e il cessar d’ogni sensazione
quasi come un sonno nel quale
nulla, manco un sogno si vede
gran guadagno allora è la morte”. (1)
Tanti i filosofi, pochi i poeti,
e quei pochi sfiorarono appena
ciò ch’è “nox perpetua una dormienda”, (2)
ma poeta fu il regista di scena
di quel bel tenebroso personaggio
già testimone e forse già presago
di morte sopraggiunta per amore,
inquietante vicenda che ancor oggi
affascina chi ha vissuto quegli anni
di trasgressione e di disillusione,
chi ha conosciuto affini smarrimenti
nell’acre sapor di un nulla moderno
che si colma d’improvvisa passione
e si affolla di demoni e fantasmi
d’un mistero amoroso tormentoso. (3)
Vano esorcismo lusingar la morte,
non ci sarà prima notte né quiete,
ma soltanto un nulla senza coscienza
che subentra alla coscienza del nulla,
svelamento da un velo inesistente
che possano gli occhi avere mai visto
che la mente possa avere compreso
neppure per un attimo soltanto.
(1) Platone, Apologia di Socrate
(2) Catullo, Carme 5 (Vivamus, mea Lesbia, atque amemus…)
(3) "La prima notte di quiete" (film del 1972), regia di Valerio Zurlini (1926-1982), protagonista Alain Delon (1935-2024)
taciturna e impenetrabile,
un alito di affetto inesauribile
si insinua con tenerezza tra noi.
La lealtà in amore,
quale astro rifulgente
illumina il cammino con fulgore incandescente e colmo di brama.
Tortuosi sono i sentieri dell'animo,
ove la lealtà sboccia
con fervore inestinguibile.
Quale ombra fedele
che segue senza mai svanire
il nostro legame d'amore,
incapace di saper mentire
guardando dritto
negli occhi dell'altro.
Il tempo, avversario inesorabile,
ci induce nelle reti delle sue prove
con ghigni beffardi,
ma il nostro patto è indissolubile,
non può frantumare ciò
che è stato saldamente plasmato!
La lealtà è il vincolo
che ci mantiene congiunti,
nel fragore della bufera
e nei frangenti di smarrimento.
Mi affido alla purezza
del tuo sguardo profondo,
cristallino e sincero,
ove la lealtà volteggia
quale pensiero d'amore.
In questo profumato giardino
celato all'occhio profano,
il nostro affetto prospera,
esultante e sovrano,
sotto le chiome innamorate
dei nostri sguardi!
La nostra lealtà nella relazione,
simile a un talismano potente
ci avvolge e ci orienta
con una guida amorosa,
verso oltre l'infinito!
E noi, due spiriti puri
in un ballo celestiale,
con l'impegno perpetuo
in un vero sentimento
che non conosce tramonto,
ci fondiamo l'uno a l'altra
per non perderci mai più
nei flussi dei tempi,
che trascrivono stele d'oro
piantate sul fertile terreno
del nostro indissolubile amore.
Era una notte liquida
schizzi di fango e addii
tu che gridavi resta
quand’ero andato via.
.
Domani sono tanti
i nostri anniversari
io ho i capelli bianchi
tu sei una geografia.
.
Domani sono mille
le nostre conversioni,
sei sempre in prima fila
e non applaudi mai.
L’autunno rischiara
un vespro di piccole speranze
declinate, come monetine di luce,
sui colli dismessi dal cielo.
La risacca del silenzio
precipita sul crinale dell’anima
ed un segreto d’ottobre
filtra fra i colori delle foglie:
l’autunno è una lettera senza autore
alla malinconia dell’universo.
Il bacio del vento
smorza il mio confine indeciso
sui diari incompiuti del tramonto,
un riccio di castagna
ferisce anche le stelle
e come il cuor mio è scrigno
d’apostrofi di vita e nostalgia,
uno sgualcito vestito d’eterno
nella breve quiete dell’immenso.
Il respiro si fa corto,
Il sonno scivola via,
Domande senza risposta,
L’attesa del nulla.
La mente vaga per lidi inesplorati,
Troppo lontani per essere raggiunti,
Inutili, come la vela senza vento,
Eppur temibili, come lupi in cerca di prede.
Afferrano, trascinano, sbranano,
Svegliano le membra esauste,
Non concedono meritata tregua,
Lacerano l’anima, fino all’alba.
si piega il soldato, ginocchio nella polvere,
il braccio come ramo che cede,
chi ascolta il fruscio si volta dall'altra parte.
Dicono che il dolore divida,
ma basta un uomo in terra per farne un martire.
Le mani ancora sporche di ordini (e le dita linde)
si lavano con la stessa acqua dei perdenti.
