Sogno una donna,
nel mare delle onde,
così lontane,
come l'amore.
Le chiedo di seguirmi,
tra le sponde
dell'arcobaleno.
Un bacio si trasforma
nel rumore del mondo,
mentre il cielo crolla
resto aggrappato al caos
di un battito d'estate.
Un accordo basso aleggia
nel fumo di un locale,
cammino piano piano,
sul fondo scuro
della notte.
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Oscura essenza, incantevole richiamo,
sciogli la presa, guida la mia mano.
Legami al ventre, colmami d’oblio,
fatti confine tra il mondo e l’io.
Fondi il pensiero in un’unica mente,
brucia l'anima, sii prepotente.
Fammi impazzire, nel tempo sospeso,
mentre il respiro si fa meno acceso.
Prosciuga i sospiri, la mia incoscienza,
colma di baci la mia esistenza.
Tra le vastità d'un morbido amplesso,
ti voglio ora. Ti voglio adesso.
Il tavolo vola.
Pesci nel camino.
La bava. La gola.
Il fuoco è vicino.
Sussulta il corpo,
la lingua è un chiodo.
Inverno rosso,
stretto nel nodo.
Sposa di fiamme,
sotto il panno scuro.
Sillabe rotte
contro il muro.
Tutto si scioglie.
Tutto svanisce.
L'estasi morde.
La mente finisce.
E le dita dettano quel ritmo, fisso e intimo,
un ticchettio di rotaie nella notte del sangue,
mentre il calore della lingua sul lobo fa boom!
Un sovraccarico sensoriale totale nelle stazioni deserte dell'anima. È una forza d'urto fisica, una roba viscerale che tocca le corde più nascoste, e l'uomo è disarmato, completamente nudo sotto le stelle di giugno, costretto a cedere, a guardarsi mentre perde il controllo, mentre il treno del desiderio deraglia e non c'è via d'uscita, nessun freno, solo la resa totale, la grande, bellissima resa.
Non si può più mentire adesso!
Basta con la recita del distaccato, basta con le maschere da duro, la voce si riduce a un balbettio, un jazz spezzato, confessione pura e sottomissione ai piedi dell'universo.
Parole interrotte, gemiti involontari che escono come fumo dai tombini, sussulti che tradiscono il punto esatto, quel punto sacro dove le dita toccano giusto, e la lingua di lei è lì che raccoglie le vibrazioni direttamente dalla pelle, lecca il sudore e la verità, perché il corpo non mente mai quando il fuoco brucia. Lei lo immobilizza con la forza di un incendio che non vuole spegnersi, lo provoca, lo guida, lo possiede come la strada possiede il viaggiatore, e lui si lascia catturare, naufrago felice, offrendo in cambio quell'intensità d'acqua e ombra, misticismo liquido che si fonde col calore della notte. I dialoghi? Oh, i dialoghi non servono più a salvare le apparenze! Niente più buone maniere nel coro febbrile dell'estasi, solo confessioni involontarie, sospiri troncati, godimento senza ritegno, mentre i santi e i peccatori stanno a guardare.
Pelle d’ambra accarezza la notte,
i tuoi capelli di seta nera e di fuoco,
la giacca rosa sfuma,
nei confini di labbra rosse,
bellissime, immense.
Un oceano di torpore culla la mia mente,
mentre qui inerme nella stanza,
fisso il soffitto, inseguendo l'infinito.
Sei bellissima vestita così,
un ritratto incantevole sospeso nel tempo.
Stringo le lenzuola, sogno i tuoi sguardi,
i tuoi occhi penetranti che guardano oltre,
la luce trasparente, oltre le stelle,
oltre qualsiasi bellezza potrò mai sfiorare.
Nessuno può fermarti,
nessuno può trattenerti in un solo istante,
in un unico eterno sospiro.
Ma le mie mani continuano a viaggiare,
ad accarezzarti da lontano,
come un paesaggio irraggiungibile,
ai confini di un orizzonte magnifico,
mentre il tempo scorre,
scivola via come un sussurro,
e fa finta di nulla.
Un tratto di luna su pelle di velluto,
una trama lieve, un soffio sospeso,
bianco candore che il tempo ha tessuto
in un gioco di pizzi, leggero e conteso.
Si stringono al passo con nobile grazia,
sconfini di seta che il cuore rapisce,
non serve parola, né folle audacia,
quando il riflesso nel buio svanisce.
Sono carezze di nuvola e stelo,
svelano il mondo celato nel bianco,
scendono lievi come un sottile velo
svelano il mondo celato nel bianco,
scendono lievi come un sottile velo
lungo la curva del fianco adorato.
Sospese nel tempo,
tra luce e rigore,
bianche promesse che il sogno ha dettato:
non sono soltanto un vezzo d'amore,
tra luce e rigore,
bianche promesse che il sogno ha dettato:
non sono soltanto un vezzo d'amore,
ma un verso di luce su marmo posato.
