Seguito "storico" del testo precedente, entrambi elaborati su appunti di giovinezza
Qual terra sei, ché fertil tu m’impregni
come dopo un inverno il rifiorire,
che immagini e parole mi consegni,
che vorrei nel mio cuore custodire
senza che si smarriscano d’attorno
le malïe di questo nostro amplesso
che conclude, nel volger di un sol giorno
tante stagioni mie di solo sesso,
d’amorazzi dispersi tra i ricordi,
poi cinici abbandoni dolorosi
dopo giorni d’erotici bagordi
nell’illusion che fossero amorosi.
Ma nulla riesco a dir, finito un viaggio
che in troppo navigar mi ha reso stanco
e sento pure naufrago il linguaggio
mentre infine m’accuccio qui al tuo fianco.
E intendo, nel silenzio del momento,
corsaro con fantasmi sempre in guerra,
significar profondo appagamento
d’inchinarmi a baciare la tua terra.
Una strampalata specie di tanka con i versi allungati (settenari al posto dei quinari ed endecasillabi al posto dei settenari) e con qualche rima (schema aBa CC, gli endecasillabi sono a maiore).
Ora che le cassette¹
e le videocassette son sparite
a favor di chiavette
non possiam più riavvolgere quel nastro
ch'è la vita cercando un altro incastro.
¹: audiocassette;
07/09/2024
nella pipa
stava le ore
sotto il grande olmo
all’ombra fisso
fumando pensieri
d’un tempo il vecchio
oltre lo steccato
maledetta sera
che non sono venuto
in bici come sempre
a salutarti
mentre già volavi
sereno sui campi
solo il vento
un’ultima volta
composta tra le rughe
la carezza di terra
in silenzio
raccontano ancora
i pioppi
lungo il fiume
di lacrime amare
tra le onde
finite le attese
sulle sponde
per una parola
insieme
bastava un pomeriggio
con te per stare bene
ci debbono togliere tutto
per tirare a campare
l’eco delle tue parole
stasera che fa male
Un bozzolo di luce
si confessa ai miei sguardi
su un sentiero d’autunno
mentre la luna inciampa
nel battito del mio pensiero
speso a rincorrere il cielo.
Ottobre è un anagramma
di tramonti perduti
in fondo ai cassetti dell’anima,
marea di frivoli ricordi,
graffio di mille solitudini,
frammento di nostalgia
che dedico a te soltanto.
ma che tifi ancora
per la squadra che retrocede
Vorrei un prete
che anche se il re non è nudo
si veste male
Che dica parolacce all'oratorio
e bestemmie a carnevale
Vorrei un prete mezzo andato
e con le idee folli di un cubano
e con l'embargo in vigore e dimenticato
di un paese ormai lontano
Un prete che non sia un prete
Ma che non predichi le pentole
e lasci sfiatare le sue valvole
e cucisca il filo spinato di una rete
Vorrei un prete proprio quando
non servirebbe un prete
Uno di quelli accusati d'eresia
perché dice che la Terra è un'ellise
Scarso a poker pur essendo una spia
Un prete morigerato
il cui corpo ce l'ha buttato in mezzo Pasolini
Un corpo sfiancato
nell'ultimo digiuno affogato in bicchierini
Vorrei un prete che stuprasse
le dimenticanze degli adulti
infastiditi dal rozio di quel che scambiano per masse
e morti di straordinari, epigrafati d'insulti
Vorrei un prete che credesse nel così com'è:
che inseguisse la realtà
senza credere neanche in me
Sette terzine di ottonari a rime incatenate con schema ad anello ABA BCB CDC DED EFE FGF GAG.
Dal fondo nero del pozzo
si sente urlare qualcuno
con un linguaggio un po' rozzo
e di crëanza digiuno
che la poesia è qui, morta:
non la declami nessuno
perché la rima è contorta,
metrica appare uno schiaffo
e strofa più non supporta.
Mi servirebbe uno sbaffo¹…
ripenso ai miei scarabocchi
col loro strano paraffo²
inumidendomi gli occhi:
non mi sopravviveranno
‘sti versi brutti e farlocchi
perché se pur non lo sanno
lor come me son già morti
e chissà poi da qual anno!
non ce n'eravamo accorti
ma lì dal fondo del pozzo
ci han redarguiti: siam morti³!
¹: stacco musicale per sottolineare un cambio di argomento;
²: firma;
³: la "rima identica" a sottolineare il concetto urlato dal pozzo nero; cosa sia il pozzo nero, lo lascio alla fantasia del lettore.
05/09/2024
come un poema silenzioso,
un vasto palcoscenico
di enigmi e meraviglie,
ove gli astri,
simili a saggi narratori,
narrano leggende dimenticate
nel fluire inesorabile del tempo.
La luna, imponente e benevola,
si erge a custode dei sogni
celati nell'intimo dell'animo,
irradiando con il suo etereo
splendore argentato
le aspirazioni più recondite
e le speranze sopite.
E mentre le stelle
si esibiscono in una danza
nel tenebroso abbraccio della notte,
il vento sussurra
i segreti dell'universo,
rammentandoci che ogni cuore,
come un astro errante,
segue il suo cammino
nella vastità dell'infinito.
Così, nel silenzio
di questa notte,
ci abbandoniamo,
sospesi tra la terra e il firmamento,
pronti a redigere,
in versi luminosi,
la nostra narrazione tra le stelle.
Poiché ogni sogno
è un viaggiatore,
e ogni notte rappresenta
il suo palcoscenico eterno.
L’autunno
è un quaderno di malinconie
che giacciono sul cuore,
una lanterna accesa
accoccolata ad una finestra,
zucche ad imperlar le zolle,
capriole di ricci e castagne,
rubini di grappoli fra le viti.
D’autunno
è il bacio d’ottobre
che sale per le vie del cuore,
seduta su una panchina di foglie,
sola,
coi capoversi del mio dolore.
Hai creato
per me, questo Spirito
ed io ti ringrazio
perché sono nei tuoi pensieri
perché vibro delle tue energie
e penso, e scrivo, e gioco
In questi luoghi
il dolore è un lontano ricordo
Cammino a piedi nudi
su strade sterrate
Non ho paura di farmi male
Percorro la mia vita
la mia vera Vita
nell’abbraccio dell’UniVerso
- non devi piangere per me
- io esisto -
spiegazione: il continuo de "Petali di sangue".
Sulle corde d'un violino pizzicato
tra profumi di resine e vernici,
l’abete risuona tra le mani
note dal suono delicato
sul bancone l’armonica tavola,
talvolta vola la nota sul ponticello,
un incrocio di corde in armonia,
viola l’aria l’eco di una viola
laboratorio di timbri, suoni, emozioni,
profumi di essenze di legno pregiato
tra le fasce fascino e seduzione
fragranza e passione tra le mura.








