li depone credendoli
sempre uguali
come discrete delizie
da conservare delicatamente
parlandone in silenzio
con uno sguardo scaltro
fra mura di cristallo
mentre il sole si alza
e scruta occhi tranquilli
per appoggiarsi piano
alla tristezza che piange
e non fa rumore
ma composta si nasconde
dietro ai sipari socchiusi
centro e fulcro di un cerchio
che però è maschio.
Amante nelle notti senza luna
quando il cielo rimbomba
e il teatro del mondo
sembra dimenticarsi
perfino dei briganti.
Lei
tra corbezzoli e lentischi
vede solo un uomo
la cui colpa
è aver schernito la patria e il regno
per un tozzo di pane o un sorso di dignità.
Danza leggiadra tra rovi di mora
e fili di ragni
rifiutando ruoli imposti
di madre e matrona.
La donna del bandito
sporca di sangue
e pura come un giglio.
C'è un nervo di legno di ciliegio
lungo la parete d'oro
così che io non
la possa più graffiare
c'è una commedia alla radio notturna
così che io possa solo ascoltare
c'è una tenda tra i due comò -
e è scura e è di fiori
dai grandi petali come vasche da bagno -
o era caduta dai miei pensieri.

S’ammentat d’esser fiza ‘e su peccadu
E pensat chi su peus siat passadu
Mancari chi s’avanzed’in edade
Abbarrad’a su male ereditadu
Dai poveru Cainu chi su frade
Hat mortu sena dolu ne piedade
In d’unu paradisu immaculadu.
Ancora sa feroze malasorte
La faghet de bibetica padrona
Ancora semus anghelos de morte
Chi damus a su male sa corona
In nottes chi su bentu sulat forte
Intradu a tribulare s’ora ona.
traduzione
Ogni tanto l’umanità
Ogni tanto l’oscura umanità
Si ricorda d’esser figlia del peccato
E pensa che il peggio sia passato
Anche con l’età che avanza.
Ritorna al male ereditato
Dal povero Caino che il fratello
Ha ucciso senza pietà
In un Paradiso immacolato.
Ancora la feroce malasorte
La fa da bisbetica padrona
Ancora siamo angeli della morte
Che offriamo al male la corona
In notti dove il vento soffia forte
Entrato a devastare l’ora buona.
partecipa ad un concorso in lingua, e siccome l'ho già spedita posso pubblicarla.
dedicata a quella mamma e ai suoi due figli,
« Ma l'amore, per me, non è nient'altro che un materasso d'aghi su cui dare da bere a queste femmine crudeli » Cit. Charles Baudelaire
Sei stata per anni l’ideale del mio ego lo sai?
ed io ho combattuto per noi, con ferocia:
la vergona, il senso di colpa, l’angoscia,
e persino il timore della punizione.
Mi sono appellato al sovrannaturale,
ho placato le mie proprie ansie,
ed ho vissuto una vita non più mia,
in uno stato illusorio di autoipnosi:
permanente, indotta, inutile.
Così la mia mente è naufragata
nei meandri dei garbugli umani,
nella memoria di ricordi rimossi;
e racchiudo in me il disagio della civiltà,
la disarmonia, il nonsenso, l’utopia,
un’irrisolta infelicità psichica.
Volevo solo te, io, ossessivamente,
volevo l’attaccamento amoroso
che solo mi poteva portare
la pace di una gioia intensa,
volevo un affetto ricambiato,
volevo crescita emotiva e intellettuale;
ma sono di nuovo solo ora,
per scelta involontaria,
incline dalla nascita
ad un’estrema disperazione.
la notte è un soffio di pace,
tutto tace nel riflesso di un calice rosato.
Cin sotto le stelle,
Cin alla giovinezza che passa,
Cin alle belle abitudini,
ai sogni incompiuti,
alla gioia del cuore,
aperta, urlante e accesa
come un mazzo di papaveri ardenti,
i nostri pensieri
caldi come il pane.
