Che resterà di noi
che ne sarà delle nostre stelle lucenti
dei tuoi "ti amo"
scagliati come frecce sul mio cuore?
Per quale sentiero occulto
dentro quale anfratto dell'universo
si perderà questo fragore di sensi?
Portami via, ti prego
da questo incerto sentire
Raccontami di te
la piega dei tuoi sorrisi
raccontami l'incanto
l'incredibile incontro di due io.
Dimmi che ci sarò
nel vento che spettinerà i tuoi capelli
sulla tua pelle, sulle labbra
sulle vie del mondo
oltre l'invisibile.
che ne sarà delle nostre stelle lucenti
dei tuoi "ti amo"
scagliati come frecce sul mio cuore?
Per quale sentiero occulto
dentro quale anfratto dell'universo
si perderà questo fragore di sensi?
Portami via, ti prego
da questo incerto sentire
Raccontami di te
la piega dei tuoi sorrisi
raccontami l'incanto
l'incredibile incontro di due io.
Dimmi che ci sarò
nel vento che spettinerà i tuoi capelli
sulla tua pelle, sulle labbra
sulle vie del mondo
oltre l'invisibile.
14 commenti
Una gialla foglia addormentata
è pallido respiro d’una ninfea di stagno,
ciondolo di vento straziato dal sole,
giara abbandonata di linfa dismessa.
Impettita dal gelo cristallino di marzo,
scarabocchi d’un cocktail d’asfalto sorseggi
tra polvere specchiata di luna sconfortata
e minuta ghiaia crepuscolare infangata.
Ombrello d’una stanca lumachina,
lettera d’un grido di stagione accartocciata,
una gialla foglia addormentata
d’una pozzanghera è cometa intarsiata.
è pallido respiro d’una ninfea di stagno,
ciondolo di vento straziato dal sole,
giara abbandonata di linfa dismessa.
Impettita dal gelo cristallino di marzo,
scarabocchi d’un cocktail d’asfalto sorseggi
tra polvere specchiata di luna sconfortata
e minuta ghiaia crepuscolare infangata.
Ombrello d’una stanca lumachina,
lettera d’un grido di stagione accartocciata,
una gialla foglia addormentata
d’una pozzanghera è cometa intarsiata.
Due raggi di sole
illuminano il viso
due lacrime scendono
lucidi come brillanti.
Un piccolo spazio
per piangere
sulle pagine
di un libro.
Per amare
un tramonto
che muore
o un'alba che nasce.
Un piccolo spazio
dove riecheggiano
le parole.
Per nascondersi
ripararsi dal temporale
dal vento.
Prima che
il silenzio
ci avvolga.
illuminano il viso
due lacrime scendono
lucidi come brillanti.
Un piccolo spazio
per piangere
sulle pagine
di un libro.
Per amare
un tramonto
che muore
o un'alba che nasce.
Un piccolo spazio
dove riecheggiano
le parole.
Per nascondersi
ripararsi dal temporale
dal vento.
Prima che
il silenzio
ci avvolga.
Ancora al materno seno si frangerà
l'onda, onde nebule si poseranno
salse d'intorno, e su le sparse lacrime,
e su ogni sembiante, ancora lieve
una carezza recherà il sole,
e la leggera brezza le antiche fole,
ancora al cielo il vento
si volgerà, e d'ogni umana sorte
pure un frammento.
Se presto non sarò più,
se forse non sarai tu:
almeno questo.
l'onda, onde nebule si poseranno
salse d'intorno, e su le sparse lacrime,
e su ogni sembiante, ancora lieve
una carezza recherà il sole,
e la leggera brezza le antiche fole,
ancora al cielo il vento
si volgerà, e d'ogni umana sorte
pure un frammento.
Se presto non sarò più,
se forse non sarai tu:
almeno questo.
Seduto, sulla sponda del fiume
lascerò avanzare i ricordi
e quando, nei tuoi occhi leggerò il silenzio
senza lacrime inseguirò il vento
fino a far morire, il cuore.
Poi, di fragilità vestirò i pensieri
tra le dimenticate carezze della sera
posando la testa scevra di sensi
sulle tue mani stanche.
E farò si, che il tuo volto non svanisca
creando con le parole
ogni attimo perduto, vissuto, amato
conservando il tempo dell'amore
fino a far cessare la pioggia
che batte ora, forte sul mio viso
fino a ritrovarmi
nei solchi di un sorriso
all'improvviso
in Te.
