Sistri e vibrazioni,
sul dorso dell'acqua
vanno cavalli azzurri
come pugni di semi
gettati dalle stelle.
Sulla mia terra è passato
un respiro di argento
ha inciso
la mappa del mutevole.
L'uomo è specchio di un volto
un guscio dischiuso, un sogno
un viaggio.
se non nel vuoto, che l’aria riempie,
che è nei corpi e insieme a noi?
opera di: Lucio Fontana titolo: il vuoto attraversa la tela.


Era un’altra stagione…
che consumavo,
in altro tempo,
del viver terreno.
Cielo… sereno!
Era un’altra stagione
che scorreva,
in altra ora,
della leggiadra età.
Rondine… in volo!
Era un’altra stagione…
che vedevo,
in altro istante,
nell’esser fanciullo.
Sorriso… per tutto!
Era un’altra stagione
che sentivo,
in altra primavera,
nel correre tra i prati.
Profumo… soave!
Era un’altra stagione…
che toccavo,
in altro passare,
del tranquillo andazzo.
Cammino… luminoso!
Era un’altra stagione…
quando ricorrevo,
alla mamma,
per alleviare tristezza.
Coccola… beata!
Era un’altra stagione…
che non trovo,
nel ricercare,
tra perdute speranze.
Chimera… assente!
Era un’altra stagione…
che rimpiango,
nell’essere solo,
tra tormenti continui.
Allegro… fuggito!
Era un’altra stagione…
Eran altri amici,
Avevan altro cuore,
tra cotanto calore.
Cenere… in mano!
occorre più fiato di ciò che mi resta.
Tra coni di luce e angoli d'ombra
nel gioco di specchi dell'amore
nella terra di mezzo in cui mi trovo
sfrondo e sfilo dal cuore i silenzi.
Per riempirti della mia assenza
ho solo i versi che non leggerai
le rose che non potrò donarti
i sorrisi che non ti raggiungeranno
quando la notte ti negherà un'altra vita
e la vita ti raggiungerà solo di notte.
Per unirti di nuovo al mio respiro
non basterà il tempo che mi rimane
dovrò chiederlo in prestito all'eco
che dalle profondità della terra
restituirà al mio fiato la forza
di amarti per come ti ho amato.
tutti ti accolgono con impazienza
dopo una lunga attesa provocata dal gelido inverno
Tu sei come il Sole che appare dopo un temporale,
splendente e luccicante all'orizzonte,
che si fa largo tra le cupe nuvole
Tu sei come la pioggia
che allontana la siccità e ristabilisce la vita
Tu sei come un fedele cagnolino
che scodinzola contento all'arrivo del padrone,
stanco da una lunga e impegnativa giornata
Tu sei come luce nelle tenebre,
restituisci la felicità nei momenti più bui
ghiacciai d’aurora
e comignoli di grano,
vespro d’alfabeti
e coriandoli di sale,
metafore d’universo
nell’autunno dei pensieri.
Comete d’arena,
farina di cielo
e finestre d’avena,
sonagli d’orizzonte
e corallo di temporali,
metafore d’universo
nell’autunno dei pensieri.
I tuoni scandiscono il ticchettio
Guardo i tetti scalfiti dall’acqua
e dal grigio del cielo
Lasciami sognare
sentire la sabbia tiepida
abbagliata dal sole.
vegliato dalla luna
Una fontana antica spezza
di assenza e nostalgia
cullano la via.
contando la platea dei suoi soldati,
con quattro gatti inventa la tormenta
di lampi e tuoni per gli sciagurati.
Fomenta, canta, conta e si rinventa
di sana pianta il Piano dei suoi piani,
aggiunge serpi a un pizzico di menta
cantando "El Pueblo" degli Intillimani.
Prega e ti frega, perfida stratega,
non fa una piega e pure se ci fosse
ritratta se è costretta ma per sfiga
cade nel fuoco assieme alle sue mosse.
La favola è finita, andate in pace
con una prece al gusto di limone,
dormite bene se anche non vi piace
o finirete nel mio calderone!
La città ritrovata sul fondo dell’oceano
non è Atlandide, né il cimitero dei pirati
è un luogo dello spirito, il rifugio per artisti
in cerca d’ispirazione, attori dilettanti
cantanti liriche col corpo da sirena
poeti romantici con la tuba e per la balena
di Moby Dick. La folla degli aspiranti
è in una lista scarna, chi concede i visti
è uno squalo con i vestiti firmati e stirati
di fresco e due cambi due nello zaino.
I pesci colorati sono rimasti di sasso
dinanzi ai quadri di Kandinsky, la bellezza
è aperta al sorriso nel mondo sotterraneo.
