Ringrazierò il Natale
per la luce dell’amore
fiorita nei miei giorni,
per questa lettera agli angeli
spedita da un battito di luna,
per questo regalo del silenzio
a riscrivere le coscienze,
per questo diario di neve
illuminato dai ricordi miei.
Ringrazierò il Natale
per questo cuore di bambino
che ancora conserva il mondo
quando l’anima più vera
chiacchiera con sé stessa
in un abbraccio di pace.
Vorrei poter contare il nostro tempo
col ciclico tornar del plenilunio,
dacché ultima fu la luna piena
allor che ci siam dati il primo bacio.
Una luna e il foraggio sfalceremo
fra due inizierà la mietitura,
fra tre farem sull’aia trebbiatura,
fra quattro botti e tini allestiremo,
fra cinque sarà tempo di vendemmia,
fra sei daremo seme ai campi arati,
e fra tant’altre, dir non saprei quante,
progenie il nostro seme diverrà.
Forse benigna sorte va agli amanti
che non il sol, ma i cicli della luna
adottan per contare il proprio tempo
allor ch'è la penombra a disegnare
delle anime nostre i lineamenti
e a far più lievi i nostri conversari.
Di notte uman fermento trova pace
si acquietano gli armenti e tutt’attorno
s’odon fantasmi atavici sommessi
e lo scorrere d’acque nei canali
e s’odon persino i nostri respiri.
La luna più che il sole sembra attenta,
ci ascolta e ci sorveglia nel silenzio.
Classico sonetto con quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate.
Capisco che ho bisogno di scopare
un pavimento ormai tutto macchiato,
tutti questi anni è stato calpestato
e ormai occorrerebbe strofinare
tentare di scoprire quanto chiare
eran le mattonelle che ha celato
nel tempo della polvere uno strato
che non saprei nemmen quantificare.
Non so nemmeno se alta s'alza ancora
la mazza che nell'angolo scordata
da quando di dormire giunse l'ora
non mi risulta più mai maneggiata
e il ferro di cui fatta deteriora
nell'umido stambugio¹ abbandonata.
¹: sgabuzzino.
03/12/2024
un posto a seder ardentemente voglio,
da lontano intravedo una vuota seduta,
mi ci fiondo evitando rovinosa caduta.
Il mio deretano ho finalmente posato,
sono stato davvero fortunato,
un posto che aspettava solo me,
messo lì come un bel bignè.
Dopo un po' grida il mio olfatto,
un acre odore lo prende di soppiatto,
provien da colui che ho alla destra,
che tutta l'aria intorno impesta.
Svelata è questa fortunata situazione,
il posto è vicino a un che disprezza il sapone,
ergo quello che luccica tutto oro non è,
questo passegger non s 'è fatto il bidè
Il cielo di Natale
è una lavagna di stelle
posata ad una finestra
mentre l’anima si spoglia
del freddo cieco degli sbagli
ed il cuore si affaccenda
di vecchie speranze,
di scatole di latta impolverate,
di fragili angeli sgualciti,
di cari auguri ingialliti.
Seduti per le vie della nostalgia
scampoli d’amore sinceri
lacrimano sull’anima:
accendiamo un bacio di pace
che brilli per sempre
in questo magico Natale.
Tre strofe da sei settenari rimate ciascuna con schema ABCABC (non sestine quindi, che richiederebbero endecasillabi ed altri schemi di rima).
Qui leggo spesso versi
di gente che somiglia
esattamente a me:
innamorati persi
di qualche meraviglia
che sognano e non c'è,
di splendida sirena
da pingere su tela
in mezzo a rosse rose
in calorosa scena
cui nostro cuore anela
con frasi vorticose
scrivendo poesie
che mentre vo leggendo
mi fan crepar dal ridere…
rileggo poi le mie…
un repertorio orrendo…
un lagnone da uccidere!
30/11/2024
Ora che il nostro sol volge al tramonto
ancora mi emoziona rievocare
del tuo incontro il nostalgico racconto
allor che mi facesti innamorare
quell’autunno di nostra primavera
con tua limpida immagine e sincera
seppure in te il mistero già avvertissi
della passion di te che sempre vissi.
