La sua casa è il gabinetto,
Sta a riposo tutta la giornata,
Fino a quando non lasci una sgommata.
In quel momento sembra guardarti,
E par pian pian sussurrarti:
'Hai mangiato di nuovo schifezze,
E or tocca a me metter le pezze!'
Un pò in effetti ti dispiace,
Era lì tranquillo in santa pace,
Ma la pulizia grida vendetta,
Lo prendi per il manico in tutta fretta.
Fai una tinta ai suoi bianchi capelli,
Anche se prima erano più belli,
Affinché l'abitudine mai esso perda,
Di trascorrer una vita di merda.
ogni tuo gemito recondito,
per farti sorridere.
Vedrò rilucere la tenacia che si erge.
Scriverò col silenzio
ogni fuga dalla tua isola segreta,
per renderti ali di libertà.
Saprò aspettarti ovunque nel mondo.
Percorrerò per il cielo imperioso
attraversando le tue inquietudini
in tempesta, per darti coraggio.
Avrò asilo sicuro per sostenerti.
Scioglierò ogni corda che forte
ti cinge al tronco della rassegnazione,
per farti respirare lene la primavera.
Sarò giardino fiorito per il tuo ricordo.
Stringerò nelle mie mani
le briciole delle tue lacrime,
per conservarle nella luce della fede.
Conserverò parole ad illuminati.
Brucerò sotto le suole del fato
i limiti che isolano la tua fragilità,
per renderti forza nella voce
del cuore quando rimbecca.
Ascolterò ogni tuo battito di ciglia.
Bacerò ogni stilla di dolore
che trasuda dalla gazzarra d'ira
che frantumano pazienze,
per farti trovare dolce riposo.
Amerò le tue labbra risorgere.
Poi, ti porgerò la mia mano d'anima
per farti leggere il mio amore sincero,
a farti pulsare ancora il cuore
negli interstizi dei respiri di vita,
che sapranno sorprenderti ancora,
inarcando gioia nei tuoi sogni,
negli occhi tuoi che fin troppo
hanno pianto l'amaro nella vita,
per una galassia di delusioni.
Se solo abbatti ogni bruma
che offusca ogni tua debolezza.
che conduceva a una città di mare
s’appollaiò una sfinge a interrogare
cantando indovinello in melodia:
“Lavora d’ago verso mezzanotte
per aggiustare le mutande rotte”.
Non era Sfinge tal che divorasse
chiunque giusta risposta non dava
o che al cospetto di chi indovinava
per gran dispetto si suïcidasse,
la sfinge da allor, dai tempi di Edipo,
d’insidia e rischio più non fu archetìpo.
“Chi o che mai?” domandava ai viandanti
“Potete solver questo indovinello?
Fatelo tosto senza alcun rovello,
ch’io vi dirò cosa avrete davanti
da attender dalla vita in generale:
vivrete in grande o camperete male?”
Di là passarono quel giorno in tanti
servi guerrier religiosi e padroni,
a dir ori, coppe, spade, e bastoni,
niuno escluso a proferir tutti quanti
che soluzione era ‘rammendatrice’
o qualsivoglia sarta cucitrice.
“Improbabile”, disse Sfinge a tutti,
"ché pria di ‘mezzanotte’ ho detto ‘verso’,
in vostra soluzione il senso è perso
ché san tutti che per avere frutti
una sarta lavora con fervore
e che per lei son buone tutte l’ore”.
Poi passò un navigante andando al porto
e di fronte al quesito pensò tosto,
certo dal suo mestiere predisposto,
che dovea alle parole essere accorto
ché ‘mutande’ fungeva da aggettivo
mentre ‘rotte’ era il vero sostantivo.
Sicché rispose: “Sfinge Sfinge mia
non ho alcun dubbio, tu ‘bussola’ intendi
perché tener la rotta tu pretendi
quand’essa in alto mar mutata sia.
Verso nord, mezzanotte, d’ago il segno
al timoniere dà sicuro pegno”.
Ciascun ch’era di terra fu beffato
perché in ciascuno preser sopravvento,
inconscio nel pensiero annidamento,
le mutande con quel che v’è alloggiato,
mentr’uom di mare a flutti e venti avvezzo
sopravvivere vuol con ogni mezzo.
“Viandante della vita” asserì Sfinge
“non pensar sempre a quel che tieni sotto
e a quanto su quel tema ti fa ghiotto,
ma pensa a ciò che la vita dipinge,
notti stellate, luna, mari e monti,
offri alla vita tua grandi orizzonti!”.
Pensieri abbottonati
in un grido di dolore,
cieli capovolti
come graffi sulla pelle,
donna,
la tua anima crocifissa
ad un sudario d’illusioni
si consuma nel suo inverno
in un bozzolo di mille violenze
che spezza gli angoli del tuo sorriso.
