Sapuri i chista terra
sapuri bellu
di calabria.
Sapuri i si rangari
chi quandu senti l'oduri
u cori ti nesci fora
e non sai chiù comu n'dai u fai
pemmu ti scordi
stu gustu bellu.
Calabria mia
tempu n'di passau assai
mind'jia figghiuolu
ma non ti pozzu scordari.
L'uduri du mari...
e si muntagni
chi puru chi spugjati chi su
mi sembranu i chiù belli.
Calabria...
Puru ca non mi criscia cu tia
si sempri a terra mia
non ti pozzu dimenticari
u cori e a menti mia
su sempri pe tia
Calabria mia...
Sapore di questa terra
sapore bello
di Calabria
sapore di aranceti
che quando senti l'odore
il cuore ti salta fuori
e non sai più come fare
a scordare questo sapore
Calabria mia...
di tempo ne è passato
tanto...
sono andato via
ero un bambino
ma non posso dimenticare
l'odore di mare
e queste montagne
che pure spoglie
mi sembrano le più belle
Calabria...
anche se non ci son cresciuto
sei sempre la mia terra
non ti posso dimenticare
il mio cuore la mia mente
sono sempre per te
Calabria mia...
8 commenti
Era retto, educato
era nato perbene,
sangue blu nelle vene
corretto e garbato,
solerte e accurato.
Disponibile e colto
poco parlava
molto ascoltava.
Eppure era assente.
A capo chino
fuso alla gente
non udiva niente,
neppure il vicino.
Se qualcuno gridava
non si voltava.
Un boato, uno schianto
non lo agitava.
Mai il passo interrotto
da un tuono improvviso,
da un urlo o da un botto.
Impassibile e amaro,
qualcuno pensava.
Se pure uno sparo
di fianco all’orecchio
insensibile il vecchio
non si curava.
Ormai non è più
è solo un ricordo
quel vecchio incurante,
scontroso e distante.
In molti pensarono
fosse un balordo
Invece era buono
onesto e perbene
sembrava così
perchè era sordo.
era nato perbene,
sangue blu nelle vene
corretto e garbato,
solerte e accurato.
Disponibile e colto
poco parlava
molto ascoltava.
Eppure era assente.
A capo chino
fuso alla gente
non udiva niente,
neppure il vicino.
Se qualcuno gridava
non si voltava.
Un boato, uno schianto
non lo agitava.
Mai il passo interrotto
da un tuono improvviso,
da un urlo o da un botto.
Impassibile e amaro,
qualcuno pensava.
Se pure uno sparo
di fianco all’orecchio
insensibile il vecchio
non si curava.
Ormai non è più
è solo un ricordo
quel vecchio incurante,
scontroso e distante.
In molti pensarono
fosse un balordo
Invece era buono
onesto e perbene
sembrava così
perchè era sordo.
Su la via che fu della seminagione
d’avena incontro una coltura;
al tempo ancor perdura
e della fanciulla età
mi ricorda la stagione,
quando, recandomi il nonno per mano,
per i campi vagavo fino a sera.
Dov’era, dov’era, gli chiedevo io,
quel ch’ognuno di noi spera?
Qui mi pare tutto vano!
Eppur ora mi giova quella ricordanza,
or che quel tempo più non torna,
or che profondo mi coglie il sonno.
Oh nonno, nonno, dimmi:
forse che la felicità
sta solo nei perduti dì?
d’avena incontro una coltura;
al tempo ancor perdura
e della fanciulla età
mi ricorda la stagione,
quando, recandomi il nonno per mano,
per i campi vagavo fino a sera.
Dov’era, dov’era, gli chiedevo io,
quel ch’ognuno di noi spera?
Qui mi pare tutto vano!
Eppur ora mi giova quella ricordanza,
or che quel tempo più non torna,
or che profondo mi coglie il sonno.
Oh nonno, nonno, dimmi:
forse che la felicità
sta solo nei perduti dì?
Fra prati disciolti in vertebre di sole
e bisbigli di luce tra lenzuola di foglie,
rastrello salsedine d’amarena e dolore,
ricami d’un pentagramma di parole,
scrivania d’azzurro cielo fra petali di cuore.
