Adesso tocca a me.
Ho visto fiori crescere nel deserto
stelle brillare in un cielo spento
fulmini sfondare la porta del petto
e pensavo fosse tutto illusione
per allontanarci dalle paure
credevo fosse tutto falso
per creare stupore ed effetto
-l'amore-
E adesso tocca a me.
Tocca a me sfidare la luce e i colori
sfidare l'imprevisto
l'impossibile
come il pianto di un Cristo
adesso che sono in volo
sono Angelo e Mefisto
e ti abbraccio ai confini del Paradiso
dove il tuo profumo cancella ogni dubbio
e mi commuove questo amore
che non ha origine e fine
sospeso all'inutile perchè.
E adesso che resisto
sono pronto a morire per il resto dei miei anni.
Ho visto fiori crescere nel deserto
stelle brillare in un cielo spento
fulmini sfondare la porta del petto
e pensavo fosse tutto illusione
per allontanarci dalle paure
credevo fosse tutto falso
per creare stupore ed effetto
-l'amore-
E adesso tocca a me.
Tocca a me sfidare la luce e i colori
sfidare l'imprevisto
l'impossibile
come il pianto di un Cristo
adesso che sono in volo
sono Angelo e Mefisto
e ti abbraccio ai confini del Paradiso
dove il tuo profumo cancella ogni dubbio
e mi commuove questo amore
che non ha origine e fine
sospeso all'inutile perchè.
E adesso che resisto
sono pronto a morire per il resto dei miei anni.
7 commenti
Solo il tempo mi disse,
poi ch’a lungo m’adoprai,
invano cercando tra mortali spoglie
la via, quanto vana l’umana opra
sia e quanto ogni prodigarsi
s’al bene altrui non sono volti.
E pur mi disse: l’umile così suole fare.
Stimai allora, caro professore,
benché lungi ai più dall’essere tale,
piuttosto segno di natura frale,
quale veneranda tra le virtù
l’umiltà, e pure stimai
quanto poco se ne fregi l’uomo,
ancora meno se d’agi si sparga
o se di terrene lodi s’avvalga.
Ma per te, Gian Aldo, così non fu
(estraneo non ti sia qui il mio nomarti,
perché in altro tempo e altrove, pur volendo,
qual figlio ch’al padre si volge,
solo per pudore non osai).
Anzi, gli allori fatui rigettando,
e per il bene ch’innanzi ti dissi,
con umile fare al supremo fine
e sacro la tua sapienza ponesti.
Di te si schiuse allora al guardo mio
dell’umana stirpe il nobile tratto.
E così quando, il riposo lasciando,
da lungi al mio infermo letto giungesti,
o quando del figliolo tuo parlando
l’occhio l’emozione non t’ascose,
o quando dicesti la nostalgia
essere la tua sola malattia.
Imago fosti d’umiltà e sapienza,
dei miei adombrati giorni il raggio,
quiete del mio tormento, dei miei affanni.
E ora che la voce tua più non sento
e il tuo soffio per il cielo è vago,
dove troverò quella luce,
dove quella pace?
Forse qui, dove il tuo corpo giace?
Ma non sotto l’ombra d’un cipresso,
tra freddi marmi e pianti,
su di un pendio che ogn’ora al sole volge,
ove giungano, dal vento sospinti,
rintocchi di campane lontane,
là voglio essere sepolto.
E là, caro Gian Aldo,
dell’infinito inganno disserteremo,
e là, il bronzeo suono cavalcando,
ritorneranno gli anni,
onde fugata sarà la tua nostalgia
onde fugata sarà la mia.
Talora a solcare il cielo torna
l’infante vento, e l’olezzo reca,
le stagioni d’un tempo;
là, in quei celesti effluvi,
ove io quel fanciullo solevo cercare,
ora vado cercando te professore,
e quando l’oscurità s’inargenta,
e la tremula foglia un’ombra vaga dipinge,
e la guazza lustreggia,
e tra i rami l’assiolo volteggia,
indugio così fino a sera,
e quale la notturna vita si svela
tale quell’altra immagino, e spero.
