ha bandiere,

ha corpi stesi sull’asfalto,

porte sfondate,

occhi che non riescono

più a chiudersi.

Non ha eroi,

ha madri

con la voce spezzata,

bambini che contano i secondi

tra un’esplosione

e l’altra.

La guerra non discute,

ordina,

divora,

cancella.

Scrive la sua lingua

sui muri feriti

delle città.

Eppure,

tra le macerie,

qualcosa resiste,

un fiore ostinato,

la voce di un bambino,

una mano

che ancora ricuce.

Perché la guerra

può rubare i giorni,

ma non spegne

la sete di pace.

E noi,

spettatori distratti,

scorriamo notizie

come briciole,

mentre da qualche parte

qualcuno muore ancora

con la parola pace

sulle labbra.

 

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Profilo Autore: Luigi Castiglione*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 15-08-2025

Questo autore ha pubblicato 93 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Ho paura che l’interesse sia solo un abbaio,

che l'occhio sia un filtro per renderti gaio,

che metta in risalto quel che vuoi leggere,

spogliando le mie parole fin quasi a cedere.

Ho paura che quanto scrivi ti venga da dentro,

ma che non colpisca dello spirito il centro:

non tutto ciò che fuoriesce ed è spinto

ha origine pura, ma fegato e istinto.

Ho paura che ciò che dirai mi darà tormento,

se l'insulto per te è solo odio e lamento,

convinto che un complimento sia solo bontà,

su un piatto cemento che due facce non ha.

Ho paura, tra gente dai gesti spoglianti,

di ritrovarmi confuso pur stando tra tanti,

di fare l’errore di denudarmi davvero,

tra passanti che fingono di spogliarsi, invero.

Ed ecco il gran capo venire a formarmi;

la donna migliore mi dà consolazione;

il rivale schernisce dal fiero stallone;

e l’anziano deride il mio giovane cuore.

Ma il tutto ridà nuovo fuoco all'amore,

nel gioco infinito dell'interazione.

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Profilo Autore: Alessandro  

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Nuvolaglia: sgocciola il mercurio,

raggi siderei tra graffi di crome,

cupe anse in un sinistro augurio.

S’ignora come

morrà la notte, se funesti araldi

attraverseranno spazi ghiacciati,

mentre echeggiano inni di scaldi

inascoltati,  

ma il rimbombo che adesso squassa

il buio con lanci di falariche,

fende vitree vette e le trapassa.

Come cariche

inattese gli scrosci della bufera

e l’Uomo, il manto incatramato,

giunge e estingue la primavera,

decide il fato.

Sovrasta il Danubio e il Volga,

ora che si disfrena la tregenda.

Non è chi stolto non lo accolga,

l'occhio, la benda. 

Stride sul cielo un’unghia di luna.  

Ancora ti aspetto nella stanza,

se scorgo un astro, brillio di cruna,

ala e distanza. 



EE 0-4

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Profilo Autore: Oudeis  

Questo autore ha pubblicato 69 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Virus sociali mettono ali

diffusi su spazi digitali,

vignette in post virali

scrollate senza ideali


c’era una volta lo yo-yo

oggi arrivano i meme,

tra allegoria e metafora

portano beffarda allegria 


in una campagna di hashtag

diffusi da infinite imitazioni,

ubiqui talvolta ambigui

geni dell’etere di internet.

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Profilo Autore: Paolo Delladio*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 12-05-2024

Questo autore ha pubblicato 128 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Uomini che si contendono
ambite prede.
Uomini che si combattono,

si offendono e si uccidono fra loro.
Uomini che con alti stivali
camminano nel fango:

fra sterpaglie, carogne e avvoltoi.
Uomini che si sentono coraggiosi,
quando armando le mani

dei loro simili...
mercanteggiano morte.
Uomini che lanciano missili

per produrre macerie.
Uomini che depredano
e si impossessano

delle altrui terre.
Uomini che hanno posto limiti
perfino agli occhi...

privandoli delle lacrime.
Uomini virtuosi e valorosi,
che per ogni morto ucciso

ricevono una medaglia.
Uomini dai cuori freddi,
come il metallo dei

loro fucili.
Uomini che uccidono
le madri dei loro figli.

Uomini che possiedono le donne,
ma non le amano.
Uomini che non si inteneriscono...

perché la tenerezza limita
e indebolisce.
Miserabili uomini senza un credo...

senza un Dio.
Io, che quando mi guardo attorno
vedo terreni aridi, polvere, detriti

e corpi sepolti sotto le macerie.
Io, che sempre più spesso,
vedo volti privi di umanità

e uomini sempre più simili
a belve assetate di sangue.
Io che vedo solo uomini

che sopprimono se stessi.
Io, che non vedo negli uomini
più nulla di umano...

io mi domando: "dov'è l'uomo?"
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

Questo autore ha pubblicato 303 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Chapeau chatbot

indovino digitale

sacerdote virtuale

assassino dell’attesa


sapiente alchimista

algoritmo bene in vista,

coscienza eliminata

dipendenza assicurata


sapere assoluto

voce impersonale,

il silenzio annullato

l’emozione cancellata.

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Profilo Autore: Paolo Delladio*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 12-05-2024

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Pronta la parola

facile la risposta,

sciolta la favella

il silenzio vacilla


fluida la voce

facile e veloce, 

ciance filanti

tra borghi silenti


loquace, non tace

non cerca la pace,

il potere è rapace

logorroico e vorace.