Mascara d’abete è fulgida lacrima di stelle
e ruscelli argentati d’uno squarcio di nuvole,
fra le ciglia assetate d’un dolce tramonto scorgo
aquiloni di sogni divelti dal pungente gelo
ed il silenzio profuma di nostalgica poesia e sentimento.
e bisbigli di luce tra lenzuola di foglie,
rastrello salsedine d’amarena e dolore,
ricami d’un pentagramma di parole,
scrivania d’azzurro cielo fra petali di cuore.
Mascara d’abete è fulgida lacrima di stelle
e ruscelli argentati d’uno squarcio di nuvole,
fra le ciglia assetate d’un dolce tramonto scorgo
aquiloni di sogni divelti dal pungente gelo
ed il silenzio profuma di nostalgica poesia e sentimento.
Perse un bambino la sua dolce mamma,
che nel fior degli anni salutò la vita;
per lei nutriva immenso amor filiale,
ma ignorava il senso della dipartita:
credeva, infatti, che prima o poi tornava
e, descrivendola ai passanti, l’attendeva.
Come il mendico, che l’obolo questua;
così l’infante in pena la madre cercava.
Un dì a cena gli fu servito un dolce,
che non mangiò e che incartò repente,
chiedendo al babbo se lo potea serbare.
Stupito, il padre diede il suo consenso,
ma il gesto del suo pargolo fu strano,
perché dei dolci era sempre ghiotto.
“Per la mamma!”. Esclamò, lieto, il bimbo.
I presenti non trattennero le lacrime,
teneramente il padre abbracciò il figlio
e dolore e gioia fȗr loro commensali.
Sono madri generose
quelle ciminiere al vento
capezzoli che allattano
dentro pianti di bambino
saranno noci al petto
ma ora poco importa
il balcone e’ sempre sporco
nero fumo come l’Africa
mia madre lo raccoglie piano
puo’ entrarle nei capelli
l'amata fionda, un pallone
giochi spiccioli
come quelli in tasca
nell’aria forti odori
salsedine e coriandolo
-venivano con lo scirocco-
un luogo come un altro
pieno di sentieri, creuze
filobus per strada
e speranze in una stanza
affittata a cinquemila lire
Poi il mare, tanto intenso
da annegare anche i calanchi
ma il cuore in salvo, sulla collina
a guardare l'oltre, verso casa
quelle ciminiere al vento
capezzoli che allattano
dentro pianti di bambino
saranno noci al petto
ma ora poco importa
il balcone e’ sempre sporco
nero fumo come l’Africa
mia madre lo raccoglie piano
puo’ entrarle nei capelli
l'amata fionda, un pallone
giochi spiccioli
come quelli in tasca
nell’aria forti odori
salsedine e coriandolo
-venivano con lo scirocco-
un luogo come un altro
pieno di sentieri, creuze
filobus per strada
e speranze in una stanza
affittata a cinquemila lire
Poi il mare, tanto intenso
da annegare anche i calanchi
ma il cuore in salvo, sulla collina
a guardare l'oltre, verso casa
Quando la gente passava
ed il mondo
non era ancora a colori
c'era chi salutava
quella nave che andava.
Fazzoletti bianchi
sventolavano come bandiere
si piangeva...
Caro amore;
scriveva da un mondo lontano.
Qui è tutto diverso
si fa tanta fatica
ma vedrai riuscirò a portarti con me.
Quando ancora non esisteva
l'abbondanza che tanto ha saziato
c'era un amore che piangeva,
ogni notte sperava.
Erano i giorni del bianco e nero,
erano i tempi...
Del mondo antico.
Mi fermai per un attimo
a guardare nell’universo,
nel mio universo.
Fotografando i ricordi,
ho ripercorso il passato,
tra amori innocenti, giochi,
corse su infuocata sabbia,
parole, libri, calore,
feste, vittorie e poesia…
Ascoltato il presente,
altalena nel tempo,
la mia anima,
vola tra i profumi
della mia essenza,
emozioni da cospargere,
come confetti e petali di rosa,
tra le stanze del cuore.
Saggezza di scelte, il bene,
il meglio, il giusto…
Interrogato ho il futuro,
luce d’estate, mare d’inverno,
mi assopirò per far conoscere
i miei tramonti,
e mi risveglierò per essere aurora
e caldo sole d'arancio vestito...
Cercando nuovi orizzonti,
mi persi nel blu
del cielo, del mare, di occhi erranti.