E se fosse una donna,
quella farfalla che ho visto
volare sopra le foglie
della mia dolce prigione?
E se fosse vera, come la carne
di un'assurda primavera?
E se mi volesse dentro
il suo mondo sconfinato...
per portarmi laddove
c'è solo bisogno di urlare.
Dolce rugiada, nel riflesso arguto
di un caldo, disperato desiderio.
Bruciano le mie ossa, vedi?
Al tocco raggiante della tua pelle.
Piedi caldi, che sfiorano il sesso,
scivolando lenti, senza chiedere permesso,
fin dove l’anima trova l’amplesso...
E carezze col respiro sospeso,
tra le tue gambe, aperte e invitanti.
Ti prego, fammi andare avanti.
Fino a perdere il conto del tempo,
mentre il tavolo nasconde il segreto.
Sotto la stoffa, il brivido è intenso:
ogni tuo sfioramento è un decreto.
Spingi la punta, con precisione,
un gioco di seta che preme e tormenta,
mentre negli occhi mantieni il controllo
e la mia mente si fa più violenta.
Trattengo il respiro, le dita contratte,
vittima dolce di questo tuo impero;
tu sorridi, guardando il bicchiere,
dominatrice di ogni pensiero.
Un ultimo attrito, più lento e profondo,
un brivido caldo che spezza il costretto:
mi lasci venire nell'ombra, stremato,
lasciando sul fondo il tuo marchio perfetto.
Gambe aperte.
Paura dentro.
Entra.
Non fermarti.
Calpestala.
Passo dopo passo.
Tratto di coraggio.
Un’ombra appesa.
Seno di donna.
Lambisce.
Dolcezza mia.
Lungo il ventre.
Corpo in fiamme.
Timore di morte.
Non è la fine.
Non oggi.
Non ancora.
Lei guarda.
Aspetta.
Seduta di fronte.
Nuova avventura.
Corpo onnisciente.
Mi premi addosso
mentre il tempo degrada
tra le dita.
Ti lascio vivere sulla mia pelle.
Oltre la strada senza nome,
intorno alle stelle.
Un passo dopo l’altro,
nella calma di un oblio inverso:
lingue di fuoco,
il tempo finisce
nell’approdo dell’inferno.
Ombra che si fa corpo.
Curve di buio,
morbide e taglienti.
Tutto pulsa,
poi si gela.
Io resto a guardare,
tu resti a sfidare.
Non sai stare ferma.
Seduci con un cuore
nero come la verità.
Ti muovi nel vuoto,
mentre il tempo, fuori,
ha smesso di passare.
Forma morbida,
concreta e sfuggente.
Un sussurro di pace
che incanta la mente.
Sensualità velata
di mistero e regalità.
Il tuo sguardo incrocia il mio,
una sfida silenziosa e ardita.
La tua anima è vita.
Danzando sul bordo di un segreto,
il fuoco non scalda: divora.
La verità pesa sull’arco di un piede,
mentre la luce riflette il potere.
Residui d’anima tra le cosce,
fin dentro al ventre.
La mia soddisfazione è averti qui,
sulla cenere di un giorno che crepa.
Poi torni, con le gambe aperte:
così facendo ti cedo la mia carne per sempre.
Sui confini fragili della notte,
stanno le donne dai lunghi pensieri,
cercando una luce tra le porte rotte
di oggi, di domani e di ieri.
C’è un fuoco che trema, una fiamma viva,
che brucia prima che scenda il buio,
mentre il sole stanco giunge alla deriva
e si perde nel mare, in un cupo indugio.
Ma la notte non è solo vuoto o silenzio:
è l’abbraccio dei sentimenti più veri,
dove l’abbandono è il coraggio di essere sinceri.
Una regina nascosta,
tra le luci di una tempesta.
La mia idea che abbraccia
una Leonessa:
governa la vita stessa,
un’anima sorta, di fuoco ricolma.
Piena di energia, eppure delicata;
dolce, tenera, aggraziata.
Come una stella
nel buio di un crepuscolo nudo,
quando il suo corpo freme
per una carezza di piacere.
Sei tu che guardi, con i tuoi occhi,
il tempo della mia anima che scorre
inesorabile, dentro,
verso un dolce tormento.
Sei quel sogno irraggiungibile
che non posso toccare,
che la mia mano mai potrà sfiorare.
Donna dai mille sguardi,
fatta di parole silenziose,
ma di battiti veri, di carne e sangue.
Laddove i desideri possono farsi realtà,
Si cela il segreto del buio,
del tuo bosco sicuro.
E vorrei essere creta nelle tue mani
Per poter essere modellato
Dal piacere del tuo inestinguibile potere.
