S'atteggiano come dame incipriate,
Si nascondono dietro fiocchi di neve,
E nel turbinio del vento danzano
Tenendosi per mano.
Occhieggia un sole tra il fitto nebuloso,
E distrae l'occhio del passante con
Questi ultimi gesti d'inverno.
Tutto tace sulla nuda collina,
S'impregna di cristalli e vento,
Si tormenta per poi rimanere
Come canto nel bosco.
come solo tu sai fare
come flettere le ali dal vento farle accarezzare
come spostare lo sguardo per non far arrossire
come tenersi saldi senza soffrire
come arrivare in tempo senza ansimare
come stravolgere il cuore bloccando il suo deflaglare
come non guardare indietro perchè non può servire
come aspettare nella calma quanto non si può sentire
come tendere una parola invece che lanciare
Spiegami
come solo tu sai fare
come la pace non può essere silenzio
come la rabbia non è unguento
come la candela si spegne senza pianto
come questo tempo potrà non finire
quando non saremo fianco a fianco
nell'attesa di dormire
avidi di sapere sono i miei occhi...
scrutano e osservano...
pochi pensieri completi, molta necessità di esperienze varie...
lavoro dentro e mi applico fuori, come un bimbo ho sete di tutto.
Gli alberi trasmettono calma...
il mare respira, la terra vibra e pulsa
il vento racconta molte cose
il sole secca la pelle, ma scalda l'anima...
nei sentieri di montagna si odono le voci delle farfalle...
non parlano molto, ma ti salutano con garbo....
il cinguettio di graziosi volatili
il soffice muschio...
parlano anche le formiche
ma per ora non le sento molto bene
sono molto agitate, almeno in apparenza, come se avessero fretta
prima o poi glie lo domanderò...
ma quelle che non smettono mai di parlare sono le rocce!!!
Si si proprio le rocce
solo che parlano troppo veloce e non si capisce niente
è chiaro! Hanno un sacco di cose da raccontare....
poi il fiume wao, il fiume dice tutto
lui non nasconde nulla davvero, non mente mai
se è calmo suona musica classica al pianoforte
se è agitato urla e dice qualche parolaccia
se è limpido ti rispetta e ti fa riflettere in lui
quando è terroso parla solo di se
insomma il fiume è un vero compagno di giochi...
che magnifica atmosfera si crea in natura...
se solo l'uomo se ne rendesse conto
forse non si sentirebbe tanto triste
da portare maschere e buttare cartacce a terra come se non fosse casa sua...
la terra.
Bisognerebbe fare come le farfalle...
parlare meno e essere più gentile col prossimo...
è già...
le farfalle.
il mio grande amore
per pochi minuti
ma può bastare
a farti capire
il fuoco dentro al cuore.
Se vuoi ti regalo
un sorriso
é gratis sicuramente
contagioso.
Non ti dò il dolore
che ho provato
nessuno deve soffrire
so che anche
tu hai avuto
la tua dose.
Se vuoi ti compro
un po' di gioia,
si può gioire delle
piccole cose
non é reato.
Ti raccomando un sogno
quello che preferisci,
non bisogna mai
smettere di sognare.
Qualche etto di follia,
rende la vita più frizzante.
Penserai che sono sciocca,
ma ricorda,
bisogna imparare
a godere
delle cose semplici
senza prendersi
troppo sul serio
per una vita più
leggera.
Io l'ho fatto. In quel lampo che la vita definisce atto di separazione.
L'ho fatto.
L'errore è stato non prendersi un momento per dirsi addio.
Il cervello rimase stabile nel cranio
Cullandosi nel pensiero e tacendo, Avido.
Compresi con la fronte china sull'orecchio destro di un Uomo
Una costellazione!
Nei d'aquilone.
Dalla metafisica grilli si affacciavano buffi ad afferrare la neve
Zucchero di scintilla
E proprio in quell'istante seguente alla separazione
Intuii la sua anima possedermi con omaggio serale alle lacrime
Vidi allora intere stirpi crollare nella fossa del dare e dell'avere
Del se e del ma e dei forse
L'intatto mondo di un ieri in cui lo zero impera
Mi voltai indietro allora a ricercare il Divino Volto
Ma solo scheletri di balena di cristallo vidi intorno a me
Come un aleggiare metafisico di natura alle tempie
Sulla sua bocca sgonfiare ogni parola
…
Mi chiedo se sei ancora in grado di vedere il fiato
E mentre attendo
Ho freddo al pianto!
che silente t'accingi ad orlar di bianchi merletti foglie e rami,
in ogni dove t'adagi vai sfoggiando candidi ricami.
Tacciono le voci e divengon ammaliati gli sguardi,
intanto che con penne di cigno a disegnar t'attardi.
Fiocchi color latte in cielo s'accoppiano rapidamente,
e tu come copiosa bambagia t'adagi al suolo dolcemente.
Affondano i piedi nelle nuvole bianche e noi senz'ali,
ci par di star fra gli angeli a cantar inni corali.
Alberi e fiori irrigidiscono lo stelo
mentre di zucchero vesti l'arancio e il melo.
Eppur sotto il freddo gelo un caldo animo ribolle
e un fuocherello mite s'affretta a spalar zolle.
Fredda non sei, ma dai gioia e calore,
se con manti bianchi ovunque spandi chiarore.
