Diverso,
sono fiero della mia diversità,
delle mie eccentricità,
sono peculiare,
e differente e lo so bene;
sono un ribelle,
come tutti gli artisti,
testardo come i letterati,
e uno spirito libero,
come gli scrittori;
la gente ,
chi dice bene,
chi malamente
e mi sbraita addosso,
parlandomi dietro;
ma io m ne frego,
e non mollo,
e vivo
la mia vita da creativo,
da pensatore,
e continuo acercare la mia libertà,
e una vita che sia mia.
sono fiero della mia diversità,
delle mie eccentricità,
sono peculiare,
e differente e lo so bene;
sono un ribelle,
come tutti gli artisti,
testardo come i letterati,
e uno spirito libero,
come gli scrittori;
la gente ,
chi dice bene,
chi malamente
e mi sbraita addosso,
parlandomi dietro;
ma io m ne frego,
e non mollo,
e vivo
la mia vita da creativo,
da pensatore,
e continuo acercare la mia libertà,
e una vita che sia mia.
4 commenti
Ed i garofani son nevischio,
lentiggine di tenue colore
fra manciate d’acquitrini
ricamati dal riflesso del cielo.
Un battito di primavera raggela
come il respiro d’aurore di maggio,
il sole è baricentro di giorni scaduti,
nei miei occhi scrivo carezze d’infinito
ed il vento m’alluviona d’eterno sospiro.
lentiggine di tenue colore
fra manciate d’acquitrini
ricamati dal riflesso del cielo.
Un battito di primavera raggela
come il respiro d’aurore di maggio,
il sole è baricentro di giorni scaduti,
nei miei occhi scrivo carezze d’infinito
ed il vento m’alluviona d’eterno sospiro.
Erano tornati tutti laceri ed eguali
l’operaio, l’industriale e lo strozzino
la terra aveva tremato, i sopravvissuti
avevano fame e non c’erano coperte
per il freddo, l’Italia era un paese rurale
e la grande guerra era appena iniziata. Il male
aveva varcato il confine, ma c’erano vette
ancora da superare, non c’erano aiuti
per tutti, la morte era l’aguzzino
che t’aspetti bussi alla porta dei cieli.
Mangia le tue cambiali, ingozzati con esse
la pietà era morta e la nebbia di polvere
era una cappa opprimente. I cavalli sfiniti
gli uomini con la divisa avevano le mani
piagate dallo scavare, le pietre erano cumuli
dirette verso il cielo intristito. I cavoli
per cena, non solo a merenda, c’erano umani
che inseguivano sussurri di vita tra i relitti.
Ignazio cercava la madre e pensava di avere
il destino segnato. Già si scavavano fosse.
Altri ridevano pensando agli affari di domani
è la vita degli sciacalli, non c’è niente
da fare, Fontamara era di là da venire, teneva
tutto a mente per denunciare ogni abuso.
Trovò la madre che non respirava, il fuso
orario della vita si era appena chiuso
in quella terra dolente. Sembrò tutto confuso
poi, però, fu chiaro come il sole. Splendeva
l’alba e le acque erano chiare, la lente
era puntata sull’infinito, erano nude le mani.
l’operaio, l’industriale e lo strozzino
la terra aveva tremato, i sopravvissuti
avevano fame e non c’erano coperte
per il freddo, l’Italia era un paese rurale
e la grande guerra era appena iniziata. Il male
aveva varcato il confine, ma c’erano vette
ancora da superare, non c’erano aiuti
per tutti, la morte era l’aguzzino
che t’aspetti bussi alla porta dei cieli.
Mangia le tue cambiali, ingozzati con esse
la pietà era morta e la nebbia di polvere
era una cappa opprimente. I cavalli sfiniti
gli uomini con la divisa avevano le mani
piagate dallo scavare, le pietre erano cumuli
dirette verso il cielo intristito. I cavoli
per cena, non solo a merenda, c’erano umani
che inseguivano sussurri di vita tra i relitti.
Ignazio cercava la madre e pensava di avere
il destino segnato. Già si scavavano fosse.
Altri ridevano pensando agli affari di domani
è la vita degli sciacalli, non c’è niente
da fare, Fontamara era di là da venire, teneva
tutto a mente per denunciare ogni abuso.
Trovò la madre che non respirava, il fuso
orario della vita si era appena chiuso
in quella terra dolente. Sembrò tutto confuso
poi, però, fu chiaro come il sole. Splendeva
l’alba e le acque erano chiare, la lente
era puntata sull’infinito, erano nude le mani.
Dove tu m’aspettavi
il ruscello ancor disseta l’orto
e il fringuello disegna le sue zolle.
Lesto, raspando in fra i solchi irrigui,
fiducioso aspetta, come tu facevi,
e non sospende la sua lunga attesa.
E tu m’aspettavi,
ma io, a torto, ero altrove.
È sempre lì la cinta di colline
di quando mi baciavi all’alba,
e, sia pur difesa dalla messe,
temevi che qualcuno ti vedesse
e col far del giorno dileguavi;
ma nessuno passava,
né ti guardava
quel solivago schivo col bastone bianco
che fischiava ai merli.
