Quel suono, simile a una carezza
che ritorna, è il mare e la conchiglia
nel cielo di luglio sembra l'astronave
della memoria nel subbuglio
figlio della bellezza. È da un miglio
che è tutto intatto, pietre, vie,
balconi, finestre, squarci di luce,
vetri delle case: si chiama pace,
si scrive attesa, cento cronologie
dell'attimo di un bacio. Sul foglio
un miscuglio di colori, il cespuglio
sagomato a regola d'arte, la trave
storta sopra il letto ci somiglia:
è il fato che soffia come brezza.
Distici a rima baciata alternativamente di settenari e quinari.
Ora arriva la bomba,
tutto diventa tomba
ed il potente,
quel deficiente,
pensa d'esser un grande…
ma non val due mutande
un distruttore
che senza onore
dona morte e macerie
col terror nelle arterie.
Di vanagloria
lascia alla storia
solo un nero ricordo
lui, un altro balordo.
22/11/2024
falsamente sbiadito ormai
è il colore del rimpianto
in frammenti di quei papaveri sparsi
di lacca di robbia, dispersi,
come le tue morbide labbra d'amore
accese di brio sulla proda malachite,
quando parlavi silenzi
nel sorriso ingenuo che ti distingueva
immensa nel diluvio della natura,
come gemma di bimba selvatica,
accarezzata dolcemente
dallo sguardo indaco del cielo
nel fato fecondo alla nostra passione.
Giuro, col nero della rabbia
sul bianco dei fantasmi dubbi,
che la penna della circospezione
dal bugiardo colore nell'anima
ne traccia una fine nell'ultima lacrima,
che per te severo verserò!
Ripenserò, incredulo a questa nota,
dimentico dei tristi nugoli
che tingono i miei occhi soffocati
dalla tua trasparente assenza,
nella lente del sottobosco
del mio canceroso presente,
a cucirmi sulla pelle valanghe
nelle piaghe di convinzioni
originate su misura,
per coartare la gente a credere
che dal subisso di interrogativi
senza posa che rifiati
la pallida mia serenità,
sian ormai pugni di mosche
nel sibilo della rassegnazione,
che come spinato filo avvolge il fiato
che come bandoneon intono,
aerofono ad ancia libera,
imperniato sul rudimentale fondale
del mio crudo amore per te,
senza più ali che lasciano vivere
percezioni d'emozioni nel cuore
a scolpirmi il vuoto che resta,
dopo averti mandata via per inganno
nella malinconia
del tempo che mi resta.
Una finestra sbucciata di malinconia
si aggrazia sul mio cuore
ed il cielo di novembre
è una sottrazione d’orizzonte
all’equatore dei pensieri miei.
Nebbia e comete sposano solitarie
romanzi di terre ormai brulle,
l’aratro sconsolato del contadino
riposa fra le zucche incolte,
i colori di un dolce inferno
vestono l’universo intero,
come una finestra
sbucciata di malinconia
appesa a sguardi di poesia.
Sette rose rosa, la sposa
sorride al sole dell'aurora,
c’è la meteora nel cielo
di marzo, anche un raggio
di luce nei capelli e la mimosa
tra le mani: l'uomo implora
il perdono, negli occhi un velo
di malinconia, è ostaggio
degli errori del passato.
È il senso dell’amore,: si perde
si vince come da destino,
ma resta l'impronta,
il colore di quando è nato,
la speranza in verde,
il rosso passione, il fortino
del cuore intatto, la conta
dei sogni. E ad ogni ricordo
un tuffo all'anima: chiedimi
la luna del tramonto, il conto
dei nostri baci e l’onda
del mare a dicembre. Mordo
le labbra e attendo: cedimi
i tuoi venti di libeccio, i cento
dubbi, una stella vagabonda.
Mi riscopro
e no, non sono un poeta
ma l'altro poeta… il fabbro.
Senza carta, né penna
d'incudine e martello.
Batto e ribatto
sullo stesso punto storto
lo voglio
fucinare a dovere.
Salato e maturo
… deplastificato, in grado
di tornare allo stato brado.
Socievole fratello
per le praterie del creato
e capace
di scegliere un capo
felice nello scorgere
il sorriso attorno
e idoneo a tirare le fila
non la corda
... che spesso impicca.
Per non dovermi pentire
di non aver mosso
nemmeno il martello.
Limerick AAbbA sgorgato da due tazze di cioccolata calda con liquore e chiacchiere dentro.
La cioccolata calda col liquore
ai nostri raccontini dà colore,
ti guardo, tu sorridi,
ricordi condividi
mentre nel petto mio brucia l'amore.
20/11/2024
a breve un asciugamano ti stringera' attorno,
togli il cappotto posandolo sull'appendino,
Il tuo cappello con cura metti li' vicino.
Aspetti il tuo turno con tanta dedizione,
sfogli un quattoruote con poca attenzione,
un 'prego' giunge tanto sospirato,
a spostare il tuo deretano vieni invitato.
Ti guardi allo specchio tutto imbavagliato,
una mongolfiera rovesciata pari diventato,
intanto delle forbici lambiscono l'orecchio,
mentre i tuoi capelli vedi cader dallo specchio.