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Profilo Autore: Paolo Delladio*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 12-05-2024

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L'uomo demolisce
ciò che edifica:
spesso rema
contro se stesso.
Uomini di tutto il mondo:
assatanati...posseduti
da demoni satanici...
"giocano" a farsi la guerra.
Ardono le fiamme:
in quest'enorme
brace umana
urla la carne.
In nome di quale Dio,
in nome di quale fede?
Braccia di bimbi
piangenti...tremano.
Troppo piccole le loro mani.
Troppo grande la loro paura.
Non capiscono perché
gli uomini si uccidono fra loro.
Non capiscono perché
le loro madri muoiono.
Non comprendono perché
le loro case,
le loro scuole,
i loro ospedali,
i loro giochi
vengono distrutti.
Mani insanguinate
stritolano come spire
di serpenti...
e lo fanno solo
perché amano
il tintinnio dei danari:
non si accontentano mai,
ne vogliono sempre di più
e per averne...tanto
si fanno la guerra.
No, i bambini non capiscono
perché i prati
sono pregni di sangue.
Parlatene con i bambini.
Chiedete ai bambini
se sono contenti
di vedere corpi inermi
mescolati a urina e feci,
stramazzare al suolo.
Un gigantesco ego
serpeggia nei cieli:
strappa cuori,
eradica fili verdi
di tenera erba...
...e appassiscono i fiori...
e le api muoiono...
e la gente innocente muore.
In un cielo di fumo grigio
non piangono le nuvole grigie:
non sono nubi fertili,
ricche di provvidenziale pioggia;
ma sono ammassi di fumo
pregni di polvere da sparo.
Nuvole a forma di proiettili,
si stagliano "orgogliose" nel cielo:
puzzano di ferro,
puzzano di morte.
Se gli uomini grandi,
i "grandi uomini"
si decidessero a "crescere..."
forse le cose cambierebbero.
Se gli uomini,
i "grandi uomini",
pensassero come i bambini...
forse il mondo
diventerebbe
un posto migliore.
I bambini
non capiscono perché
gli uomini si odiano
così tanto.
Non capiscono perché
sono egoisti e
non vogliono bene
ai loro figli.
Chiedetelo ai bambini
se sono contenti
che i loro padri
distruggano il mondo.
Chiedetelo ai bambini
se preferiscono demolire
anziché costruire.
Provate a dirlo
ai bambini
che gli uomini
uccidono per i soldi.
Non capirebbero:
i bambini litigano fra loro,
ma poi si abbracciano
e fanno subito pace.
I bambini non sono
come i "grandi..."
...non ammazzano
gli altri bambini.
No, questo i bambini
non lo fanno.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Lasciatemi in pace nel mio guscio,

lungi dalla gente che si trastulla.

Si chiudano il cancello e l’uscio:

ho da dire e da dare solo il nulla.

L’esistenza è una pantomima, 

l’universo non vale uno iota.

Non sono degni di alcuna stima

quest’era fatua, il mondo idiota.

 0-2

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Profilo Autore: Oudeis  

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Stritolato da un vortice di pollici

in una giungla di faccine colorate

rimbalzo tra affettuosi baci,

sono tante le cose che non dici


un cuore rosso appare all’istante

l’amore vero emerge distante,

invasi da moderni geroglifici 

affoghiamo tra errori ortografici


tra fiorellini e dolci cuoricini

cerco voci, suoni di violini,

sguardi, gesti, pianti e sorrisi

uccisi da emoticon servili.

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Profilo Autore: Paolo Delladio*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 12-05-2024

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Nel respiro profondo 
di una terra ferita 
sorge un tremito
che disarma la guerra, 
palmi dispiegati
come braci indomite, 
sguardi incandescenti 
che rifiutano la resa. 
Tra rovine e silenzi infranti 
la pace non implora, 
germoglia, resiste, 
radice ribelle 
nel profondo del cuore umano, 
forza che ricuce 
ciò che il dolore divide. 
L’umanità è una fiamma 
che non vacilla, 
oltre confini,
paure e ferite, 
scelta severa, 
coraggio essenziale, 
l’atto di restare 
quando l’odio chiama. 
È pane condiviso
contro la fame del mondo,
una voce che squarcia 
la notte più oscura. 
E allora il mondo 
trema e si trasforma 
in un unico, possente battito.
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

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Spilluzzicare stuzzichini

bere drink con lo spritz,

è trendy senza brandy

rito tribale ormai banale


travolti da un mix di sapori 

suggeriti con un  link,

se il menu rimane smart

l'apericena diventa un must


una cena con gli spizzichi

le delicate uova di struzzi,

accanto a dolci maritozzi

l’apericena si scatena.

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Profilo Autore: Paolo Delladio*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 12-05-2024

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Un mondo senza piu’ limiti

assediato da sempre piu’ militi,

percorso da finti reality

la terra invasa da cimici


poteri senza limiti

offuscano l’orizzonte,

il dominio dell’arrogante

su impronte sanguinanti


guerre senza confini

dichiarazioni senza freni,

cerco invano arcobaleni

il sereno senza limiti.

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Profilo Autore: Paolo Delladio*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 12-05-2024

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Sparse schegge di missili 

arse vive bimbe dai soldati,

scomparse bombe nel mare

arsenali nucleari sotto terra


frammenti di luce sull’acqua

briciole di pane tra le mani

scaglie di sapone tra le dita

brandelli di cuore sugli scogli


schegge di tempo infuocate

valori dispersi e sgretolati,

confuse gocce di memoria, 

si gioca a bocce con la storia.

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Profilo Autore: Paolo Delladio*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 12-05-2024

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