Ora il concetto ripulito da Canva
Le foto in un safari dove non becchi un leone
e in compenso per scendere ti rompi una gamba
Parlavano di siccità in mezzo a fiumi di bamba
Giocavano a poker senza saper fingere davvero
Ritornando poi come Simba
con doppie coppie eppure carte in meno
Giocavano a fare i duri in una cortina di rame
Giocavano a fare i puri
e più bevevano più la chiamavano fame
Alle tre di notte così adulti
da piangere sull'Happy Meal
Un cane va dove l'osso lo butti
mentre un gatto va in vacanza con un reel
Più li tiri fuori questi imprenditori
più ti fanno pena e più ci scappa il morto
Più gli straordinari son ricordi che colori
Più ti viene voglia di perdonargli un torto
Ma più non sai qual è il tuo tempo
Più non sai qual è la tua ragione
Più fa caldo quel sudicio lembo
ch'era la la tua libera opinione
nuovi inquilini tornano a dar calore,
per undici mesi in letargo in cantina,
rieccoli a casa tra salone e cucina.
Escono dal cartone alla spicciolata,
tra i bambini la festa è cominciata,
vanno sull'angolo più bello dell'appartamemto,
non pagando l' affitto senza pentimento.
Con loro portano anche le caprette,
che campeggiano vicino le casette,
tutti trovano posto a casa mia,
facendomi sentire più in compagnia.
Loro son degli osservatori niente male,
a tavola han notato che manca un commensale,
ma essi la nascita han missione di portare,
mentre il lor silenzio tu lo sentirai gridare.
in un concetto astruso che libera le mani
e no: non è una farfalla o una falena,
un diverbio che uccide un'amicizia in una sera,
una sgridata che incarcera una carriera
È solo una balera, l'ennesima,
a portarsi a casa cosa può
Dimmi com'è che voli via
Nell'intestino del museo, Belfagord
E l'intestino sono io
Dichiarato in un ingranaggio spento
Oppure inceppato o addirittura arrugginito
Di cui non si conosce il fondo
ma almeno un lamento sì
che manda avanti la trama
e rincula indietro chi ama
Fatto sta che dentro dentro
in un angolo chiamato "centro"
uno ch'è in pace ma brama
lo trovi prima o poi
E l'intestino sono io
Se gorgoglia sono io in quest'asma
Riempita di scherzi e un eccesso di respiro
Non importa chi sia il fantasma
Chi cammina il raggio con calma
collide sempre con chi s'è fatto il giro
Strofe di ottonari rimati in schema ABABABCC.
Il bastardo criminale
anche dopo la conferma
della tregua consensuale,
le mitraglie sue non ferma¹:
non sia mai che per Natale
gli sfollati o gente inferma
riescano a tornare a casa
se non è già stata rasa!
Con che faccia il brutto vecchio
dichiarato criminale
si fronteggia nello specchio
senza mai guardarsi male?
Non gli fischia mai l’orecchio
per l’eterno funerale
che alimenta tutto intorno
ogni nuovo odioso giorno?
Fosse stato un altro stato
e non quello di banchieri
già l’avrebbero arrestato
per i crimini guerrieri²,
mentre invece par scusato
dai maiali che fin ieri
libertà e democrazia
esportavan a ogni via.
Quanto le Nazioni unite
l’abbian preso dentro il culo
per risoluzion fallite
contro quel cocciuto mulo
dichiarandole sgradite
rispondendoci “fanculo”
lo dobbiamo ancor capire,
ma ne avremo da soffrire.
¹: la mattina di mercoledì 27 novembre i soldati israeliani, a tregua già ufficialmente iniziata prima dell’alba, hanno ordine di continuare a sparare sui civili che tentassero di tornare “troppo presto” nei villaggi distrutti;
²: come aggettivo, nel senso di “crimini di guerra”;
P.S.: la mattina del 29 il bastardo continua a bombardare alla faccia della tregua che sostiene di rispettare, perché quando li fa lui non sono bombardamenti ma “chirurgia”.
27/11/2024
A sprazzi parole e pensieri di pace
emergono in un mondo di pazzi,
razzi infuocati incendiano palazzi,
pupazzi, gli umani, in mano a pazzi
sprazzi di luce in controluce
colorano lievi un cielo stellato,
tenebre e spettri stan sulla terra,
infinito e cupo rumore di guerra
a sprazzi la vita affiora spontanea,
un fiore rinasce nella sporcizia,
profuma di gioia una lacrima triste,
scivola in viso un dolce sorriso.
del buio nel travaglio del dolore,
la pelle lacerata ha l'odore di pece
e il cuore conta le sue lacrime
sul rotocalco del vento.
Dov'è la primavera del domani
a cincermi il capo coi suoi olezzi,
dove sono i passi del perdono
nel riposo che libera la ragione
dagli spettri del macigno presente.
Dov'è il clavicembalo a declamare
la mia vittoria nella fuga dal tunnel
di quel passato amorfo nella brace.
Finquando la mia forza sarà coriacea
sarò acqua che placa ciò che brucia.
Guardo quanto ho vissuto come fosse
d’un teatro vivente lo scenario
dove l’unico sono spettatore
dove l’unico son protagonista
come avessi assistito a lungo dramma,
commedia tanta, meno la tragedia
dato in unica rappresentazione
diluita nei tempi dei miei anni
con copione che non ho scritto io
ma che ho intensamente interpretato
in guisa da sembrare recitato
da un improvvisatore magistrale,
d’altrui gesta e parole il canovaccio.
Infinite le scene e sconfinata
galleria di grotteschi personaggi
in real tempo maschere per ruoli
di tutti i logos, ethos, d’ogni pathos
e tutt’attorno cori d’ogni fatta.
Ma l’autore rimane sconosciuto,
mentre tutti gli attori son svelati
ognun d’essi prestato alla mia scena,
teatranti a lor volta di sé stessi
ognun protagonista contestuale
con la mia la sua scena intersecata
anch’essa con un suo sviluppo e trama
unico spettatore o spettatrice
di rappresentazione d’altro testo
improvvisato istante per istante
da lui/lei, canovaccio come il mio
a casaccio inseguito e interpretato.
Quello che fa ogni bambin contento,
Sale lo scatolone dalla cantina,
Si monta l'albero e su ogni pallina.
I bambini attorno con mille parole,
Come la terra fa ellissoidando il sole,
Uno dopo l'altro mettono i rami,
Nei quali il loro occhio cadrà l'indomani.
La casa si riempie di moderni colori,
Sgargianti tentano di allietare i cuori,
Ma manca il profumo della mia giovinezza,
Quando l'albero era vero e non una schifezza.
Sul portapacchi della 500 legato,
Fresco di pineta appena tagliato,
Tanto che dovevi stare attento,
Che la resina non cadesse sul pavimento.
Oggi materiale non ben identificato,
Rende il tutto falso e spersonalizzato,
E invece del profumo narrato prima,
Ha l'odore di muffa della cantina.
come e perché ci siamo adattati