Zac zac è la danza alla quale assisti,
il taglio è degno dei migliori artisti,
tutto poi finisce con della lacca,
esci fuori e la tua immagine spacca.
Attratti da istanti astratti,
distratti da tempi ristretti,
tra anfratti di vita rifatti,
momenti salienti ritratti
attesi, adatti e sospesi,
appesi al soffio di un peso,
momenti di gioia ben spesi,
tra giochi di parole sottesi
in certi momenti rammenti,
è giunto il giusto momento
per pregustare il dolce gusto,
bollicine allegre di lambrusco.
ogni ccosa è arravugliata 'int'a triste velo.
Piante, 'e ciure cu 'e ccapuzzelle acalate,
s'abbracciano e sse cunfortano fra lloro:
gocce 'e pioggia s"aunisceno a 'e llacreme
e chi va cercanno riparo, ammore e ristoro.
Svulazzano mmiez'ê ffoglie, ncopp'ê rame,
ll'aucelluzze...mentr'a mamma 'e chiamma.
Dint'ô pullaro nu pullecino pure si chiove,
straccia 'o guscio: è na schiusa d'ove.
Niente se ferma, se cuntinua a bbattaglià:
fra ggioie e amarezze, 'a vita vene e vva.
'O mare adderuso, ncazzuso zampillea:
tanta schizze culpisceno 'a luntano:
'a vita va nfunneno e sfruculianno:
gocce d'acqua ca fiottano pareno funtane.
Sulagna sott'a ll'acqua va cammenanno,
na scarpetella rotta e ccunzummata.
Nu cartone scugnizzo s'arravoglia
e sse votta sott'a nu ponte accartucciato.
'A pioggia nfonne nu viecchio lampione,
ca 'a troppo tiempo nun dà cchiù luce.
Tanta mbrielle culurate stanno apierte.
Quanta porte stanno nzerrate e nchiuse!
Chiove, ‘a malincunia lassa nu languore,
‘a pioggia nun s'arreposa e bbatte ll'ore.
Guard'o cielo, aspetto ca nasce nu chiarore.
Mme pare 'e vedé na lenzetella 'e luce;
ma 'o cielo chiagne e nterra chiove ancora.
Desinenze d’infinito
colorano il cuore disfatto.
Matematica d’addio
straccia echi d’universo
ed una confessione d’anima
alberga negli sguardi,
omette spifferi di ricordi,
cena coi miei attimi.
Il dolore è un frutto acerbo,
una panchina gelida
disegnata da anonimi vocaboli,
e non cercherò i tuoi sensi
nell’inferno dei silenzi,
non apparecchierò i tuoi pensieri
coi confini del mio ieri,
sei scampolo di luna appassito
fra le poesie dei miei sentimenti.
a Rachel Bespaloff e al suo mistero
che, maestra di musica e pensiero
perseguitata apolide suicida,
ho letto per quel titolo attrattivo
di temi esistenziali evocativo.
Non m’è facile cogliere l’istante,
di sguardi coincidenza del Bifronte,
innanzi e indietro miope l’orizzonte
in un presente instabile e mutante,
fragile inafferrabile certezza
qual la traccia che lascia una carezza,
ché sempre mi sovrasta la mia storia
gabbia ove vissi e vivo e che trascino
non so se in libertà o per destino,
non so quant’in oblio, quanto in memoria
che talor di rivivere ho il rovello,
ch’io son ciò che ho vissuto e solo quello.
Libertà ancor più ostico capire
ch’è per Rachel dimora nell’istante
mentr’io d’essa illusion sento costante,
far quelle scelte cui non so sfuggire,
scelte che sono senza alternative,
sian esse razionali od emotive,
dettate da un profondo ineludibile
di cui la volontà non è espressione
ma solo un accettar sottomissione,
adattamento a quello ch’è possibile,
e questo infin mi assolve e mi consola,
ché resta libertà dubbia parola.
Sereno è quest’occaso e c’è bonaccia,
l’istante è sol fuggevole momento
ove la libertà rincorre il vento.
D’ambedue dentro me lieve è la traccia,
è dell’anima a vista il navigare,
mie rotte senza bussola sul mare.
Nonostante lei non perda occasione per farmi notare che sì, anche lei ha le rughe (un impercettibile accenno a denotare che non è più bambina, invero), i miei occhi ci vedono un sonetto classico canonicamente a maiore ABBA ABBA CDC DCD.
Qualcuno dice che da innamorato
non riesce più a vedere quei difetti
che noi umani tutti, imperfetti,
abbiam nel nostro esister radicato.
Ma lei, la mia sirena, senza fiato
mi lascia se la guardo ed in effetti
quegli occhi verdi splendono faretti
capaci a render chiunque emozionato:
magnetici, vivaci e luminosi
trascinano il mio sguardo sempre seco
rendendo i miei pensieri più focosi…
Sarebbe certamente grosso spreco
se innanzi agli occhi suoi meravigliosi
l'amor m'avesse reso mezzo cieco!
21/11/2024






