A volte la vita è un'opera maestra
nelle tenebre della solitudine, 
dove sul palcoscenico 
si resta a interpretare solo 
quella scia di stelle cadenti 
in quel dolore delle sconfitte 
che graffiano l'anima senza unguento. 
Un attore inesperto, 
che non saprà mai mentire 
alla platea assente ai suoi lamenti. 
A volte, si resta nascosti per scelta,
tra le lacrime che gridano in silenzio 
negli angoli del mondo interiore, 
senza parole che confortano 
perché non si possiede più la forza 
per guardare spiragli di luce 
a scaldare il cuore, nel coraggio 
che bussa alla porta della coscienza 
ad accendere nuovi sogni da modellare sulla pelle della vita. 
A volte, anche spogli e scalzi, 
bisogna raccogliersi a pezzi 
nel corso del tempo per guardarsi 
allo specchio del destino 
e sussurrarsi con amore
"Ce la farò, più forte di prima" 
anche se mai nessuno potrà capire, 
anche se mai nessuno potrà sentire, 
ma sei solo tu, sei solo tu soltanto
a doverti salvare dal fango del buio.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Laura Lapietra  

Questo autore ha pubblicato 445 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Niente come niente
Tutto come tutto
E noi in mezzo
Ad attendere quelle risposte
Che forse
Non arriveranno mai
Perché il tempo scorre
Avanza
Senza attendere
Che ai nostri guai
Giunga una soluzione.
E allora continuiamo
A vivere
Come flebili sfumature.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

Questo autore ha pubblicato 642 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Sperando di non far scappare tutti, metto a dura prova il lettore con un tema bio-filosofico complesso (dodecasillabi ABBACC). Seguono spiegazioni

A caso un istante, zigote compiuto,
dell’io in potenza universo infinito.
Se un attimo prima o un dopo indefinito
fosse all’ovocita altr’incontro accaduto
tra i cento milion possibili in egresso
di spermatozoi di quello stesso amplesso,

un gemello spurio mio sarebbe nato,
maschio o femmina, ma non quell’io stesso
che un po’ diverso ma ancora in mio possesso
in universo ancor mio sento calato.
Sarebbe altro io con altro firmamento,
perché d’altra identità il concepimento.

Altr’uomo o donna sarebbe dall’attuale,
né dire si può che “io” sarei un altro,
perché qui al posto mio sarebbe talaltro.
Non c’è un animuccia soprannaturale
in attesa d’incarnarsi in nuova vita,
nostr’anima non era in ciel custodita.

L’anima è soltanto psichica funzione,
neurobiochimica o biofisica in dote
già in quella cellula diploide zigote,
totipotente del soma produzione
grazie a un codice che ha nome dienneà (*)
garanzia di personale identità.

Codice irripetibile, generante,
dal quale l’individuo prende l’avvio
e molto dopo vien coscienza d’un Io,
che col mondo rëagisce autoplasmante.
Che altro avrei “Io” fatto, fossi nato
altr’uomo altra donna, altrove, nel passato?

Sono ipotesi amene, scherzo balzano,
che però esprimono caparbia illusione
che il nostro io potesse aver altra opzione,
che quest’io ci fosse già e di sé sovrano,
ma non c’è io che fuor dal caso sia nato
genotipo in fenotipo trasformato.

Ed eccoci fenomeni contingenti
che abbiamo sorte finale definita
consegnati ai sortilegi della vita,
incontri, relazioni ed accadimenti
dopo aver tanti altrui destini incrociato
ciascuno a sua volta dal caso segnato.

Solo il codice è progetto e pur destino,
spesso poi smentito dalle contingenze
di miserabili o grandiose occorrenze,
ché val più il caso che un feticcio divino,
ché un fremito d’ali può mutar la sorte,
salvare una vita o comminar la morte.