Tuttor rivivo il peso dell’addio
di quando, allor che l’elce liberava l’ombra,
solo mi lasciavi,
segno che il sole risaliva a Dio.
È rimasto com’era il paesaggio,
ma nessuno di te ricorda nulla,
sol io e la mia mente scialba
che non volle comprendere il messaggio
di quella tenera e magica fanciulla
che germogliava e appassiva all’alba.
il ruscello ancor disseta l’orto
e il fringuello disegna le sue zolle.
Lesto, raspando in fra i solchi irrigui,
fiducioso aspetta, come tu facevi,
e non sospende la sua lunga attesa.
E tu m’aspettavi,
ma io, a torto, ero altrove.
È sempre lì la cinta di colline
di quando mi baciavi all’alba,
e, sia pur difesa dalla messe,
temevi che qualcuno ti vedesse
e col far del giorno dileguavi;
ma nessuno passava,
né ti guardava
quel solivago schivo col bastone bianco
che fischiava ai merli.
Tuttor rivivo il peso dell’addio
di quando, allor che l’elce liberava l’ombra,
solo mi lasciavi,
segno che il sole risaliva a Dio.
È rimasto com’era il paesaggio,
ma nessuno di te ricorda nulla,
sol io e la mia mente scialba
che non volle comprendere il messaggio
di quella tenera e magica fanciulla
che germogliava e appassiva all’alba.
Ci sono crepe nel mondo
crepe nel mio animo,
vuoti, giorni
senza sentieri,
strade senza margini.
Nella pace della notte,
un boato ha tuonato
nella terra,
terra antica,terra madre,
terra mia,terra amara.
Sotto il cielo buio
mi hai spazzato nudo
e a mani vuote,
hai macerato la mia vita,
cumuli di dolore ora
sotto il sole.
crepe nel mio animo,
vuoti, giorni
senza sentieri,
strade senza margini.
Nella pace della notte,
un boato ha tuonato
nella terra,
terra antica,terra madre,
terra mia,terra amara.
Sotto il cielo buio
mi hai spazzato nudo
e a mani vuote,
hai macerato la mia vita,
cumuli di dolore ora
sotto il sole.
Tu non saprai mai il mio buio oscuro,
dove allevo il mio attimo sospeso
dove arde fiamma il rantolo del cosmo
costeggia lo scenario che riluce e tace
e nel taciuto prende corpo il colto
dove il cuore coltiva geloso il suo sole.
Ma ciò ch’affiora non ha alcun porto
il verso vago annaspa senza rimedio
alla deriva del tremito che svela l’io
vasto muto sogno al pianto
come mare e cielo a voce di contralto
culla d’oblio essente a chiave di dio.
Tu non saprai mai mio caro
che nel mio assolo io scelgo il dono
l’essenza più dolce calma al guado
al delirio vasto d’infinito scorcio.
Le nuvole son taccuini,
frumento di magazzino d’estati,
strofe di vento e margherite,
architettura di foglie e matite.
Rugiada argentata d’aprile
caramella lo scodinzolo dei rami,
trapunte d’ossigeno cobalto
profumano l’orizzonte fra i prati.
Come piuma scucita di cuore,
briciole di ghiaccio solare
s’imperlano d’ambra di mare,
rugiada argentata d’aprile
è bozzolo d’un coagulo d’arenile.
frumento di magazzino d’estati,
strofe di vento e margherite,
architettura di foglie e matite.
Rugiada argentata d’aprile
caramella lo scodinzolo dei rami,
trapunte d’ossigeno cobalto
profumano l’orizzonte fra i prati.
Come piuma scucita di cuore,
briciole di ghiaccio solare
s’imperlano d’ambra di mare,
rugiada argentata d’aprile
è bozzolo d’un coagulo d’arenile.
Per discordia di moti, e forze tumultuose,
nel rombo, e nel sibilo,
la terra ebbe rovina.
la terra ebbe rovina.
Rumori mai uditi esplosero,
i ponti e le torri s’immersero
i ponti e le torri s’immersero
nel trasfondersi impetuoso
di un tremito improvviso.
di un tremito improvviso.
Nel roteare e nel tumulto,
ogni suolo fu sottratto ai piedi
ogni suolo fu sottratto ai piedi
ed ogni volontà si spense.
Eppur …la sera,
le città avevano affidato
le preghiere al Tempio!
Eppur …la sera,
le città avevano affidato
le preghiere al Tempio!
Nel brivido più freddo furon colte,
e in severa stanchezza stese al suolo
dissolte, in rovina e confusione.
Allora si comprese il coro tragico
di voci crollate nel baratro,
scomparse, inghiottite, senza lasciar traccia.
scomparse, inghiottite, senza lasciar traccia.
Ora, la Grande Madre, guarda
la sventura dei suoi tremanti figli.
Cerca di intuire e trovar per la tragedia
nuove travi e nuovi scudi.
Affannata è la ricerca per le vie ricurve
di nervi esasperati dall’indomabile agonia;
Dal calare lento, della luce
che colora il sangue, che non smette.
