Gusterai ancora di più
col sapore di menta
fra i denti
quelle labbra così sottili
mordendole delicatamente
senza farle male
solo per darle piacere.
Gusterai tutto di lei
ardente fuoco nella carne.
Sarai suo…
Sarà tua.
Un intrecciare di mani
darà inizio alla danza.
Farà caldo…
Tanto caldo.
Dovrai darti da fare
per spegnere quel calore
con un getto di sapore…
Soffio nel cerchietto colorato:
ecco lo sciame di bolle
armonicamente impazzite.
Danzano. Trasparenti,
danzano, danzano
verso il nuovo residente che non ci bada.
Si allontanano all'orizzonte:
chiudo gli occhi.
Prima o poi scoppieranno:
avendo chiuso gli occhi
immagino
che vagabondino immortali
e ingiustamente senza una meta.
Seduto su un ceppo rovesciato:
purulenta, putrida la sua corteccia,
attraversata da larve, squarci,
edera, cuscuta.
Ecco l'eternità delle piante,
Ecco l'eternità delle bolle.
impossibile non amare il cielo
senza nuvole,
impossibile non ascoltare il fiume
e il suo percorso,
impossibile ignorare l'estate
nelle rotoballe adagiate sui dolci pendii ,
impossibile non incantarsi davanti ai campi coltivati
che rivestono la collina di allegria,
impossibile non ascoltare il silenzio,
sotto una quercia antica e maestosa
dai rami intrecciati che mi
ospita e mi dona la sua ombra.
Perché questi sono i miei luoghi
e so dove cercare per stare bene.
s'impreziosì per un paio di minuti
e dai polsini e dal colletto
un filo bordo'
fino ai gusci della riva.
Assaggiami, le dissi,
usa la tua famosa luce -
di bava con le mie parole
formiamo l'impasto del mare.
Ricordo com'erano
i suoi occhi,
belli come il sole
di un tramonto
riflesso sul mare.
La sua bocca era dolce
cercava la mia,
con un lieve soffio
respirava il mio cuore.
Nei miei ricordi
nei suoi,
dentro questa poesia
con un colore infinito
dipinto di rosa
da mani leggere, sudate,
dopo ore d'amore...
La compagnia degli anni migliori
Passati a vedere dai primi colori
Cose mai viste ma piene di brio
Ora è finita e ritorni all’oblio
Della scomparsa da umana memoria,
Anche se invero la tua grande storia
Già dagli inizi negli anni sessanta
Sta dentro gli occhi di gente che canta.
Mio coetaneo amico discreto
Io ti saluto con semplice affetto
E come la Luna s’affaccia alla sera
Piango e ti dedico questa preghiera.
Addio.
Scarta le foglie peggiori la sigaraia,
con la stessa pazienza
di chi fumerà quelle più buone
dopo fatto l'amore.
Tortura della ripetizione,
di questa umidità.
Piccozza che non esce dal ghiaccio,
il ghiacciolo cucito sulla lingua.
Che farai mai con quelle mani?
L'amore si fa quando si fa,
non si fa mai dopo.
l'aria di mare quando sanno di salsedine le dita,
vieni ad ammirare il tramonto
quando tutto diventa infuocato e
la luna stretta ai fianchi solletica la schiuma
che bagna e accarezza la pelle ambrata
e riempie il petto,
riempie gli occhi e riempie il cuore
della sua magia.
il tuo volto appare crudele,
mostri un arido cuore,
le tue spiagge sono nere
come anime in peccato mortale,
i tuoi tramonti sono sulfurei,
come esalati da gironi infernali.
E’ nella storia antica
la tragedia che ti ha mutata
in un isola incandescente,
in una pietraia tagliente,
in un mondo inerte e ardente.
Lanzarote,
nelle profondità delle antiche colate laviche,
nelle morbide sabbie annerite da lapilli
nelle aride pianure pietrificate
l'uomo ha percepito il mistero dell’energia creatrice
e della modalità naturale con cui il nostro pianeta
fu plasmato.
Lanzarote,
isola ferita e guarita,
isola violentata e addolcita,
isola inaridita e vivificata,
insegnaci, con la tua pacificata energia,
a volgere verso il bene
la nostra indole spietata,
superando con animo audace ma sereno
le asprezze, le complessità e le incognite
del nostro inarrestabile viaggio
verso una meta che ci è ignota.
rimane ai due ragazzi
che nel loro baciarsi
scuote l’aria emozionata
mai finita ne ferma
che al pullular di risposte, si gira
guardando le profonde pupille, vaganti meraviglie
lanciando strali d’amore pulsante
Non è un amore diverso, solo amore
che ammanta, subbuglia, sbatte
Nient’altro serve
I due ragazzi come giovani virgulti, bussano per crescere
ansimano nell’incontrarsi, per poi stringersi come lacci
Il tempo di un sogno, setaccia quel che accade
lasciando passare germoglianti sentimenti
e caldi baci
Inerme, davanti a quanto abbiamo
a quanto possiamo
Ho sempre pensato
che dovrebbero farsi una vita
anche i violinisti che fanno da sottofondo
alle storie d'amore dei ricchi.
O si vantano del loro mestiere in un angolo dello schermo
o cercano d'imparare qualcosa
perché non sono così esperti come lascia credere la loro musica.
Non sanno fare altro
che musicare mentre una nave affonda.
Loro si rassegnano sempre al degenerare delle situazioni,
si limitano ad accompagnarle per questa sala lussuosa
mostrando cordialmente alle tragedie ogni scompartimento.
Per questo ho sempre odiato i musicisti.
Li trovi invitati ai party con lo smoking e nessuno bada a loro
mentre qualcuno intrattiene qualcuno per interessi,
una coppia balla e i camerieri trucidano le tartine con lo sguardo.
Tutto quel blues sembra un piangersi addosso
come per quegli scapoli della Louisiana.
Struggono accordi melanconici come caramelle
quando l'esattore porta loro via la casa
e a quel punto non so chi sia il più ridicolo.
Ad ogni modo stasera mi avrebbe fatto comodo
un'orchestra mentre tornavo a piedi dalla città.
Mi avrebbe fatto comodo
una melodia a guardarmi le spalle.
Almeno non mi sarei sentito nudo.
Ma alla fine non mi serve
che uno strumento accompagni la mia strada.
Li lascio suonare al piano bar da qualche parte in quel panorama,
o a interpretare Chopin a qualche sagra o comunione
o a racimolare monetine sul ponte col fantasma di Mozart.
Non hanno mai scritto o composto qualcosa di proprio
solo perché non si credevano all'altezza.
Hanno sempre leccato il culo a quei fantasmi
autoconvincendosi di sentirsi comunque appagati
mentre le mogli non dovevano neanche farlo di nascosto.
Non hanno mai suonato qualcosa di nuovo e autentico.
Per questo li ho sempre odiati.
era nell'anziana signora che attendava invano
un parente lontano;
era nel grembo della giovane donna sola
in un letto d'ospedale, che fissava il soffitto senza esitare;
era nel mio volto riflesso nello specchio,
la pena e la carta riposta in un cassetto.