Frischiava u trenu pariva ca cantava, e jieu figgjuolu guardavu du finestrinu curiusu... Dassavu u mari cu nostalgia fissavu chidi muntagni grandi chi sulu a televisioni vitti, quandu facivanu i documentari. Dui occhi grandi chi guardavanu si posti novi, eru sperdutu, chi lacrimi ta l'occhi guardavu a me mamma... Posti novi... Cusapi se mi trovu novi amici dicivu u primu jornu chi jia a scola. Guarda che chi le arrivà un olter terrun ce sa se le bun de scrif o de legg. Figures! El sarà nia bun de tegnè la pena. Dicivanu così chidi storti chi ancora jieu non capisciva mi sembrava ca parlavanu ostrogotu. Mamma mia avundi jia a finiri ammenzu a si stranieri! Chi mi sapi a mia ca non sannu mancu u lejiunu. Ancora mò chi passaru quarant'anni e diventai omu mi ricordu chjdu jiornu chi pe nu fogjiu i carta chi mi mancava girai tutta a scola nudu mu dezzi pecchì jiera... Meridionali. Fischiava il treno sembrava cantasse e io bambino guardavo dal finestrino curioso... Lasciavo il mare con nostalgia osservavo le montagne enormi che solo in televisione avevo visto quando facevano i documentari. Due occhi grandi che guardavano posti nuovi ero sperduto, con le lacrime agli occhi osservavo la mamma... Posti nuovi chissà se mi trovo nuovi amici dicevo il primo giorno di scuola. Guarda è arrivato un altro terrone, chissà se è capace di scrivere o leggere. figurati! non sarà nemmeno capace di tenere la penna. Dicevano quegli stolti che ancora non riuscivo a capire, sembrava parlassero ostrogoto. Mamma mia dove sono andato a finire in mezzo agli stranieri! Che mi sa non sanno nemmeno leggere. Ancora adesso che son passati quarant'anni e son diventato uomo ricordo quel giorno che per un foglio di carta che mi mancava ho girato tutta la scuola, non me l'ha dato nessuno perché ero... Meridionale. |
L'incanto d’un bacio in silenzio
a una rosa che trasuda pianto
nuda nell'anima si risveglia
a fine pennellata d'un sol dipinto
in un caldo e timido accordo.
Riempie di gioia l'eremo
a difesa d’un mondo che uccide
che codardo, dubbioso si vende
e nella storia inutilmente coincide
con l'imbarazzo di chi vìola il tempo.
Si libra ad ali spiegate l'eterno
immenso spirito incredulo
lo stupore di fiori sbocciati in inverno
e le stelle innamorate d’un folle tripudio
frammenti fragili di miracolo al vento
piccoli istanti trattenuti in sogno.
Accanto al cuore dove muore la poesia
un urlo scomposto e primordiale
dalle lancette recise al pianto s’intona
su garbi d’angelici canti nell’ultima eresia.
Nulla dura niente!
E niente è nulla.
Ma niente dura niente…
…proprio niente!
Questo ormai
io lo so…
…ma non lo imparo mai!
Chissà?
Forse, son testarda
Forse, son testarda
e indisciplinata allieva della vita.
E’una pagina di verità,
la sola,
che io non abbia
mai inteso studiare.
Chissà poi... perché?
Così,
quando
quando
l’idea del vacuo tutto
mi assale
soffocandomi la gola,
velocemente, io
impugno,
come se fosse forte spada,
la mia fedele penna
costringendola a riformular
i segni di quel tutto...
... sinuoso,
i segni di quel tutto...
... sinuoso,
sfuggente,
doloroso niente!
Un'unica idea
ancor mi consola:
che un giorno,
ancor mi consola:
che un giorno,
il tutto,
il nulla e il niente,
di cui ora sto scrivendo
dureranno…
ci sarànno.
rimmarranno..
ci sarànno.
rimmarranno..
…anche senza me!


Oggi, quella parte di me
che hai preservato sui balconi
nei vasi al sole
nei tuoi gerani che enfatizzano assoluti
è tornata, ha l’odore dei viali
Le mie mani: sono guarite
spogliate dalla calce dell’attrito
i tendini nuovi fremono
fermi a fatica
afferrano quest’aria dolce di nessuno
nel giorno disteso delle amache
il ciclo delle fragranze sta nei palmi
presagio di rotonde lento
e prolungato
nell’unica vita che mi cinge
come va una musica
calzata a velo
calzata a velo
Lanterne di sale
son fieno d’orizzonte d’arena,
schegge labiali d’alghe coralline
fra albumi di lune argentate.
Rivoli cristallini d’estate
son ghirlande d’un diamante di vento
e collane d’amache dipinte
fra piccoli condomini di conchiglie.
Lanterne di sale
son squarci d’ombrelloni gemmati
fra panchine di mare imbarazzate
da un candido merletto di nuvole assolate.
son fieno d’orizzonte d’arena,
schegge labiali d’alghe coralline
fra albumi di lune argentate.
Rivoli cristallini d’estate
son ghirlande d’un diamante di vento
e collane d’amache dipinte
fra piccoli condomini di conchiglie.
Lanterne di sale
son squarci d’ombrelloni gemmati
fra panchine di mare imbarazzate
da un candido merletto di nuvole assolate.
Taras Shevcenco
Nella casematta
Dedicazione ai miei compagni
Reivocate , fratres meos…
Che non ritornino i guai,
Quando miravamo in fiducia
Dalla gallera che finiva mai.
Possibilmente, pensavamo:“quando
Ancora ci vedermo nella vita
Per un dibattito tranquillo
Su quella terra impoverita?”
Pero’, non mai, fratres, non mai,
Noi non beviamo dal Dnipro unitamente!
Avendo difuso la nostra sventura
Nelle steppe e nelle praterie,
Separeremo poi le nostre vie,
E , nella liberta’, un po’ piu’ crederemo,
Prima che vivere cominceremo.