Scosse sono ancora le radici, resistenti e robustissime;
Scosse sono ancora le radici, resistenti e robustissime;
gli attimi son diventati ore
per ritrovare forme vive e nuova volontà...
..il desiderio di un avvenire più gagliardo!
..il desiderio di un avvenire più gagliardo!

NON VOGLIO DIMENDICARTI
TI ASPETTO NEI GIORNI GRIGI VUOTI
SEDUTO SU UNA PANCHINA
INGIALLITA DAL TEMPO
VOGLIO AVERTI SEMPRE NEI MIEI PENSIERI
NEI MIEI RICORDI
VOGLIO COGLIERE L’ESSENZA
DELLA TUA INFINITA DOLCEZZA
NON ANDARE VIA
RESTA ANCORA UN ATTIMO
QUI NEL SILENZIO DELLA NOTTE
TI ASPETTO NEI GIORNI GRIGI VUOTI
SEDUTO SU UNA PANCHINA
INGIALLITA DAL TEMPO
VOGLIO AVERTI SEMPRE NEI MIEI PENSIERI
NEI MIEI RICORDI
VOGLIO COGLIERE L’ESSENZA
DELLA TUA INFINITA DOLCEZZA
NON ANDARE VIA
RESTA ANCORA UN ATTIMO
QUI NEL SILENZIO DELLA NOTTE
“Si può considerare l'uomo come un animale di specie superiore che produce filosofie e poemi pressappoco come i bachi da seta fanno i loro bozzoli e le api i loro alveari.”
(Hippolyte Taine)
Non c’è paradiso,
e neppure l’inferno
tenderà la sua mano
verso le mie fronde
e il tuo vestito
bianco.
Precari,
come chi
aspetta una
intuizione che
non arriverà mai,
noi siamo un sogno
ed un lungo sospiro.
Viviamo ora, amore,
che quando finirà
l’assolata estate
i nostri istanti
a ciel sereno
muteranno
in pensieri
ombrosi,
ma solo
alcuni
poi,
in
quel
pochino
di soave poesia
che potrà illuminare
il lungo e freddo inverno.
“Chi desidera vedere l'arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia.”
(Paulo Coelho)
Lascia che il carro corra
Nelle galassie piu' lontane
Dammi la mano
Stringi con amore
Tra le dita
Fuoco
Guarda al domani
Scivola verso il sole
Con me
Baciami
Illuminato dalle stelle
Vivi dentro i miei occhi
Per sempre
Eterno
Come l'amore
Come l'universo
Ondula il silenzio, le stelle lo accarezzano
svolazzando nell’universo per posare la luce
nelle ombre che sfiorano la sera
mentre gli occhi fissano il buio che riluce
per tenerle strette prendendole per mano.
Il viale della passione rivive nell’abbraccio
sulle ali del pensiero poggiato su di un sogno,
gli allineati alberi muti sono ad osservare
il riflettente specchio di un amor che sboccia.
Fluttua la carezza, il sorriso inneggia
nell’aria a rinfrescar sui visi gioioso sguardo,
la dolcezza d’una fiaba è lì in traguardo
mentre mano nella mano, l’amor passeggia.
Le stelle accompagnano briosi attimi,
si avvicendano all’infinito volteggiando
donando lo scorrere felice sulle ali del pensiero
mentre al chiarore del giorno nascono le poesie
e le pagine sospirose della vita.
Cicala finchè non muore il giorno
Sei una cicala,
non ti fermi mai,
non rifletti,
non ti curi troppo di nessuno,
e uno vale l’altro,
e lasci tutto com’è,
come un a cicala,
vai,
incurante di tutto,
pensando solo a te,
alla libertà,
ai tuoi bisogni,
i tuoi guai,
e sei sempre in
in qualche casino,
a volte sparisci,
e non so nulla,
cicala vai.
Sei una cicala,
non ti fermi mai,
non rifletti,
non ti curi troppo di nessuno,
e uno vale l’altro,
e lasci tutto com’è,
come un a cicala,
vai,
incurante di tutto,
pensando solo a te,
alla libertà,
ai tuoi bisogni,
i tuoi guai,
e sei sempre in
in qualche casino,
a volte sparisci,
e non so nulla,
cicala vai.
E' nel crepuscolo della vita
in momenti di nemesi del pensiero
quando tutto diviene orizzonte d'ombra
nella stasi del tempo che confonde stagioni
e non annuncia ritorni di primavere
né di domani forieri d'alternanza
nel donare e nel ricevere sementi
in rigoglio di fioriture e fruttificazioni
che regalino profumi e sapori
a mitigare matasse di dolore.
E' in questo tuo tempo dell'io smarrito
che ti prendo amorevolmente per mano
mio simulacro di dolorosa assenza
che ai ricordi toglie spazio ed orientamento.
La tua mano nella mia
[anche se sono io a sostenerti adesso]
è musica appesa al cielo
che m'avvolge nella sua melodia
e sempre mi contiene
nel nido del tuo cuore.