Del tanto che sarà l’umana vicenda
sarà quasi tutto nell’oblio disperso
poco il tracciabile ma tanto il sommerso,
pochissimi saranno storia o leggenda,
tutti comunque tessuto connettivo
di un’umanità come organismo vivo.

(*) lettura trisillaba di DNA (DeoxyriboNucleic Acid)

Per facilitare la comprensione inserisco un’annotazione di genetica (e, non essendo un genetista, chiedo venia se dovessi aver sbagliato qualcosa o essere risultato poco chiaro).
Un’eiaculazione normospermica contiene da 20 a 200 milioni di spermatozoi, semplifichiamo in 100 milioni, ciascuno dei quali con un proprio corredo genetico aploide (una sola copia di ciascun cromosoma, tra cui X o Y del cromosoma 23, determinante il genere femminile o maschile del nascituro). Un solo spermatozoo dei 100 milioni feconderà un solo ovocita, pure aploide, cromosoma 23 sempre X, formando così uno zigote diploide (ovocita fecondato, metà corredo genetico di origine metà femminile e metà maschile, genere determinato da X oY determinato dallo spermatozoo fecondatore).
Due ipotetici zigoti formatisi dalla fecondazione dello stesso ipotetico ovocita da parte di due spermatozoi dello stesso padre, avrebbero in comune il 75% del loro DNA (più che tra due gemelli eterozigoti, meno che tra due gemelli monozigoti). Quanto basta per dire che, se “quella volta” (nostro concepimento) a fecondare l’ovocita di nostra madre fosse stato un altro qualsiasi spermatozoo del nostro padre biologico, si sarebbe sviluppata un’identità genetica simile ma diversa dalla nostra attuale, quindi un’altra persona, col 50% di probabilità ch’essa fosse di genere diverso dal nostro).
Tutto questo sembra ovvio e naturale, ma la casualità della nostra identità (casualità intrinseca alla fecondazione, ma dipendente anche da tutto ciò che l'ha circostanziata) ha per me, filosoficamente, un che di angosciante, desolante e di ineludibilmente materialistico. A meno che con si creda, atto legittimo ma puramente di sola fede, all’esistenza di un’anima immateriale.
In tal caso mi (vi) chiedo dove, quando e come l’anima si collocherebbe, nello sviluppo embriogenetico. A meno che non si ritenga l'anima entità puramente spirituale. Faccio però notare che il concetto di “anima” è estraneo alla tradizione giudaica e cristiana delle origini, che credeva nella resurrezione dei morti, come risulta tuttora nel Credo ("Credo.... la resurrezione della carne, la vita eterna. Amen"), testo fondativo definito dal concilio di Nicea (325 d.C.). Il concetto di anima risale a Platone, è stato poi sviluppato dal neoplatonismo, quindi adottato da Agostino d'Ippona (Sant’Agostino) nato ”solo” nel 354 d.C.. Anche l’anima è definita geneticamente? O sussiste a priori?
Qualcuno penserà che è come se disquisissi del sesso degli angeli (si fa per dire, qui il tema ha valenza scientifica), ma io intravedo una questione filosofica e religiosa d’importanza cruciale.



1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

Questo autore ha pubblicato 133 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Ti accorgi che è poesia
- per quel sapore diurno -
per quella sua cura e mira
ch'esclude il bersaglio
... non vuole fare centro
avere il gradino più alto.
A lei basta esser portata
dall'anima in vita a portata
del cuore e regalare
rispetto e amore, anche
se può non apparire
e occorre, farla fiorire.


Non ama il velo di gloria
perché rema contro
l'umile e il semplice
e trascina nel facile
calpestio moderno
quel lasciar solo briciole
attorno, mucchi affamati
di astio che sale; bava
alle bocche del vulcano.


Si ritiene in dovere
di essere utile e scavare
tra le viscere per liberare
da quei vincoli e limiti
che ci affossano
lasciandoci morti
che camminano in trincea.