I delfini hanno vinto la medaglia d’oro
alle olimpiadi nel salto in alto, quello
che ha scelto il passo del gambero è bello
ma è stato squalificato, niente alloro
invece per le meduse trasparenti, il neo
è che nessuno le ha viste in sella
alle loro biciclette, il vincitore è un asso.
Ulisse è stato qui, a incontrare Nausica
Omero si è sbagliato, vi ha scritto la Norma
Bellini, è stata scambiata per una ricetta
siciliana alla moda nelle terre di sopra.
Gli ossi di seppia di Montale sono un ricordo
del suo fugace passaggio in questo fondo
sconosciuto. C’è il bacio etereo e la capra
che bruca la libertà, la luna in offerta
e i fantasmi nel sottomarino giallo, il karma
senza condanna e le sirene che inventano musica.
si 'a vita nosta se putesse studà' a ccumanno,
ognuno 'e nuje s'appriparasse 'na valigia
e se vasasse cu 'e pariente e cu ll'amice.
'Nun ce ne ghiesseme sule e 'mpreparate,
senza saluta' e facenne 'e scustummate.
Putesseme lassa' 'ncopp'ô cummò 'na nota,
ca conta 'nu fatto bello, d''e tiempe 'e 'na vota.
Ce putesseme leva' 'nu poco tutt'ê sfizie,
facenne tanta scemenze ca pe ll'ate sò capricce.
Facesseme 'e spese ca nunn'avimme fatto maje,
senza abbada' 'o prezzo, nè pensa' ca costa assaje.
Si se putesse scegliere 'a matina chiù d'a sera,
ce sursiggiasseme 'nu bellu cafè senza penziere.
C'assapurasseme 'npace ll'urdema sigaretta,
senza correre: chiano, tranquille e senza fretta.
Cuntrullasseme si avimme studato sott'ô ffuoco
e ce 'ncammenasseme for'â porta, poco a ppoco.
C'â mana aperta facesseme 'na carezza
a chi ce vò bbene, a chi pare ca c'apprezza.
Pò tutte pronte, chi c'a giacca, chi c'o scialletiello
e pe 'nun piglia' friddo 'a sciarpa o 'nu cappiello,
c'avviasseme pe 'na via, ca 'nun se sape si sponta,
addò forse 'nun ce stanne nè albe e nè tramonte.
Pusasseme 'nterra tutt'e cariche pesante,
c'alleggeresseme d'e pise, d'e cose chiù 'ngumbrante
Ce ne ghiesseme tranquille, accussì senza rancore,
senza chiagnere, nè rirere, nè sentere dulore.
Si j' putesse scegliere, v''o giuro mme piacesse.
Però nunn''o pozzo fà, ma fosse bello si putesse.
accompagnato da un freddo duro come l'acciaio,
seguito da abbondanti nevicate,
con tanti fiocchi che cadono a palate,
imbiancano il paesaggio circostante
e il cielo si colora di un grigio luccicante,
i lampioni si illuminano presto
come le luci delle case,
scende subito la sera
e le famiglie si scaldano con le stufe accese
e a un certo punto, appunto, dico basta,
la spina al fianco resta ma non costa
un attimo di più della mia posta.
E fuggo tra le nuvole intrecciando
un suppergiú di giochi di parole
arrampicati al niente fino a quando
non vedo a terra un battito di sole.
Mi faccio compagnia mentre accompagno
madame Tristesse con il suo malumore
verso la soglia, spoglia del guadagno
d'impossessarsi ancora del mio cuore.
l'ardenza essenza di guizzanti labbra
le nostre
L'astro della notte ancora torna
fra lievi trasparenze e pozzanghere
ove ti specchi sorridendo
E canti nella calda innocenza
la tua intimità
nella casa la stanza
dolce poesia i corpi
il profumo ardente che sempre sa
riaccendere antiche brame di passione
e le tue bionde trecce
Nel tuo cerchio mi chiudo
nell'aspro fragore della notte
conforti nell'abbraccio che mi conforta
e m'adombra
e schiudi una promessa declinante di tepore
al mio cammino trabballante in ombra
ma era bianco,
il mite passerotto svelava
la tempra di cacciatore rapace.
Il sole splendeva
coperto da nuvole macchiate
di crepuscolo.
Il sorriso candido
di quellacreatura
era ghigno di vecchia meretrice.
Ti giurava amore eterno.
Perversione di un animo
che finge di non capire;
si pone delle domande;
sa già lerisposte.
Predica l'amore per il bene
e,stupendamente affascinato,
la notte divide il letto con il male.
Animo codardo abbaia alla luna;
per eluder duello con l'avversario.









