mentale, l'impùtano…
Spine al cor bòcciano!
Manìe, false visioni…
Sedanti gocce, uccìsero!
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Poesia in stileTanka (2/4/6) sviluppato dal pensiero del celebre Hermann Hesse scrittore, poeta, aforista, filosofo e pittore tedesco naturalizzato svizzero del 1900. Lo stesso, è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1946 “per la sua forte ispirazione letteraria coraggiosa e penetrante esempio classico di ideali filantropici ed alta qualità di stile”:
“Con la psicologia si possono scrivere libri, ma non penetrare nel cuore di un uomo”.
A parlar con te
avverto un senso di inferiorità
che tu forse mi vuoi imporre
come se il tuo posto fosse
già deciso da tempo,
come se ti fosse già stato assegnato .
Parli con toni supremi
di chi ha la verità
o siedi accanto a DIO
o la tua è solo fragilità.
Nel confrontarmi con te
ti elevi a consapevolezze superiori
ma non ti abbassi alla sfida di dimostrarmele
come se tu fossi mistica,
come se tu non volessi avere corpo.
Parli da farmi sentire piccolo
chi sei chi lo sa ?
o siedi accanto a DIO
o la tua è solo fragilità .
di papaveri e fiordalisi.
Poche voci, poche luci.
Plumbeo
s'intinge nel mare
mentre l'aria si scioglie
cadde incendiando di luce il tuo soffice manto,
faro vellutato d’una prateria d’ambra e di crini,
goccia d’un grano corallo di dolce stagione.
Son arpe imperlate i tuoi baffetti pastello,
scarabocchi di gusto e vivace ritornello,
impronte di luna quei passi dipinti d’universo,
cicatrici addormentate fra i selciati dell’immenso.
Son fagotto d’arena i tuoi occhi smeraldo
amarene cristalline d’arazzi alluvionati,
pagine seducenti di nuvole e pensieri delicati.
Le tue orecchie son geometriche piramidi erette
templi screziati fra le dune del vispo sentir,
dirupi adagiati sul tuo corpo come albe di cielo.
dove il vuoto
diventa penetrante
ed il profumo
sembra inesistente
tra correnti fredde
che ricalcano
spalle e parole
ed il suono scivola
lontano
ti muovi
avvolto nel tuo gelido cappotto
inciampa ma non tacere
nelle luci spente
dove
anche l'ombra della luna
tarda a disegnarsi
e il mondo
sembra sonnecchiare
tra facce rugose
che riflettono
stanchezza
e la notte
si perde ancora
ti muovi
avvolto nel tuo gelido cappotto
inciampa ma non tacere
cammina
inciampa ma non tacere
Mi guardi, come mai.
Quello che provo somiglia a un fiore già morto
bagnato così all'improvviso
da una pioggia densa arrivata troppo tardi.
Una lingua di velluto che lecca membra bambine.
Da vicino quasi mi pugnali.
A breve distanza m'accorgo del tuo viso, quello di sempre.
Quel che vedo mi trapassa il sentire.
Mi incide i polsi.
Mi fai sentire una lastra sottile di ferro
piegata dal vento
così all'improvviso.
Colpo fugace e affilato
preciso e stronzo
tiepido e gelido insieme.
Vedere per la prima volta la mia faccia di fronte.
Non uno specchio.
Come se nell'aria s'aprisse un ovale sospeso
così all'improvviso
coi tuoi tratti.
Come guardarti negli occhi da solo
come incontrarti di scatto
trovarti davanti,
così per caso. Per sbaglio.
Non un passante.
Ti volti e succede, quegl'occhi di fronte
che ti guardano.
Questo è successo.
Mi giro e ti vedo col mio viso,
quello che nascondo nei capelli.
Per la prima volta ti sento mia madre
quasi posso immaginarmi nel ventre
quasi ti vedo cullarmi
tu a contenermi
quasi vorrei tornare lì dentro.
Posso immaginarti con le mani sul grembo
quasi sento quel tatto dolcissimo.
Ti avrei ancora così.
La mamma gravida del figlio.
Siamo due tombe.
Sembriamo due estranei.
Due passanti che si somigliano in viso.
Vorrei m'inghiottissi adesso.
Madre, perchè non vuoi amarmi?
Rimangono le amare storie tra le pareti della vita
dissapori e scrupoli di venie ,
rimane il proibito sentimento
confuso nei flutti ,tra gli scogli .
Rimani tu ,venere feconda
ché m’hai confuso l’eterno pianto ,
sul tuo volto le mie lacrime si posano
le tue le sciolgo con la neve .
Le spalmo sulle tue labbra
ove mieto covoni d’appetiti ,
ove assaporo , il gusto dei frutti esotici
tra le carni e le smanie arrossate .
Si, sono confusi i tuoi sentimenti !
A priori , li diffondi , li annulli ,
con lo scudo del cuore ti ripari , ti aggiri
tra i deserti corridoi te ne vai .
Sono fragili i tuoi sentimenti :
non hanno sponde di sostegno ,
hanno ripieghi malinconici
hanno attese inconsuete .