Tutto ricopri e ci par lieve il dolore,
quando ci abbagli col tuo latteo bagliore.
Ma brividi nei corpi vanno a ricercar tepore
e così anche tu ti dissolvi insieme ai tormenti...
come fa la neve al sole...
spesso perdendomi in labirinti di finte speranze,
che mi facevano sprofondare nel mare delle incertezze.
Fortunatamente qualche boa mi è venuta incontro
per salvarmi la vita, indicandomi la via da seguire,
nonostante che, di primo acchito,
mi sembrasse impraticabile
la strada che si frapponeva dinanzi,
tuttavia conduceva a una futura meta,
facendo così perseverare la rincorsa
nel cercare tracce del mio futuro.
Quante vite dovrò vivere ed esperienze fare,
essere sterpaglia e fuoco che brucia la carne,
deserto o mare di sabbia che si sposta nel tempo,
coprendo il passato, oscurandolo ai posteri
e, in certe occasioni, anche a me stesso.
Vil non sarò mai nel pensiero,
seppur mi sia, talune volte, ubriacato di parole,
in compagnia della cattiva sorte.
Continuo a scansare i manichini
che i commercianti del tempo
vogliono far animare con la mia anima.
Lascio scorrere i miei passi come l’acqua d’un fiume,
che si va a riversare nella curiosità,
quella di voler conoscere e sapere
se il futuro è solo un messaggero
o l’approdo a un eterno e intenso piacere.
“Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, e io, avrò cura di te.”
(Franco Battiato)
Al di là
di come appari,
sei amorevolmente smisurata,
infiammabile come una mente monogama,
emozionalmente infatuata, attratta, attaccata:
non come me, ma come chi è già stato
dall’altra parte del guado.
Sei l’amore più vero,
quello dell’attimo
che precede
il bacio,
quello
senza interessi,
quello dei grandi piaceri
e quello dei grandi dolori.
Saremo per sempre
estremamente
vicini,
sazi
di sogni
e di ricordi.
Realmente
davvero
molto
molto lontani
dai nostri opposti
e da tutte le avversità
del vivere terreno:
dal superfluo.
“Se Orfeo non si fosse girato, se Psiche non avesse tentato di conoscere, allora noi non avremmo creduto alla forza del loro amore.”
(Apuleio)
L’amore non esiste è solo chimica
evitavo le tue carezze mentre te ne rubavo cento
ti ho allontanato negli abbracci mentre senza sarei morta di freddo
L’amore non esiste esisti solo tu
cercavo il pensiero tra i tuoi baci disordinati
mi suonavi melodie e usavi il mio cuore come metronomo
Te lo ripeto l’amore non esiste
senza di te non era mancanza ma la pausa ad un’abitudine
la notte ti chiamavo perché ho paura del buio
Io all’amore non ci credo non esiste
non ci siamo lasciati non siamo mai stati veramente insieme
l’emozioni del prima sono fagocitate dal dopo
L’amore è solo attrazione fisica mischiata a consuetudine
Ho urlato tanto che se fosse esistito l’amore
sarebbe tornato indietro solo per non sentirmi piangere.
un amore improvvisato
ha dato luce ai tuoi pensieri
erano lì pronti ad aspettarti
che tu, li portassi tra le braccia
e trattenuti nel cuore di un lamento
lungo quanto una vita che sognavi
Restò, in un lento respiro, mentre accordavi
una chitarra rotta senza corde e parodie
Ti chiedi se conveniva lasciarlo vuoto
su ali di carta stropicciata che vagasse
sperduta sulle nuvole dove la nebbia nasconde
ogni traccia e la dissolve dove inizia la notte
dell'infinito.
Con te, veglio il tuo sonno
o tu vegli il mio –in queste notti
d’inverno- ti parlo, ti chiamo,
mi sussurri ti amo con un soffio
di voce a luce spenta. Il graffio
del dolore è eco di un nodo lontano,
interrotta, la rotta del fato: lotti
contro l’onda proprio sul fare del giorno.
So dell’attraversarci
a fittone che spoglia la gola
la spoglia nuda e ripete sul labbro.
S’arrampica all’acqua, la piega.
E cos’altro?
se ti bevo il pensiero
dopo tutto
mi fai valle e riscendi.
Perdo argini e tu sei
dove spingo il fondo di me.
Apri ancora, spazio.
Tua cugina sai cosa mi
ha detto? … di rinunciare a te
anche se ci vede bene insieme.
Ma glielo spieghi tu
all’ omino che scalcia e batte
i pugni contro il cuore, e preme
sul torace?! …certo che staremmo
bene insieme se in moto evitassi
le scarpe bianche col tacco.
Si dice che nulla è perduto finchè
si hanno frecce al proprio arco:
il mio l’ho già riposto in un sacco
di quelli neri
che vengono a prendere
davanti casa ogni mattina,
o che si dimenticano
sotto la polvere
in una cantina.
A tua cugina sai che ho detto?
… che rinunciare a te è difficile
non perché ti voglio bene.
E di rubare per me il tuo pigiama,
così da prolungare l’abitudine
del nostro stare assieme.
Ecco perché è tanto
difficile, e chissà
come sarà domattina…
ma se parlare serve
a farti rimanere, sai cosa
mi ha detto tua cugina?














