di primavera, dice
una canzone,
margherite fresche
bisticciano
con fiocchi di neve
tardivi.
La natura è confusa
come noi,
mischia
caldo e freddo,
su alberi in fiore
si appoggia una
patina di gelo,
mentre il sole
litiga con nuvole,
margherite
osservano...
Respiravamo
il profumo
dei boschi.
Ci dissetavamo
al primo
ruscello.
Mangiavamo
i frutti
dall’albero.
Dov’è
la purezza
originaria
della natura?
Meditiamo...
Non restiamo indifferenti.
Ognuno
di noi può
e deve fare
qualcosa...
Forza!!!
“Se potessi darti una cosa nella vita, mi piacerebbe darti la capacità di vedere te stesso attraverso i miei occhi. Solo allora ti renderesti conto di quanto sei speciale per me.”
(Frida Kahlo)
Tra dolore e ricordo
viviamo nell’immobilità,
come la testa del chiodo
quando dorme prigioniera
della pasta del legno,
come la spirale
di una vite
che si insinua
nei meccanismi
dell’evoluzione
e poi col tempo
inevitabilmente
arrugginisce.
L’eternità siamo noi,
bellezza che sfiorisce,
uno stato d’animo
mutevole,
transitorio,
l’alito di vento
che soffia incerto
su queste colline.
Un giorno
per
muovere
le nostre code,
quello dopo per seccare
(quasi un monito)
le nostre
lacrime
.
“Alla fine siamo capaci di sopportare molto più di quanto pensiamo.”
(Frida Kahlo)
A volte capita che mi dimentico
ma non ti dimentico.
Ho trovato il tempo
ed eccomi qui solo a pensarti
e a pensarti da solo.
Ai tuoi tempi si costruivano ponti
adesso, il mondo crolla.
Avrei giusto un centinaio di cose
da dirti, ma forse le sai già.
E mi aggrappo all’amore
che mi hai insegnato
in un giorno qualunque.
per la via dell'anima
inciampando
tra una folla di pensieri,
alla ricerca
della consapevolezza
di me stessa.
Sono fortunata,
in parte l'ho già trovata
reduce da cadute
che mi hanno insegnato
a guardare
in modo diverso, là...
dove gli altri
mettono paletti
di limiti all'orizzonte.
Io continuo affascinata
dal mio cammino,
mi rialzo
e percorro il sentiero
di questa mia anima scossa.
Ho capito
cos’è fondamentale:
“Crescere” …
mettendo in discussione
continuamente me stessa,
nella consapevolezza
che nulla vale la pena
vivere, se non l'amore.
Quasi ogni domenica
sera prima della fine
del weekend tolgo
e aggiungo alla lista
quelle cose da fare
prima di dover morire.
A un certo punto
erano settantacinque
fino a restarne diciannove,
e ammesso che io sappia
ancora far di conto, dopo
la spunta questo fine
settimana rimani solo tu.
Tu di cui non so neppure
pronunciare il nome…
il vento tra la meliga nella
luce autunnale porterebbe
i fiori gialli fin sulla costa
dove le stelle marine
chiacchierone lo direbbero
al cembro che a sera ti parla
dalla finestra del giardino.
La sola cosa che mi manca
è fare l’amore con te ogni
volta prima di sognare,
con le tue mani sul mio
petto a mescolar emozioni.
conquista le stelle
scivolate nel ghiaccio,
come le sirene,
bellissime amaliatrici
che spingono la ragione
oltre il suono impetuoso.
Annaspa la mente
cercando di svincolarsi
da artilli dorati
che carezzano seta.
Il viaggio non è concluso
ma prende appena forma,
nel senso della vita
che risposte ancora cerca.
Ci pensa un sospiro
di puro godimento,
un inno all'amore
che srotola sogni
racchiusi in un pugno.
Quanto marginale è
la mia conoscenza. Eppure,
dentro v’è un grido incontenibile
un parlottare continuo
che fermare non posso,
un fuoco che vuole esplodere.
Gonfio è l’urlo,
di emozioni vogliose di
liberarsi alla luce
senza ricami, senza onori.
Quanto poco il mio sapere
che quasi arrossisce quando,
e perché, racconta di un’anima
al cuore, con umile parola.
con le sue gocce
che scendono dal cielo
nutre suoli celati
tra i rami di un fiume
sorgono
vellutate narici
strette si tingono
di rosa ed incomprese
respirano il passo
di ogni persona
splendore melodico
incornicia panorami
celesti ove le fantasie
ballano armonicamente
dolcissime sono e rallegrano
tristi momenti
che li guardano dimostrando
di essergli grati
per la loro presenza umana
e duratura. Sconvolte si inchinano
di fronte a sè, rattristandosi
quanto amore discreto danno
senza togliere il respiro
invadenti no, ma amandole
capendo, quanto stanno soffrendo
povere anime stanche
delle stesse monotonie
Viso contro viso a sfiorare il tuo,
liscio, rasato, sempre.
E il tuo profumo di buono,
di cose lontane come cassetti
odorosi di linde lenzuola.
Il guerriero caparbio,
l’indomito orgoglioso...
Ma io l’ho toccata, l’ho stretta
cullata ed amata, la tua fragilità.
Somigliava alla mia che
si prende a schiaffi e si veste
di sicurezza apparente.
Sensibile guerriero, docile felino
Ed ora, che il ricordo ogni volta
si fa odoroso di te, manchi da morire.
Sapevi di buono, si, e di buono
vivo quando penso di te…
volano come aquile nel deserto della vita
sospesa ti guardo
Vorrei che fossi qui, vedendo fiorire
petali in fiore e splendidi arcobaleni
camminando dove desideravi
lontano dall'inquietudine di un tempo
svanito. Eri una farfalla infreddolita
Contemplavi venti. Le chiedevi
di aiutarti, proteggendoti da quei fastidi
che interrompevano il tuo sonno
deluso da quel viaggio di sola andata
arrivato al capolinea. Fermata lì
hai letto albe, con responsi vaghi
Rebus, si erano presentati
incastrati bene alle pareti
contorte tanto, rimedi veri
non ce n'erano, solamente attese
Le volte che mi passi le dita
sulla fronte sono fulgide onde
le mie rughe estrose sommerse
come orme, nella battigia
vaghe. Le volte che mi passi le dita
io cieco ti naufrago accanto
e così fluttuando in un abisso
(lieve, raffinatissimo ossequio)
di lenzuola intessute
di promesse.