Tra altre persone, come una nazione,
Ma, prima, che lo sara’ successo,
Amatevi, miei fratelli,
Volete bene l’Ucraina,
E, per essa, sfortunata,
Il Signore, pregate,
E, Lo dimenticate, amici,
E non Lo bestemmiate,
E ,nella schiavitù, a volte,
Anche di me, vi ricordate.
Traduzione dall’ucraino all’italiano
.
Nella casematta
Dedicazione ai miei compagni
Reivocate , fratres meos…
Che non ritornino i guai,
Quando miravamo in fiducia
Dalla gallera che finiva mai.
Possibilmente, pensavamo:“quando
Ancora ci vedermo nella vita
Per un dibattito tranquillo
Su quella terra impoverita?”
Pero’, non mai, fratres, non mai,
Noi non beviamo dal Dnipro unitamente!
Avendo difuso la nostra sventura
Nelle steppe e nelle praterie,
Separeremo poi le nostre vie,
E , nella liberta’, un po’ piu’ crederemo,
Prima che vivere cominceremo.
Tra altre persone, come una nazione,
Ma, prima, che lo sara’ successo,
Amatevi, miei fratelli,
Volete bene l’Ucraina,
E, per essa, sfortunata,
Il Signore, pregate,
E, Lo dimenticate, amici,
E non Lo bestemmiate,
E ,nella schiavitù, a volte,
Anche di me, vi ricordate.
Traduzione dall’ucraino all’italiano
.
La strada
che attraversa i campi
ha diverse sfumature
dal verde ocre e luminoso
al giallo acceso.
Appena lungo i sentieri
spuntano viole mammole
margherite pratoline
ranuncoli e ginestrine
infiorescenze riunite
con nervature violacee e fusti bordati
di profumi e colori inconfondibili .
Che meraviglia!
Nella pienezza della luce
petali lucenti di rugiada.
Si respira aria di pace
ritorna la brezza del mare
aleggia incipiente con il vento
la Primavera.


Da tempo orami aspetto
camminando nella pioggia
ascolto il silenzio
che si interrompe
salgo sopra luci
che si spengono
dopo la notte
scivolo lentamente
tra il verde ed il grigio
e poi ancora giù
regalami un sogno
come aliante
attraverso il blu
regalami un sogno
che cammina leggero
dentro l’arcobaleno
sono ormai tanti gli anni
su cui sono scivolato
accompagno il sole
che scende verso sera
tento ancora di respirare
il profumo lasciato
da chissà chi
chiudo gli occhi
e mi addormento
giù nel profondo
regalami un sogno
come aliante
attraverso il blu
regalami un sogno
che cammina leggero
dentro l’arcobaleno
camminando nella pioggia
ascolto il silenzio
che si interrompe
salgo sopra luci
che si spengono
dopo la notte
scivolo lentamente
tra il verde ed il grigio
e poi ancora giù
regalami un sogno
come aliante
attraverso il blu
regalami un sogno
che cammina leggero
dentro l’arcobaleno
sono ormai tanti gli anni
su cui sono scivolato
accompagno il sole
che scende verso sera
tento ancora di respirare
il profumo lasciato
da chissà chi
chiudo gli occhi
e mi addormento
giù nel profondo
regalami un sogno
come aliante
attraverso il blu
regalami un sogno
che cammina leggero
dentro l’arcobaleno
Sospesa ad incastro vaneggia l’idea
brina in compagnia d’emozioni spiumate
prima di morire in commossa risalita.
Volteggia afasie e addolcisce il piumaggio
al volo stordito su filigrane di silenzi
e calla amata cede agitando profumi al cielo
fino a farsi del male per divenire pieno
gemito a tesoro di desiderio etereo.
Ancora e ancora senza deserto il rantolo
piove sbalzando l’intenzione a bozza d’aria
e ferito rintocca una flebile nenia
una parolina gocciolante latte di rugiada
dalla testolina reclinata all’indietro di felicità
fiumana calda d’un frammento gioioso
rosaio diletto nella grazia del tempo.
E nell’impeto la pretesa si osa al silenzio
ardita contempla l’estensione riflessa
specchio di solitudini alate d’un cuore sbiancato
com’aria d’arpa espansa alla calura.
brina in compagnia d’emozioni spiumate
prima di morire in commossa risalita.
Volteggia afasie e addolcisce il piumaggio
al volo stordito su filigrane di silenzi
e calla amata cede agitando profumi al cielo
fino a farsi del male per divenire pieno
gemito a tesoro di desiderio etereo.
Ancora e ancora senza deserto il rantolo
piove sbalzando l’intenzione a bozza d’aria
e ferito rintocca una flebile nenia
una parolina gocciolante latte di rugiada
dalla testolina reclinata all’indietro di felicità
fiumana calda d’un frammento gioioso
rosaio diletto nella grazia del tempo.
E nell’impeto la pretesa si osa al silenzio
ardita contempla l’estensione riflessa
specchio di solitudini alate d’un cuore sbiancato
com’aria d’arpa espansa alla calura.