In un batter di ciglia la vita sfiorisce
appoggiandosi al sentire appassito
che fruga dalla terra in ventre vuoto
senza più memoria, senza più storia
come mamma a sera in fiaba intenta
piccole briciole d'infanzia, prima del sonno
ricordo primordiale di perduta assenza.
La vita divora ad occhi spenti,
e scorre come fiume tra capelli bianchi
su sassi fissi testimoni d'anni
con l'illusione di poter salvare
imparare a vivere, ad amare
ma senza lasciare traccia
del proprio dolore che ora sembra annegare.
Scritta la memoria in solitarie righe
s'allontanano dall'anima ombre
rimaste a sanguinare senza gemmazione
nella notte avara di sogno e pulsione.
A stento ai margini si trascina la follia
specchio che non mi riconosce, in balia
di ricordi straziati dal senso
stravolti da un paradosso morto
che ancora vivo, io sento.
Pallido vagare di gambe incerte
di fili spezzati in anni persi
impiccate le ore allo stare inermi
e il tuo sorriso ora che dormi.
E cercarti sempre inutilmente
il mio vuoto amato, disarmato
mano nella mano in una tomba sogno
un tuo bacio sulla fronte d’amore in canto.
appoggiandosi al sentire appassito
che fruga dalla terra in ventre vuoto
senza più memoria, senza più storia
come mamma a sera in fiaba intenta
piccole briciole d'infanzia, prima del sonno
ricordo primordiale di perduta assenza.
La vita divora ad occhi spenti,
e scorre come fiume tra capelli bianchi
su sassi fissi testimoni d'anni
con l'illusione di poter salvare
imparare a vivere, ad amare
ma senza lasciare traccia
del proprio dolore che ora sembra annegare.
Scritta la memoria in solitarie righe
s'allontanano dall'anima ombre
rimaste a sanguinare senza gemmazione
nella notte avara di sogno e pulsione.
A stento ai margini si trascina la follia
specchio che non mi riconosce, in balia
di ricordi straziati dal senso
stravolti da un paradosso morto
che ancora vivo, io sento.
Pallido vagare di gambe incerte
di fili spezzati in anni persi
impiccate le ore allo stare inermi
e il tuo sorriso ora che dormi.
E cercarti sempre inutilmente
il mio vuoto amato, disarmato
mano nella mano in una tomba sogno
un tuo bacio sulla fronte d’amore in canto.
Io sono come l’acqua;
sono sempre io,
ma con sembianze diverse.
Ora sono liquida e cristrallina,
poi divento vapore leggero come l’aria
e se voglio divento dura come il ghiaccio.
Io sono una pianta rampicante;
se mi affeziono,
mi attacco e non ti lascio più,
ma in cambio io chiedo solo un po’ di luce, calore,
e una carezza data dolcemente.
Io sono il vento;
si sa da dove arriva
ma non si sa dove andrà,
e con che velocità
morirà,
per poi ritornare
e un po’ in un luogo restare.
Io sono il caffè;
conosco bene le roventi difficoltà
ma la mia veste è la positività,
anche se mi trovo in cattive
trasformo ciò che mi circonda
in qualcosa di buono.
Io sono un aquilone
che punta in alto verso il sole,
sa che non lo raggiungerà mai,
ma almeno ci prova!
Io sono 3 persone in una
ma non ho lo sdoppiamento di personalità
io sono soltanto la pura e semplice CREATIVITA’.
_______________________________________
N.B.: Questa poesia introspettiva mi rappresenta tantissimo,
a parte i versi dove dico:
"Io sono il vento;
si sa da dove arriva
ma non si sa dove andrà,
e con che velocità
morirà,"
per il resto sono proprio io, positiva, testona, creativa, affettuosa, versatile, adattabile.
Spero vi piaccia questa descrizione di me.
sono sempre io,
ma con sembianze diverse.
Ora sono liquida e cristrallina,
poi divento vapore leggero come l’aria
e se voglio divento dura come il ghiaccio.
Io sono una pianta rampicante;
se mi affeziono,
mi attacco e non ti lascio più,
ma in cambio io chiedo solo un po’ di luce, calore,
e una carezza data dolcemente.
Io sono il vento;
si sa da dove arriva
ma non si sa dove andrà,
e con che velocità
morirà,
per poi ritornare
e un po’ in un luogo restare.