Qui, tra l’immortali note del creato,
quel dì sospiro e attendo.
Qui “Al Chiaro di Luna”
ogni mio pensiero con te si perde.
poi ch’a lungo m’adoprai,
invano cercando tra mortali spoglie
la via, quanto vana l’umana opra
sia e quanto ogni prodigarsi
s’al bene altrui non sono volti.
E pur mi disse: l’umile così suole fare.
Stimai allora, caro professore,
benché lungi ai più dall’essere tale,
piuttosto segno di natura frale,
quale veneranda tra le virtù
l’umiltà, e pure stimai
quanto poco se ne fregi l’uomo,
ancora meno se d’agi si sparga
o se di terrene lodi s’avvalga.
Ma per te, Gian Aldo, così non fu
(estraneo non ti sia qui il mio nomarti,
perché in altro tempo e altrove, pur volendo,
qual figlio ch’al padre si volge,
solo per pudore non osai).
Anzi, gli allori fatui rigettando,
e per il bene ch’innanzi ti dissi,
con umile fare al supremo fine
e sacro la tua sapienza ponesti.
Di te si schiuse allora al guardo mio
dell’umana stirpe il nobile tratto.
E così quando, il riposo lasciando,
da lungi al mio infermo letto giungesti,
o quando del figliolo tuo parlando
l’occhio l’emozione non t’ascose,
o quando dicesti la nostalgia
essere la tua sola malattia.
Imago fosti d’umiltà e sapienza,
dei miei adombrati giorni il raggio,
quiete del mio tormento, dei miei affanni.
E ora che la voce tua più non sento
e il tuo soffio per il cielo è vago,
dove troverò quella luce,
dove quella pace?
Forse qui, dove il tuo corpo giace?
Ma non sotto l’ombra d’un cipresso,
tra freddi marmi e pianti,
su di un pendio che ogn’ora al sole volge,
ove giungano, dal vento sospinti,
rintocchi di campane lontane,
là voglio essere sepolto.
E là, caro Gian Aldo,
dell’infinito inganno disserteremo,
e là, il bronzeo suono cavalcando,
ritorneranno gli anni,
onde fugata sarà la tua nostalgia
onde fugata sarà la mia.
Talora a solcare il cielo torna
l’infante vento, e l’olezzo reca,
le stagioni d’un tempo;
là, in quei celesti effluvi,
ove io quel fanciullo solevo cercare,
ora vado cercando te professore,
e quando l’oscurità s’inargenta,
e la tremula foglia un’ombra vaga dipinge,
e la guazza lustreggia,
e tra i rami l’assiolo volteggia,
indugio così fino a sera,
e quale la notturna vita si svela
tale quell’altra immagino, e spero.
Qui, tra l’immortali note del creato,
quel dì sospiro e attendo.
Qui “Al Chiaro di Luna”
ogni mio pensiero con te si perde.
Ora la tua essenza è
divenuta Autunno nel mio cuore.
Spire di vento
avvolgono nostalgiche le foglie
il più bel tormento che un albero conosce.
Passi calpestano promesse
svuotano silenzi
frammenti di ruggine dormono e
attendono germogli.
Cosi il nostro Amore
attende la Primavera dolcissima
delle foglie.
Ogni stagione
intona righe di desiderio
ora desidero dell'Inverno il tuo tepore
quella luce intensa a volte fragile
custodita dalla neve.
Mi amerai
come si ama un sogno
aperto all'orizzonte.
Io ti amerò
come si ama
l'infinito.
l'infinito.
Luce addizionata d’apostrofo di rose
fu favilla d’un naufragio di cuore,
risiera d’un silenzio di lune e di viole.
Svirgolato inchiostro di vino marino
s’infranse in geometriche monetine di luce,
gomitoli metafisici d’estemporanee parole.
