Oh Eros
Oh fanciullo alato senza niente addosso
L’amore è un mistero,
in ogni luogo e in ogni era
Diffondi i tuoi candidi raggi,
La tua energia forte
Sembra una danza cosmica
Che fa mutare il cielo.
Volteggiando per aria
Vai di giorno a tirar frecce
Ai cuori senza scudi,
Con un colpo di fulmine a noi ti mostri
E in un lampo te ne vai,
In un battito d’ali
La nostra vita è cambiata,
Con gli occhi che luccicano della tua energia
Travolti dalla follia della passione
Esce l’amore che giace nei nostri cuori
E ci fai volare per aria come te,
Colori la vita
Ma togli il respiro,
invasi della tua forza
Svenire si può da un istante all’altro.
Oh Eros
Sei il principio di tutto
Dai battiti dei cuori degli Dei
Come per incanto
Tutto ebbe inizio,
Da quell’emozione generatrice
È nato tutto ciò che vediamo
E sarai in ogni cosa fino al termine di questo tempo,
Senza di te nulla ci sarebbe.
Oh Eros
Te lo dirò con gli occhi
Che nel mio cuore non ti sento più
E mai più ti sentirò
Nel tempo che mi resta
Sarà perché non ho più avuto la forza per amare
O non sono nato per l’amore.
Ottave di settenari (strampalati, partono trocaici e virano anapestici, insomma accentazioni in 1ª, 3ª e ovviamente 6ª sillaba), rimate in schema altrettanto strampalato abccabcc.
Colpa di quest'ombrello
se la pioggia cadendo
non trascina mai via
la mia malinconia.
Spengo cuore e cervello
ma ben presto m'arrendo
che la mia fantasia
torna in piena anarchia:
mi riaccende quei sogni
che pur senza speranze
ad illudermi stanno
e li seguo in affanno
senza che mi vergogni
delle troppe mancanze
che impossibile fanno
viver vero l'inganno.
Devo solo lavare
via le vecchie illusioni:
non rimane più vita
per tornare in partita,
per poter realizzare
quei progetti e visioni…
speme già arrugginita,
chance da tempo finita.
22/09/2024
non già quel cupo nulla esistenziale
nonsenso d’una vita senza dio
mentre un macigno spingo sul crinale,
semmai disperazione quando penso
che non ne so carpir l’arcano senso.
Un senso che cerchiamo chissà dove
mentr’esso è qui che danza insieme a noi
senso solo biologico che muove
per acidi nucleici e protozoi
e per vieppiù complesse aggregazioni
nel tempo verso nuove evoluzioni
fino a noi, specie d’abili primati
che di biosfera negli ultimi istanti
di linguaggio ci siamo pur dotati
a strutturarci esseri pensanti
che reclaman per sé la conoscenza
ch’é nostra identitaria dipendenza,
condannati per sempre a domandarci
persin ciò che risposta non può avere,
non rinunciando intanto ad azzannarci
a imporre l’un sull’altro il suo potere
nel nom d’un Dio da noi stessi creato,
mentre il dio vero è soltanto il mercato.
Non c’è risposta di fronte al mistero
d’un destino che tutti ci accomuna
e di fronte a quel lugubre pensiero,
siam come lupi ululanti alla luna
invocata come fosse una dea
che protegga la prossima canea.
E arrogandoci d’essere immortali,
eterna abbiamo un’anima inventato:
“Siamo uomini, non siamo animali,
per noi tutto il Creato fu creato.
Come pensar che poi non ci sia nulla?
Qual è il senso d’una vita fasulla?”
Ma pure il Nulla è un demone fittizio,
ché sol c’è un Essere che si trasforma,
senza una fine e pure senza inizio,
e ognun di noi del caso è solo un'orma,
non c’è alcuno ululante su una duna
legittimato a far sua dea la luna.
Tre ottave di ottonari a rime alternate con versi pari piani e dispari tronchi.
L’orologio batte ancora,
manda sempre il suo tick tock,
giran ora com’allora
le lancette a suon di rock…
salta un battito talora
ma non cade in grave shock:
torna a battere un’altr’ora
della vita regge il clock¹…
Ma nessuno più l’ascolta
quindi a cosa servirà?
Gira ancora un’altra volta
la lancetta corta ma
luce sfugge disinvolta
ed il buio tornerà
sulla mia mente sconvolta
perché sono ancora qua…
Non dà senso di sollievo
ritrovarmi ancora qui
dove un tempo io facevo
sogni belli tutti i dì
e al mattino sorridevo
nel sentir chicchirichì
perché sempre m’illudevo
d’un venturo² colibrì³.
¹: scandisce i momenti che servono per continuare gestendone il ritmo più o meno giusto, possibilmente stabile;
²: futuro ma in arrivo;
³: colorato, scintillante, come tale uccello, e con un suono melodioso.
22/09/2024
la via fuori dai cardini
Mani che non hanno più casa,
mani che non hanno più abbracci,
un casco insanguinato
è tutto ciò che resta
degli uomini uccisi dal lavoro,
uomini senza diritti né tutele,
un cimitero di fabbriche
sporcate di dolore,
urla di nude ingiustizie
senza nessuna risposta,
uno strazio silenzioso
che ammala l’Italia d’orrore.
Il lavoro è diritto alla vita,
non un sudario di morte!
spiegazione: il continuo de"Un amore perduto ed una figlia astratta".
Sestina di decasillabi monorima.
La Poësia è fatta di versi,
non di ritorni a capo perversi;
è molto meglio in essa avvalersi
d'una punteggiatura, attenersi
a quelle pause e ritmi diversi
che i nostri umori rendono emersi¹.
¹: emersi = ben delineati, evidenti.
21/09/2024
momenti di vita
da sfoggiare insieme,
ballerò con te
sulla scia dei tuoi desideri
e ne farò preziosa casa
per vivere della tua felicità!
Ti parlerò d'amore,
tutte le volte
che ne avrai bisogno,
sarò il tuo magico mantello
per nasconderti
dalle fredde intemperie
che ti assaliranno
per abbatterti,
non avere paura
sarò la tua luce di pace.
Fidati del mio cuore
che forte e senza rinunce
batte per te.
Oh dolce angelo
dalla chiara pelle come latte
e scuri fili di seta
che come capelli
adornano il tuo dolce
roseo viso fanciullesco,
a volte triste e fragile
sotto la bugiarda luna.
Io ti amo d'amore vero
senza misura di tempo!
Oh dolce candido
profumato fiore d'estate,
non appassirai mai
nel giardino delle mie forti
e sicure braccia
perché ogni parola d'amore
che ti dedicherò,
sarà perla d'oro
per un dimante d'anima
come la tua,
a farti danzare
nel valzer della vita,
fino a toccare il paradiso
in ogni profondo respiro
che di me ti parlerà,
e a me ti legherà,
per parlarti d'amore
fino all'uscio della tua vita.
Due ottave di settenari anapestici (nel senso che gli accenti sono in 3ª e 6ª sillaba) a rime alternate.
D'improvviso un gran lampo
rischiarisce il mio cielo,
è caduto nel campo
per squarciare quel velo
nero nero in cui inciampo
ma mi prende un gran gelo:
oltre il velo non scampo
perché resta sfacelo.
Quel che m'è balenato
in attesa del tuono
sempre buio è restato
senza accenno a perdono:
un istante è durato
ma soltanto altro tono
di corvino evocato
che non offre condono.
21/09/2024







