
Anche nei giorni più grigi coloro il cielo, perché io sono solare.
La vita è piena di problemi, ma io trovo sempre un motivo per andare avanti.
L' arcobaleno splende sul mio cammino, coloro la vita con il mio ottimismo.
Anche quando mi sento triste, il coraggio di sorridere resta in me.
E lo vedo lì il colore che dimora, in quella giornata triste e vuota.
scende lentamente
sul viso
per un amore lontano.
Scivola su una foglia
che il vento trasporta
verso il cielo.
Si posa per un momento
sopra una nuvola,
poi cade sulle
ali di un aquila
che vola verso il mare.
Un vortice di aria calda
l'avvolge,
spingendola
con briciole di stelle
verso la luna.
Ma lei non la vuole e
la spinge con un soffio delicato
sulla città illuminata.
Gira,gira,
non si posa mai.
Riprende il suo viaggio
verso il prato sconfinato,
la polvere la sporca
ma lei riesce a fuggire
senza danni.
Poi dopo tanto girovagare,
si trasforma
in una goccia di rugiada
che lentamente scende
dal petalo di una rosa.
La rosa che lui
regala alla sua dolce amata
che piangeva
del suo amore lontano.
A un poeta ragazzino, con la chitarra in mano
e il sole di luglio in faccia, un vecchio arrotino
con gli occhi chiari, fece ombra per un istante
con la sua bicicletta. “ Donne accorrete, forse
non tornerò più tra queste case, questa tosse
non mi lascia. Non sarò più il vostro amante
del mercoledì e nemmeno il gelsomino
dei vostri vasi, ma solo un altro artigiano
con dimora fissa sotto un cipresso”.
“ Togliti di mezzo vecchio, ho una canzone
da scrivere –lo vedi-, noi che nasciamo poeti
con la Luna all’orizzonte e la rima
in bocca, rose gelose e colline senza cima,
non sappiamo d’Hiroshima, siamo atleti
della parola, voci solitarie con controindicazione
per guitti e perdenti di successo.”
“ Dammi la chitarra e in cambio avrai un sorriso,
la bicicletta e la lista delle mie clienti migliori.
Vorrei morire suonando, al ritmo dei miei amori,
signori e signore, la musica non finirà mai,
se l’ascolterete col cuore. Una vita di guai,
si fa quel che si può per risentire gli odori
della giovinezza, il canto delle sirene, i sapori
dei primi baci, i racconti del paradiso”.
“ Lasciami il sole –vecchio-, che bruci la mia pelle,
che oscuri le stelle e torna ai tuoi coltelli.
Per chi lavori ancora? Assassini, taglieggiatori,
macellai a rischio chiusura, cesellatori di gioielli,
donne puritane? Guarda pure i miei anelli,
come quelli di Saturno, sono bagliori
nella notte, suoni e parole, gocce di ruscelli,
versi inversi sparsi a caso tra le zolle
del terreno”. “ Ti lascio tutto, ragazzo,
anche i miei occhi- se possono servire-
a vedere meglio le lunghe ombre
del tuo cuore. E i nomi delle donne
che ho amato, il loro profumo, le gonne
di ogni primo bacio, gli scherzi di novembre
e i freddi di gennaio. C’è altro da dire?
Vivi sulla strada e sogna da ogni spiazzo”.

Incantevole atmosfera:
giunto il mio finale
tra fievoli bagliori e sfocature,
proverò a cercarvi
tra le fessure residue dei miei occhi.
Tra fiocchi di luci e tra figure
vi scorgerò benché non ci sarete,
il padre trova sempre la sua prole.
Se gl’impegni vi terranno altrove
non importa, non vi addolorate,
sarò con voi ovunque voi sarete,
sono convinto e certo che saprete
scorgermi ombra.
Intanto ingombra il mio cuore qualche colpa
quindi fate in modo che ci sia un prete.
ogni volta che i nostri
sguardi si incrociano
tra la realtà e i sogni,
assieme al nostro pensiero d' amarsi,
che ci accarezza
come una magica onda.
Ti amo,
per ogni tuo bacio,
che mi cattura
e mi porta
nel suo meraviglioso mondo.
Ti amo,
per l' infinito che hai dentro,
perchè dentro me
hai visto quello che desideravi
e io dentro te
ho visto
tanto amore e dolcezza.
