disordine mi arreca questa sera.
Vorrei proprio non essere distratto.
Raccolgo in un logoro canestro
avanzi di sogni per me troppo grandi.
Sarei placato se ci riuscissi.
Scompongo azzurri da disintegrare,
colori surclassati dal tempo ferrigno.
Darei la vita per nascere di nuovo.
Si stava bene nella vecchia barca,
sull'altalena dell’incredulità.
Avrei dovuto crederci di più.
E preme intanto la notte maligna.
Si vanta, la folle, d’avermi recluso.
Ma guardo su, per mia fortuna,
e rivaluto cocciuti bagliori.
arriva rimetta.
A nulla sentire,
esplode l'ardire.
Basta remare,
bisogna guadare.
Toccavo curioso
quel corpo altezzoso.
Gusto sublime
di labbra carine.
Cadevo più in basso
di passo in passo
verso quel resto
più volte nascosto.
La gente guardava
e mi condannava,
corti segreti
di poveri preti.
Sarei arrivato
dove mai avrei pensato.
Il corpo scoperto
pareva risorto
tra le mie mani
eran fremiti strani.
Son stanco di scrivere
e pure di ridere.
E ora è la fine
di tutte ste' rime.
Donne innamorate ma limitate,
non possiamo fare certi passi,
saremmo giudicate assai male,
finiremmo certo in un portale.
Non possiamo fare il primo passo,
se ci dovessimo prima innamorare,
deve essere sempre lui a farsi avanti,
meglio evitare gli schiaffi ed i pianti.
Non so se tutto questo è giusto,
ma per me è di pessimo gusto,
appartiene ormai ai passati anni,
ora fa di certo, solamente danni.
perpendicolare alle mie gambe, mi duole la mano.
la troppa scrittura mi libera, io vivo di lettere che unite hanno un senso
mi cibo di frasi che fanno la rima
e con loro come un fauno me le divoro.
sono il mio dio e parlo solo di me.
mi sono messa in croce e ora sono risorta.
di me del passato non rimane nulla, solo la bianca polvere.
come una fenice mi butto a capofitto nella sottostante fitta foresta.
le spade mi perforano le vene, sono fuori controllo, tutto fa rimbombo.
dentro me tutto e` una bomba e nel bene io mi crogiolo.
a tal punto che quando qualcuno prova a destarmi io credo sia un incubo.
nel limbo dei miei dieci anni di guerra io combatto come fosse il primo giorno.
a spada tratta e sbraitando sempre la parola liberta` che anche ho tatuato su di me.
intorno al mio ombelico e sta a significare che il mio cordone ombelicale e` stato reciso per sempre e niente e nessuno mi legheranno mai.
Sfioristi come rugiada di cometa,
come questa malinconia di te
spesa a vendemmiare un tramonto
ed inganna il viaggio del tempo
questo furto di sofferenze,
questo morso di parole
accovacciato nei pensieri.
Incarico le virgole del futuro,
smorzo un respiro d’infinito,
disperdo fiammiferi d’amore
come fazzoletti d’anime vuote,
siamo stracci di nuvole
cuciti al seno del vento
a ricamar l’urlo del destino.
Simbiosi di vita, l’ho indovinata,
sta al passo sempre con i tempi,
sarà stata fortuna o saper fare,
questo ve lo lascio immaginare.
Un reddito fisso però, ci vuole,
senza, non si può andare avanti,
il lucro può anche non essere oro,
questo te lo può dare solo il lavoro.
Tutto sta a saperlo amministrare,
bisogna stare attenti, farlo bastare,
in questo deve aiutarti la famiglia,
diversamente, un accidente ti piglia.
Bisogna remare nello stesso verso,
se si vuole che la barca cammini,
ci vuole forza, tanta comprensione,
se no si finisce tutti in un pallone.
Certo, non è facile con pochi soldi,
non puoi fare miscugli ma soluzioni,
nessuno mai potrebbe darti ragione,
scoppieresti come una bolla di sapone.
Un dono saperne fare saggezza.
Alle volte il cielo, di notte, si apre tra le nuvole nel suo blu più acuto,
e le stelle troppo lontane vengono spente dalle luci qui vicine.
Ed ora è cosi. Ed ora mi fingo perso.
Quando io mangio, quando vivo
e quando fumo e quando leggo,
e quando bevo e quando prego,
e quando cammino libero per strada
e da solo mi sento triste,
e da solo mi sento felice,
e da solo mi sento,
in quel Quando io ci penso:
a quanto male c’é nel mondo,
a quanto tempo perdo a sperare di morire,
a quante volte mi scredito,
a quante cose non tengo abbastanza.
Ed il mio pensiero vola nelle case di Bergamo,
tra le strade di Minneapolis,
fra i mussulmani in Cina,
nei negozi vuoti della Corea del Nord,
in un piccolo paesino in Etiopia,
nella Russia che nega l’esistenza dell’amore,
tra i governi corrotti e i popoli impoveriti,
tra le foreste amazzoniche e i ghiacciai.
E sono come una busta di plastica
gonfia dal vento,
leggera sull’asfalto:
quasi mi scotto
e poi di nuovo volo in alto,
ma mi dimentico sempre di non cadere di nuovo.
Ho scordato sul tuo petto
l’indice dei miei tramonti,
il volo di una rondine,
un carillon di illusioni,
ed ho germinato nostalgia
come sorso di cometa,
come affreschi di luce
spaiati su un cuscino di battiti.
Scendi nel profondo
dell’infinito mio spento,
vestimi dei tuoi silenzi,
bacia il mio tempo imperfetto,
mordi i sogni d’una nuvola,
sei piuma d’universo
addormentata sul mio cuore.
Si stringe l’orizzonte
accavallano le luci
tutto prende velocità
e passano i respiri
ansimano d’anni
d’un posato colore
Notti insonni
preoccupano gli occhi
pagine piegate
crollano di parole vuote
certezze crepate
ombreggiano i giorni
Parlerò ancora con me
Il sereno ritornerà
felice
D’un posato colore