Ritorna a mordere la vita,
attrice dei tuoi teneri difetti,
ricuci sul tuo cuore
la bellezza di uno sguardo nuovo,
perdona se puoi,
questo mondo ingiusto
che ti sciupa di rancore,
donna,
sei luna ed universo intero,
rugiada e rosa rossa,
ragione del tuo sentimento.
Settenari a rime alternate ababcdcd…
La mia unica stella
sta ancorata per terra.
D’ogni donna più bella,
senza pietà lei sferra
dei fendenti mortali
a chi l’osa guardare
dai suoi occhi fatali
da farlo innamorare.
E non che tutto il resto
non sia pure all’altezza,
ma son gli occhi più presto
ciò che il mio cuore apprezza.
Quindi stelle nel cielo
state quiete a brillare,
non a voi io anelo
né più resto a guardare
per trovarne cadenti
cui riporre il mio sogno
che ho serrato tra i denti…
illuso mi vergogno.
12/11/2024
Le rime dei tuoi sguardi
consumano il perimetro dei giorni,
il bozzolo del tuo dolore
e non ha casa in questo silenzio
dipinto di bugie e di illusioni,
il pianto dei suoi schiaffi
sul tuo cuor,
spoglio come un fior,
a singhiozzar un abecedario di violenze.
Non è amore questo inganno
che sporca i confini dell’anima,
non è amore questa ferita
cullata dai graffi del possesso,
non è amore questa rabbia
che colora ombre e cicatrici,
non è amore questo inferno
posato come dubbio sulla tua pelle.
Danzano in aria confetti colorati,
petali di carta tra stelle filanti,
gettati nel cielo tra carri sfilanti,
dischi volanti portati dal vento
gioia e fatica per gli spazzini,
volan leggeri tra lieti passanti,
semi di spezie in liberi spazi,
in piazza il carnevale impazza
aggrappati a capelli arruffati,
in testa a sposi abbracciati,
colorano dolci le chiacchiere
tra gastronomia e allegria.
Arano i poeti
a volte in cerchio, altre sconfinando
fin dove nemmeno il tempo capisce.
.
Consumano e bruciano i poeti,
vedono dove altri non guardano
e si accecano se e quando è necessario.
.
Volano per sollevarsi i poeti
e tuttavia ancora gattonano e stanno negli angoli
dove lo sporco si raccoglie e si apparta.
.
Molte volte frequentano luoghi insalubri
dove il più profondo ribolle e si scrive.
.
Sono lussuriosi i poeti,
se potessero amerebbero l’oscenità di un sogno,
le somiglianze meno gradevoli di un’ombra,
la soffocante intimità della propria educazione.
.
Spesso si spengono i poeti
ed è fin troppo naturale che accada
poiché la luce non sempre è necessaria
e spesso è la vera colpevole.
tra perigliosi flutti
di cupa procella,
su un Guscio di Noce,
rischiavamo naufragio
su scogli taglienti.
Cercando rifugio
su terra sicura,
solatìo orizzonte
appare lontano!
Zefiro gonfia la randa
verso lidi assolati ci guida:
finalmente Speranza
di Vita Serena!
No endecasillabi, no settenari, no quinari, no rime perfette, ermeticamente.
Libero da rime,
scivolo tra i rami,
libero da sciami
di ronzanti scemi,
libero dal sale
steso sotto il sole
senza più la cura
ch'era troppo cara,
con lo sguardo amaro
abiuro l'amore.
12/11/2024
sono quelle d’amori senza fine
che per sempre alimentano gli ardori,
che accettan sia le rose che le spine.
Son quelli degli eterni sognatori
che all’illusion non pongono confine,
fantasie di moderni trovatori
cantori di passioni clandestine.
Ma pur gli inconfessabili o proibiti
ch’altra chiave non v’è ch’apra le porte,
o consumati mai, od impediti,
o d’un dei due stroncati dalla morte.
Impossibili amor e indefiniti,
rimpianto eterno è loro eterna sorte.
L’anima di una donna
non s’ama di bugie
cucite nelle ombre dei tuoi occhi
come drappo di una notte senza stelle.
L’anima di una donna
non è un addio da calpestar
come i confini feriti del tuo ego.
Uomo, l’anima di una donna
non è un dipinto di violenze,
un cruciverba d’inganni e maldicenze,
una storia di graffi e prepotenze.
L’anima di una donna
si fidava dell’abbraccio del tuo petto
ed ora cena con le sue illusioni
in un grido solitario di dolore
cucito ai capricci del tuo male.







