Per te
Per te ho socchiuso la porta,
che avevo serrata al mondo,
per te,sono uscito di nuovo,
anche se non mi importava,
per te spero ancora,
per te ricomincio a credere
in qualcosa,
per te,
mi sento vivo,
ho voglia di fare,
per te,
solo per te,
vivo ancora,
nonostante tutto,
per te.
E tu già venti ed eri di tutti
Facevi l'amore al chiaro di luna
O mentre pioveva
Mi ricordo avevo dieci anni
E tu già venti e sorridevi di più
Ora io ho dieci anni di più
E tu mi guardi dal tuo balcone
Vieni- coraggio- vieni su
Così dicesti quel giovedi
Otto rampe di scale ed eccomi qui
Tu già nuda davanti a me
Mi porgi la mela e mi offri il caffè
Ora tu hai già dieci anni più di me
Raccogli i gerani ne fai Buquet
Baciami dai, dicevi baciami qui
Ho tempo- fai con calma...
E il tempo passava e le tue labbra sudavano
E niente di più...
non percepi immediatamente,
gli istinti si bloccarono in un'angoscia di esistere,
il mio corpo si fermò incapace di qualsiasi azione.
I miei occhi di pietra dentro orbite di pietra
rimanevano immobili,
eppure scandagliavano con inconscia attenzione quei lineamenti,
erano atroci e sublimi,
con fatica la mia mente riusciva ad accettarli.
Se gli angeli si potessero materializzare
non avrei dubitato che quella fosse una presenza divina.
Ero quasi in adorazione di quella figura,
come si rimane sbalorditi e immersi in se stessi di fronte
ad un'opera di rara singolarità.
Ogni spigolo di quel volto sembrava materializzarsi
dall'aria,
incontrastata regina dell'essere
vascello senza ormeggi delle vite altrui,
recavi una fine gioia che non sapeva esprimersi.
Lentamente quella immagine si scolpiva nel più
recondito atrio della mia mente,
compariva senza che io la rievocassi.
La rivedevo sempre,
quale meravigliosa ed inconsueta gioia mi comunicavi,
quale gusto irripetibile mi avrebbe dato quell'immagine
e quella forma,
Mi sarei fuso all'aria per vagare incontrastato nel suo
essere e fra i suoi mitici scogli.
Scrivi ai miei sguardi,
la pioggia del tuo cuore
si svuota in un solstizio
d’orizzonti emozionali
e tace l’indirizzo del mio petto
innanzi a spiccioli d’eterno.
Se un pianto di gigli
spoglierà i nostri corpi
in un riflesso senza appunti,
cancello diari solari
dal silenzio della nostra voce
e moltiplicheremo le nostre attese
fra l’apostrofo dei pensieri
in un assaggio di vita
abbandonato dal dolore.
Improvvisi
Che mi rasserenano
Di vecchi temporali che ho amato
Il più originale
Sono stato me stesso
Tranquillamente irrequieto
Ho cullato le nuvole nuove
Nostra Signora dei Turchi
Col sorriso
Beffardo si è invaghito di me
Ed io
Ho soltanto stretto tra le braccia
Capelli d'oro
Resta il ricordo
Di domani
pieni di quel noi,
cuori in piena del nostro respirarci…
poi quel buio soffocante,
parole mal dette,
l’incosciente forza dell’io,
sempre più ombre,
sempre più attimi gelidi.
Un anima sa come resistere
a simili colpi d’urto…
ma il corpo stenta
a recuperare le energie
necessarie per continuare il cammino.
Ammutolito dal tempo e dagli spazi
si rifugia tra le sue stesse spalle,
per quante larghe, sempre più
rimpicciolite dal chiudersi in difesa.
Perdona nel suo cammino,
avanza più libero e leggero,
non teme il male, ma…
meno di un lustro fa t’ho conosciuta.
Ero alle prese con me stesso e basta
e giuste scuse ancora non t’ho chiesto
per questo eccesso di confidenza mia.