C’è chi conta i caduti come semi,
chi li distribuisce tra le nervature
di giornali stropicciati, in fila per la cena.
Una scheggia sola può bastare.
Dietro lo schermo, dita che ticchettano,
lo schermo è il confine che decide.
Ci muoviamo veloci, senza peso,
chi cade si ripartisce.
non è feroce, ma ci spegne piano,
col suo silenzio ci toglie ogni attesa;
eppure resta, e noi lo stringiamo.
Non c'ha mai dato schiaffi devastanti,
solo promesse lente e mai compiute,
ma nei suoi occhi vuoti ci rifugiamo,
perché fuori c’è il nulla che ci attende.
Gli vogliamo bene, anche se ci mente,
anche se ci trascina senza gioia.
Non c'è odio, ma neanche vera pace:
è tutto ciò che abbiamo, e lo sappiamo.
Il tempo ci ha tradite senza onore,
con giorni vuoti e notti troppo uguali.
Ci ha preso tutto senza far rumore,
lasciandoci sospese tra i lembi degli abissi.
Ci afferra forte e poi ci lascia andare,
un lento gioco intriso di promesse,
e noi a credergli, pur conoscendo il fine,
mentre lui ride, tacito e distante.
È una catena morbida, sottile,
che stringe e si dissolve nello stesso istante,
e noi idioti a nutrirla; così siamo noi il suo sangue,
ma lo respiriamo quel vapore per stappare il naso.
Non c'è sollievo nel suo lento passo,
non c'è passione nel suo freddo abbraccio;
ci tiene ferme mentre noi lo seguiamo,
e noi lo seguiamo mentre lui ci tiene.
Duemilaventiquattro è bisestile,
aggiungo ancora quindi un contenuto
banale tanto quanto questo stile,
soltanto scusa per fare un saluto:
l’estate ormai finita fu febbrile,
in tutto il globo il caldo par cresciuto
ma, senza scivolar nello scurrile
o trincerarmi in un anacoluto,
a me personalmente frega poco
che tutto quanto in fondo brucerei
per terminare questo brutto gioco
condotto in solitaria, senza lei
che corre e m’ha lasciato in fuorigioco
perché son troppo cionchi¹ i passi miei.
¹: zoppicanti, insicuri, stanchi.
23/08/2024
brama d’aver conoscenza carnale
di donna amata, mio spirto animale
che un’anima ricerca e si corrode
non potendo in suo volto contemplare
quell’idolo enigmatico ch’è Psiche,
che vo sfiorando in fantasie impudiche
sirene che mi fanno naufragare,
ché insidie sono i nostri conversari,
gli ingannevoli racconti dell’Io
ch’eludono, tra menzogna ed oblio,
del vissuto gli autentici scenari.
Nel mito Psiche t’amò fiduciosa
accettando di non veder tuo volto
per voler superiore, gretto e stolto,
finché le fu fatal l’esser curiosa.
Ma il mio mito è l’opposto del narrato:
a te fu il volto di Psiche precluso
e del sol corpo il mistero dischiuso,
sicché amavi restando inappagato
finché tu non vedesti sue sembianze
nella notte accendendo una lanterna,
così ti condannasti a noia eterna
ché Psiche avea finito le sue danze.
Anch’io pria che il rovello mi distrugga
vorrei vedere nella notte oscura,
quel volto che m’attira e mi spaura,
ma pur volendolo spero mi sfugga.
lì a terra un secchio di mimose?
A rattoppare un altro autunno
inciampato sui veli delle spose.
Con la tua testa perfetta
fra le sue cianfrusaglie insicure;
una spada sguainata che aspetta:
cavaliera delle sue paure.
Quante volte m'avrai fatto i contorni,
mi sembro il vuoto in una xerografia.
Sulla faccia si passa solo una volta,
non ci torni a tumefarla di malinconia.
Cosa ci fai appesa ovunque,
coccarda di feste piangenti?
Vorrei arrivare prima o poi al dunque
dove dunque diventi quel che prendi.
Ma quanto sono fotogenici e slavati
i musi rabbiosi degli slogan del canile?
Perlomeno si spoglia dei cenni colorati
-e tanto mi basta-
la donna girata in mezzo al pontile.
Reciprocità
è un bene diverso:
accoglie i colori
restaura livelli
aggrega etnie
e sventola
tutte le bandiere.
Quale amore, invece
nel dare per avere?
Il tarlo così cresce
del se conviene
e ci si convince
sia astratto il rispetto
che le clausole
segua da contratto
in concreto
… incatenato
non più libero
di esser dato
nel piacere
di un sorriso.






