A un poeta ragazzino, con la chitarra in mano
e il sole di luglio in faccia, un vecchio arrotino
con gli occhi chiari, fece ombra per un istante
con la sua bicicletta. “ Donne accorrete, forse
non tornerò più tra queste case, questa tosse
non mi lascia. Non sarò più il vostro amante
del mercoledì e nemmeno il gelsomino
dei vostri vasi, ma solo un altro artigiano
con dimora fissa sotto un cipresso”.
“ Togliti di mezzo vecchio, ho una canzone
da scrivere –lo vedi-, noi che nasciamo poeti
con la Luna all’orizzonte e la rima
in bocca, rose gelose e colline senza cima,
non sappiamo d’Hiroshima, siamo atleti
della parola, voci solitarie con controindicazione
per guitti e perdenti di successo.”
“ Dammi la chitarra e in cambio avrai un sorriso,
la bicicletta e la lista delle mie clienti migliori.
Vorrei morire suonando, al ritmo dei miei amori,
signori e signore, la musica non finirà mai,
se l’ascolterete col cuore. Una vita di guai,
si fa quel che si può per risentire gli odori
della giovinezza, il canto delle sirene, i sapori
dei primi baci, i racconti del paradiso”.
“ Lasciami il sole –vecchio-, che bruci la mia pelle,
che oscuri le stelle e torna ai tuoi coltelli.
Per chi lavori ancora? Assassini, taglieggiatori,
macellai a rischio chiusura, cesellatori di gioielli,
donne puritane? Guarda pure i miei anelli,
come quelli di Saturno, sono bagliori
nella notte, suoni e parole, gocce di ruscelli,
versi inversi sparsi a caso tra le zolle
del terreno”. “ Ti lascio tutto, ragazzo,
anche i miei occhi- se possono servire-
a vedere meglio le lunghe ombre
del tuo cuore. E i nomi delle donne
che ho amato, il loro profumo, le gonne
di ogni primo bacio, gli scherzi di novembre
e i freddi di gennaio. C’è altro da dire?
Vivi sulla strada e sogna da ogni spiazzo”.

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