Negli anni della bella giovinezza
ti ho corteggiata per capire meglio
quanto valesse avere sì il coraggio
di registrar chimere, gioie e dolori.
Così nei nuovi giorni ora mi vedi
a far la conta dei miei tanti sogni,
in punta di penna interpellarti
sulla ricerca ch’anima mi chiede.
Mi aiuti, tu, ad apparire bello
per come bello io mi sento dentro?
Non m’interessa il luccichio di stelle
se le mie stelle già le riconosco.
Mi aiuti, tu, ad essere sincero
quando ti chiedo di vestirmi un po’
in un endecasillabo sofferto
o dentro un verso libero che plachi?
Tuo
Aurelio
Amiamola perché è dono grande di Dio!
Vizi e maledizioni la offendono ma,
Inni, canzoni e glorie la echeggiano,
Talvolta delude, è dura, imprevedibile,
A volte premia, a volte anche distrugge!
E’ una sorpresa, non si sa mai che serba!
Buona è con pochi, con chi non merita,
Resta un mistero quale via è giusta
E bisogna fare in fretta perché è breve,
Vedere cosa è meglio, che più ci aggrada
E poi, speriamo che Dio ce la mandi buona!
Apparecchio il cuore
in questo apostrofo d’abbraccio
e tu che scendi nel mio animo
parlami dei tuoi sensi,
leggi pure il mio io
come petali d’una margherita
imbarazzata dalla luna.
Mi affaccio nei tuoi sguardi,
affatico il cielo del silenzio
e straccio i miei mille perché
consumati in una spremuta di mare,
sei per sempre tu
il dolce infinito del mio esistere.
puoi cogliere frutti acerbi
e senza zucchero.
Da una testa vuota
non si traggono idee nuove.
Ed ecco che il poeta
scorda la metrica;
il contadino non sa più arare:
un core duro
non può che smettere
di amare.
Se la stagione degli allori
è tramontata,
se il sole dimentica
di sorgere
su ogni creatura
buona o cattiva,
la bontà di Dio
giace in un fagotto,
infreddolita.
il re degli aquiloni:
assieme giocavamo
tra colline candide,
in giornate di vento
senza neve.
Amico che sei sparito,
hai lasciato orme
indelebili in un paese
ormai sfatto.
Tornerò ancora
con aquiloni,
li farò volare
mentre il vento
sussurrerà di te.
impazzito aprono ferite
che sanguinano.
La piccola guerriera
combatte in un mondo chiuso.
Cambiando se stessa al
volere di altri.
Si trasforma come il vento
impazzito in una giornata
di sole splendente.
Scuote la foresta
spaventa la vita
che vuol cambiare luce.
Un sorriso
inizia a vincere
la battaglia.
La ferita dell'arco
non sanguina più
la piccola guerriera
sorride di nuovo.
Noi non solo fuori,
non fuori di testa,
non solo pazzi,
siamo più,
che scarti,
che carte da poco,
che esseri al bando,
sospetti,
e visti con scherno,
non siamo fuori,
non come credono gli altri,
siamo persone,
artisti,
esseri speciali,
con le nostre storie,
i nostri dolori,
il vissuto,
come invisibili,
in mezzo alla gente;
noi non siamo fuori di testa,
la testa la usiamo,
pensiamo,
sentiamo,
soffriamo,
esseri umani,
da una parte,
visti con pietà
e disprezzo,
noi
noi.
fra gli apostrofi e i dialetti,
la tua faccia ti ingannava,
il tuo pensiero non camminava sulla
giusta strada,
le tue parole depauperavano
la testa, testa di un fiore
nato nel deserto,
di un fiore lasciato nell'aridità
del tempo.
Trittico inconscio, lasciarsi andare
era l'unico motivo per continuare
a vedere, alberi, mare, gabbiani.
Crollavi sugli scogli
di fronte ai pesci
di fronte alle ombre che passavano
bianche, rosse della poca luce.







