della sensualità;
e ardente sole africano.
e vellutate mie pupille:
Non risorgerà!
a sostenere la sua fine.
vellutate mie pupille.

Il cielo s'intinge
di un miscuglio di luce
un fremito pulsa il suo canto
danzano le gemme schiuse .
Cielo terso atteso nello specchio opaco
graffia fili d'erba e nuvole confuse.
Mi lascia un bacio e calpesto
l'ultimo giorno rovesciato
con il cuore gonfio di fantasie.
La luna palpita la sento mia
nell'anima ornata di stelle
nell'alba d'azzurro e di sole
in un battito d'ali di rondinelle
l'Inverno vola via... 
Osserva triste il mare
ebbri di piacere consumavamo i nostri giorni
godendo appieno di sensi imperscrutabili ai più,
paghi di un piacere interiore accompagnato da gesti,
sguardi trascendenti ogni altrui immaginazione.
ORA, voglio ORA quei giorni,
ardimentosa anelo l'oblio, la più dolce e sublime perdizione,
ora davvero consapevolmente e intensamente ti desidero.
su un gomito di mondo
s'incurva sopra
tunnel caleidoscopici
di riflessi
un sopracciglio di città
Svaporano inuditi
cigolii seriali
di gabbiano
In tratti
di futile immensità
vorrei dar voce
a questo cerchio di vagiti
vorrei spiegarlo a tutti
almeno a chi come me
si perde tra vicoli di città
a camminare solo
senza un perché
Ma tra le mani
mi resta una penna secca
è di plastica
troppo inconsistente
per tracciare linee a compasso
esaurire
questo sgretolarsi che sedimenta
questo vapore che piove
a generare nuovo seme
Mentre ciancico nella testa
abbozzi deformi
da qualche parte
un'altra periferia di vita
vede
piangere una morte
piangendo
un bambino vedere la luce
Forse è solo
un delirio pomeridiano
uno slancio di onnipotenza
che muore piano
per attrito
Ma anche uno pneumatico
frenato
troppo bruscamente
lascia una scia
di gomma nera
Du gatti camminaveno pe a via
in una strada de periferia.
Fieri, impettiti, come du sovrani
marciaveno tra li rifiuti umani.
D’un tratto da ‘n buchetto uscì un topo,
“Lasselo sta, che me lo magno dopo!”,
je disse er primo ar secondo micio,
pe te nun è sicuro ‘n sacrificio ! ”
“No, certamente, ma a questa gente qua,
una lezione je dovemo da !
e mentre i due se staveno a vantà
da lor presunta superiorità,
da ‘n cassonetto fece ‘n balzo
un cane dall’aspetto smilzo.
“£’vero quel che voi sostenete,
inder la vita lo constaterete.
Tra forte e debole ‘n c’è collaborazione,
ce sta sortanto sottomissione.”
Pe dar dimostrazione a tutto ciò,
aprì la bocca e se li mangiò.
tra le nuovole bianche e le forti grandinate
e poi di nuovo in inverno
tra le foglie cadute nelle quali mi fermo
alzo lo sguardo al cielo turbato
non so se davvero mi hai mai amato.
Baciare ragazze sulle guance umide
e amare ragazzi sulle labbra,umile,
cercare sulle mani di chi voglio
le ferite e gli squarti d'orgoglio
e perdere tra un seno il sesso mai avuto
ritrovarsi nel mare,remare e urlare aiuto,
e perdere tra uno zigomo e una clavicola l'uomo che sono
ritrovarsi a zoppicare con classe cercando il proprio trono.
Le curve stellari, e poco dopo saremo accanto
Ma torna sempre in basso la linea invisibile,
così ai confini di Aquisgrana blindata nelle secche,
(ti ricordi quando a Bordeaux si scendeva dal treno
"mais non", il vento adesso è attraversato dai carrarmati.
la tesa d'un cappello
un cappotto sgonfio
un paio di scarpe sole
camminano
mossi da fili
di marionette.
Li indossa
una fibra d'aria
il brandello
del sospiro
di un'anima.
E una folata
un alito di vento
ne fanno
un mucchio
di stracci senza vita.
muti e tersi sono ora i sogni figli di una realtà ineluttabile.
Passione mia colma, insaziabilee spietata attendi,
fintamente timida, sorda a ogni umana implorazione,
vorace e implacabile ti accendi, di un fuoco che arde e cancella,
infuria e ti illumina.
son finestre di ginestre,
saline di luce disperse,
schegge d’estate annunziate
fra corpuscoli di brina australe.
Nel roseto dei silenzi
vocaboli di lune sensoriali
son grandine di gemme fusionali,
intrecci d’anima accartocciati
fra steccati di baci incarcerati.
se quella vastità,
ove ogni accento s’annega,
e il tuo, e il mio, ove io
se il guardo alla notte volgo,
tu al giorno,
ove, se pur impetuoso,
non un sussurro giunga del vento,
o se questo nulla che in seno sento,
ove, di sangue, e di lacrime,
e de le tue parole manco,
inerme posa il mio cuore, e stanco,
o ancora l’amaro saper che l’infinito,
che solo nell’attimo si disvela,
e a noi d’improvviso si svelò,
pian piano, nel tempo, diviene vano,
benché un giorno,
pur ancora troppo lontano,
sarà ricordanza, ora greve, ora lieve.
Seduto, intanto, con gli occhi volti al cielo,
un mite raggio di primavera
da questo pianto un poco mi leve,
e d’un passero il dolce canto.