Sorrido pensandoti,
sorrido amandoti,
perché tu sei
il mio meraviglioso amore!
Abitudine sospesa
ad una sceneggiatura di sguardi,
partitura d’attimi
ad una declinazione d’alba,
ferita d’anima tu sei,
nevicata sul cuor mio,
finestra sul mar dell’oblio.
Ad una bancarella di baci
smarristi spiccioli di stelle,
temporali d’amore sfitti,
abitudine sospesa
ad una lacrima d’inverno
ed il cielo è un vocabolo di noi,
riflesso dei miei giorni
in questi petali di rose.

Ti ritrovo lì in quel sole caldo, tra le nuvole e il mare.
Io sono la tua fantasia, la tua sirena , pronta a realizzare ogni tuo desiderio.
Lo so che mi vuoi, lo sento sulla pelle e io voglio te .
Sale la passione, tra baci e sguardi carichi di voglie e carezze intime e audaci.
Sei la mia passione, più irriverente la mia carne che mi rende indecente e viziosa.
Sei un oceano impetuoso, da provare e assaporare da conservare.
Ti aspetto qui tra le nuvole e il mare, per entrare e trasmettere tutti i brividi e per stringerti follemente .
Per dimostrarti, il delirio che provochi anche solo con uno sguardo.
Amor mio sei il respiro di vita, sei l' unico impulso che mi rende donna completa.
Opere in povere vesti
D’ombre son portatori maldestri uomini
Sgraziati avidi, avviliti in se stessi
Giocano a fare i soldati senza conoscer l’arte di guerra
Che chi senza metter volto muove in sicura terra……
Quando pieni di ira, orgoglio e supremazia
Da vili istinti animali si fan portar via…..
osservo tacito il circo in atto
E ho appreso un trucco per non venir matto…..
L’immedesimarmi più non faccio
osservo la natura e mi compiaccio……
Gente iraconda, che impreca, si bastona e muore
E osservo un albero, un fiore, il mare…..
Nell’incredula vista ho compreso
Che tutto scorre, tutto continua
Indenne dal gioco dall’uomo intrapreso……
Senza la mente
il fiore fa il fiore, l’albero l’albero e il mare il mare……
allor perché io mi devo alterare??
Così dalla cecità insensata dell’uomo odierno
Ho appreso che è lui a crearsi l’inferno…….
Con la sua mente contorta e irrazionale
Soccombe da se a ogni impulso animale…..
Più non oso dire, non servono parole
O non più molte
Che ognuno si svegli da se per mutar la sua sorte.
Lo ha sublimato talvolta
nel potere della piaga
e spesso lo ha reso piacere.
Le mie labbra salate, arse dalla sete
e occhi vani cacciatori di luce
sono i compagni di ogni mia smania.
Il sudore del mio corpo è lacrima.
Il mio petto è un fiore che si richiude
ma la ferita non si rimargina.
Tu ne conosci il colore,
ne hai sfiorato il calore malato.
La mia maledizione sanguina piano.
parte migrò.
Tempo e rami nel fluviale corso.
Corso fra anse e ansie.
Vecchia felce piegata alla golena,
sicuro porto di melma e alghe;
di storie intreccio,
di percorsi riposo.
Ecco son con te ora
e poeta non sento più,
se non canuto scrivere
in irruente balzo.
Cedo nell'addio sincero
e maschera leve poggio sull'acqua scura...
che vada verso agognate maree.
Foci saluto e rimango in me.
Filtra del rosso dormiente
raggio in fronde
e chete luci avvolgono l'aria
e rude breccia scolpisce dentro
che mai si vedrà ancora in pergamena
docil scritto.
che accoglie il tuo viso,
la luna per illuminarti,
perché tu non abbia paura del buio.
Il cielo stellato per coprire il tuo corpo,
mentre ti stendi tra i prati in fiore,
mettendoti a dormire.
Se io fossi la tua alba,
ti sveglierei con la fresca rugiada,
per poi asciugarla con il tepore del primo sole.
Ma quello che più vorrei è essere nella tua anima,
per accompagnarti in tutta quella che è
la tua vita quotidiana,
irraggiandola di sole per scaldare il tuo cuore
e in un infinito abbraccio giurarci eterno amore.