È difficile amare
cogliere, la furiosa vena ,
nell’estremo limite vorrei fondermi,
nel grembo dei tuoi sensi vorrei amare .
per tirare fuori dal mio cuore
ricordi;
dolci,
piacevoli,
ma anche brutti.
Basta un urlo che mi faccia
sussultare,
e rievoca alla mia mente
i loro litigi.
Basta una foto,
uno scatto
per desiderare
di cambiare qualcosa nella sua vita.
Basta vedere una persona
che dondola
perché ebbra di vino
per sentirmi spaurita
perché ricordo lui
come si ubriacava
per colmare il suo mal di vivere.
Basta un niente
che i ricordi
viaggino dal cuore
alla mente
e ti feriscano
mortalmente!
Basta un niente
per scrollarsi di dosso
il bagaglio che ognuno
sulle spalle porta.
Basta un niente
per inabissare
ciò che fa male e
annaspa dentro di noi
sotto forma di….
ricordi.
N.B.: In questa poesia parlo di ricordi brutti che a volte riaffiorano nella mia mente:
ricordi di mio padre che era un alcolizzato e le frequenti liti tra lui e mia madre.
Tutto questo mi ha reso la vita difficile. Non ho avuto una bella infanzia e neanche una bella e spensierata adolescenza.
Ho conosciuto cosa sia la povertà.
Ciò che mi ha aiutata ad affrontare ogni cosa è stato il mio ottimismo, il sapermi accontentare delle piccole cose,
l'amore per la vita e la mia fede.
Ora non mi sembra vero che tutto vada bene e che sto rivivendo per così dire una "seconda adolescenza"!!!
e nastri

ma era tardi e mi lasciavi.
Io non so se ci credevi
o eri lì
per salutarmi e darmi forza.
Poi con lei
sempre al mio fianco
ho vissuto e vivo ancora
il suo destino e la fortuna,
quella stessa che mi ha fatto
arrivare fino a qui
alla sua età di allora.
Scrivo frasi
che non leggerà nessuno
che non cambieranno niente,
non so nulla nè un mestiere
ho messo anima e l'impegno
in ogni cosa che dovevo
e non sono giunto mai.
E per ultimo,
come padre
lo vorrei vedere sempre
più felice più sereno.
Almeno questo,
ma chissà se ci riesco.
ve lo giuro son sincero:
io di nome fo Ruggero
di cognome Camposanto,
residenza Cimitero
sede via del Trapianto.
Il locale è un poco corto,
piuttosto decentrato,
ci dormo mezzo storto
e alquanto castigato.
Voi dite ch’è vietato,
un furto una violenza.
Ma lo lascio spalancato,
pensando all’occorrenza:
lo reclamasse il morto!
Che c’è di tanto strano,
non credo d’aver torto,
l’ho costudito, è sano.
Son magro, non consumo
io mangio raramente
per giunta poi non fumo
e non altero l’ambiente.
Sentenza non si stese.
Del giudice e giurati
l'emozione fu palese
tutti uscirono turbati.
Da quel giorno quella via
fu chiamata Di Ruggero
vi regnò tal simpatia
da scordare il cimitero.
osservante
meravigliata anima
si strappa dal corpo
alla ricerza dello Zenith
irrompe nel petto
come falla
esplode come supernova
danzando fra le stelle sorelle
nei sussurri d'armosfera
svolta come ombra al girar di luce
verso l'isola abbandonata
scuotendosi al vento
fiamma quasi spenta
selvatica come cinghiale
sfinita e logora
caduca come foglia
seguendo il tempo
genitori che accompagnano
i bambini a scuola,
prima di chiudersi
dietro delle scrivanie,
fra tecnologie e social.
Tutto va avanti...
Fra monotonia e ansie,
trascorrono i giorni
apparentemente.
Ma qualcosa...
Spinge per venire fuori,
per esplodere,
nella speranza
di rimanere a galla.
Ma non riesce...
Resta ferma...Soffocata...
Trattenendo due lacrime
da un tappo di solitudine,
in un deserto di sabbia,
una bufera interiore
che soffre di solitudine.
l’ombra pendula del fragile al mondo
Arroventata dal vuoto d’ultimo moto
ne impollina l’estroso verso di cielo.
Recide il fuoco alla terra complice
e allo schivo fiuto ingoia il suolo.
Intimidisce le barbarie al giungere arco
il racconto mite dal complice sorto.
S’incammina sul filo dell’ultimo molo
mano nella mano col silenzio scavato
la memoria affogata nel mare in ascolto.
Al rimorso di lui il suo solo perdono
serra i denti stringendo l’indugio al freno
mentre la sera restituisce il buio
all’Intuizione di malizia a intesa catena.
Legata alla sua stessa natura
la malìa ha preghiera sgretolata in vena
il cielo scioglie ciò che promette e il mare
ritorna a cavalcare l'azzurro predone
fin che il destino li riconosca insieme
fin che la risacca sia voce nel male.
Potessi chiudere gli occhi