M’attraeva il tuo intimo mistero
che affidavi al mio maschio magistero
ma già d’amoreggiar non m’appagavo
perché di te pur l’anima cercavo
che sentivo d’attorno vagolare,
che provavo entro me a raffigurare
tentando di carpirne le fattezze
con baci e metaforiche carezze.
Talora, quando ancor oggi guerriero
mi concedo riposo in te discinta
e colgo ciò che più non m’è mistero
mi sovvien quell’immagine dipinta,
da G. Courbet, “L’origine del mondo”, (*)
che impudiche pudenda sue rivela
mentre il volto lasciato fuori sfondo
divien l’identità che il quadro cela.
Ma se l’anima è psiche e psiche è mente
e se ammettiam che il volto in qualche modo
ne fa significar sermon silente, (**)
ergo se il volto all’anima fa approdo,
quel volto assente che sermon non reca
sembra dire: rivolgi a me il pensiero
ché volto e mente sono il ver mistero
mentre la pelvi è sol bramosia cieca.
Conosco la tua pelvi e pure il volto
e pur di te ancor sento seduzione
e allor mi chiedo mentre presto ascolto
se di te vi sia un tacito sermone,
qual idoli di mente e quali dèi,
qual è il tuo sentir? Mostrati qual sei.
Sei maschera d’un limpido silenzio
nel miele tuo c’è solo un po’ d’assenzio.
Mentre veleggio verso ignote sponde
gioioso è cavalcarti tra le onde
in quest’autunno ch’è la nostra sera
ma ancor sembra la nostra primavera.
(*) vedere Google: L'origine del mondo - Arte.it
(**) Vultus sermo quidam tacitus mentis est (Marco Tullio Ciceerone): il volto in qualche modo è un tacito sermone della mente
sorge senza luce
la cometa non arde più
si arrampica verso il cielo
tra stelle fioche
che si nascondono nei sogni
La luna
è una lampada spenta
Il Nascituro
senza lamento
tra Madre e Padre
illumina la notte
nel mistero della vita
che si fa dono
Ho parti scritte sempre fuori fuoco
alcune sono ai margini del tempo
altre hanno interruzioni orizzontali
come segnali che oggi non capisco.
.
Sembrano facce di vecchi caseggiati,
che hanno urgenza d’essere curate,
tinteggiature che andrebbero rifatte
occhi che non hanno brillantezza
come quelli di fantasmi d’altri tempi
che son rimasti indietro lentamente.
.
Lacrime anziane che sversano lontano
.
Dovrei aver la voglia che mi manca
fermarmi forse, forse disegnare
una casetta rossa e una montagna
una campana dentro un campanile
una strada in discesa, un prato verde
noi due per mano sopra una panchina.
Parte come sonetto classico di endecasillabi canonici da leggersi a maiore, ma poi dopo le due quartine a rime incrociate ABBA ABBA qualcosa va storto per colpa di una misinterpretata realtà che abbatte la metrica in nome dei pixel. E pure le rime vanno a farsi benedire nella coda.
No, non è più la logica che guida
il voler rispettare un mio pensiero
nel lasciare una riga per intero
o la pausa che il nostro ritmo incida
a mostrar quante sillabe decida
per aggiungere un tono ancor più vero,
render epico, altero oppure nero
quanto in quell'occasione il cuore grida.
No, piuttosto del display
d’un telefono larghezza
pare vogliano rispettare
la scrittura nel troncare
per “maggior naturalezza”,
e anche non apparire rei
di costringere a girarlo
pure in senso orizzontale
ed ho visto anche paro
le spezzate per la liber
tà di allungare un testo
senz’allargar contesto.
30/11/2024
Anime perse
tra scarsità d’ossigeno
e l’abbondanza
di pelle e ossa
sepolte
prima del tempo.
Non ha atteso
si facessero capaci
di sopravvivere
a campagne varie
ai campi di sterminio
a compagnie sbagliate
ai giochi della noia
o di potere.
Chissà …
se si ritroveranno mai
nel nulla, a festeggiare
o plastiche
galleggeranno tra le memorie
dei vincitori.