Parlandole al buio la notte non ragiona
c'ho provato tante volte
ma va presa un po' alla buona
Le vendono occhi aperti
ma non si vuol far vedere
e copre i passi incerti
di una donna lungo il viale
Raccontandole una storia
lei fa finta di ascoltare
con la testa sopra un braccio
e una mano fredda da coprire
Non piove ancora ma già tuona
un lampo la prende alla sprovvista
serenata e troppa luna
ma alla finestra non si è vista
Notte, notte, notte, notte,
è un peccato non vederti
le mie coperte troppo corte
e gli occhi ancora aperti
Notte, notte, non andare
accarezzami la schiena
se proprio non vuoi far l'amore
lascia accesa la lucina
Notte vedi che ho ragione
quando dico che sei sola
fra milioni di persone
che se avvicini uccidi ancora
A volte sputi accenni
di alcune storie millenarie
poi infastidita copri i segni
di strade con le luminarie
L'ho sognata o conosciuta
non fa alcuna differenza
l'ho fermata e poi lasciata
in fondo al letto di una stanza
Ma verso una certa ora
che ancora non chiamerò mattina
quella voce strana da signora
lascia una faccia un po' bruttina
E la abbandono come un cane
con gli occhi già un po' più distesi
non vedo quel che ne rimane
ne rimangono lampioni ancora accesi
Notte dimmi che farai
finché non tornano le sei
Notte dimmi dove vai
ti volevo presentare i miei
Notte che una volta hai fuso
pioggia e canti in un perigonio
e che una volta mi hai confuso
con l'odore di stramonio
Notte sento che già suona
il bus vuoto nella via
Non parla con la bocca piena
o forse la notte è una bugia
L’anima ascolta
ciò che la mente non sente.
L’anima è vigile
mentre la mente nuotando tra i dubbi
fruga nell’Io e dentro l’Io
fuori dalle logiche
spesso spettatrice incolore.
L’anima inquieta intinta di luce
ora cala il sipario
nero e vuoto sulla silenziosa platea
e la ragione si perde
mentre il disagio avanza
e nel bisbiglio delle voci dentro
minacciosa si libra
… ascolta
ma la mente non sente.
trasparenza e leggerezza
brezza calda e profonda
danza al ritmo della candela
unita nell’adorazione
di stelle e cielo
riflessa come argento
su onde del mare
fiamma danzante della candela
scaldi e plasmi
sospiri e respiri
pelle e anima
oltre le ore d’oro
su ali impossibili
immagini filate
dal colore blu vivo
come farfalla damascata
ti posi su fiore profumato
dipingendo di baci
il tramonto perfetto
fiamma danzante della candela
scaldi e plasmi
sospiri e respiri
pelle e anima
fiamma danzante della candela
scaldi e plasmi
il momento che mai
morirà
Fragile come l’uovo in un nicchio di argonauta,
il sogno si nasconde fra le tue spire trasparenti;
troppo debole per la mia cura, per la mia veglia.
Ma ogni tanto lo vedi, quando lasci entrare il sole:
è così bello e spaurito, è così piccolo e indifeso, lui,
fra trentadue gradazioni di giallo e trentasei di blu.
Nobile come una lacrima che si vuole fare sentire,
ecco apparire anche il tuo sogno, e non lo sapevo,
di albergare in un raro esemplare di astrea solaris.
Così sono io bernardo l’eremita, l’angelo custode,
il piantone dai piedini arancio, e con occhi celesti:
e non mi attraggono più, né l’utopia, né l’incanto.
e non sanno darci pace
In quel risentire del silenzio
di frastuoni che si interrompono
all'infinito, precede la tempesta
prima della sabbia, che non vuol
liberare le sue fonti sbagliate
ma lasciarle immerse ad annegare
cancellando ogni cosa
a cosa serve vivere
a cosa serve amare
se poi in un attimo
devi morire,
quale alba
ti può consolare
e quale tramonto
ti può soddisfare
ditemi cosa serve vivere
se poi ogni giorno devi soffrire
ditemi poeti
qual è la rima giusta
o il verso giusto
per portare alla fine
la nostra esistenza.
Oggi sono fredde spade di luce
i raggi del sole, si riempie la piazza
di parole sensate che cadranno
poi in sbuffi e nel vuoto.
I poliziotti hanno pestato un populista
dietro l'angolo del quartiere,
la scia rossa nel rosso generale,
sono di bianco cotone i nostri saggi piombi
e senza sorreggersi a nuove e indipendenti travi
la mia generazione invoca il '68.
Stasera sarà freddo, scoppietta come un fuoco
il disco in vinile.
Sogniamo soltanto
girando attorno ad una confusa rivoluzione
ed il brusio continua.