Luce addizionata d’apostrofo di rose
fu quarzo stellato d’un palpito d’amore,
scogliera assetata di nebbia e candore.
fu favilla d’un naufragio di cuore,
risiera d’un silenzio di lune e di viole.
Svirgolato inchiostro di vino marino
s’infranse in geometriche monetine di luce,
gomitoli metafisici d’estemporanee parole.
Luce addizionata d’apostrofo di rose
fu quarzo stellato d’un palpito d’amore,
scogliera assetata di nebbia e candore.

La fede varca
la porta, nel lodare.
Abbraccio umano!
Un germe la bontà?
Sol la felicità!
*****
Poesia elaborata in stile tanka (2-4-6) prestando l'attenzione su un pensiero di Paul Thomas Mann, scrittore e saggista tedesco del Novecento, nonché Nobel della letteratura nel 1929, pricipalmente per i suoi grandi romanzi I Buddenbrook e La montagna incantata:
“La felicità non sta nell’essere amati: questa è soltanto una soddisfazione di vanità. La felicità sta nell’amare”.
Smetti di parlare
dai spazio un pò al silenzio.
Hai detto tutto tu
ed io come uno scemo
son rimasto ad ascoltare,
con questo nodo in gola
non so se è rabbia o amore.
Ora sento anche la pioggia
scrosciante ed impetuosa
nemmeno nei pozzetti
trova via d'uscita,
come le tue parole
dette senza senso
un insieme di frasi
sparate inutilmente,
ed io stupidamente
son rimasto ad ascoltare
col nodo in gola
e il cuore che stava per scoppiare.
Ora hai smesso di parlare
ed è pure finito di tuonare
le nuvole nel cielo
son sparite con il vento
come le tue parole finite chissà dove.
Vedo volti
con sofisticati auricolari,
collegati alle pluriprospettive
in accese e serie discussioni...
...E le ali?
Ormai, senza volontà alcuna,
planano voli senza rotta
e senza storia.
planano voli senza rotta
e senza storia.
Alberi...senza radici:
nè terra, nè rami,
nè fiori, nè frutti,
nè strada.
Triste
è il poeta,
nè terra, nè rami,
nè fiori, nè frutti,
nè strada.
Triste
è il poeta,
per i suoi incompiuti versi.
Piange
l’artista…
Piange
l’artista…
…sulla sua natura morta!


Forse era già tutto deciso
forse il disegno era già pronto.
Ma mancavano i contorni
i particolari.
Per rendere la vita
quella che è realmente.
Mi soffermo a guardare il passato
immagini nitide ritornano in mente.
I disegni sfumati
adesso son chiari.
Il quadro è finito.
forse il disegno era già pronto.
Ma mancavano i contorni
i particolari.
Per rendere la vita
quella che è realmente.
Mi soffermo a guardare il passato
immagini nitide ritornano in mente.
I disegni sfumati
adesso son chiari.
Il quadro è finito.
Uno squarcio d’anima,
incantevole solstizio lacrimale
d’emorragico diluvio stellare,
fu poesia d’un tramonto asperso,
corolla infinitesimale d’orizzonte terso,
àncora d’una carezza di cuore nominale,
sibillino gomitolo di brina emozionale.
incantevole solstizio lacrimale
d’emorragico diluvio stellare,
fu poesia d’un tramonto asperso,
corolla infinitesimale d’orizzonte terso,
àncora d’una carezza di cuore nominale,
sibillino gomitolo di brina emozionale.
Libertà, sogno d’incontrarti.
Le ali ai piedi,
volo nel sonno in groppa alla fantasia,
ancor prima che il sole, all’aurora,
possa dorare le mie ciocche.
In petto il desiderio di te bussa, decolla,
e vola alto, tra fili intrecciati di nuvole e vento.
Si ciberà di polvere di stelle,
e a fresche gocce di rugiada,
placherà la sua arsura.