1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Bowil da Wilobi  

Questo autore ha pubblicato 197 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Strofe in una pseudo-sesta-rima rovesciata, fatte tutte e tre di ottonari nelle stesse due rime AABABA AABABA AABABA.


Invoco invano il divano
nel freddo di questo vano,
ascolto la costruzione
cantata dal grande Ivano¹
mentre un’altra delusione
mi tiene stretta la mano.

Come uno stanco scrivano
fermo con la penna in mano
cerco un’altra ispirazione
che mi porti più lontano
della solita ossessione
per un amore balzano.

Del destino disumano
rivangando gusto strano
alla mia persecuzione,
da ragione m’allontano
quasi non fosse illusione
affibbiar colpa all’arcano.


¹: «La costruzione di un amore» di Ivano Fossati.


24/11/2024


1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: ioffa  

Questo autore ha pubblicato 817 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Senza fare più baccano
Ora ci baciamo
Che piaccia o no agli altri
Noi staremo insieme
Per sempre
In questa vita
Lei lo baciò
Appassionatamente 
E lui pensò 
A cosa sarebbe accaduto
Se lei
Non avesse preso l'iniziativa.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

Questo autore ha pubblicato 642 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Come aquiloni fossimo nel cielo
sospinti dal ragazzo ancora in noi
secondo lo spirar d’alterno vento
concediamoci il tanto breve tempo
e il tanto vasto spazio per volare
dimensioni d’assurda sproporzione
che così decretarono gli dèi.

Trasportare facciamoci dal caso,
dai tortuosi ed arcani suoi percorsi
senza null’altro chiedere alla sorte,
“senz’alla vita immortale aspirare
ma esaurendo ogni campo del possibile”. (*)

Cogliamo quel che vien e amiam l’amore
della vita pulsione primigenia
e tutte le passioni figlie sue,
talora contrappunti disperanti
ma consci che “del viver non c’è amore
se del viver non c’è disperazione”. (**)

Finché fatal quïete non sia giunta
che non fa riconoscer prima notte
una seconda o terza e nessun altra
né giorni spesi in canti luminosi.

(*) da Pindaro, III Pitica
(**) Albert Camus, Il rovescio e il diritto

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

Questo autore ha pubblicato 133 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Sonetto canonico.


Ora anelo al silenzio, da riempire
di parole che recito a me stesso
senza un senso compiuto, da sconnesso
che del mondo più nulla vuol capire.

Sarò certo così che per sentire
ci saranno due orecchie proprio adesso
purché non sia pensiero assai complesso
ché non so se potrò proprio capire.

Parlo solo però sono sicuro
di non poter aver fraintendimenti
nel monologo forse troppo oscuro

sulle ceneri dei miei sentimenti
ma che non ha bisogno d’un “lo giuro”
mentre scivola sordo fuor dai denti.


24/11/2024


1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: ioffa  

Questo autore ha pubblicato 817 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

In un tempo remoto

Volevo volare su nel cielo

A fianco della Luna

Per brillagli accanto.

Ed ora sono qui

Disperso nell’ignoto

In un fiume di sangue e di spine,

Tra oscuri suoni

Un grido di pianto

Emerge dal mio corpo e dal mio ego

Inabissati nell’oblio.

Tra l’ombra e la nebbia

Una luce viva brilla su tutto,

Afferro la coda di un vento di speranza

E mi ritrovo su un prato ricoperto di fiori multicolori

Che pare vestito dell’arcobaleno.

Da lontano

Contemplo la Luna che sorge.