Io sono il caffè;
conosco bene le roventi difficoltà
ma la mia veste è la positività,
anche se mi trovo in cattive
trasformo ciò che mi circonda
in qualcosa di buono.
Io sono un aquilone
che punta in alto verso il sole,
sa che non lo raggiungerà mai,
ma almeno ci prova!
Io sono 3 persone in una
ma non ho lo sdoppiamento di personalità
io sono soltanto la pura e semplice CREATIVITA’.
_______________________________________
N.B.: Questa poesia introspettiva mi rappresenta tantissimo,
a parte i versi dove dico:
"Io sono il vento;
si sa da dove arriva
ma non si sa dove andrà,
e con che velocità
morirà,"
per il resto sono proprio io, positiva, testona, creativa, affettuosa, versatile, adattabile.
Spero vi piaccia questa descrizione di me.
Chiamarti Dottoressa
è una gran bella premessa
ma se guardo i tuoi occhi ti rivedo bambina
dolcissima e delicata in quella rosea copertina.
Ora che sei grande
abbondi nei libri, nei fogli
nei meandri di aule e parole
tra cento articoli e codici vari
notti insonni ed interminabili ore.
Siamo fieri di te
per quello che sei diventata
una "piccola grande donna"
esemplare e tanto amata.
Il tuo nome composto è un eco che riempie
discuti la tesi e quanto palpito nel cuore
pulsa di un sogno che diventa reale
e non ti scompone il tuo relatore.
Applauso! Applauso... a Federica !
E se anche dura sarà la vita
forte e leale vivrai del tuo pensiero
il nostro augurio per te è un augurio vero
possa il tuo futuro
avere ogni roseo godimento
una Toga Onorata e grande affiatamento.

A mia nipote Federica nel giorno più bello della sua vita!

A mia nipote Federica nel giorno più bello della sua vita!
Appoggiata alla finestra
il sole veste il tuo corpo
e disegna ombra di primavera
il vestito leggero
mosso dalla tiepida aria
raccoglie movimenti
di un pomeriggio profumato
dolce il continuo rincorrersi
di abbracci ancora da regalare
riflessi negli occhi
come stampa indelebile
ancora attimi
per poi assaporare quel rientro
che da tempo
scalda la casa
sarà meraviglia
ascoltarne l'arrivo
e correre incontro
innamorandosi
come fosse la prima volta
il sole si poggia sulle labbra
in morbido pensiero
che colora di rosso
il più bello degli amori
il sole veste il tuo corpo
e disegna ombra di primavera
il vestito leggero
mosso dalla tiepida aria
raccoglie movimenti
di un pomeriggio profumato
dolce il continuo rincorrersi
di abbracci ancora da regalare
riflessi negli occhi
come stampa indelebile
ancora attimi
per poi assaporare quel rientro
che da tempo
scalda la casa
sarà meraviglia
ascoltarne l'arrivo
e correre incontro
innamorandosi
come fosse la prima volta
il sole si poggia sulle labbra
in morbido pensiero
che colora di rosso
il più bello degli amori
Ti avevo nominato
persino,
Re dell’Universo,
persino,
Re dell’Universo,
ed io…
…ero la tua regina.
Gli occhi!
Ii tuoi occhi…
mai, ne avevo visti così.
Non si stancavano,
e non si staccavano
mai dai miei .
Fare l’amore,
era cosa forte
quasi dolorosa,
quasi a non reggerne lo spasimo!
E le voci?
Eran celestiali:
catartici gli orgasmi…
…da annebbiar la vista!
Oh..poemi profumati!
Per il tuo
lucente viso,
per il tuo scultoreo corpo,
per la tua mente in piena,
per il tuo mare forte.
Oh…stanze,
che accoglieste
la nostra diletta voluttà:
non avevamo mai visto di cose così belle!
Mille occhi, mille mani,
mille corpi,
mille voci,
carezze e spasmi!
Tu sei mille…
mi dicevi…
Tu sei mille…
mi dicevi…
…e anche di più!
Fammi spazio,
voglio approdare dentro te,
scendere nelle profondità
del tuo mistero ....
…Voliamo insieme
…Noi,
amanti del vento…
…unici, imprendibili.
Solo noi!