Planerà su prati di ginestre in fiore,
e le erbe aromatiche lo condiranno di sapore,
sarà tra campi di papaveri e fiordalisi,
che silente, avverrà il tenero incontro.
Sogno e libertà si intrecceranno,
quale trama e ordito su tela
di un rosso tramonto.
La passione esonderà in cuore,
fiume in piena che non oserò frenare.
Alzerò le mani, quasi a sfiorare
i contorni merlati di un giorno irreale,
sedotta ossequierò al vento,
esso con le note di mille violini,
dedicherà al mio cuore un inno
che di te canterà.
Libertà, occhi persi nel pianto,
animi tristi se privi di te,
solo avendoti compagna,
avrà senso vivere.
avrà senso vivere.
S’estingue al rantolo l’intenzione
si ricopre furtivo a timbro d’odio
quasi a morderne la gola
gli insegna le sue poche parole.
Nutre la paura d’apatica rabbia
si calma tanto per lasciar andare
di traverso il gioco al distacco
per non farle scoprire il senso
il verso di pochezza indotto all’agonia.
Bada bene di tenere la tristezza ben chiusa
la porta al cuore riverso a sfumare il vissuto
nella dolcezza del donato serrando la misura.
si ricopre furtivo a timbro d’odio
quasi a morderne la gola
gli insegna le sue poche parole.
Nutre la paura d’apatica rabbia
si calma tanto per lasciar andare
di traverso il gioco al distacco
per non farle scoprire il senso
il verso di pochezza indotto all’agonia.
Bada bene di tenere la tristezza ben chiusa
la porta al cuore riverso a sfumare il vissuto
nella dolcezza del donato serrando la misura.
Quel vestito a terra
il poeta s'addormenta
e lei
la sua mano stringe
raffiche di sole
nel vento dolce della primavera
quel tramonto nuovo
nella vita
hai vito davvero
tra il latte e le stalle
le bottiglie e le stelle
sei stata raggiungibile solo
nella realtà
il poeta s'addormenta
e lei
la sua mano stringe
raffiche di sole
nel vento dolce della primavera
quel tramonto nuovo
nella vita
hai vito davvero
tra il latte e le stalle
le bottiglie e le stelle
sei stata raggiungibile solo
nella realtà
Solo attimi.
Una stella cadente
è un attimo.
Un pensiero d'amore,
un battito del cuore
è un attimo.
Un bimbo appena nato
è un attimo di vita,
i suoi vagiti
sono attimi di felicità.
In un attimo può nascere un amore,
in un attimo si può distuggere tutto.
Basta un attimo...
E si può cambiare il mondo.
Basta poco.
In un attimo
si può cambiare il gioco,
si può fare...
Basta un attimo.
Te ne sei andato via, mio angelo peloso
ora sei a correre, giocare e riposare sulle nuvole
nessuno conosceva il mio passo lento meglio di te
lo assecondavi con grazia
e la dolcezza che solo tu avevi
mi hai fatto conoscere l' amore senza pretese
la gioia di una carezza
la bellezza della vita all'aria aperta
la pazienza, il rispetto, la curiosità
e nella vecchiaia la serenità nel saper rinunciare
in nome dell' affetto profondo
camminerò ancora, perche so che tu lo vuoi
tu sarai sempre al mio fianco
nel mio immaginario e nel mio cuore
e ti terrò sempre la zampa
in questo bel silenzio
ora sei a correre, giocare e riposare sulle nuvole
nessuno conosceva il mio passo lento meglio di te
lo assecondavi con grazia
e la dolcezza che solo tu avevi
mi hai fatto conoscere l' amore senza pretese
la gioia di una carezza
la bellezza della vita all'aria aperta
la pazienza, il rispetto, la curiosità
e nella vecchiaia la serenità nel saper rinunciare
in nome dell' affetto profondo
camminerò ancora, perche so che tu lo vuoi
tu sarai sempre al mio fianco
nel mio immaginario e nel mio cuore
e ti terrò sempre la zampa
in questo bel silenzio











