sembri un pupazzo lì a prendere le intemperie... intravedi tutto e tutto ti tocca...
ma allo stesso tempo nulla ti turba perché vedi tutto e tutto capisci...
sei qui per raccontarlo, scrivendo cosa i tuoi occhi videro e cosi tutto muta sotto il tuo flebile sguardo...
spettatore di ogni esistenza racconti ciò che i tuoi occhi vedono con più melodia e caparbiatà della realtà
come fossimo un corpo solo.
Un abbraccio di rinascita,
in un momento buio,
paura e angoscia
in un attimo cancellati in un sorriso.
Sento i battiti del nostro cuore,
aumentare secondo per secondo,
dopo tanti mesi trascorsi lontani.
Non c'è più la notte senza stelle,
la speranza di riabbracciarsi
ora è viva sulla nostra pelle.
I nostri baci ci portano lontano,
cancellando le lacrime di tristezza.
Esiste solo il nostro amore,
forte come il sole
!
Seguendo l’ombra
vorrei dimenticarla,
a forza dalla vita cancellarla.
Vetrine buie di un hotel celano
occasionali clienti.
Volti anonimi si incontrano
e si lasciano con un breve
saluto,
Sei sempre lì
ad aspettare un non so che.
A spiare l'avido mercante
in cerca di lauti bottini.
Preghiera insistente
reciti con costanza;
la tua anima è parte
del mio cuore.
Fingere di passar per caso
per quella via,
violentata dal fango.
Cercar di distoglier lo sguardo,
scacciando inutilmente
il volto accusatore.
Due parole studiate
scambiate in fretta.
Illusione di costruir con te
un qualcosa che somigli
ad un'amicizia.
Ma mi allontano dalla via:
apoteosi di cupa malinconia.
E tu sei sempre lì.
le foglie consumate dalla terra,
i campi arsi dal fuoco.
Coperto di stracci che
che ti davano calore,
sedevi insensibile sotto uno
di quei fusti umidi e vecchi.
Coprivi la terra, sedevi sul fogliame
ghiacciato, sul terreno bianco
del freddo inverno.
Raggiunta la tua solitudine
finalmente potevi pensare
finalmente potevi dire prima
di essere messo a tacere.
Finalmente potevi parlare allo spazio,
finalmente potevi parlare al
vuoto amico.
Ora potevi amare,
amare quel niente che vedevi,
quel niente che avevi sempre desiderato.
Eri padrone di te stesso,
immerso nel silenzio che
non contraddice,
nel silenzio che crea le cose.
Solo un cane nero
passava muto di fianco.
ai tuoi pensieri,
muto vicino alla tua solitudine,
becchino macabro del niente.
Si avvicino' e lecco' le tue vesti,
ma tu urlavi i tuoi versi,
cantavi le tue poesie,
ciecamente correvi lungo
quella strada di terra battuta
e inciampasti.
Freddo ti alzasti e camminasti
un po' umido vagabondo del niente,
inciampasti di nuovo nel silenzio,
foglie morte
e non ti rialzasti.
Steso a terra, avevi visto
che ormai era la fine,
le ultime parole, le ultime assurdità,
gli ultimi pensieri,
e accompagnasti il vuoto silenzio del
niente attraverso la vita.
Minuendi di cielo
rincorrono aghi di rugiada
ed ho assaggiato un lunedì
dal romanzo dei giorni imperfetti,
ed ho scucito naufragi solari
ad innamorarne il futuro.
Pomeriggi dimenticati
a baciare i miei silenzi
aspettano l’eco dei tuoi battiti
ed allora fiorisci nei miei sguardi
come spiaggia del mio dolore,
come continenti di stelle
caduti sul mio passaporto scaduto,
quanto manca l’amore
sui sorrisi d’ottobre.
d'ingannator biancore,
salirà dagli inferi
sprigionando
tetro fulgore.
Falso profeta
di dannata speranza.
Annunciatore
di culture salutiste
e di laiche filosofie,
cercherà di ghettizzar
celesti nostalgie.
Abile mago,
artefice di prodigi
spettacolari
e di strabilianti miracoli,
si proclamerà messia.
Molti perdutamente
lo adoreranno.
Angelo ribelle
dedito alla profanazione
delle membra di Cristo.
Per l'eternità
gemerà atrocemente
in stagno ardente
di fuoco e zolfo.
Serve guardarsi dentro,
nessuno è mai fermo.
Importa come si fa
ciò che si fa.
E il mondo è amore
di sapienza,di conoscenza,
a qualsiasi crescita,
a qualsiasi tentativo.
Anche lui fa lo stesso,
un uomo che sfida il dolore
sotto l’ombra di un platano,
e vive il senso di colpa,
quel lutto che preme
con potenza evidente.
Serve guardarsi dentro,
nulla è senza passato
e si accumulano
strati di memoria.
Germoglia un plenilunio
ed il sentimento s’espresse
come fazzoletti d’aurora,
frammenti di rugiada
a coccolar alfabeti di luce
fra lacrime di diamante.
E mi infransi come eco
e balbettò una felicità sgualcita
come bacio sulla pelle,
penso a te,
a raccontarmi i tuoi silenzi
nudi come poesia.
appunto! appena
scaricheremo le app del cuore
apposterò lo sguardo su di te
che appositamente Ester-re-fatta
di stucco chiuderai l'android
Ma non andremo molto lontano
se d'informatica battente
i nostri battiti invadenti
non si potranno mai incastrare
tra un pixel e l'altro
senza scambiarsi umori