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: 5wizard5  

Questo autore ha pubblicato 24 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Sorrisi sdolcinati
Gambe all'aria senza niente 
Incantano il mio ventre 
Divento pastrafrolla 
La strada per l'angoscia 
Formiche tuttofare
Gelose e agguerrite
Annullano il pudore
Di un mondo inesistente
Muovendosi tra abissi incerti
Con le loro piccole zampette
Si nutrono per tutto il giorno 
Di briciole da contorno 
Lasciando spazi vuoti
Intorno al mio cuore sospeso
Nella stanza infranta 
Da una freccia di luce blanda
E non pago e non volo
Per fuggire
Dall'ineluttabile destino.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

Questo autore ha pubblicato 642 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Sonetto particolare nato una sera mentre ero seduto storto davanti al vecchio PC, bestemmiando un pochino per doloretti; la particolarità sta nella rima, infatti gli endecasillabi canonici, vomitati tutti col ritmo a maiore, hanno schema alternato ABAB ABAB ABA BAB.


Seduto con il plesso emorroidario
che se ne sbatte ch'io non sia credente
e tutto quanto il santo calendario
mi forza a declamare a spron battente

mi fermo e leggo un vecchio epistolario
ridendo per quant'ero deficente
scherzando con umore bello e vario
con segretaria e con il dirigente

sull'esser diventato mutuatario
pien di speranze allora in quel presente
non sospettando d'essere precario…

Dieci anni dopo non ho in mano niente,
nemmeno un fresco e candido sudario
che sia sul mio cadavere avvolgente.


22/11/2024


 

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: ioffa  

Questo autore ha pubblicato 817 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
'Come va?' si recita con consuetudine,
incontrando qualcuno è un'abitudine,
la risposta è spesso scarica di virtù:
si ode: 'Bene, grazie e tu?'.

Ma la bugia che si cela dietro queste parole,
spesso è una matassa dalla grande mole,
problemi in gran numero e quantita',
che ognun di noi nasconde qua e là.

Gli occhi però parlano chiaramente,
che non brillino a volte è evidente,
invece il cuore rimane ben nascosto,
spesso a una bugia lascia il posto.

La vita intanto passa velocemente,
diventa normal mentir spudoratamente,
ognun con i propri affari nella testa,
che al mondo vela fingendo festa.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Stornello Meneghino  

Questo autore ha pubblicato 517 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Testo giovanile riscritto recentemente con rime a schema casuale. Bizzarra interpretazione del testo biblico.


Eva saper tu prima non volevi
che il ventre ignudo tuo fosse impudico
tal da coprirlo con foglie di fico.
Eva, tu prima saper non potevi
che un giorno ti saresti vergognata
d’una maternità “disonorata”.
Eva tu prima saper non dovevi,
nell’innocenza della tua bellezza,
che il dio ti avrebbe tolto l’innocenza
perché volesti aver di te contezza,
del bene e del male aver conoscenza.

Perché quel dio peccò quando ti disse:
“tu peccherai da qui all’apocalisse,
e l’uom dalla cui costola sei nata
pagherà il fio per averti ascoltata”.
Rise infatti il serpente del peccato
ché l’innocenza tua avea macchiato.
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

Questo autore ha pubblicato 133 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
mi fermo
davanti il mare
a rivoltare
quei marosi
dentro

se quest’anima
che non credo
vibra
in burrasca
lo stesso

e voglio cacciare quante urla
di rabbia
da troppo
in tasca

anni e anni
da solo
non ha più senso
tanta strada
naufrago al volante

così d’un vecchio amore
perduto a largo
termina oggi
la rincorsa

lo sento 
quando al finestrino
lacrime di salsedine
in faccia
tormenta di pioggia
al parabrezza

ho per farla finita
quanto basta


1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: puerlongaevus  

Questo autore ha pubblicato 29 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Inchiostro di cielo

sfoca l’incipit di un fiore,

concerti di nebbia grigio perla

si posano su tutte le cose,

lapislazzuli di vento

feriscono il momento,

si sgretola il canto del giorno

in un accento di pace e silenzio

nel volo solitario e indifeso

di una piccola rondine

intinta d’eterno.

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: rosa dei venti  

Questo autore ha pubblicato 1058 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.